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Monik, musa ispiratrice di Gio Tavaglione - Albert Villi Augerau protagonista della storia della Contestazione
Monique Charvet e Albert Villi Augerau, della gioventù francese di Mondo Beat

Numerosi erano i giovani francesi a Mondo Beat e numerosi quelli italiani che si recavano in Francia con l'autostop. Ciò avrebbe fatto propagare la Contestazione da Milano a Parigi. Gli anarchici della Sacco e Vanzetti, che si erano convertiti alla nonviolenza, avrebbero portato clandestinamente in Francia la dinamite che fin lì avevano tenuta nascosta in Italia e alla periferia di Parigi l'avrebbero fatta esplodere con i grandi boati, innoqui, con cui fu inaugurato il Maggio Francese (come confidato da Giuseppe Pinelli a Melchiorre Gerbino)


"MONDO BEAT N. 5" (settimo della serie e ultimo)
fine luglio 1967 - tiratura copie ignota

Il Movimento Mondo Beat viene disciolto - Quelli che ne hanno fatto la storia

Il 15 giugno 1967, giorno dell'immaginario raduno a Milano di tutti i beats e provos, il Movimento Mondo Beat veniva disciolto da Melchiorre Gerbino alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, stessa taverna dove esattamente otto mesi prima era stato fondato. Ciò avveniva mentre centinaia di agenti di diverse armi erano impegnati nella più vasta operazione militare che si ricordasse a Milano dalla fine della seconda guerra mondiale, l’operazione più buffa che il sistema italiano post-fascista, famoso nel mondo per la sua ridicolaggine, avesse condotto fino ad allora in città. Mentre l’esercito restava allertato nelle caserme, due battaglioni di paracadutisti erano stati dispiegati, uno a piazza del Duomo, l’altro sul terreno dov’era sorta Barbonia City. Le varie stazioni ferroviarie di Milano erano presidiate da militari. Posti di blocco istituiti all’innesto di tutte le strade e autostrade con la rete viaria urbana. Macchine di carabinieri e polizia setacciavano la città a sirene spiegate... ballerini della troupe di Lola Falana, scambiati per capelloni di Mondo Beat, venivano malmenati e trascinati in cella...

Melchiorre Gerbino aveva preso da solo la decisione di disciogliere il Movimento, degli altri due fondatori e responsabili, uno, Umberto Tiboni, essendo in carcere, l’altro, Vittorio Di Russo, da lungo tempo assente dalla scena.
Questa decisione egli aveva già preso il 12 giugno, lo stesso giorno in cui la Tendopoli di Mondo Beat, Nuova Barbonia, era stata distrutta dai militari e la sede di Mondo Beat, la Cava, era stata requisita dai servizi segreti. Allora a Mondo Beat non erano state lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento.
E ancora, nell’ottica di Melchiorre Gerbino il Movimento avrebbe dovuto essere disciolto comunque, perché il suo modello, la Contestazione, era già stato rodato e stava motivando gli studenti delle secondarie. Disciogliere il Movimento nel momento in cui i militari ne distruggevano spettacolarmente le strutture, era il momento ideale, perché a incentivare la Contestazione avrebbero concorso a ottobre, alla riapertura delle scuole, gli studenti milanesi delle secondarie, nei cui istituti la rivista Mondo Beat era radicata. Dopo di che la Contestazione, nelle previsioni di Melchiorre Gerbino, si sarebbe manifestata a livello di massa, e di questo egli era tanto sicuro da averlo dichiarato in un'intervista alla Televione del Canton Ticino qualche giorno dopo la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat.

Quando Melchiorre Gerbino analizza la parte che egli ha avuto nella storia della Contestazione, quello di cui più si compiace è di avere disciolto il Movimento Mondo Beat al momento giusto e di essere egli stesso uscito di scena in quel momento e definitivamente, perché la Contestazione, senza vincoli di sorta, potesse svilupparsi nella creatività e attività di chiunque vi avesse concorso.
Capire la natura di un anarchico, per chi non lo sia forse non è facile. L'anarchico non è possessivo. Vuole essere libero, leggero come un uccello.
Perciò, in quel primo pomeriggio del 15 giugno 1967, Melchiorre Gerbino avrebbe disciolto il Movimento Mondo Beat con un sentimento intimo di sollievo personale.

