Eros Alesi, il Poeta di Mondo Beat
                                                Eros Alesi
 
 
 
 
"MONDO BEAT" n.5 dell'1 agosto 1967 (settimo e ultimo della serie) - tiratura copie ignota
 
 
 
PREMESSA:
Il 15 giugno 1967 il Movimento Mondo Beat fu disciolto da Melchiorre Gerbino alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, alla presenza di 4 o 5 pubblicisti, che vi erano convenuti con Valerio Fantinel. Bisogna qui fare un passo indietro nel tempo e precisamente a quella metà di ottobre del 1966 quando Mondo Beat era stato fondato, perchè in quei giorni Melchiorre Gerbino si era recato col suo manoscritto "Gamla Stan", che aveva appena finito di scrivere, alla libreria centrale della Einaudi, dove lo aveva presentato, se mai lo avessero voluto leggere e pubblicare. A marzo del '67 era venuto alla Cava a trovarlo Valerio Fantinel, cui era stato dato da leggere il manoscritto, il quale gli aveva comunicato che la Casa editrice Giordano era interessata a pubblicarlo, cosa che sarebbe avvenuta ai primi di luglio del '67. Qui a seguire una recenzione
 
Libro di Gerbino sul suo underground a Gamla Stan
"Gamla Stan". L'underground di Melchiorre Gerbino nella Città Vecchia di Stoccolma.
(recensione "Vie Nuove")
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Valerio Fantinel, che fino a prima della distruzione della Tendopoli se n'era stato discretamente in disparte, subito dopo venne a cercare Gerbino, assieme a pubblicisti e scrittori suoi amici, che lavoravano in case editrici, per dargli man forte nella redazione della Rivista. Ma Melchiorre Gerbino si mostrò contrario all'idea di continuare a pubblicare "Mondo Beat", perchè, a suo avviso, senza il supporto del Movimento la Rivista sarebbe stata di nessuna valenza e per di più avrebbe dovuto essere distribuita con i canali normali e perciò ricorrere alla pubblicità per sopravvivere. A questo dire, Valerio Fantinel e gli altri presenti alla Crota Piemunteisa convennero che quanto Gerbino asseriva era realistico, ma chiesero all'unanimità e vivamente che, per lasciare memoria della distruzione di Mondo Beat, si pubblicasse un ultimo numero, che l'editore Feltrinelli si era offerto disinteressatamente di fare stampare in qualcuna delle sue tipografie e distribuire nelle sue librerie. Melchiorre Gerbino acconsentì a malincuore, per non mostrarsi autoritario, ma a volere marcare il suo dissenso, dichiarò che non si sarebbe preso cura dell'ideazione di questo ultimo numero. Dovendo decidere a chi affidarlo, poichè Valerio Fantinel e gli altri pubblicisti erano persone intorno alla quarantina, completamente estranei alla storia di Mondo Beat, l'unico cui poteva era Gianni De Martino, la spia che il sistema gli teneva alle costole, i ragazzi di Mondo Beat che avrebbero potuto fare questo lavoro essendo stati incarcerati o dispersi. Certo, Melchiorre Gerbino non sospettava allora che Gianni De Martino fosse una spia (vai a pensare che uno a 19 anni fa la spia dei beats!) nè che fosse un incapace (vai a pensare che avrebbe fatto fallire la casa editrice del Dalai Lama!).
Morale:
Gianni De Martino fu incaricato di redigere questo numero il 15 giugno e il 16 fu presentato da Gerbino a Feltrinelli, che prontamente gli mise a disposizione una tipografia, e pertanto ci si sarebbe attesi di vedere apparire questo numero tra il 25 e il 30 giugno: sarebbe apparso ai primi di agosto, quando la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat non era più di attualità.
Le 12 pagine di cui questo numero fu composto hanno formato doppio delle pagine dei 6 precedenti numeri di “Mondo Beat”, e ciò non a causa della quantità degli articoli o della loro lunghezza, ma perchè Gianni De Martino seguiva mode, invece di crearle. Ciò a discapito della qualità della carta, che é così schifosa che si spappola al solo guardarla e l'inchiostro penetra i fogli da una pagina all'altra: a causa di ciò questo é il solo numero, dei 7, di cui non si é potuto fare copia anastatica di tutte le pagine, ma quasi tutte si é dovuto in parte ricostruire. Inoltre si presume che la pagina 5 avrebbe dovuto essere stampata in luogo della 7 e viceversa. Insomma, il lettore, abituato ai numeri radiosi di Mondo Beat ideati dal genio di Melchiorre Gerbino, si troverà ora davanti a un numero di Mondo Beat concepito dall'immaginario di un cafone cresciuto e deviato nelle sacrestie dei salesiani.
Infine, gli articoli pubblicati in questo numero sono di elementi estranei a Mondo Beat, che perciò si profondevano a più non posso in piagnistei: pochi tra quelli che li hanno scritti avevano capito cos'era veramente successo, e nessuno di loro ebbe sentore dell'imminente dilagare della Contestazione.
 
