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Retroscena della Storia di Mondo Beat

Quel cretino maligno di Andrea Valcarenghi

(Manifestazione di Mondo Beat, Milano, 8 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat, Milano,8 aprile 1967
Andrea Valcarenghi (con gli occhiali) e Melchiorre Gerbino sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI

Verso marzo del 1967, qualche mese prima che gli arrivasse la chiamata per il servizio militare, che in quegli anni era ancora obbligatorio, Andrea Valcarenghi volle chiedere consiglio a Melchiorre Gerbino. Dato che era in ritardo con gli studi, bloccato al liceo, e non gli sarebbe stato possibile rimandare il servizio militare al ventiseiesimo anno d’età (come era consentito a quelli già iscritti all’università) il suo dilemma era se fare a breve il servizio militare o l’obiezione di coscienza. Melchiorre Gerbino, conoscendo il suo lato esibizionistico, che l’avrebbe spinto a fare l’obiezione di coscienza, e conoscendo il suo carattere malfermo, per cui dopo un paio di settimane che l’avessero torchiato nel carcere militare di Gaeta avrebbe finito per piegarsi al servizio militare, gli consigliò di sottrarsi al dilemma, aggirando l’ostacolo. Con l’assistenza di suo padre, uomo dalle amicizie politiche influenti, che aveva fatto veramente la Resistenza, non gli sarebbe stato difficile farsi dichiarare "ridotto alle attitudini militari" e così sarebbe stato chiamato alle armi solo in caso di guerra e assegnato ai servizi civili. Altrimenti, prima che gli fosse arrivata la chiamata alle armi, avrebbe potuto lasciare l’Italia e, ricco com’era, fare un giro del mondo, per tornare dopo il compimento del ventottesimo anno d’età, quando non sarebbe stato più perseguibile dall’autorità militare. Infine, quello che Melchiorre Gerbino gli sconsigliò vivamente fu di intraprendere a cuore leggero l’obiezione di coscienza, per poi finire col fare il servizio militare e la figura del povero pirla: ma fu proprio quello che Andrea Valcarenghi avrebbe fatto! Egli poi si sarebbe vantato di avere fatto l'obiezione di coscienza, ma la fece solo 2 settimane e poi indossò la divisa. E si sarebbe vantato di essere stato il primo in Italia ad avere fatto l'obiezione di coscienza per motivi politico-ideologici, quando invece il primo fu Ivo della Savia, che la fece più di un anno prima e la fece per davvero, vivendo in clandestinità (vedi l'articolo "Perché mi rifiuto di diventare soldato", in Mondo Beat Numero Unico, alle pagg. 5 - 6 - 7 ).

Andrea Valcarenghi si sarebbe rivelato sempre di più un povero cretino. Non solo si sarebbe fatto soffiare da Marco Pannella il ruolo che avrebbe dovuto assumere lui nella politica italiana, ma per di più si sarebbe fatto imbottigliare dal Vaticano e dalla CIA, che tra le tante porcherie che gli avrebbero ordinato di compiere, pure quella di scrivere un libro, "Underground: a pugno chiuso!" (Arcana Editrice, 1973) con cui avrebbe stravolto e banalizzato la storia del Movimento Mondo Beat, di cui egli era stato un personaggio minore. In "Underground: a pugno chiuso!" Andrea Valcarenghhi avrebbe affermato che Melchiorre Gerbino aveva venduto la testata della rivista "Mondo Beat" all’editore Giangiacomo Feltrinelli, provocando così una spaccatura nel Movimento e il suo declino, ed era scappato con i soldi.
"Underground: a pugno chiuso!" sarebbe stato pubblicizzato fino al parossismo, poco mancò che non fosse inserito tra i testi della scuola d'obbligo.