Lo scioglimento sarebbe avvenuto alla presenza di una mezza dozzina di scrittori e pubblicisti che per la circostanza erano convenuti alla Crota Piemunteisa in compagnia di Valerio Fantinel.
Bisogna fare qui un passo indietro nel tempo, e precisamente a quella metà di ottobre del 1966 quando Mondo Beat era stato fondato, perché in quei giorni Melchiorre Gerbino aveva presentato il suo manoscritto "Gamla Stan" alla libreria centrale della Casa editrice Einaudi, se mai lo avessero voluto leggere e pubblicare. A marzo del 67 era venuto a cercarlo Valerio Fantinel, cui era stato dato da leggere il manoscritto, che avrebbe comunicato a Gerbino che la Casa editrice Giordano era interessata alla pubblicazione, cosa che sarebbe avvenuta ai primi di luglio del 67. Qui, a seguire, una recensione

"Gerbino una vita beat" - Recensione del settimanale Vie Nuove
"Gerbino una vita beat" - Recensione del settimanale Vie Nuove
Gamla Stan - L’underground di Melchiorre Gerbino nella Città Vecchia di Stoccolma

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Valerio Fantinel, che fino a prima della distruzione della Tendopoli se n’era stato discretamente in disparte, subito dopo venne a cercare Gerbino, e gli fu molto assiduo, e quel pomeriggio del 15 giugno avrebbe condotto con sé alla Crota Piemunteisa quei pubblicisti e scrittori suoi amici e si sarebbe messo a disposizione per pubblicare nuovi numeri della rivista Mondo Beat. Ma Melchiorre Gerbino si mostrò contrario all’idea di continuare a pubblicare Mondo Beat, perché, a suo vedere, senza il supporto del Movimento la Rivista sarebbe stata di nessuna valenza e per di più avrebbe dovuto essere distribuita con i canali normali e perciò avrebbe dovuto ricorrere alla pubblicità per sopravvivere. A questo dire, Valerio Fantinel e gli altri presenti alla Crota Piemunteisa convennero che quanto Gerbino asseriva era realistico, ma avrebbero chiesto, all’unanimità e con insistenza, che per lasciare memoria della distruzione di Mondo Beat si pubblicasse un ultimo numero, che l’editore Feltrinelli, in un abboccamento con Melchiorre Gerbino, si era offerto di stampare e distribuire nella catena delle sue librerie. A Melchiorre Gerbino sembrava superfluo pubblicare un ultimo numero a testimonianza della distruzione della Tendopoli di Mondo Beat, perché di ciò scriveva la stampa nazionale e internazionale, e avrebbe acconsentito di mala voglia. E perciò, a volere marcare il suo dissenso, avrebbe dichiarato che non si sarebbe preso egli stesso cura dell’ideazione e preparazione di questo ultimo numero, cosa che invece aveva fatto per tutti i numeri precedenti. Dovendo decidere a chi affidarne la preparazione, poiché Valerio Fantinel e gli altri pubblicisti erano persone completamente estranee alla storia di Mondo Beat, l’unico cui avrebbe potuto era Gianni De Martino, che era l'unico dei giovani che avevano frequentato la Tendopoli ad essere arrivato alla Crota Piemunteisa al momento dello scioglimento del Movimento, gli altri essendo dispersi o incarcerati. Né che Gianni De Martino fosse stato l'unico ad arrivare alla Crota Piemunteisa avrebbe insospettito Melchiorre Gerbino, perché costui non vestiva come un beat o un provo, che la polizia in quei giorni avrebbe immediatamente arrestato, lo avesse visto per le strade della città... Gianni De Martino nel tempo si sarebbe rivelato il personaggio più losco tra quanti della storia di Mondo Beat, ma la sua condotta non avrebbe impedito o condizionato in alcunché il corso degli eventi della Contestazione, e perciò, nella ricostruzione di questa storia di Mondo Beat, ci limiteremo a trattare del suo coinvolgimento nella pubblicazione di questo ultimo numero della rivista. Ma, per fare intendere chi sia costui, che allora si professava un beat, e che tutt'oggi si professa tale, e addirittura si autodefinisce "l'ultimo beat", e non manca mai di presentarsi in eventi pubblici in tale veste, riprodurremo un paio di cose che egli stesso ha pubblicato.
C'è un lato patetico nella condizione di omosessuale cattolico di Gianni De Martino, un tratto di malsania che gli fa avere visioni di Gesù gay, tanto che egli non ha avuto remore a pubblicare un trattato, "L'Uomo che Gesù amava", dove ha descritto di Gesù e del maschio con cui s'intratteneva, raffigurandoli, l'uno e l'altro, in copertina del detto trattato e in una postura che lascia suggerire di come uno dei due si apprestasse a praticare la fellatio all'altro, e ciò nel momento supremo dell'Ultima Cena
Qui, una recensione de "L'Uomo che Gesù amava" scritta dallo stesso Gianni De Martino

L'Uomo che Gesù amava
Gianni De Martino avendo avuto visioni di come Gesù s'intrattenesse con un maschio
Gianni De Martino avendo avuto visioni di come Gesù s'intrattenesse con un maschio