NOTA:
Non si sa quante copie siano state stampate di questo numero. Certamente ne furono stampate migliaia e furono distribuite nella rete di librerie che la Casa editrice Feltrinelli aveva in Italia. Gian Giacomo Feltrinelli ne fece pervenire 200 in omaggio a Melchiorre Gerbino, che le passò ad Antonio Di Spagna perchè le desse via gratis.
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(pag. 1 )
Feltrinelli mette casacca marxista a capelloni di Mondo Beat
Mondo Beat n5-pag1: 'Lo Sciopero é riuscito', di Gian Giacomo Feltrinelli
 
LO SCIOPERO E' RIUSCITO, firmato Gigi Effe, fu scritto da Gian Giacomo Feltrinelli.
Evidentemente con questo articolo Gian Giacomo Feltrinelli cercava di tirare acqua al mulino della sinistra, la "Tricontinentale", di cui egli era uno dei grandi mugnai dell'editoria, e perciò si sforzava di mettere la camicia marxista al capellone di Mondo Beat. Ma l'articolo é di rilevanza storica perchè Feltrinelli vi fa testimonianza spontanea e sincera di come furono i giovani di Mondo Beat ad accorrere a Firenze, subito dopo l'alluvione, a prodigarsi nel fango (non pagati) al recupero di testi e di opere del patrimonio culturale dell'umanità.
Fu alla vista di questi angeli del fango, le cui foto apparvero in svariati giornali del mondo, che altri giovani come loro accorsero tempestivamente a Firenze da più parti d'Europa, e ve ne accorsero pure di americani e australiani che stavano visitando il Vecchio Continente. E fu nel fango di Firenze che Mondo Beat sarebbe diventato un movimento di cittadini del mondo, perchè non pochi di quei giovani stranieri sarebbero passati poi per la Cava e tornando nei loro paesi ne avrebbero parlato ad altri che vi sarebbero venuti. Ecco perchè nei ritagli dei giornali, pubblicati per ricostruire questa storia di Mondo Beat, si legge continuamente: "...Rimpatriati dalla Questura due tedeschi... Foglio di via a una francese... Un inglese messo a disposizione dell'Ufficio minorenni...".
Mistificatori da quattro soldi, al soldo del Vaticano, hanno scritto che il Movimento nacque in Italia per l'influenza che vi esercitarono i capelloni stranieri che oziavano nelle scalinate di Trinità dei Monti a Roma. Se così fosse stato, il Movimento non si sarebbe manifestato a Milano ma a Roma.
Magari si fosse manifestato a Roma! Dove avremmo avuto il Portone di San Pietro a un tiro di cerbottana!
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(pag. 2)
Gianni De Martino 'gay cattolico': sodomizzato e fatto spia
Mondo Beat n5-pag2: 'Milano in stato d'assedio', della spia Gianni De Martino: Le lungaggini di un cafone untuoso e melenso
(proviene da pag.1 e continua a pag.3)
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(pag. 3)
Nella foto Gerbino
Mondo Beat n5-pag3: 'Milano in stato d'assedio', della spia Gianni De Martino: Il cafone che si firma Gianni Ohm
 
MILANO IN STATO D'ASSEDIO,  che copre parte della pag.1 e interamente la 2 e la 3, fu scritto da Gianni De Martino. Nei tre stralci che aveva pubblicato nel numero precedente di "Mondo Beat", egli s'era firmato due volte OM e una A.OM, ora in questo numero si firmava Ohm. Niente di misterioso in tutto ciò , nulla che avesse a che fare con la sua attività di spia. Egli era andato per tentativi, finchè , capite le sue intenzioni, qualcuno gli aveva spiegato che in italiano la sillaba sacra dell'induismo si scrive "Ohm". Se poi uno, sorpreso, si chiedesse-"Ma perchè non si firmava Pummarola, invece di avere la pretesa di firmarsi Ohm?!". La risposta é che di questa sorta sono le così dette pretese del cafone.
E passando dalle pretese alle invadenze, egli occupava due pagine e mezza di questo ultimo numero, il cuore, con un articolo di frasi fatte e slogan abusati, e per assemblarli ci metteva un mese di tempo. Se, scritti su cartoncini, slogan e frasi fossero stati dati a uno scimpanzè per assemblarli, si sarebbe ottenuto lo stesso articolo di fondo in pochi secondi.
Se ci si sofferma  su Gianni De Martino é per svelare retroscena della storia di Mondo Beat, e poichè la materia é stomachevole se ne parlerà il più concisamente possibile.
Avevamo lasciato il cafone che aveva fatto fallire la casa editrice del Dalai Lama e s'era fatto licenziare da "Il Mattino" di Napoli. Si ridusse allora a fare lavorucci di spionaggio per qualcuna delle logge coperte che proliferano dalla "Confessione Massonica di Piazza del Gesù". Da questa organizzazione, che si autodefinisce massonica, e massonica non é, proliferano logge coperte composte da prelati, politici, magistrati, militari, assassini, spie, agli ordini del Vaticano, che nei loro incontri usano il rituale massonico, come il Vaticano stesso vuole, perchè, nel caso finiscano nell'occhio del ciclone di qualche inchiesta giudiziaria, si possa gridare "al massone!", generare confusione nell'opinione pubblica e depistare l'attenzione verso la nemica "Confessione Massonica di Palazzo Giustiniani", che é veramente massonica, perchè non obbedisce al Vaticano ma a Londra, tant'é che é la sola da Londra riconosciuta. Il filo conduttore delle stragi che hanno insanguinato l'Italia post-fascista passa attraverso il Vaticano e le logge coperte di questa sua sedicente confessione massonica di Piazza del Gesù, di cui per decenni é stato gran maestro Salvatore Spinello, il Luca Brasi di Karol Wojtyla, che ovviamente ha avuto messi a disposizione i servizi segreti italiani.
A Gianni De Martino fu affidato il compito di sorvegliare Melchiorre Gerbino ogni volta che rientrava in Italia.
Dopo la terribile esperienza in Marocco, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino si erano trasferiti a Stoccolma, dove vissero 3 anni, lavorando intensamente e con successo alla pittura su vetro, ritrovando così equilibri e orientamenti. Verso la fine del '71 si trasferirono in Sicilia, dove abitarono nel territorio di Calatafimi, in una campagna che la madre di Gerbino gli aveva donato. Costruirono una casa ed ebbero un figlio, Erik. Tennero mostre di pittura in città siciliane. Restarono 3 anni in Sicilia. In quel lasso di tempo Gianni De Martino venne a trovarli due volte. Essendo ovvio che nei periodi in cui avrebbe vissuto in Italia sarebbe stato sorvegliato, Gerbino accettò l'idea che fosse Gianni De Martino a farlo, che già conosceva, piuttosto che altri. Tra Gerbino e De Martino s'instaurò perciò una sorta di fatale simbiosi, tanto che Gerbino ospitò De Martino le due volte che venne in Sicilia e lo fece rilassare il più possibile mentre questi compiva il suo lavoro di spia, e De Martino lasciò che Gerbino si dedicasse senza intralci alle faccende agrestri, che allora lo tenevano occupavano.
 