E però, venticinque anni dopo averlo diffamato, quando gli fu chiesto dai socialisti di Bettino Craxi di scrivere di Melchiorre Gerbino, Andrea Valcarenghi lo avrebbe glorificato, avendo asserito in un articolo, che sarebbe diventato di riferimento per il risalto che gli avrebbero dato i socialisti, che in Italia la rivolta nonviolenta della gioventù era stata innescata da Melchiorre Gerbino quando era tornato dalla Svezia, che non é vero nemmeno, perché in Italia tutto cominciò quando Vittorio Di Russo venne deportato da Amsterdam a Milano (12 ottobre 1966) e Melchiorre Gerbino, che era già tornato dalla Svezia da sedici mesi, si sarebbe incontrato con Vittorio Di Russo un giorno dopo il suo arrivo: i due erano legati da un rapporto di fratellanza anarchica, instaurato anni prima a Stoccolma. Due giorni dopo il loro incontro a Milano, Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino, assieme a Umberto Tiboni, avrebbero fondato Mondo Beat (15 ottobre 1966).

Infine, nel bel mezzo della Guerra Fredda, quando i servizi segreti sovietici andavano catturando i figli di papà e li piegavano contro il sistema capitalista (come fecero con Patricia Hearst) e i capitalisti andavano correndo ai ripari mandando i figli di papà ad adorare i guru, Andrea Valcarenghi sarebbe andato ad adorare il santone Rajneesh, alias Osho, il quale gli avrebbe stornato buona parte del patrimonio e lo avrebbe ridotto a factotum del suo business in Italia.

In verità, al contrario di come a Mondo Beat avevamo ottimisticamente diagnosticato sul recupero del cretino, Andrea Valcarenghi, col suo percorso, avrebbe mostrato come il cretino col tempo peggiori.

Per smentire quello che Andrea Valcarenghi ha scritto in "Underground: a pugno chiuso!", a seguire Melchiorre Gerbino riproduce l’atto di vendita della testata della rivista Mondo Beat. Essa non fu in alcun modo ceduta all'editore Feltrinelli e nel Movimento Mondo Beat non ci furono mai spaccature e declino, ma sempre sinergie e crescita, e perciò il Vaticano avrebbe ordinato al Governo Moro di fare distruggere la Tendopoli di Mondo Beat, Barbonia City, e di fare requisire la sede di Mondo Beat, La Cava. Peraltro ciò sarebbe avvenuto mentre infuriava la Guerra dei 6 Giorni tra israeliani e arabi, e non a caso in concomitanza con quella guerra, ma di modo che il clamore mediatico che quella guerra sollevava avesse a smorzare quello che avrebbe sollevato la distruzione militare delle strutture di Mondo Beat. Considerando tutto ciò, si può ben capire come a Mondo Beat non furono lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento e il Movimento Mondo Beat venne disciolto da Melchiorre Gerbino, ufficialmente, il 15 giugno 1967

Milano, 10 giugno 1967                                                                                                  Milano, 12 giugno 1967
Il piano dei servizi segreti era d'incendiare la Tendopoli, ma sarebbe fallito    Fallito il piano dei servizi segreti, la distruzione della Tendopoi di Mondo Beat fu ordinata dalla magistratura
Attacco militare contro la Tendopoli di Mondo Beat                                  Distruzione militare della Tendopoli di Mondo Beat
(per chi volesse conoscere compiutamente le vicende della distruzione delle strutture del Movimento Mondo Beat e l'evento del suo scioglimento ufficiale)

E tornando ai destini della rivista Mondo Beat, sarebbe toccato a Calatafimi di difenderne l'onore e affermarne la gloria (vedi questi corsi e ricorsi della Storia con Calatafimi!). E difatti a ottobre di quell'anno 1967, Giuseppe Simone, commerciante di vini in Milano, che era stato compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, avendo intuito come  questi fosse a corto di soldi per potere tornare ai suoi viaggi, lo avrebbe fatto contattare da un compaesano e amico d’infanzia comune, Giuseppe Bica, insegnante in Milano, perché, tramite questi, gli vendesse la testata della rivista "Mondo Beat". Melchiorre Gerbino, che non aveva voluto venderla a un partito politico disposto a strapagarla, assentì a venderla al suo amico di Calatafimi, e allora Giuseppe Bica contattò un altro compaesano e amico d’infanzia comune, Salvatore Scandariato, che esercitava l’avvocatura a Milano, perché segnalasse un notaio e assistesse all’atto di compravendita.