Questa attitudine morbida di Gianni De Martino, che potrebbe indurre a indulgenza nei suoi riguardi, perché attitudine patologica, si innerva però in un'altra sua attitudine, quella di agente di collegamento tra il Vaticano e il Mossad. Tanto che il Vaticano, non solo non ha messo all'indice il trattato "L'Uomo che Gesù amava", ma anzi ha concesso a Gianni De Martino un viaggio-premio in Terra Santa. E così Gianni De Martino sarebbe andato a adorare Gesù al Santo Sepolcro, e, a che c'era, a adorare il generale israeliano Avigdor Kahalani, sulle Alture del Golan, che quel generale aveva sottratte alla Siria e teneva occupate. E mi sembra che tanto sia sufficiente per fare intendere bene chi sia il beat Gianni De Martino

Gianni De Martino agente di collegamento tra il Vaticano e il Mossad
Gianni De Martino al Santo Sepolcro. Gianni De Martino incontra il generale israeliano Avigdor Kahalani sulle Alture del Golan il 10.11.2003
Gianni De Martino al Santo Sepolcro. Gianni De Martino incontra il generale israeliano Avigdor Kahalani sulle Alture del Golan il 10.11.2003
  dal sito ufficiale di Gianni De Martino.

Dell'altro protagonista della pubblicazione di questo ultimo numero della rivista Mondo Beat, l'editore Giangiacomo Feltrinelli, e del rapporto di questi con Melchiorre Gerbino, qui viene pubblicata una scheda

Del rapporto di Melchiorre Gerbino con Giangiacomo Feltrinelli
Giangiacomo Feltrinelli e Herbert Marcuse facendo business con la Contestazione
Giangiacomo Feltrinelli e Herbert Marcuse facendo business con la Contestazione

Melchiorre Gerbino non ebbe benefici economici a fare pubblicare questo ultimo numero della rivista Mondo Beat dalla Casa editrice Feltrinelli, perché Feltrinelli l'avrebbe fatto a suo esclusivo beneficio. Melchiorre Gerbino acconsentì a dare vita a questo ultimo numero per non mostrarsi scortese verso Valerio Fantinel e gli altri di lui amici scrittori e pubblicisti, che avevano fatto pressioni per potere pubblicare i loro articoli in quella rivista storica che era Mondo Beat.
Se Melchiorre Gerbino avesse avuto sospetti di sorta su Gianni De Martino e/o su Giangiacomo Feltrinelli, invece di acconsentire alla pubblicazione di questo ultimo numero e di disinteressarsene, avrebbe chiuso bruscamente lì con la rivista Mondo Beat, cosa che avrebbe potuto ben fare, perché ai sensi di legge ne era proprietario e direttore responsabile.
Come asserisce Cicerone, più nobile è un uomo e meno sospetta magagne in altri. E a quei tempi Melchiorre Gerbino era nobilissimo, tanto da essere stato in grado di dirigere il Movimento Mondo Beat.

E così il 15 giugno Gianni De Martino sarebbe stato incaricato da Melchiorre Gerbino di redigere questo ultimo numero di Mondo Beat e il 16 sarebbe stato presentato a Giangiacomo Feltrinelli, che gli avrebbe messo prontamente a disposizione una tipografia. Ci si sarebbe perciò aspettati di vedere apparire questo numero tra il 25 e il 30 giugno: sarebbe apparso a fine luglio, quando la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat non era più di attualità.
La veste editoriale di questo numero, concepita da Gianni De Martino, sarebbe stata così lugubre che lo stesso gesuita Bartolomeo Sorge, direttore di Civiltà Cattolica, l’avrebbe concepita più vivace (Non per nulla Gianni De Martino da Dante Palla era stato soprannominato Gianni De Pincopallino!). Le 12 pagine, di cui questo numero fu composto, avrebbero avuto formato doppio delle pagine dei 6 precedenti numeri di Mondo Beat, e ciò non a causa della quantità degli articoli o della loro lunghezza, ma perché Gianni De Pincopallino seguiva mode, invece di crearle. Ciò a discapito della qualità della carta, così schifosa che si spappolava al solo guardarla e con l’inchiostro che ne penetrava i fogli da una pagina all’altra: a causa di ciò questo sarebbe stato il solo numero, dei 7 della rivista Mondo Beat, di cui non si sarebbe potuto fare copia anastatica di tutte le pagine, per pubblicarle in questa edizione, ma di quasi tutte si sarebbe dovuta ricostruire una parte.
Infine, andando al sodo, gli articoli pubblicati in questo numero furono scritti da elementi estranei al Movimento, che si sarebbero profusi a più non posso in piagnistei e proteste a causa della distruzione delle strutture di Mondo Beat. Nessuno di loro avrebbe avuto sentore dell’imminente dilagare della Contestazione.