La spia Gianni De Martino con gli occhi bassi
Gunilla Unger, Gerbino e la spia Gianni De Martino
(Ag. Tonino Proia – Alcamo, inverno 1972)
 
Questa foto risale all'inverno del '72, quando Gianni De Martino venne la prima volta in Sicilia. Fu scattata dal fotografo Tonino Proia a casa sua ad Alcamo.
 
La fatale simbiosi non impedì che quando Melchiorre Gerbino pubblicò "Viaggi", libro in cui tra l'altro dava resoconto sintetico della storia di Mondo Beat, egli scrivesse di Gianni De Martino:
 
La Grasso Editori fu fatta fallire dai servizi segreti italiani
M.Gerbino,'Viaggi',Grasso Editori:Come il Vaticano cercò di eliminare Gerbino in Marocco
 
Malgrado quello che Gerbino avesse scritto di lui, Gianni De Martino lo volle incontrare, quando nel 1996 Gerbino si trasfeì a Milano, e gli fece buon viso e linvitò ad alloggiare nel suo appartamento: Gerbino vi rimase qualche tempo, poi s'installò all'Hotel Arena, dove  rimase due anni.
A febbraio del 1997 Gianni De Martino propose a Gerbino di visitare il centro sociale "Conchetta" e lì gli presentò a Primo Moroni, che in quel centro gestiva la libreria "Calusca City Lights". Moroni chiese prontamente a Gerbino di scrivere una storia compiuta di Mondo Beat, per darla alle stampe, e Gerbino, che aveva già deciso ch'era tempo che lo facesse, accettò. Il giorno dopo quell'incontro Gerbino stipulò un contratto con la "Cox 18", società che gestiva il centro sociale "Conchetta" e con l'Editrice Shake, una cooperativa i cui soci partecipavano alle iniziative di quel Centro, le quali si univano in joint venture per pubblicare il libro. Nel contratto si conveniva che il libro si sarebbe intitolato "Mondo Beat". Si avanzavano a Gerbino due milioni di lire (mille euro) sui diritti d'autore, che erano stati fissati all'otto per cento del prezzo di copertina.
 
Il bolscevico Primo Moroni dopo Chernobyl
Melchiorre Gerbino catturato dal bolscevico Primo Moroni (foto Paoletta Nevrosi)
 
