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- Melchiorre Paolo Gerbino
- direttore della rivista Mondo Beat
- leader storico della Contestazione


Il cretino Andrea Valcarenghi


Andrea Valcarenghi finito in balia del guru Rajneeesh alias Osho
Il cretino Andrea Valcarenghi.

Basterebbe una foto che mostra Andrea Valcarenghi che adora il guru Rajneesh alias Osho, mentre quello lo ipnotizza, per mostrare inequivocabilmente come Andrea Valcarenghi sia un cretino e non stare più a interessarci di lui, se non ci fossero due tipi di cretini, il bonaccione e il maligno, e Andrea Valcarenghi non avesse appartenuto a questa seconda categoria, ma purtroppo vi appartiene e siamo pertanto costretti a scendere nei dettagli della di lui cretinaggine che è stata nociva alla memoria del Movimento Mondo Beat.


Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI
Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi in occasione della manifestazione di Mondo Beat dell’8 aprile 1967.

Sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI sono fotografati Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi (con gli occhiali) in occasione della manifestazione di Mondo Beat dell’8 aprile 1967. A quella data, Melchiorre Gerbino non si era ancora reso conto di come Andrea Valcarenghi fosse un cretino maligno e gli permetteva di stare al suo lato.

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Andrea Valcarenghi faceva parte del gruppo Onda Verde, che consisteva di una ventina di studenti delle secondarie, quasi tutti di famiglie dell’alta società milanese, Valcarenghi stesso essendo figlio di un miliardario.
Quelli del gruppo Onda Verde solevano inscenare azioni tipo Living Theater, intese a scioccare la massa degli studenti, per svegliarli dal torpore scolastico ai grandi temi della nonviolenza e dei diritti civili. Onda Verde non aveva una sede, né una rivista, né ragazze che frequentassero il gruppo e sarebbe stata di scarso interesse se non vi avessero partecipato alcuni giovani di grande valenza intellettuale, quali Antonio Pilati, Gianfranco Sanguinetti, Marco Maria Sigiani, giovani che non si erano fatti imbambolare con menate di Beat Generation dall’agente della CIA, Fernanda Pivano, ma nei loro scritti sarebbero andati al sodo, con riferimenti al Movimento Provo olandese e al Free Speech Movement del Campus di Berkeley. Andrea Valcarenghi, che con Pilati, Sanguinetti, Sigiani, formava una sorta di quartetto che dirigeva Onda Verde, non aveva la valenza intellettuale degli altri tre, perché con quello che scriveva pestava e ripestava luoghi comuni.
Il 15 dicembre 1966 a casa di Andrea Valcarenghi sarebbe avvenuta la fusione tra Mondo Beat, che contava allora all’incirca 200 giovani tra cui moltissime ragazze, con Onda Verde e i Provos della sezione anarchica Sacco e Vanzetti, che erano all’incirca una cinquantina. All’evento avrebbero presenziato Antonio Pilati, Gianfranco Sanguinetti, Marco Maria Sigiani, Andrea Valcarenghi, in rappresentanza di Onda Verde; Giuseppe Pinelli, in rappresentanza dei Provos; Gunilla Unger, Umberto Tiboni, Melchiorre Gerbino, in rappresentanza di Mondo Beat.
La procedura della fusione sarebbe avvenuta con la partecipazione di due maggiordomi in livrea, con sorpresa di Giuseppe Pinelli e Melchiorre Gerbino, che si sarebbero scambiati sguardi divertiti durante i tanti inchini dei due maggiordomi. In quell'occasione Melchiorre Gerbino pensò che Andrea Valcarenghi aveva voluto mettere in chiaro che egli non aveva complessi a causa del suo status di aristocratico. Come si sa, Pyotr Alexeyevich Kropotkin, uno dei padri dell'anarchismo, era principe di un casato che aveva regnato in Russia prima dei Romanov e ciò non gli aveva impedito di concepire un mondo più equo e con la sua azione militante mostrare il cammino per realizzarlo. Ma Melchiorre Gerbino avrebbe poi capito che il caso di Valcarenghi era diverso da quello di Kropotkin, diverso essendo stato il quoziente di intelligenza dei due.