Nota:
Non si sa quante copie siano state stampate di questo numero. Certamente migliaia, che furono distribuite nella rete di librerie della Casa editrice Feltrinelli. Giangiacomo Feltrinelli ne fece pervenire 200 in omaggio a Melchiorre Gerbino, che le passò ad Antonio Di Spagna Papà perché le desse via gratis.


Mondo Beat n. 5 (settimo della serie e ultimo)
di fine luglio 1967 – tiratura copie ignota



Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 1
LO SCIOPERO È RIUSCITO, di Giangiacomo Feltrinelli, che si firmava con il pseudonimo Gigi Effe
LO SCIOPERO È RIUSCITO, di Giangiacomo Feltrinelli, che si firmava con il pseudonimo Gigi Effe.
MILANO IN STATO D’ASSEDIO di Gianni de Pincopallino.

Con LO SCIOPERO È RIUSCITO Giangiacomo Feltrinelli si sforzava di mettere la camicia marxista al capellone di Mondo Beat (mentre intanto lavorava per il Mossad). Ma l’articolo è di rilevanza storica perché Feltrinelli vi fa testimonianza spontanea e sincera di come furono i giovani di Mondo Beat ad accorrere a Firenze, subito dopo l’alluvione, a prodigarsi nel fango (non pagati) al recupero di testi e di opere del patrimonio culturale dell’umanità.

Stralcio dall’articolo di Giangiacomo Feltrinelli
Giangiacomo Feltrinelli fa testimonianza di come furono i giovani di Mondo Beat ad accorrere in soccorso di Firenze dopo l’alluvione del novembre 1966
Giangiacomo Feltrinelli fa testimonianza di come furono i giovani di Mondo Beat ad accorrere in soccorso di Firenze dopo l’alluvione del novembre 1966.

E come ho già scritto, fu proprio alla vista di questi angeli del fango, le cui foto apparvero nei giornali italiani e d’Oltralpe, che altri giovani sarebbero accorsi tempestivamente a Firenze da tutta Italia e da più parti d’Europa, e vi sarebbero accorsi pure statunitensi, canadesi, australiani, che stavano visitando il Vecchio Continente, e nel fango di Firenze il Movimento Mondo Beat sarebbe diventato quel Movimento di Cittadini del Mondo di cui ha lasciato indelebile memoria, perché non pochi di quei giovani stranieri sarebbero poi venuti alla Cava e alla Tendopoli e tornando nei loro paesi ne avrebbero parlato ad altri giovani, che vi sarebbero pure arrivati. Ecco perché nei ritagli dei giornali, pubblicati per ricostruire questa storia, si legge continuamente: "...Rimpatriati dalla Questura due tedeschi... Foglio di via a una francese... Un inglese messo a disposizione dell’Ufficio minorenni...".
Mistificatori da quattro soldi, al soldo del Vaticano, hanno scritto che il Movimento nacque in Italia per l’influenza che vi esercitarono i capelloni stranieri che oziavano nelle scalinate di Trinità dei Monti a Roma. Se così fosse stato, il Movimento non si sarebbe manifestato a Milano ma a Roma.
Magari si fosse manifestato a Roma! Dove avremmo avuto il Portone di San Pietro a un tiro di cerbottana!
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Nella stessa pag.1, MILANO IN STATO D’ASSEDIO, di Gianni De Pincopallino, che non perse l’occasione per fare stampare una croce nella prima pagina di questo ultimo numero di Mondo Beat.
Il giorno in cui la Contestazione avrà occupato le strutture del Vaticano, sia resa giustizia all’onore della rivista Mondo Beat e a quella di Melchiorre Paolo Gerbino suo direttore: nella Cappella Sistina sia data una mano di fresco su quella cacata di Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti e vi sia proiettato Gola Profonda con Linda Lovelace.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 2
MILANO IN STATO D’ASSEDIO di Gianni De Pincopallino. Le lungaggini di un cafone untuoso e melenso
MILANO IN STATO D’ASSEDIO di Gianni De Pincopallino. Le lungaggini di un cafone untuoso e melenso (continua!)
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 3
Il cafone pubblicava una foto di Melchiorre Gerbino senza didascalia
Con "MILANO IN STATO D’ASSEDIO" si ha la misura della pochezza intellettuale di Gianni De Pincopallino. Egli avrebbe occupato due pagine e mezza di questo ultimo numero, il cuore, con un articolo di frasi fatte e slogan abusati e, per assemblarli, ci avrebbe messo un mese e mezzo di tempo. Se frasi fatte e slogan abusati fossero stati scritti su cartoncini e dati a uno scimpanzé per assemblarli, si sarebbe ottenuto lo stesso "articolo di fondo" in pochi secondi.