Bisogna capire che era la prima volta che Gerbino entrava in un centro sociale e perciò non poteva rendersi conto del fatto che, su ogni tre frequentatori, uno era poliziotto in borghese, un altro informatore di polizia, il terzo generalmente uno che, per affermare il proprio diritto alla casa, votava per Fausto Bertinotti (Confindustria) per avere segnalato un appartamento fatiscente, da occupare assieme ad altri, con la protezione dei carabinieri. Nè era ancora trasparente come i bolscevichi, che avevano perso la guerra fredda, si fossero già venduti in massa, perchè non s'intravedeva ancora come Massimo D'Alema si sarebbe messo al servizio dell'Opus Dei, nè come Achille Occhetto al servizio della CIA alle dipendenze dirette di Antonio Di Pietro, nè lo stesso Mikhail Gorbaciov era ancora andato con la moglie e il piattino dell'elemosina al Festival della Canzone di San Remo: altrimenti Melchiorre Gerbino avrebbe bene intuìto la sorta di lavoretti che nel centro sociale "Conchetta" s'era ridotto a fare Primo Moroni!
Morale: egli si mise a ricostruire la storia di Mondo Beat. Grazie all'amicizia del giornalista Ezio Chiodini ottenne il permesso dall'Agenzia Giornalistica Italia di riprodurre centinaia di foto, la massima parte delle quali gli venivano fornite materialmente da Pietro Bacchini, archivista de "Il Giorno". Dopo sette mesi di lavoro, ai primi di settembre del '97, Gerbino aveva ultimato la ricostruzione della storia di Mondo Beat. Present ò allora il menabò , completo di testi e foto, a Primo Moroni, che si era riproposto di fare un'introduzione al libro. Un'altra introduzione Gerbino avrebbe voluto che la facesse Ezio Chiodini, che aveva seguito tutto lo sviluppo della storia di Mondo Beat da cronista. E pens ò pure di chiederne una a Gianni De Martino, per farlo uscirre dal suo karma e mettere una pietra sul passato, e poichè Gianni De Martino non sapeva quasi nulla di Mondo Beat, perchè vi si era infiltrato alla fine della storia, gli consegnò una copia del menabò, identica a quella che avevo dato a Primo Moroni, perchè De Martino ne prendesse visione e nella sua introduzione non scrivesse cazzate sulla storia di Mondo Beat, come altrimenti aveva fatto fino ad allora. Poichè mancavano tre mesi alla data prefissata per l'uscita del libro, che avrebbe dovuto apparire a dicembre del '97, Gerbino volò in Africa Australe e impiegò quel tempo visitando Monzambico, Sud Africa, Botswana e Namibia. Al ritorno a Milano la sorpresa! Gianni De Martino, in concorso con tale Marco Grispigni, aveva pubblicato il materiale del suo libro presso la casa editrice Castelvecchi: "I capelloni - Mondo Beat 1966/1967 - Storia, immagini, documenti".
Poichè era impensabile che un'animella come Gianni De Martino avesse potuto trovare in sè il coraggio di far ciò, nè che una casa editrice, per quanto malfamata come la Castelvecchi, avesse potuto imbarcarsi a cuor leggero e a spron battuto in un simile affare, c'era da desumere che l'operazione fosse stata pianificata dal Vaticano, dove giustamente si teme che la storia di Mondo Beat possa ispirare i giovani a nuova storia. E difatti ne "I capelloni" la storia di Mondo Beat veniva stravolta e banalizzata, la Contestazione totalmente ignorata...
Che parte avevano avuto la Casa editrice Shake e la Cox 18 di Primo Moroni in quest'affare?
Alla Casa editrice Shake facevano la parte di quelli che non se la sentivano di perseguire penalmente Gianni De Martino, che era stato un "associato" di Melchiorre Gerbino in quella ch'era stata la "storia corale" di Mondo Beat e perciò si riproponevano di soprassedere prima di pubblicare il libro di Gerbino.
Primo Moroni faceva la parte di chi ne aveva subìte tante di malefatte dalla Casa editrice Castelvecchi che rinunciava all'azione legale, ma si riservava di non saldare più alla Castelvecchi un conto di cinque milioni di lire di cui la sua libreria "Calusca City Lights" era scoperta(!).
E Melchiorre Gerbino?
Melchiorre Gerbino, poichè non ha mai creduto che le pieghe che il Vaticano fa prendere alle cose si possano raddrizzare con la carta bollata, dava tempo al tempo. Coglieva l'opportunità di fare un altro viaggio in Africa... Moroni, capitale delle Comorre, é dove si sarebbe trovato, a pesca subacquea e fanciulle permissive, quando in un ospedale di Milano moriva di cancro Moroni: la salma fu seppellita avvolta in una bandiera rossa, di quelle che Confindustria fornisce a Rifondazione Comunista; il vuoto che lasciò il suo trapasso fu avvertito alla Questura di Milano, che non trovò con chi rimpiazzarlo nel centro sociale "Conchetta".
 
2 foto pubblicate ne 'I Capelloni' dalla spia Gianni De Martino
Mondo Beat e La Contestazione. 2 foto dell'Album della Prostituta.
 
Due foto pubblicate da Gianni De Martino e Marco Grispigni ne "I capelloni - Mondo Beat 1966/1967 - Storia, immagini, documenti".
Nella prima foto, una falsa immagine della Cava. Nella seconda, un fotomontaggio, si fa dissetare Mellchiorre Gerbino, durante uno sciopero della fame, dal pitale della foto precedente.
Questo non va bene, Signora Prostituta!
Il resto fa parte del gioco e lo si va conteggiando rigorosamente nel gioco. Ma queste due foto no.
Nell'ambiente inglese circola la massima che il lavoro di intelligence é un lavoro così sporco che lo si può affidare solo a gentiluomini. Non é in quest'ottica che viene visto il lavoro di intelligence dalla sua Sede, che lo affida a mascalzoni come Gianni De Martino e Marco Crispigni. Il giorno in cui la Contestazione avrà occupato le sue strutture, non chieda, Signora Prostituta, rispetto per i suoi servi sollevati agli altari, se qualche contestatore giocherellone li avesse a prendere per il culo.
 
