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Retroscena della Storia di Mondo Beat
Sciacalli sionisti aspettando Godot
Sionisti che si ingerirono nelle vicende della Contestazione

 Melchiorre 'Paolo' Gerbino, direttore della rivista Mondo Beat - leader storico della Contestazione
di Melchiorre Paolo Gerbino
direttore della rivista Mondo Beat
e leader storico della Contestazione


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Sionisti che si ingerirono nelle vicende della Contestazione
Allen Ginsberg, Herbert Marcuse, Giangiacomo Feltrinelli, Daniel Cohn-Bendit

I sionisti non avrebbero gran potere se la Chiesa Cattolica, le Chiese Luterane, le Chiese Ortodosse, il potere non glielo avessero accordato trasversalmente. Questo, tutte le Chiese Cristiane han fatto e fanno, perché altrimenti non saprebbero come vincolare la gente all'obsoleto gioco sadomaso del Messia degli Ebrei inchiodato alla Croce dell'Impero Romano. La migliore strategia, perché la gente non si allontani dalla Croce, consiste nell'infiacchirla fino a renderla esausta, e perciò la gente viene lasciata in balia dei sionisti.
Come prova che ai sionisti il potere discenda dalle Chiese Cristiane, c'è l'evidenza che dove le Chiese Cristiane non hanno potere, non ne hanno nemmeno i sionisti (Giappone, Cina, società islamiche).
A loro volta i sionisti sono disponibili a dare supporto, diciamo al Vaticano, se il Vaticano ne ha bisogno per imbastire operazioni sporche, e questo è avvenuto con la Contestazione.
La Contestazione, scoppiata a livello di massa nelle scuole milanesi nell'ottobre del '67 e subito propagatasi in Italia tra la gente comune, aveva messo il Vaticano in grave crisi.
Quando, dopo essersi propagata in Italia, la Contestazione raggiunse Parigi nel maggio del '68, per il Vaticano fu di gran sollievo che i sionisti la sfruttassero coi media che controllavano. I sionisti, difatti, con una frastornante campagna mediatica avrebbero sbandierato ai 4 venti Herbert Marcuse quale teorico, e Daniel Cohn-Bendit quale eroe, della Contestazione. Per il Vaticano questa fu una benedizione, perché in Italia la gente sarebbe rimasta alquanto disorientata da questa frastornante campagna sionista e la morsa della Contestazione intorno a San Pietro si sarebbe alquanto allentata.
Per altro verso, per il Vaticano fu altresì una benedizione che Herbert Marcuse e Daniel Cohn-Bendit fossero ebrei, perché ciò avrebbe alienato la simpatia di molte persone per la Contestazione, molte persone diffidando degli ebrei, e a molte persone gli ebrei stando sulle palle (che, non è vero forse?!). E, dulcis in fundo, il Vaticano avrebbe potuto imbastire, in combutta coi sionisti, una campagna mediatica su "il 68", per mistificare la storia della Contestazione e far credere alle generazioni italiane, posteriori a quella degli anni 60, che la Contestazione è legata alla storia della Francia, e quindi fu alquanto estranea alla realtà italiana degli anni 60, perché allora in Italia c'era molta moda importata dall'America. E questa fuorviante campagna mediatica su "il 68" dura frastornante a tutt'oggi.
Dirò ora dei sionisti che hanno sfruttato gli eventi della Contestazione a loro vantaggio e di riflesso si sono prestati al gioco del Vaticano. Costoro non sono stati emanazione di una "intelligentsia ebraica", ma sono state creature generate dai media gestiti dagli usurai sionisti, quegli usurai in balia dei quali le Chiese Cristiane lasciano la gente per impedire che si allontani dalla Croce.
Prima di parlare di costoro, voglio citare Bertrand Russell : I say quite deliberately that the Christian Religion, as organized in its Churches, has been and still is the principal enemy of moral progress in the world

E veniamo ai 4 di cui alla foto.

