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Milano, 18 Marzo - 23 Aprile 1967.
- Mondo Beat presenta in Tribunale un esposto-denuncia contro la Questura, che sospende l'ingiunzione di fogli di via e diffide e autorizza una manifestazione pubblica di Mondo Beat.
- Dante Palla localizza un terreno adatto a creare una tendopoli.



Tra il 18 e il 21 marzo furono vendute 6.500 delle 7.000 copie del quarto numero della rivista Mondo Beat, le cui pagine sono state riprodotte nel precedente capitolo. Melchiorre Gerbino ne bloccò 500 perché fossero distribuite selettivamente nel tempo.
Centinaia di copie furono vendute al Liceo Parini, sulla cui scalinata si era consumato il prologo della contestazione della scuola italiana. Centinaia di copie in altri istituti milanesi. Migliaia di copie per le vie di Milano, dove i vigili urbani non ci avrebbero più chiesto la licenza di venditore ambulante (sì, oltre ai comunisti, il Vaticano avrebbe temuto anche i beats, dopo la Manifestazione di Contestazione del Sistema).
Intanto ogni giorno sarebbero arrivati alla Cava tanti visitatori. Preti che volevano affermare il loro diritto al matrimonio, lesbiche e gay dichiarati, animalisti impegnati contro la vivisezione, obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio, ecologisti, dietisti macrobiotici, divorzisti, abortisti... erano le prime intelligenze, libere da partiti politici, che si manifestavano in Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nello spirito di libertà, che sempre vi lievitava, la Cava sarebbe diventata l’incubatrice dei temi di rinnovamento della società italiana.

Il 24 marzo Melchiorre Gerbino si recava al processo di Pierluigi Perronace Principe, che era stato uno dei 6 che due settimane prima avevano contestato la scuola italiana sulle scalinate del Liceo Parini. Ancor prima della contestazione al Parini, Pierluigi Perronace era stato diffidato dal soggiornare in Milano, perché fermato mentre vendeva per strada copie della rivista Mondo Beat. Ma egli non aveva ottemperato all'ingiunzione e, nuovamente arrestato, sarebbe stato ora processato. Perronace viveva a Bollate, un paese alla periferia di Milano, ed era impossibile che per lo svolgimento normale della sua vita egli non si recasse in centro. Quelli dell’Onda Verde lo avrebbero fatto assistere da due giovani avvocati, ma malgrado gli avvocati e la testimonianza di Melchiorre Gerbino che Pierluigi Perronace era pittore e si recava in centro per comprare colori che a Bollate non trovava, il pretore lo avrebbe condannato a un mese di carcere (ma con la condizionale) e avrebbe ribadito che la diffida di non soggiornare in Milano restava valida per la durata di 3 anni, come da ingiunzione della Questura. Era questa una sentenza così lesiva dei diritti civili, che a tanto solo il sistema dell’Apartheid del Sudafrica si sarebbe potuto spingere. Pochi giorni dopo la sentenza, per farla finita con questa situazione grottesca, Pierluigi Perronace sarebbe partito per la Grecia e verso l’India.
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Intanto le teste di uovo del Vaticano, essendosi rese conto di come fosse impossibile contenere l'espansione del Movimento Mondo Beat facendo ricorso a ingiunzioni poliziesche, avrebbero ricorso alla strategia di screditare il Movimento con la stampa di regime e allo scopo il Corriere della Sera e la Questura di Milano, tra di loro coordinati, avrebbero montato una clamorosa vicenda di spaccio e consumo di hashish, nella quale sarebbero stati implicati i beats. Ciò sarebbe avvenuto quando l'hashish non era stato ancora introdotto in Italia. Per montare questo affare, la Questura e il Corriere della Sera si sarebbero avvalsi della collaborazione dell'agente della CIA Fernanda Pivano.

A Gianni Scarpelli avrebbero fatto pagare il prezzo più alto perché era stato tra i giovani più attivi del Movimento      Gianni Scarpelli prima imprigionato e poi assassinato?
Gianni Scarpelli, il leader del Gruppo Palumbo, prima ridotto all'inerzia con l'hashish nel salone letterario di Fernanda Pivano, poi imprigionato con grande scalpore mediatico.

Tra una mezza dozzina di giovani del Movimento intrappolati nel salone letterario di Fernanda Pivano, Gianni Scarpelli sarebbe stato quello coinvolto in questo affare di hashish montato dal Corriere della Sera e dalla Questura di Milano a gettare discredito sul Movimento Mondo Beat. Scarpelli era stato uno dei giovani più attivi del Movimento, prima di essere stato ridotto all'inerzia con l'hashish, e perciò sarebbe stato vendicativamente condannato a pagare il prezzo più alto.