E venendo ora al dunque, a marzo del 1967, qualche mese prima che gli arrivasse la chiamata per il servizio militare, che all'epoca era obbligatorio, Andrea Valcarenghi volle chiedere consiglio a Melchiorre Gerbino. Dato che era in ritardo con gli studi, bloccato al liceo, e non gli sarebbe stato possibile rimandare il servizio militare al ventiseiesimo anno d’età, come era consentito a quelli già iscritti all’università, il suo dilemma era se fare a breve il servizio militare o l’obiezione di coscienza. Melchiorre Gerbino, conoscendo il suo lato esibizionistico, che l’avrebbe spinto a fare l’obiezione di coscienza, e conoscendo il suo carattere malfermo, per cui avrebbe finito per indossare la divisa militare, gli consigliò di sottrarsi al dilemma, aggirando l’ostacolo. Con l’assistenza di suo padre, miliardario dalle amicizie politiche influenti, non gli sarebbe stato difficile farsi dichiarare "ridotto alle attitudini militari" e così sarebbe stato chiamato alle armi solo in caso di guerra e assegnato ai servizi civili. Altrimenti, prima che gli fosse arrivata la chiamata alle armi, avrebbe potuto lasciare l’Italia e, ricco com’era, fare un giro del mondo, per tornare dopo il compimento del ventottesimo anno d’età, quando non sarebbe stato più perseguibile dall’autorità militare. Infine, quello che Melchiorre Gerbino gli sconsigliò vivamente fu di intraprendere a cuore leggero l’obiezione di coscienza, per poi finire col fare il servizio militare e la figura del povero pirla: ma fu proprio quello che Andrea Valcarenghi avrebbe fatto!
E difatti, quando fu chiamato alle armi, Andrea Valcarenghi fece una dichiarazione solenne sulla sua intenzione di fare l'obiezione di coscienza, e fece di modo che ciò fosse risaputo dal vasto pubblico, ma poi, rinchiuso in un carcere militare, dopo due settimane si sarebbe arreso e avrebbe indossato l'uniforme. Poi egli si sarebbe vantato di essere stato il primo in Italia ad avere fatto l'obiezione di coscienza per motivi ideologici (che in realtà non fece) ma il primo fu Ivo della Savia, degli anarchici della sezione milanese "Sacco e Vanzetti", che la fece più di un anno prima e la fece per davvero, vivendo in clandestinità. Vedi l'articolo di Ivo della Savia "Perché mi rifiuto di diventare soldato", pubblicato in Mondo Beat Numero Unico alle pagine 5, 6, 7.
Ma il lato tragico di questa vicenda non sarebbe stato che Andrea Valcarenghi avrebbe indossato l'uniforme, dato che era un personaggio minore del Movimento Mondo Beat e nessuno lo aveva come riferimento, invece il tragico sarebbe stato che i servizi segreti lo avrebbero piegato alla collaborazione. E così, quando la Contestazione si diffuse in tutta Italia e il potere fece di tutto per contenerla, dall'esplosione di bombe alla diffamazione nei libri, ad Andrea Valcarenghi fu ordinato dai servizi segreti di dichiarare che Melchiorre Gerbino aveva ceduto la rivista Mondo Beat all'editore Giangiacomo Feltrinelli ed era fuggito coi soldi, provocando così fratture e declino nel Movimento Mondo Beat. Tanto fu pubblicato in un libro di Andrea Valcarenghi, "Underground: a pugno chiuso!" (Arcana Editrice, 1973) e questo libro ricevette una enorme copertura mediatica, figurarsi che l'introduzione a esso la fece il più fetente personaggio del letamaio politico della repubblica italiana, Marco Pannella.
Dopo avere reso questo servizio, Andrea Valcarenghi fu mandato in India dal guru Rajneesh, alias Osho. Erano i tempi della Guerra Fredda, quando i servizi segreti sovietici catturavano nel mondo occidentale i figli deboli dei ricchi e li riducevano ai loro ordini, come fecero, ad esempio, con Patricia Hearst. A evitare che i figli deboli dei ricchi venissero catturati dai sovietici, la CIA li avrebbe avviati verso l'India, perché andassero a adorare il guru Rajneesh e Andrea Valcarenghi sarebbe stato nel numero. Essendo Andrea Valcarenghi il più ricco dei fedeli italiani, il guru lo avrebbe promosso a suo factotum in Italia. E così l’infaticabile cretino Andrea Valcarenghi avrebbe finito per servire per un verso i servizi segreti italiani, per altro verso il guru della CIA.
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Voglio ora smentire quanto da Andrea Valcarenghi affermato in "Underground: a pugno chiuso!", e per cominciare voglio mettere in chiaro che nel Movimento Mondo Beat non ci furono mai spaccature e declino, ma sempre sinergie e crescita e perciò il Vaticano avrebbe ordinato al Governo Moro d'impiegare i militari per distruggere le strutture di Mondo Beat. E ciò sarebbe avvenuto mentre infuriava la Guerra dei 6 Giorni tra israeliani e arabi, e non a caso in concomitanza con quella guerra, ma di modo che il clamore mediatico che quella guerra sollevava avesse a smorzare quello che avrebbe sollevato la distruzione militare della Tendopoli di Mondo Beat