Allen Ginsberg

Che Allen Ginsberg fosse sionista é evidente, se é vero che, indirizzandosi idealmente a Carl Solomon, scrive nell’ "Urlo" ("Howl") " ... I'm with you in Rockland where you accuse your doctors of insanity and plot the Hebrew socialist revolution against the fascist national Golgotha...".
Ora, "ordire la rivoluzione socialista ebraica contro il nazifascista Golgota", non é altro che destabilizzare il mondo occidentale con i media e con la finanza, che i sionisti gestiscono, e con le guerre, che i sionisti provocano: il tutto nell'intento di rendere la gente disperata e farle accettare qualsiasi cosa possa procurare tranquillità, cioè una dominazione sionista, come chiaramente descritto ne "I Protocolli dei Savi di Sion". Che "I Protocolli dei Savi di Sion" siano autentici o un falso, non fa differenza, perché quello che vi è scritto è realistico e attuale.
E venendo al concreto, mentre a Mondo Beat noi stavamo lottando per l'affermazione dei diritti civili in Italia e ai giovani di Mondo Beat la polizia rompeva le costole a calci, Allen Ginsberg veniva in Italia a ricevere un premio, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, con una copertura mediatica internazionale come la rete sionista sa bene orchestrare. Forte di tanta immagine, egli a sua volta ne profondeva a Fernanda Pivano, affidando a lei la traduzione e l'introduzione del suo "Urlo", creando assieme a lei la rivista "Pianeta Fresco", partecipando assieme a lei a eventi culturali.
La carismatica immagine a Fernanda Pivano sarebbe servita per screditare i protagonisti di Mondo Beat (che facevano sottocultura, lei asseriva) e sarebbe servita a lei per calamitare provinciali italiani, che avrebbe sfruttato economicamente e che, con menate di Beat Generation, avrebbe reso ancor più confusi di quanto già non fossero, perché non avessero a partecipare a una rivoluzione vera, quella promossa da Mondo Beat con la Contestazione. Fernanda Pivano, dopo i tempi di Mondo Beat, per banalizzarne e stravolgerne la storia si sarebbe spinta fino al punto di ricorrere a fotomontaggi. Nel un suo libro "C'era una volta un Beat" avrebbe pubblicato un fotomontaggio con cui si documentava la presenza di Vittorio Di Russo e di Paolo Gerbino in una riunione mai esistita.

Fernanda Pivano, agente della CIA e spia della Questura di Milano. Nella realtà, che genere di sodalizio 
c'è stato tra Fernanda Pivano e Allen Ginsberg?
Fernanda Pivano, "C'era una volta un Beat", Arcana Edizioni, 1988, pag.97

Nel fotomontaggio qui riprodotto, peraltro così mal fatto che pure uno scemo si può rendere conto di come sia un fotomontaggio, le immagini di Vittorio Di Russo e di Melchiorre Paolo Gerbino venivano inserite tra quelle di gente a loro sconosciuta. Il Primo Novembre 1966, Fernanda Pivano, Gianni Milano, Vittorio Di Russo, Melchiorre Gerbino, erano stati a Verona non da questo Giorgio Bertani, che Melchiorre Gerbino non ha mai incontrato, ma ospiti dell'avvocato Donà, in una villa sulle colline dell'Oltreadige, e peraltro allora Vittorio Di Russo avrebbe avuto un raptus etilico, come si può verificare dai registri dell'Ospedale di Verona, dove Melchiorre Gerbino lo avrebbe accompagnato.
Con questo fotomontaggio Fernanda Pivano avrebbe evidenziato come lei sia stata un'agente della CIA, che in tempi posteriori alla pubblicazione di "C'era una volta un Beat" avrebbe reso noto come il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unione Proletaria), cui Fernanda Pivano si riferiva nella didascalia del fotomontaggio, fosse stato da essa Agenzia promosso e gestito allo scopo di sfaldare l'unione tra i partiti PSI (Partito Socialista Italiano) e PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) allora facenti parte di una coalizione governativa. E dunque con questo fotomontaggio Fernanda Pivano s'era riproposta un doppio scopo: mostrare come Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino fossero stati "comunisti" e fare intendere ai provinciali italiani come dunque fosse "azione di rottura" votare alle elezioni per il PSIUP (per consegnare così i loro voti alla gestione della CIA).
Essendo fuori di dubbio che Fernanda Pivano sia stata agente della CIA (e pure collaboratrice della Questura di Milano, come ho evidenziato a proposito della trappola all'hashish con cui fu incastrato Gianni Scarpelli) tornando a Allen Ginsberg c'è da chiedersi chi sia stato costui in verità... Anch'egli un agente della CIA?... O forse del Mossad?... A me viene da sospettare che Allen Ginsberg sia stato colluso con entrambi, CIA e Mossad, come spiegarsi altrimenti che un poeta così mediocre possa essere stato tanto esaltato e premiato? E comunque, se sulla poetica di Allen Ginsberg ci possono essere differenti valutazioni, il fatto certo è però che Allen Ginsberg con la sua stretta collaborazione con Fernanda Pivano, e con la tanta prosopopea sulla Beat Generation, ebbe a distrarre molti provinciali italiani da quello che avrebbe dovuto essere il loro impegno: affrontare il potere per affermare i diritti civili in Italia.