Maurizio Orioli, Carlo De Paoli, Gianni Scarpelli
Maurizio Orioli, Carlo De Paoli, Gianni Scarpelli.
3 dei giovani più attivi del Movimento Mondo Beat iniziati all'hashish nel salone letterario di Fernanda Pivano e ridotti all'inerzia.

Gianni Scarpelli sarebbe stato condannato per consumo di hashish e sarebbe rimasto in prigione 8 mesi, il suo caso avendo creato grande sensazione mediatica, perché il primo caso in Italia di qualcuno condannato per consumo di hashish. A sua volta anche Fernanda Pivano avrebbe ricevuto attenzione mediatica, perché avrebbe ottenuto un permesso speciale con cui si consentiva a Gianni Scarpelli di dipingere nella sua cella. Gianni Scarpelli non era pittore, ma il Corriere della Sera e la Questura di Milano si sarebbero affannati a descriverlo pittore, cosicché Fernanda Pivano potesse fare notizia all'ottenere per lui speciale autorizzazione.
Infine Gianni Scarpelli, che era un venditore di oggetti usati in mercati di quartiere, non molti anni dopo questo affare di hashish sarebbe morto improvvisamente, ma questo non deve sorprendere, perché non pochi personaggi del Movimento sarebbero morti da giovani.

Melchiorre Gerbino costretto a interviene nei quotidiani per fare chiarezza sull'estraneità di Mondo Beat in storie di hashish
Non di Mondo Beat quelli della droga.

Essendo stato questo affare montato per gettare cattiva luce sui beats, cioè a lasciare intendere come se nel loro ambiente ci fossero spacciatori di hashish e tossicodipendenti, Melchiorre Gerbino sarebbe intervenuto nei quotidiani per prendere distanza da tutto ciò a nome di Mondo Beat. E da quel momento egli avrebbe mostrato apertamente avversione e disprezzo verso Fernanda Pivano, perché i giovani del Movimento ne fossero allarmati.
Né Melchiorre Gerbino sarebbe stato il solo a detestare Fernanda Pivano. Jack Kerouac, venuto in Italia nel 1966 per rilasciare un'intervista televisiva alla RAI, avendo conosciuto Fernanda Pivano in quella circostanza, l'avrebbe tanto detestata che di lei avrebbe detto: "Una spia ebrea comunista" (A Jewish Communist spy).
Che questo abbia detto Kerouac è inoppugnabile, perché è la stessa Fernanda Pivano che lo riferisce nel suo già citato libro "C'era una volta un beat" (Arcana Editrice, 1988).
Fernanda Pivano non era ebrea, ma Jack Kerouac, che con le sue sbronze vedeva giudei anche dove non ce n'erano, avrebbe inteso investirla con l'insulto più pesante del suo repertorio.
A non volere entrare in merito all'antigiudaismo di Kerouac e alle sue sbronze, questi sono stati comunque i fatti.

Jack Kerouac detestava Fernanda Pivano, perché s'era reso conto di come fosse una spia
Jack Kerouac e Fernanda Pivano nella realtà e in un fotomontaggio.

Nella foto a sinistra, Jack Kerouac e Fernanda Pivano nella realtà. A destra un fotomontaggio di Ettore Sottsass, marito di Fernanda Pivano, che il regime ha fatto propagare nei media.

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Tornando alla ricostruzione cronologica della storia di Mondo Beat, il 31 marzo 1967 Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino lasciavano l’appartamento dove avevano vissuto durante 18 mesi. Gunilla Unger partiva per la Sicilia, per andare a trovare il loro figlio Nino, che si trovava dai nonni a Calatafimi. Melchiorre Gerbino passava a dormire nella Cava.
Nota. Dopo lo scioglimento del Movimento Mondo Beat e la partenza definitiva di Melchiorre Gerbino da Milano, quel tratto di Via Rucellai dove Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino avevano abitato, ebbe il nome cambiato da "Via Bernardo Rucellai - poeta" in "Via Martin Lutero - teologo" .
Devo dire che ciò non ho apprezzato affatto, perché mi è sembrato evidente sia stato fatto a lasciare intendere come ci sia stata correlazione tra Protestantesimo e Contestazione. Ma io non ho protestato a Mondo Beat, io ho contestato l'attuale ordine mondiale, e col ​​Vaticano, che ne è alle fondamenta, ho contestato anche tutte le altre Chiese Cristiane e la Luterana in primis. E difatti io non nutro ammirazione per Martin Lutero, al contrario, penso che egli abbia adattato il fraudolento Cristianesimo Costantiniano a un cristianesimo ancor più fraudolento, allo scopo di liberare i re barbari dal giogo di Roma e lasciare che essi stessi amministrassero la frode.
Voglio pertanto essere esplicito nel dire cosa penso del Cristianesimo Costantiniano e delle Chiese Cristiane in generale. Citerò Bertrand Russell, di cui condivido pienamente questa sentenza: "I say quite deliberately that the Christian religion, as organized in its Churches, has been and still is the principal enemy of moral progress in the world."