È interessante notare come nei 3 scritti che aveva pubblicato nel precedente numero di Mondo Beat, Gianni De Martino s’era firmato due volte OM e una A.OM, mentre in questo numero si firmava Gianni Ohm. Qualcuno potrebbe sospettare che ciò fu dovuto a una qualche sua presumibile attività di spia. No. Con OM e A.OM egli era andato per tentativi, poi, capite le sue intenzioni, qualcuno gli avrebbe spiegato che in italiano la sillaba sacra dell’Induismo si scrive Ohm. E se ora qualcuno, sorpreso, si chiedesse - "Ma perché aveva la pretesa di firmarsi con la sillaba sacra dell’Induismo?!... la risposta è che di questa sorta sono le così dette pretese del cafone.

Infine, in questa stessa pagina, il cafone pubblicava una foto di Melchiorre Gerbino senza didascalia.

Nota bene: il termine "cafone" viene attribuito a Giovanni De Martino, sedicente Gianni De Martino, a Mondo Beat detto Gianni De Pincopallino, nato a Angri (Salerno) il 9 febbraio 1947, non con intento offensivo, ma a specificare l'area da cui proviene, dove etimologicamente il termine "cafone" veniva attribuito al contadino, al bracciante agricolo... insomma, al soggetto villico.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 4
Articoli di scrittori che lavoravano nelle maggiori case editrici italiane
L’ITALIA S’È DESTA - 3 PROPOSTE (continua alla pag.6)

Giuseppe Scalpo, che firmava L’ITALIA S’È DESTA, era lo pseudonimo di un pubblicista amico di Valerio Fantinel.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 5
Giangiacomo Feltrinelli e intellettuali che solidarizzavano con Mondo Beat
Giangiacomo Feltrinelli e intellettuali che solidarizzavano con Mondo Beat.
Questa pagina testimoniava dell’impegno di Giangiacomo Feltrinelli che promuoveva solidarietà di intellettuali e scrittori, più o meno sincera. Feltrinelli avrebbe organizzato pure a Sesto San Giovanni una manifestazione pubblica di sostegno a Mondo Beat.
Melchiorre Gerbino, pur non potendosi sottrarre a queste iniziative, vi si sarebbe estraniato per il possibile, perché non ne vedeva l’utilità.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 6
Valerio Fantinel lavorava alla Casa editrice Mondadori
FOGLIO DI VIA ALLA COSTITUZIONE - I SUPERUOMINI - 3 PROPOSTE PER LA SOLUZIONE FINALE DEI BEATS

Federico, che firmava FOGLIO DI VIA ALLA COSTITUZIONE, era un altro dei pubblicisti, amici di Valerio Fantinel, che diedero vita a questo ultimo numero della rivista.

I SUPERUOMINI, firmato rosso san gae fu scritto da Gaetano Sansone, che allora dirigeva assieme a suo padre la Casa editrice Giordano, con la quale Melchiorre Gerbino aveva pubblicato "Gamla Stan".

3 PROPOSTE PER LA SOLUZIONE FINALE DEI BEATS, firmato Valerius, che proviene dalla pag.4 e termina in questa, fu scritto da Valerio Fantinel.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 7
L'operazione più intelligente di Melchiorre Gerbino quale direttore della rivista Mondo Beat fu di terminarne le pubblicazioni
LA "RESISTENZA" ALLA DEMOCRAZIA non si sa da chi sia stato scritto, mancando il pseudonimo in calce all’articolo.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 8
BALLATA SPONTANEA DELLA CONDIZIONE DI LIBERTÀ, di Livio (Cafici) quello del canelupo
I NIPOTINI DI JOHNSON - BALLATA SPONTANEA DELLA CONDIZIONE DI LIBERTÀ

I NIPOTINI DI JOHNSON, firmato "I nipotini del Vietnam", fu scritto da uno dei pubblicisti amici di Valerio Fantinel, nessuno dei quali si firmò col suo nome e cognome, dato che lavoravano tutti in case editrici e il farlo sarebbe stato incompatibile coi loro contratti.

BALLATA SPONTANEA DELLA CONDIZIONE DI LIBERTÀ, di Livio (Cafici) quello del canelupo.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 9
Andrea Valcarenghi, il figlio di papà che giocava a fare il rivoluzionario e che sarebbe finito in balia di servezi segreti italiani e di santoni indù
ICH BIN OBIETTORE DI COSCIENZA - I, II, III

ICH BIN OBIETTORE DI COSCIENZA di Andrea Valcarenghi.
Due settimane dopo ch'era stato arrestato ed era stato messo sotto torchio in un carcere militare, Andrea Valcarenghi si sarebbe arreso ai servizi segreti e avrebbe indossato la divisa. Dai servizi segreti messo in ginocchio e sotto dettatura, Andrea Valcarenghi avrebbe pubblicato "Underground: a pugno chiuso!" (Arcana Editrice, 1973) libro con cui avrebbe stravolto e banalizzato la storia del Movimento Mondo Beat. Di questo cretino Andrea Valcarenghi diremo di più a seguire.