Giangiacomo Feltrinelli & Herbert Marcuse

 Giangiacomo Feltrinelli promuovendo Herbert Marcuse teorico della Contestazione
Giangiacomo Feltrinelli & Herbert Marcuse facendo business con la Contestazione

Marxista-leninista d’avanguardia, l'editore Giangiacomo Feltrinelli aveva saputo catalizzare intorno a sè scrittori e intellettuali e s'era guadagnata la stima di Fidel Castro, tanto che in qualche modo egli avrebbe fatto da tramite tra Fidel Castro e Ernesto Che Guevara quando questi operava alla macchia in Bolivia. Dietro queste attività, ancora una, quella di agente del Mossad, come poi rivelato dal senatore Giovanni Pellegrino, presidente dell'allora "Commissione bicamerale d’inchiesta sulle stragi" in Italia.
Quanto fin qui detto, non ha comunque nulla da spartire con Mondo Beat e la Contestazione.
Melchiorre Gerbino incontrò la prima volta Giangiacomo Feltrinelli lo stesso giorno in cui era stata distrutta la Tendopoli di Mondo Beat. Allora Gerbino si recò alla casa editrice di Feltrinelli e chiese di lui. I due non si conoscevano personalmente, ma Feltrinelli uscì subito dalla sua stanza e accolse Gerbino con calore. Gerbino stava cercando kamikaze e perciò chiese a Feltrinelli se, circondato da fotoreporters, era disposto a recarsi sul terreno dov'era stata distrutta Barbonia City, e dai militari che lo presidiavano prendersi una manganellata, in segno di solidarietà verso Mondo Beat. Feltrinelli sembrò molto divertito da quella proposta e assicurò che lo avrebbe fatto in giornata stessa.
Ma il giorno dopo, all'appuntamento che s'erano dati, Feltrinelli disse a Gerbino che aveva cambiato idea e, invece della manganellata di solidarietà, avrebbe preparato un documento di solidarietà, che avrebbe fatto sottoscrivere da scrittori e intellettuali e avrebbe fatto pubblicare nei quotidiani. In quella circostanza, Feltrinelli si offrì a dare supporto a stampare numeri della rivista Mondo Beat e distribuirli nella catena delle sue librerie, dato che le strutture di Mondo Beat non erano più agibili, perché distrutte, o presidiate, dai militari e dai servizi segreti.
Cosicché, quando in quei giorni fu disciolto il Movimento Mondo Beat e fu deciso di pubblicare un ultimo numero della rivista, Gerbino tornò da Feltrinelli. Allora tra i due fu stabilito che la redazione di Mondo Beat avrebbe preparato gli articoli da pubblicare e che Feltrinelli avrebbe stampato il numero a carico suo e lo avrebbe venduto a suo beneficio. Dopo di che il rapporto tra Giangiacomo Feltrinelli e Mondo Beat si sarebbe concluso. Ma alcuni mesi dopo che Melchiorre Gerbino aveva lasciato Milano ed era tornato ai suoi viaggi, Giangiacomo Feltrinelli s'intrufolò nelle vicende della Contestazione, con la quale non aveva aveva avuto nulla da spartire, per farci business, e all'uopo andò a reperire quel vecchio rimbambito Herbert Marcuse (vedi caso, pure lui ebreo) e lo promosse, dal nulla, a teorico della Contestazione.
"Signore e signori, ecco a voi Herbert Marcuse, il teorico della Contestazione!" (standing ovation).
Giangiacomo Feltrinelli era un grande specialista a canalizzare personaggi e eventi a livello mondiale, tramite i media sionisti, cui era intrinseco. Prima di promuovere Herbert Marcuse quale teorico della Contestazione, Feltrinelli aveva riscosso successo mondiale con la pubblicazione dei romanzi "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e "Il dottor Zivago", di Boris Pasternak. Ma se la promozione di queste due opere era stata meritoria, altrettanto non si può dire per la promozione di Herbert Marcuse e delle sue opere. E difatti Herbert Marcuse, di cui Melchiorre Gerbino non ha letto una sola sillaba di quello che ha scritto, né mai la leggerà, non ha avuto nulla da spartire con la Contestazione. Herbert Marcuse uno sciacallo, della sorta più schifosa degli sciacalli sionisti.
Giangiacomo Feltrinelli sarebbe poi morto tragicamente, tutto fa presumere ucciso da servizi segreti. Si era spinto fin troppo a fare l'ebreo furbo.