Il 10 giugno le tende avrebbero dovuto essere bruciate da agenti dei servizi segreti, ma il loro piano fallì Il 12 giugno le tende furono bruciate per ordine della magistratura
Milano, 10 giugno 1967. Attacco militare contro la Tendopoli di Mondo Beat - Milano, 12 giugno 1967. Distruzione militare della Tendopoli di Mondo Beat.

Considerando tutto ciò, si può ben capire come a Mondo Beat non furono lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento e il Movimento venne disciolto da Melchiorre Gerbino, ufficialmente, il 15 giugno 1967.
Per chi volesse conoscere compiutamente le vicende della distruzione delle strutture del Movimento Mondo Beat

E per quanto concerne la rivista Mondo Beat, a ottobre di quell'anno 1967, Giuseppe Simone, commerciante di vini in Milano, che era stato compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, avendo intuito come  questi fosse a corto di soldi per potere tornare ai suoi viaggi, lo avrebbe fatto contattare da un compaesano e amico d’infanzia comune, Giuseppe Bica, insegnante in Milano, perché tramite questi gli fosse venduta la testata della rivista "Mondo Beat". Melchiorre Gerbino, che non aveva voluto venderla a un partito politico disposto a pagarla a qualsiasi prezzo, assentì a venderla al suo amico di Calatafimi, e allora Giuseppe Bica contattò un altro compaesano e amico d’infanzia comune, Salvatore Scandariato, che esercitava l’avvocatura a Milano, perché segnalasse un notaio e assistesse all’atto di compravendita.

E fu così come 4 amici di Calatafimi preservarono l'onore della rivista Mondo Beat

Copia dell'Atto notarile di compravendita della testata Mondo Beat
Atto notarile di compravendita della testata Mondo Beat.

Come si può leggere all'inizio dell'atto notarile, la testata "Mondo Beat" fu venduta il 17 ottobre 1967, mentre la stampa dell'ultimo numero della rivista Mondo Beat era avvenuta, in una tipografia dell'editore Giangiacomo Feltrinelli, a fine luglio 1967, cioè all'incirca tre mesi prima della vendita della testata.
Tanto basti a dimostrare inconfutabilmente come Melchiorre Gerbino con Giangiacomo Feltrinelli non sia sceso in alcun modo a compromessi con la rivista Mondo Beat, che, l'avesse fatto, non avrebbe poi potuto venderne la testata al suo amico di Calatafimi.
Figurarsi poi se Giangiacomo Feltrinelli se ne sarebbe restato con le mani in mano, se le mani avesse potuto mettere sull'allora famosissima rivista Mondo Beat. Capace com'era di riscuotere successi mondiali ("Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa; "Il dottor Živago" di Boris Pasternak), se avesse allineato la rivista Mondo Beat su posizioni terzomondiste (Feltrinelli era amico di Fidel Castro) l'avrebbe potuto produrre tra le pubblicazioni della Tricontinentale.
In verità, Giangiacomo Feltrinelli non ebbe nessuna incidenza nelle vicende della rivista Mondo Beat, né mai chiese di comprarla, perché capiva bene che Melchiorre Gerbino si sarebbe negato a vendergliela. Filtrinelli mise solo a disposizione una tipografia e vendette l'ultimo numero della rivista nelle sue librerie. Per pura cortesia, di questo numero gli sarebbe stato dato di scrivere l'articolo di fondo. Feltrinelli si sarebbe firmato "Gigi Effe" e lo avrebbe titolato "Lo sciopero è riuscito" .
Melchiorre Gerbino di questo ultimo numero di Mondo Beat, come dei precedenti, fu editore, direttore responsabile e proprietario.