Nico, che alla stessa pag.9 firma la poesia I II III, è Nicolò Ferjancic.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 10
COMUNICAZIONE AGLI ABBONATI, la cafonata finale di Gianni De Pincopallino nella rivista Mondo Beat
LA GAIA SCIENZA - LA PAURA DI TRASGREDIRE - COMUNICAZIONE AGLI ABBONATI

LA GAIA SCIENZA di Nicolò Feriancic.

LA PAURA DI TRASGREDIRE di Livio Cafici (quello del canelupo), articolo che può fare capire, a chi riesca a leggerlo, quale sopportazione da santo ebbe Melchiorre Gerbino a Mondo Beat.

COMUNICAZIONE AGLI ABBONATI è la cafonata finale di Gianni De Martino nella rivista Mondo Beat, che non ebbe mai né consigli di amministrazione né abbonati: figurarsi che all’uscita di ogni numero della Rivista, Pier Paolo Pasolini mandava da Firenze un ragazzo con l’autostop a comprarne due copie, e che alcune librerie di Milano, che volevano essere fornite dei numeri di Mondo Beat, ne compravano le copie dai ragazzi che le vendevano per strada.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 11
Nessuno, di quelli che scrissero in questo ultimo numero di Mondo Beat, ebbe sentore dell'imminente dilagare della Contestazione
VORREI DARE UN MORSO AL COMMENDATORE - PUNTO PRIMO, PUNTO SECONDO

L’Enrico, che firmava VORREI DARE UN MORSO AL COMMENDATORE, è lo stesso che aveva pubblicato articoli nei numeri precedenti di Mondo Beat. Il "Costanzo" che cita in questo articolo è Maurizio Costanzo, che a quei tempi soleva venire da Roma a Milano per una qualche sua collaborazione giornalistica. Lo stesso Enrico, come ho già scritto, molto probabilmente era un redattore del Corriere della Sera, che nelle pagine di Mondo Beat scriveva quello che non avrebbe potuto scrivere nel quotidiano per cui lavorava.

PUNTO PRIMO, PUNTO SECONDO, firmati rosso san gae, furono scritti da Gaetano Sansone.
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Mondo Beat N.5 (settimo della serie) pag. 12
Guido Crepax ironizzava su quanto il Corriere della Sera aveva scritto sui beats
VIGNETTA di Guido Crepax

Le vignette che Guido Crepax aveva dato a Melchiorre Gerbino, perché le facesse pubblicare, erano due, questa qui riprodotta e un’altra, che scomparve misteriosamente, quando il giornalista Mario Zoppelli, che s’era vivamente proposto di portarla alla tipografia dove si preparava questo numero, la portò invece al Corriere della Sera (avendo schivato una frecciata di Guido Crepax, al Corriere della Sera avevano creduto di avere chiuso la partita con la Contestazione?!)

Strascichi conseguenti la pubblicazione di questo ultimo numero della rivista Mondo Beat

Andrea Valcarenghi, figlio di papà di scarsa intelligenza e di carattere malfermo (un cretino, come si suol dire di questo genere di figli di papà) si era prefisso di fare l'obiezione di coscienza al servizio militare, che negli anni 60 era obbligatorio, e aveva sollevato il più grande clamore possibile prima d'intraprendere questa sua azione, ma, due settimane dopo ch'era stato arrestato ed era stato messo sotto torchio in un carcere militare, si sarebbe arreso ai servizi segreti e avrebbe indossato la divisa.

Dai servizi segreti messo in ginocchio e sotto dettatura, Andrea Valcarenghi avrebbe pubblicato "Underground: a pugno chiuso!" (Arcana Editrice, 1973) libro con cui avrebbe stravolto e banalizzato la storia del Movimento Mondo Beat, di cui egli era stato un personaggio minore. In "Underground: a pugno chiuso!" Valcarenghi avrebbe asserito che il Movimento Mondo Beat aveva conosciuto spaccature e declino a causa del suo leader, Melchiorre Gerbino, che aveva venduto la testata della rivista "Mondo Beat" all'editore Giangiacomo Feltrinelli ed era scappato coi soldi.
"Underground: a pugno chiuso!" sarebbe stato pubblicizzato fino al parossismo, poco mancò che non fosse inserito tra i testi della scuola d'obbligo.