Nel 2001, quattro anni dopo l'affare "I capelloni", Melchiorre Gerbino fu contattato da un socio della Cooperativa Shake, Marco Philopat Galliani, un elettricista che si era convertito alla letteratura, che gli comunicò che era tempo di pubblicare la storia di Mondo Beat. Gerbino gli ricordò che la storia di Mondo Beat era pronta da 4 anni e che per pubblicarla bastava darle formato editoriale. Da quel momento, e per la durata di oltre un anno, Marco Philopat Galliani non si fece più sentire: era arrivato da lui Andrea Bellini, uno che si presenta con credenziali di rivoluzionario e intanto va dicendo in giro e a tutto spiano che Giuseppe Pinelli si buttò volontariamente dalla finestra della Questura di Milano. Andrea Bellini cominciò a narrare a Marco Philopat Galliani le sue gesta di sessantottino e Marco Philopat Galliani, rapito, fu assorbito durante più di un anno a scrivere "La Banda Bellini" e poi durante altri mesi a pubblicizzare questa sua opera in tutta Italia. Dopo che ebbe ultimata questa fatica, Marco Philopat Galliani tornò alla carica con Melchiorre Gerbino, perchè si pubblicasse la sua storia di Mondo Beat, che egli voleva fare precedere da una sua introduzione. A questo punto quelli del Vaticano, non sapendo più cosa fare per fargli perdere altro tempo, gli fecero balenare l'idea di scrivere una storia della vita di Melchiorre Gerbino, da pubblicare assieme alla storia di Mondo Beat dello stesso Gerbino. Marco Philopat Galliani si entusiamò di questo nuovo progetto e chiese a Gerbino di scrivere egli stesso la storia della sua vita, che egli avrebbe poi rimaneggiato e firmato. Dopo un paio di mesi di lavoro, durante i quali ricostruì buona parte della memoria dei suoi viaggi intorno al mondo (cosa che comunque aveva deciso di fare) Gerbino consegnò copia dello scritto a Galliani, perchè lo rimaneggiasse, e convenne con lui che avrebbero pubblicato due libri in uno, firmandoli ognuno con il proprio nome: Melchiorre Gerbino la "Storia documentata di Mondo Beat", Marco Philopat Galliani "I viaggi di Mel", dividendo a metà le 300 pagine di cui sarebbe stato composto il volume e i diritti d'autore. Il Vaticano intanto aveva deciso di fare avvelenare Gerbino e perciò losi invitava in campagne di Calatafimi a banchettare agnelli alla brace e a bere vino. Da uno di questi banchetti, una volta avvelenato, Melchiorre Gerbino sarebbe stato trasportato all'ospedale di Alcamo, dove qualche medico amico degli amici avrebbe stilato un certificato di morte per infarto, mentre sarebbe stato trovato un testamento dove Gerbino esprimeva la volontà di essere cremato in caso di morte (!). Da metà settembre del 2004 cominciò poi a farsi sempre più scoperta l'intenzione di alcuni di eliminarlo, e finalmente sarebbe cominciata una vera caccia all'uomo, organizzata da carabinieri e mafiosi tra di loro coordinati, che si sarebbe protratta sotto gli occhi di tutta Calatafimi (leggi "Il nanerottolo romano che non può reggere il mondo con la spada"). Intanto colui che da Roma dirigeva le operazioni dell'omicidio di Gerbino, Salvatore Spinello, il Luca Brasi di Karol Wojtyla, aveva mandato Gianni De Martino da Galliani per consigliarlo e Marco Philopat Galliani, terrorizzato, avrebbe stravolto la storia della vita di Gerbino, rappresentandolo ne "I viaggi di Mel" in situazioni che non sono mai occorse, facendogli dire cose che non ha mai detto, tratteggiandolo fannullone, opportunista, paranoico e drogato: quanto di più Salvatore Spinello non avrebbe potuto pretendere. Per potersi dilungare 38 pagine in più in quest'opera, Marco Philopat Galliani avrebbe tolto arbitrariamente 38 pagine dalla "Storia documentata di Mondo Beat" di Melchiorre Gerbino. Essendo certo che a Calatafimi lo avrebbero ammazzato, avrebbe pubblicato il volume intitolandolo solo "I viaggi di Mel" e a nome suo solo, e la "Storia documentata di Mondo Beat" di Melchiorre Gerbino, amputata, sarebbe diventata una "appendice" del suo libro. Nelle interviste avrebbe dichiarato che aveva ricostruito la storia della vita di Gerbino sbobinando centinaia di ore di sue registrazioni dei racconti orali di lui (che ce le faccia sentire!) quando in realtà lo avrà registrato nemmeno due ore. E finalmente, essendo Melchiorre Gerbino riuscito a non farsi ammazzare a Calatafimi e avendo raggiunto Parigi, dove conobbe l'editore Jean-François Knidler, cui parlò della sua situazione, e avendo l'editore Knidler telefonato alla Casa editrice Shake, Marco Philopat Galliani gli avrebbe fatto dire che Gerbino ero pazzo, perchè non aveva corso nessun rischio a Calatafimi.
E questo Marco Philopat Galliani, questo sorcio bolscevico alla deriva, che oltre a essere ignorante, scorretto e vigliacco é pure tanto fesso che nessuno di quelli che hanno vinto la guerra fredda l'ha voluto trarre al proprio servizio, si autodefinisce scrittore sperimentale e agitatore culturale.
 