Melchiorre Gerbino,di questo ultimo numero di Mondo Beat,come dei precedenti,fu editore,direttore responsabile e proprietario
Estremi di "Mondo Beat n.5" - pagina 11

Perché Melchiorre Gerbino acconsentì che dopo lo scioglimento del Movimento un ultimo numero di Mondo Beat, che era stato deciso di pubblicare, fosse stampato in una tipografia dell'editore Giangiacomo Feltrinelli e da questi venduto nelle sue librerie a suo beneficio? Melchiorre Gerbino lo fece perché così sarebbe stata ancor più promossa e tramandata la memoria di Mondo Beat, che il Vaticano voleva invece cadesse nel dimenticatorio e fosse dispersa. Dopodiché Melchiorre Gerbino non avrebbe più pubblicato numeri di Mondo Beat, ma sarebbe tornato ai suoi viaggi, proprio per non scendere a compromessi con nessuno e lasciare Mondo Beat nel mito, dove difatti è rimasto.

Ringraziamenti di Melchiorre Gerbino a Giuseppe Simone e a Pina Bartolini
Giuseppe Simone, che comprò la testata Mondo Beat - Pina Bartolini, che rintracciò copia dell'atto notarile

Giuseppe Simone, il compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, che comprò e congelò la testata e conservò i numeri della rivista Mondo Beat, che restituì a Melchiorre Gerbino, trent’anni dopo, in perfette condizioni.
Pina Bartolini, che trent’anni dopo la stesura dell’atto notarile fece le ricerche per rintracciare copia del documento, essendo la copia di Giuseppe Simone sbiadita per farne lo scanning e quella di Melchiorre Gerbino andata perduta con tutto il resto delle sue cose (e Melchiorre Gerbino si rallegra di avere perso tutto, perché "Il mondo è dei papi, dei re e di chi non ha niente").

E per concludere. Allorché nel 2007 Melchiorre Gerbino ebbe pubblicato la storia di Mondo Beat in Internet, i servizi segreti avrebbero ordinato a Andrea Valcarenghi di pubblicare immediatamente una nuova edizione di "Underground: a pugno chiuso!", (Nda Press, 2007), per aggiustare il tiro delle imposture, dato che non era più possibile sostenere che Melchiorre Gerbino aveva venduto la testata "Mondo Beat" all'editore Feltrinelli ed era scappato coi soldi, e per il compimento dell'opera i servizi segreti gli avrebbero affiancato Silvia Casilio

La seconda edizione di "Underground: a pugno chiuso!& fu pubblicata nel 2007 da Nda Press
Tra le maggiorenti dell'Associazione Figlie di Maria Ausiliatrice, Silvia Casilio, una mancata pornostar

Ci sarebbe tant'altro da scrivere su Andrea Valcarenghi, che a tutt'oggi (2021) è agli ordini dei servizi segreti italiani e perciò riceve vasta copertura mediatica. Ma del povero cretino non resterà nulla nella memoria collettiva. Malgrado i miliardi, ereditati da suo padre, che ha investito in iniziative quali Festival al Parco Lambro, rivista Re Nudo, comunità Osho Miasto, di tutto questo e di lui stesso non c'è una sola Getty Images. Un cretino da dimenticare.



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