Parecchi anni dopo i tempi di Mondo Beat, dopo che ebbe fatti 2 giri del mondo seguendo 2 diverse traiettorie, Melchiorre Gerbino, essendosi ricordato che aveva fatto pure 2 passi nella Storia quale leader della Contestazione (che intanto aveva fatto più giri del mondo di quanti non ne avesse fatti lui) si decise di stare un po' di più seduto a tavolino, per pubblicare una prima stesura della storia del Movimento Mondo Beat, cosa che fece in Internet (2006/7) e ciò facendo avrebbe pubblicato copia dell'atto di vendita della testata "Mondo Beat", per smentire il cretino maligno Andrea Valcarenghi ("Underground: a pugno chiuso!"), il fascista rognoso Tito Livio Ricci ("Urlo Beat", "Grido Beat", "Urlo e Grido Beat") e quant'altri avevano asserito che la testata "Mondo Beat" era stata venduta, o in qualche modo ceduta, all'editore Giangiacomo Feltrinelli.
Della testata della rivista "Mondo Beat" era avvenuto che Calatafimi ne aveva difeso l'onore e ne aveva affermato la gloria (vedi questi corsi e ricorsi della Storia con Calatafimi!). E difatti a ottobre di quell'anno 1967, Giuseppe Simone, commerciante di vini in Milano, che era stato compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, avendo intuito come  questi fosse a corto di soldi per potere tornare ai suoi viaggi, lo avrebbe fatto contattare da un compaesano e amico d’infanzia comune, Giuseppe Bica, insegnante in Milano, perché, tramite questi, gli vendesse la testata della rivista "Mondo Beat". Melchiorre Gerbino, che non aveva voluto venderla a un partito politico disposto a strapagarla, assentì a venderla al suo amico di Calatafimi, e allora Giuseppe Bica contattò un altro compaesano e amico d’infanzia comune, Salvatore Scandariato, che esercitava l’avvocatura a Milano, perché segnalasse un notaio e assistesse all’atto di compravendita.

Come 4 amici di Calatafimi salvarono l'onore della rivista Mondo Beat e ne affermarono la gloria

Come 4 amici di Calatafimi salvarono l'onore della rivista Mondo Beat e ne affermarono la gloria
Atto notarile della compravendita della testata "Mondo Beat"

Giuseppe Simone, il compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, che comprò la testata della rivista Mondo Beat
Giuseppe Simone

Giuseppe Simone, il compagno di banco di Melchiorre Gerbino alle scuole medie di Calatafimi, che comprò la testata e conservò i numeri della rivista Mondo Beat, che restituì a Melchiorre Gerbino, trent’anni dopo, in perfette condizioni.

Come si può leggere all'inizio dell'atto notarile sopra riprodotto, la testata "Mondo Beat" fu venduta il 17 ottobre 1967, mentre la stampa dell'ultimo numero della rivista Mondo Beat era avvenuta, in una tipografia dell'editore Giangiacomo Feltrinelli, a fine luglio 1967, cioè all'incirca tre mesi prima della vendita della testata.
Tanto basti a dimostrare inconfutabilmente come Melchiorre Gerbino con Giangiacomo Feltrinelli non sia sceso in alcun modo a compromessi con la rivista Mondo Beat, che, se l'avesse fatto, non avrebbe poi potuto venderne la testata.
Figurarsi poi se l'editore Giangiacomo Feltrinelli se ne sarebbe restato con le mani in mano, se le mani avesse potuto mettere sull'allora famosissima rivista Mondo Beat! Certamente l'avrebbe edita e canalizzata a livello tricontinentale, grande specialista quale era nel riscuotere successi editoriali internazionali.

Dall'Olimpo, Melchiorre Gerbino scaglia cactus falloformi contro quanti lo diffamino, che centrandoli nello sfintere anale li facciano contorcere e affogare nella melma della Storia.

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E così, tornando alla storia di Mondo Beat, e per concludere, in quella metà di giugno del 1967, quando il Movimento Mondo Beat fu disciolto, Melchiorre Gerbino si venne a trovare in possesso di Lire 60.000 (sessantamila) della cassa della rivista Mondo Beat. Questa somma di denaro corrispondeva all'incirca allo stipendio mensile di un impiegato delle Poste. Melchiorre Gerbino decise di liquidare quel denaro in un ristorante vicino alla Cava e decise che questa operazione si avesse a protrarre tanto quanto quella militare ch'era in corso a Milano. E perciò a tarda sera, quando i militari godevano di meritato riposo dopo una giornata affannosa di ricerche di tutti i beats e provos d'Italia e d'Europa, Melchiorre Gerbino si riuniva in quel ristorante con una mezza dozzina di beats e provos, per brindare alla memoria di Mondo Beat e alla salute della Contestazione.

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Franco Sapi e il suo giovanissimo figlio Ezio, che seguirono tutto il percorso del Movimento Mondo Beat fissandone gli eventi con le loro foto.