'I viaggi di Mel',di Marco Philopat Galliani
Melchiorre Gerbino distorto e amputato da un elettricista bolscevico
 
Non é con questi della Shake, della Castelvecchi, di Costa & Nolan, che La Contestazione farà i conti. Costoro fanno lavori troppo sporchi, pertanto se la vedano prima o poi con i pari loro, gli integralisti islamici.
Signora Prostituta, alla resa dei conti La Contestazione verrà a bussare direttamente al suo Portone! Melchiorre Gerbino le statue le vuole fatte dei suoi metalli!
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(pag. 4)
Pinelli e Gerbino previdero il dilagare della  Contestazione
Mondo Beat n5-pag4/ 3 Proposte / L'Italia s'é desta
 
Giuseppe Scalpo era lo pseudonimo di uno dei pubblicisti che Valerio Fantinel condusse a "Mondo Beat" in occasione della stampa di questo ultimo numero.
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(pag. 5)
Feltrinelli querela Il Corriere della Sera
Mondo Beat n5-pag5. Gian Giacomo Feltrinelli e intellettuali vari solidarizzano con Mondo Beat
 
Questa pagina testimonia dell'impegno di Gian Giacomo Feltrinelli, che promosse solidatietà di intellettuali e scrittori, più o meno sincera. Feltrinelli promosse pure azione legale contro il "Corriere della Sera" e organizzò a Sesto San Giovanni una manifestazione pubblica a sostegno di Mondo Beat.
Melchiorre Gerbino si estraniò per il possibile da tutto ciò, perchè non ne vedeva l'utilità. Nutriva la certezza che con la riapertura delle scuole la Contestazione sarebbe esplosa tra gli studenti e poi avrebbe dilagato tra la gente. Lo dichiarò in un'intervista che dopo la distruzione della Tendopoli rilasciò a Lugano alla televisione del Canton Ticino. Al punto in cui stavano le cose, desiderava ritornare ai suoi viaggi.
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(pag. 6)
Articoli di Valerio Fantinel,Gaetano Sansone e'Federico'
Mondo Beat n5-pag6.'Foglio di via alla Costituzione'/'I superuomini'/'3 proposte'
 
Federico, che firmava FOGLIO DI VIA ALLA COSTITUZIONE, era un altro dei pubblicisti, amici di Valerio Fantinel, che diedero vita a questo ultimo numero della Rivista.
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I SUPERUOMINI, firmato rosso san gae fu scritto da Gaetano Sansone, che allora non era ancora passato al cinema, ma dirigeva assieme a suo padre la Casa editrice Giordano, presso la quale Melchiorre Gerbino pubblicò "Gamla Stan".
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3 PROPOSTE PER LA SOLUZIONE FINALE DEI BEATS, firmato Valerius, che inizia alla pag.4 e termina in questa pag.6, fu scritto da Valerio Fantinel.
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(pag. 7)
Articolo non firmato
Mondo Beat n5-pag7. 'La resistenza alla democrazia'
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(pag. 8)
'Livio' è Livio Cafici del Canelupo
Mondo Beat n5-pag8. 'I nipotini di Johnson' / 'Ballata spontanea della condizione di libertà', di Livio Cafici
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(pag. 9)
Andrea Valcarenghi:il figlio di papà che fa l'eroe
Mondo Beat n5-pag9.'Ich bin obiettore di coscienza', di Andrea Valcarenghi
 