Come 4 amici di Calatafimi salvarono l'onore della rivista Mondo Beat e ne affermarono la gloria

Copia dell'Atto di vendita della testata di Mondo Beat,a smentire Andrea Valcarenghi,che ha scritto ch'era stata venduta a Feltrinelli
Atto notarile della compravendita della testata Mondo Beat

Come si può leggere all'inizio dell'atto notarile sopra riprodotto, la testata "Mondo Beat" fu venduta il 17 ottobre 1967, mentre la stampa dell'ultimo numero della rivista Mondo Beat era avvenuta, in una tipografia dell'editore Giangiacomo Feltrinelli, a fine luglio 1967, cioè all'incirca tre mesi prima della vendita della testata.
Tanto basti a dimostrare inconfutabilmente come Melchiorre Gerbino con Giangiacomo Feltrinelli non sia sceso in alcun modo a compromessi con la rivista Mondo Beat, che, se l'avesse fatto, non avrebbe poi potuto venderne la testata.
Figurarsi poi se Giangiacomo Feltrinelli se ne sarebbe restato con le mani in mano, se le mani avesse potuto mettere sull'allora famosissima rivista Mondo Beat, specialista qual'era a riscuotere successi editoriali internazionali, certamente avrebbe pubblicato e distribuito la rivista Mondo Beat a livello tricontinentale.

E con questo abbiamo regolato i conti con quel cretino maligno Andrea Valcarenghi ("Underground: a pugno chiuso!"), col rognoso fascista Tito Livio Ricci ("Urlo Beat", "Grido Beat", "Urlo e Grido Beat") e con quanti altri mascalzoni abbiano asserito che la testata "Mondo Beat" fu da Melchiorre Gerbino venduta, o in qualche modo ceduta, all'editore Giangiacomo Feltrinelli.

Ringraziamenti di Melchiorre Gerbino a Giuseppe Simone e a Pina Bartolini
Giuseppe Simone                         Pina Bartolini

Giuseppe Simone, il compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, che comprò la testata e conservò i numeri della rivista Mondo Beat, che restituì a Melchiorre Gerbino, trent’anni dopo, in perfette condizioni.
Pina Bartolini, che trent’anni dopo la stesura dell’atto notarile fece le ricerche per rintracciare il documento, essendo la copia in possesso di Giuseppe Simone alquanto sbiadita per farne lo scanning, e quella di Melchiorre Gerbino, a causa delle sue peripezie, essendo andata perduta con tutto il resto delle sue cose (e Melchiorre Gerbino si rallegra di avere perso tutto: "Il mondo è dei papi, dei re e di chi non ha niente").

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Del rapporto tra Melchiorre Gerbino e Giangiacomo Feltrinelli