Daniel Cohn-Bendit

Un altro sciacallo sionista é Daniel Cohn-Bendit, il quale non fece nulla per innescare il Maggio Francese, né nulla di memorabile fece durante esso. Ma i sionisti dovevano produrre un personaggio eroico per la circostanza e non avendone trovato uno a portata di mano in Francia, sarebbero andati a pescare a Daniel Cohn-Bendit in Germania e a Parigi lo avrebbero posizionato davanti a telecamere e fotoreporter. Sorpresi, gli anarchici francesi si chiesero " Ma da dove spunta questo racchietto ebreo tedesco?!" - e allora i sionisti (che sono furbi come volpi!) radunarono qua e là gruppetti di giovani che gridavano "Siamo tutti ebrei tedeschi!... Siamo tutti ebrei tedeschi!"... e da allora i sionisti questo ritornello vanno ripetendo nei mass media che controllano, incessantemente, col loro disgustoso stile di venditori di tappeti.
Figuriamoci poi se questo Cohn-Bendit ce lo abbiano più tolto dalle palle!

Daniel Cohn-Bendit, che col suo nasino all'insù fa l’impertinente durante il Maggio Francese
    L’eroico Daniel Cohn-Bendit

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E però la Contestazione, che ha messo in crisi il Vaticano fin dalla sua apparizione, ora sta mettendo in crisi pure i sionisti, che avevano creduto di poterla strumentalizzare. Un fenomeno si verifica in Israele, di cui la stampa israeliana scrive un pò qua, un pò là, ma mai in maniera esaustiva, e su cui invece tace del tutto la rete internazionale dei media sionisti. Il fatto è che giovani ebrei israeliani gridano "Heil Hitler!". Questo fenomeno si manifesta spontaneamente, massimamente tra studenti delle scuole secondarie. Vengono multati questi giovani, ma ciò non impedisce che il fenomeno si manifesti. La fonte da cui traggo queste informazioni (nel 2012, in Twitter) é @yourjewishnews.
Non è il caso che io mi azzardi a fare un'analisi filosofica di questo fenomeno. Lascio l'incombenza di ciò a Bernard-Henry Lévi. Io voglio solo dire che Melchiorre Gerbino ama tanto questi giovani ebrei israeliani che quando non ce la fanno più a sopportare genitori, insegnanti, shimonperes, gridano "Heil Hitler!". Melchiorre Gerbino li ama tanto quanto ha amato i migliori di Mondo Beat. Paradossalmente, che paradossale è la Contestazione, questi giovani fanno sperare in un avvenire migliore per gli ebrei e per il mondo.


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