Verso marzo del '67, qualche mese prima che gli arrivasse la chiamata per il servizio militare obbligatorio, Andrea Valcarenghi volle chiedere consiglio a Melchiorre Gerbino. Dato che era in ritardo con gli studi, bloccato al liceo, e non gli sarebbe stato possibile rimandare il servizio militare al 26simo anno d'età, come facevano di norma quelli già iscritti all'università, il suo dilemma era se fare a breve il servizio militare o l'obiezione di coscienza. Melchiorre Gerbino, conoscendo il suo lato esibizionistico, che l'avrebbe spinto a fare l'obiezione di coscienza, e conoscendo il suo carattere malfermo, per cui dopo un paio di settimane che l'avessero torchiato nel carcere militare di Gaeta avrebbe finito per piegarsi al servizio militare, gli consigliò di sottrarsi al dilemma, aggirando l'ostacolo. Con l'assistenza di suo padre, uomo dalle amicizie politiche influenti, che aveva fatto veramente la Resistenza a difesa della moglie ebrea, non gli sarebbe stato difficile farsi dichiarare "ridotto alle attitudini militari" e così sarebbe stato chiamato alle armi solo in caso di guerra e assegnato ai servizi civili. Altrimenti, prima che gli fosse arrivata la chiamata alle armi, avrebbe potuto lasciare l'Italia e, ricco com'era, fare un giro del mondo, per tornare dopo il compimento del 28simo anno d'età, quando non sarebbe stato più perseguibile dall'autorità militare. Infine, quello che Gerbino gli sconsigliò vivamente fu di intraprendere a cuore leggero l'obiezione di coscienza, per poi finire col fare il servizio militare e la figura del povero pirla: ma fu proprio quello che Andrea Valcarenghi avrebbe fatto!
Andrea Valcarenghi si sarebbe rivelato sempre di più un povero pirla. Non solo si sarebbe fatto soffiare da Giacinto Pannella il ruolo che avrebbe dovuto assumere lui nella politica italiana, ma per di più si sarebbe fatto imbottigliare nello PSIUP dal Vaticano e dalla CIA, che gli avrebbero ordinato di scrivere, nel suo libro "Underground a pugno chiuso!", che Melchiorre Gerbino cedette la rivista "Mondo Beat" all'editore Gian Giacomo Feltrinelli, provocando così una spaccatura nel Movimento e il suo declino, e che infine scappò con i soldi della cassa del Movimento!
Venticinque anni dopo averlo diffamato, quando gli fu chiesto dai socialisti di Bettino Craxi di scrivere di Melchiorre Gerbino, Andrea Valcarenghi avrebbe dichiarato in un articolo, che diventò di riferimento per il risalto che gli diedero i socialisti, che in Italia tutto cominciò quando Gerbino arrivò dalla Svezia. Che non é vero nemmeno, perchè in Italia tutto cominciò quando Vittorio Di Russo arrivò dall'Olanda.
Infine, nel bel mezzo della guerra fredda, quando i servizi segreti sovietici andavano catturando i figli di papà e li piegavano contro il sistema capitalista (come fecero con Patricia Hearst) e i capitalisti andavano correndo ai ripari mandando i figli di papà ad adorare i guru, Andrea Valcarenghi sarebbe andato ad adorare il guru Rajneesh, alias Osho, il quale, come da routine, gli avrebbe manipolato e rapinato il patrimonio.
In verità , al contrario di come a Mondo Beat avevamo ottimisticamente diagnosticato sul recupero del cretino, Andrea Valcarenghi, col suo percorso, ha mostrato come il cretino col tempo peggiori.
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A seguire viene riprodotto l'atto di vendita di "Mondo Beat", per smentire Andrea Valcarenghi.
Mondo Beat non fu in alcun modo ceduto a Feltrinelli e a Mondo Beat non ci fu mai declino, ma sempre crescita, e proprio perciò il Vaticano ordinò al Governo Moro di fare distruggere la Tendopoli e requisire la Cava mentre infuriava la "Guerra dei 6 Giorni". Allora a Mondo Beat non furono lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento, e Mondo Beat fu disciolto, il 15 giugno 1967.
A ottobre dello stesso anno Giuseppe Simone, commerciante di vini in Milano, che era stato  compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, avendo intuìto che  questi era a corto di soldi per partire e non avendo trovato altro modo come offrirglieli, lo fece contattare da un compaesano e amico d'infanzia, Giuseppe Bica, insegnante in Milano, perchè   gli vendesse la testata "Mondo Beat". All'assentimento di Melchiorre Gerbino, Giuseppe Bica contattò un altro compaesano e amico d'infanzia, Salvatore Scandariato, che esercitava l'avvocatura a Milano, perchè segnalasse loro un notaio e li assistesse nell'atto di compravendita.
 
(Copia dell'atto notarile)
Atto di vendita della testata Mondo Beat
Mondo Beat, La Contestazione e Andrea Valcarenghi, che col suo percorso ha mostrato come il cretino col tempo peggiori
 
Ovviamente, se Melchiorre Gerbino avesse voluto, avrebbe potuto vendere la testata di "Mondo Beat" per molti soldi, e non all'editore Feltrinelli, ma a un partito politico che si era offerto di strapagarla. E ovviamente, se avesse voluto, avrebbe potuto fare il deputato al parlamento italiano, ma era proprio perchè non voleva fare il deputato, ma voleva vedere il mondo, che s'era scatenato l'inferno tra lui e suo padre!
Queste cose valle a spiegare a un cretino.
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Ringraziamenti di Melchiorre Gerbino a entrambi
 Giuseppe Simone             Pina Bartolini
 
Giuseppe Simone, il compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, che comprò la testata e conservò i numeri di "Mondo Beat", che restituì a Gerbino trent'anni dopo in perfette condizioni.
Pina Bartolini, che trent'anni dopo la stesura dell'atto notarile fece le ricerche per rintracciarlo.
Ringraziamenti di Melchiorre Gerbino a entrambi.
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Nico, che alla stessa pag.9 firma la poesia, é Nicolò Ferjancic.
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(pag.10)
Mondo Beat non ebbe abbonati nè consigli di amministrazione
Mondo Beat n5-pag10:'Gaia Scienza'/'Paura di trasgredire'/e una cafonata della spia Gianni De Martino:'Comunicazione agli abbonati'
 
"Mondo Beat" non ebbe mai nè consiglio di amministrazione nè abbonati. Figurarsi che all'uscita di ogni numero della Rivista, Pier Paolo Pasolini mandava un ragazzo con l'autostop a comprarne due copie, e che alcune librerie di Milano, che volevano essere fornite dei numeri di "Mondo Beat", li compravano a Lire 100, come da prezzo di copertina, dai ragazzi che li vendevano per strada, e li rivendevano ai loro frequentatori a Lire 100, come da prezzo di copertina.
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'La gaia scienza', di Nicolò Feriancic
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'La paura di trasgredire', di Livio Cafici (del canelupo)
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(pag.11)
Pochi prevedevano che la Contestazione sarebbe esplosa
Mondo Beat n5-pag11/'Vorrei dare un morso al commendatore',di Enrico/'Punto primo,punto secondo',di Rosso San Gae
 