Franco Sapi con Antonio Di Spagna e Chiara Tulli. Franco Sapi con Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger
Franco Sapi con Antonio Di Spagna e Chiara Tulli. Franco Sapi con Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger
Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger lasciano Milano

A fine ottobre del 1967, quando la Contestazione già dilagava tra gli studenti delle secondarie, Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger lasciavano Milano. Melchiorre Gerbino era già stato 5 anni on the road, prima della fondazione del Movimento Mondo Beat, e dopo lo scioglimento del Movimento sarebbe tornato on the road, e per il resto della sua vita. Pur viaggiando intorno al mondo, e non poche volte costretto a fuggirci, egli avrebbe sentito il dovere di ricostruire la storia del Movimento Mondo Beat, per tramandarla veritieramente, e dal 2006 in poi vi si sarebbe dedicato.

Intanto, nel fluido panorama della Contestazione, che Melchiorre Gerbino si sarebbe lasciato alle spalle, ci sarebbero stati di quelli che si sarebbero adoperati per fare defluire la Contestazione nel qualunquismo e pescarci. In Italia due di costoro, fin lì sconosciuti, Mario Capanna e Giacinto (Marco) Pannella, essendosi spostati rispettivamente l’uno dai fascisti del FUAN di Perugia ai comunisti, l’altro dai monarchici romani ai radicali, avrebbero fatto defluire rigagnoli di Contestazione e ci avrebbero pescato, Mario Capanna supportato dai media sovietici, Giacinto Pannella dai media sionisti.

Il fascista Mario Capanna al soldo dei bolscevichi   
Il fascista Mario Capanna                                                                                                  Il losco Marco Pannella


Altri, che non avevano caratteristiche di capopopolo come Capanna e Pannella, ma piuttosto di agenti segreti dotati di accendini taser e simili, e perciò tenuti in auge dal sistema quali intellettuali di grande valenza, si sarebbero sentiti così infastiditi dalla Contestazione che non avrebbero visto l’ora che fosse passata, e l'avrebbero esorcizzata, rimuovendola tra le storie da archiviare. Il più rappresentativo di costoro, l’agente Umberto Eco, avrebbe rassicurato l’establishment dichiarando che con la scomparsa di Mondo Beat la cultura era tornata nella sua sede naturale e per la circostanza avrebbe pronunciato l’allocuzione "Elogio dell’Eloquenza" in un teatro di Milano.

Ma c’era pure gente più lucida di Umberto Eco, che capiva che la Contestazione non era finita e ci avrebbe fatto del business: come s'è già detto, l’editore Giangiacomo Feltrinelli, che avrebbe portato in giro un altro ebreo, anche se un po' rimbambito -"Signore e Signori, ecco a voi il teorico della Contestazione, Herbert Marcuse!"

E ci sarebbe stato Federico Fellini che nel film Satyricon avrebbe fatto ironia fuori luogo sulla Contestazione... "Risparmiami, o Minotauro, io sono solo un povero studente!"- e da lì una tiritera di scene tutte fuori dal pitale.

E ci fu Dino Risi che ci fece un film veramente cretino, "Il Profeta", con Vittorio Gassman che interpretava il furbastro Melchiorre Gerbino che, per pararsi il culo, nel 1968 apriva un ristorante (!).

E ci sarebbe stato pure chi, mettendosi platealmente contro la Contestazione, avrebbe fatto le grandi scalate nella carta stampata e nella celluloide, ma costui infine sarebbe stato il più sfortunato di tutti, perché sarebbe morto quando non aveva ancora capito nulla di cos’era successo: Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini, un venduto, un idiota
Melchiorre Gerbino in memoria di Pier Paolo Pasolini

Ma ci sarebbe stato pure chi avrebbe capito cos’era successo con la Contestazione, un maestro di Melchiorre Gerbino, Jean-Paul Sartre, che dopo il Maggio Francese ebbe a dire -"Se è successo una volta, perché non potrebbe succedere ancora?"
E difatti sta succedendo spesso e un po' ovunque, anche nei luoghi più imprevedibili, attualmente nelle società islamiche. Ovviamente gli schiavisti e gl'imperialisti possono reprimere violentemente le manifestazioni contestatarie, che sono manifestazioni nonviolente, come fecero allora con Mondo Beat e come stanno facendo ora nelle società islamiche, ma ciò fa dilagare ancor di più la Contestazione e accelera i tempi della Prima Rivoluzione Mondiale, quella che stiamo vivendo.


Quelli che hanno fatto la storia del Movimento Mondo Beat

 Chi non conosce la storia di Mondo Beat non conosce una parte della sua stessa storia    I modelli della Contestazione sarebbero diventati una costante negli sviluppi del Villaggio Globale


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