Marxista-leninista d’avanguardia, l'editore Giangiacomo Feltrinelli aveva saputo catalizzare intorno a sé scrittori e intellettuali e s'era guadagnata la stima di Fidel Castro, tanto che in qualche modo egli avrebbe fatto da tramite tra Fidel Castro e Ernesto Che Guevara quando questi operava alla macchia in Bolivia. Dietro queste attività, ancora una, quella di agente del Mossad, come poi rivelato dal senatore Giovanni Pellegrino, presidente dell'allora "Commissione bicamerale d’inchiesta sulle stragi" in Italia.
Quanto fin qui detto, non ha comunque nulla da spartire con Mondo Beat e la Contestazione.
Melchiorre Gerbino incontrò la prima volta Giangiacomo Feltrinelli lo stesso giorno in cui era stata distrutta la Tendopoli di Mondo Beat. Allora Gerbino si recò alla casa editrice di Feltrinelli e chiese di lui. I due non si conoscevano personalmente, ma Feltrinelli uscì subito dalla sua stanza e accolse Gerbino con calore. Gerbino stava cercando kamikaze e perciò chiese a Feltrinelli se, circondato da fotoreporters, fosse disposto a recarsi sul terreno dov'era stata distrutta Barbonia City e dai militari che lo presidiavano prendersi una manganellata in segno di solidarietà verso Mondo Beat. Feltrinelli sembrò molto divertito da quella proposta e assicurò che lo avrebbe fatto in giornata stessa.
Ma il giorno dopo, all'appuntamento che s'erano dati, Feltrinelli disse a Gerbino che aveva cambiato idea e, invece della manganellata di solidarietà, avrebbe preparato un documento di solidarietà che avrebbe fatto sottoscrivere da scrittori e intellettuali e avrebbe pubblicato nei quotidiani. In quella circostanza, Feltrinelli si sarebbe offerto a dare supporto a stampare numeri della rivista Mondo Beat e distribuirli nella catena delle sue librerie, dato che le strutture di Mondo Beat non erano più agibili, perché distrutte, o presidiate, dai militari e dai servizi segreti.
Cosicché, quando in quei giorni fu disciolto il Movimento Mondo Beat, cui non erano state lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento, e fu deciso di pubblicare un ultimo numero della rivista, Gerbino tornò da Feltrinelli. Allora tra i due fu stabilito che la redazione di Mondo Beat avrebbe preparato gli articoli da pubblicare e che Feltrinelli avrebbe stampato il numero a carico suo e lo avrebbe venduto a suo beneficio. Dopo di che il rapporto tra Giangiacomo Feltrinelli e Mondo Beat si sarebbe concluso. Ma alcuni mesi dopo che Melchiorre Gerbino aveva lasciato Milano ed era tornato ai suoi viaggi, Giangiacomo Feltrinelli s'intrufolò nelle vicende della Contestazione, con la quale non aveva aveva avuto nulla da spartire, per farci business, e all'uopo andò a reperire quel vecchio rimbambito Herbert Marcuse (vedi caso, pure lui ebreo) e lo promosse, dal nulla, a teorico della Contestazione.
"Signore e signori, ecco a voi Herbert Marcuse, il teorico della Contestazione!" (standing ovation).
Giangiacomo Feltrinelli era un grande specialista a canalizzare personaggi e eventi a livello mondiale, tramite i media sionisti, cui era intrinseco. Prima di promuovere Herbert Marcuse quale teorico della Contestazione, Feltrinelli aveva riscosso successo mondiale con la pubblicazione dei romanzi "Il dottor Zivago", di Boris Pasternak e "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ma se la promozione di queste due opere era stata meritoria, altrettanto non si può dire per la promozione di Herbert Marcuse e delle sue opere. E difatti Herbert Marcuse, di cui Melchiorre Gerbino non ha letto una sola sillaba di quello che ha scritto, né mai la leggerà, non ha avuto nulla da spartire con la Contestazione. Herbert Marcuse uno sciacallo, della sorta più schifosa degli sciacalli sionisti.
Giangiacomo Feltrinelli sarebbe poi morto tragicamente, tutto fa presumere ucciso da servizi segreti. Si era spinto fin troppo a fare l'ebreo furbo.

In verità, Giangiacomo Feltrinelli non ebbe nessuna incidenza nelle vicende della rivista Mondo Beat, mise solo a disposizione una tipografia e distribuì e vendette l'ultimo numero. Per pura cortesia, di questo numero gli fu lasciato di scrivere l'articolo di fondo. Feltrinelli lo titolò "Lo sciopero è riuscito" e si firmò "Gigi Effe".
Melchiorre Gerbino, di questo ultimo numero di Mondo Beat, come dei precedenti, fu editore, direttore responsabile e proprietario della testata

Melchiorre Gerbino,di questo ultimo numero di Mondo Beat,come dei precedenti,fu editore,direttore responsabile e solo proprietario
Estremi di "Mondo Beat n.5" - pag. 11

Dopodiché Melchiorre Gerbino non avrebbe più pubblicato numeri di Mondo Beat, ma sarebbe tornato ai suoi viaggi, proprio per non scendere a compromessi con nessuno e lasciare Mondo Beat nel mito, dove difatti è rimasto.


Melchiorre Paolo Gerbino, direttore della rivista Mondo Beat e leader storico della Contestazione


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