Enrico, che firmava VORREI DARE UN MORSO AL COMMENDATORE, é lo stesso che aveva pubblicato articoli nei numeri precedenti di "Mondo Beat".
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PUNTO PRIMO- PUNTO SECONDO, firmati rosso san gae, furono scritti da Gaetano Sansone.
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(pag. 12 )
Le vignette di Crepax erano 2:1 scomparve tra 2 spie
Mondo Beat n5-pag12. Vignetta di Guido Crepax
 
NOTA FINALE:
Questa vignetta di ultima di copertina é di Guido Crepax.
Le vignette che Guido Crepax aveva dato a Melchiorre Gerbino, perchè le facesse pubblicare in questo ultimo numero di "Mondo Beat" erano 2, questa qui riprodotta e un'altra, che scomparve misteriosamente tra il giornalista Mario Zoppelli, che s'era proposto di portarla, e Gianni De Martino che avrebbe dovuto riceverla.
Avendo schivato una frecciata di Crepax, a "Il Corriere della Sera" avevano creduto di avere chiuso la partita con la Contestazione?!
Di lì a poco, prima gli studenti milanesi di tutti gli istituti e facoltà , poi altri giovani e non giovani di tutte le categorie sociali, incendiati dalle fiamme che s'erano propagate dalla Tendopoli di Mondo Beat, avrebbero manifestato rancore verso "Il Corriere della Sera", la cui sede di Via Solferino avrebbe dovuto essere protetta per anni da militari in armi.
Da una insanabile incrinatura della testata de "Il Corriere della Sera" sarebbe prontamente venuto fuori quel servo zelante del sistema, Indro Montanelli, per andare a fondare a destra "Il Giornale", mentre disaffezione sempre più diffusa tra i lettori progressisti de "Il Corriere della Sera" avrebbe creato le condizioni di mercato per la nascita de "La Repubblica", le cifre delle cui tirature crebbero in maniera esponenziale, tanto che il numero dei lettori della neonata "La Repubblica" superò quello de "Il Corriere della Sera", mentre "Il Corriere d'Informazione" e "La Notte", ormai senza lettori, chiudevano per sempre i battenti. 
Anche questa é memoria che non si può cancellare dalla storia.
In realtà a "Il Corriere della Sera" non avevano capito nè il senso nè la portata della Contestazione e la storia, con la sua puntuale ironia, ci ricorda difatti come le teste di uovo del Gruppo Crespi si chiamassero Zucconi.
Nel fluido panorama della Contestazione, che dall'autunno del '67 dilagò in Italia, e nella primavera del '68 sarebbe dilagata in Francia, ci furono di quelli che capirono che qualcosa di straordinario stava succedendo, ma credettero che la Contestazione fosse acqua passeggera, e che vi si potesse pescare se la si fosse fatta defluire nel qualunquismo, e due di costoro, Mario Capanna e Giacinto Pannella, spostandosi rispettivamente l'uno dai fascisti ai comunisti, l'altro dai monarchici ai radicali, si travestirono, per pescarci, nei panni di "grande timoniere della Contestazione".
Ci furono pure altri che capirono che stava succedendo qualcosa di eccezionale, ma credettero che la Contestazione stesse già volgendo al termine del suo percorso, e la rimossero prontamente tra le storie da archiviare: tra costoro il più rappresentativo, l'agente Umberto Eco, andando a occupare la poltrona di direttore delle "Messaggerie Italiane" dichiarò, con un grande sospiro di sollievo, che (con la scomparsa di "Mondo Beat") la cultura era stata ricondotta nella sua sede naturale e per la circostanza pronunciò l'allocuzione "Elogio dell'eloquenza".
Ci fu pure chi ci fece del business su due piedi con la Contestazione, l'editore Gian Giacomo Feltrinelli, che portòin giro, come fosse stato un orso o una scimmia, il vecchio Herbert Marcuse - "Signore e Signori, ecco a voi il precursore della Contestazione!"- ma, così facendo, Gian Giacomo Feltrinelli si sarebbe messo in rotta di collisione con Fernanda Pivano, che nello stesso periodo andava scrivendo che il precursore della Contestazione era l'architetto Ettore Sottsass, suo marito, (che all'epoca non era ancora scappato con la minorenne).
E ci fu chi ci fece dell'ironia fuori luogo, Federico Fellini in Satyricon -"Risparmiami, o Minotauro, io sono solo un povero studente!"- e da lì una tiritera di scene tutte fuori dal pitale.
E ci fu Dino Risi che ci fece un film da quattro soldi, "Il profeta", con Vittorio Gassman.
E ci fu chi ci fece le grandi scalate nella carta stampata e nella celluloide, Pier Paolo Pasolini, il quale, avendo scritto che preferiva i carabinieri ai beats, si guadagnò la prima pagina de "Il Corriere della Sera" e i soldi per girare il film "Teorema": e a vedere questa insopportabile cazzata che é "Teorema", bisogna convenire che egli tra tutti fu il più sfortunato, perchè quando morì non aveva ancora capito nulla di cos'era successo.
Ci fu pure chi capì cos'era successo, Jean-Paul Sartre, che disse -"Se é successo una volta, perchè non potrebbe succedere ancora?"
 
 
Questa storia é stata ricostruita in Copenhagen nel 1428 dell'Egira.
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