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Il 3 aprile, assistito dagli avvocati Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi, Melchiorre Gerbino, congiuntamente a 200 giovani della Base di Mondo Beat, presentava al Tribunale di Milano un esposto-denuncia contro la Questura, con cui si faceva atto del comportamento persecutorio e incostituzionale con cui questa agiva nei confronti dei giovani del Movimento Mondo Beat. Per conoscenza, copia dell’esposto veniva inoltrata al ministro di Grazia e Giustizia e a quello degli Interni

Da sinistra, l'avvocato Carlo Invernizzi, Melchiorre Paolo Gerbino, l'avvocato Alessandro Garlatti, mentre scendono la scalinata del Tribunale dopo avere presentato l'esposto
Il quotidiano Il Giorno sull'esposto-denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano.

Nella foto grande, da sinistra, l'avvocato Carlo Invernizzi, Melchiorre Paolo Gerbino, l'avvocato Alessandro Garlatti, mentre scendono la scalinata del Tribunale dopo avere presentato l'esposto.

Il Corriere della Sera sempre banalizzando sugli eventi del Movimento Mondo Beat o distorcendo i fatti
Il Corriere della Sera sull'esposto-denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano.

Il Corriere della Sera sempre trattando gli eventi del Movimento Mondo Beat con malcelata ironia, quando non con descrizioni non veritiere.
Nella foto, in prima fila, da destra, Eros Alesi Pasticca, Zafferano, Melchiorre Gerbino, Giorgio Cavalli Ombra, e il primo a sinistra Giorgio Contini.

Nella foto di questo articolo, Cristo di Monza
Il Corriere d'informazione sull'esposto-denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano (1)

Nella foto di questo articolo, Cristo di Monza

Il Corriere d'informazione nella stessa giornata pubblicò 2 articoli sull'evento, e questo qui riprodotto in prima pagina. Nella foto, a mani levate, Zafferano
Il Corriere d'informazione sull'esposto-denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano (2)

Il Corriere d'informazione nella stessa giornata avrebbe pubblicato 2 articoli sull'evento, e questo articolo in prima pagina.
Nella foto, a mani levate, Zafferano.

Dopo la presentazione in tribunale dell'esposto-denuncia contro la Questura di Milano, essi si avviavano verso la Cava, che dal Tribunale distava 200 m circa
Da destra, Eros Alesi, Zafferano (il viso semicoperto), Melchiorre Gerbino e Giorgio Cavalli Ombra.

Dopo la presentazione dell'esposto-denuncia contro la Questura, essi si avviavano verso la Cava, che dal Tribunale distava 200 m circa.

E così gli stessi giovani di Mondo Beat, che avevano inscenato la Manifestazione di Contestazione del Sistema, avrebbero poi presentato un esposto-denuncia contro la Questura di Milano. E dunque, con manifestazioni di piazza e con azioni legali, i giovani di Mondo Beat sarebbero stati i primi attivisti in Italia a impegnarsi per l’affermazione dei diritti civili. Sul loro esempio, tanti giovani italiani avrebbero trascurato differenze ideologiche e di classe e avrebbero compiuto passi nella Contestazione, per fare dell'Italia un paese più civile. Inoltre, per l'eroismo e l'integrità della gioventù di Mondo Beat, la gioventù italiana tutta, influenzata come ne sarebbe stata, si sarebbe lasciata alle spalle i complessi d'inferiorità di cui aveva sofferto a causa della sconfitta dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. La nazionale di calcio italiana, che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale aveva sempre perso le partite con quella inglese, o penosamente ne aveva pareggiato qualcuna, avrebbe battuto l'Inghilterra nello Stadio di Wembley nel novembre del 1973. Dico tutto questo senza trionfalismo, ma perché a una ispirata gioventù anarchica, quale fu quella libertaria e liberatrice di Mondo Beat, sia riconosciuto quanto si deve.
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E tornando alla ricostruzione cronologica della storia di Mondo Beat, il 5 aprile 1967, cioè due giorni dopo che era stata presentata la denuncia contro la Questura di Milano, sarebbe arrivato alla Cava il segretario giovanile del Partito Repubblicano Italiano della Lombardia a comunicare che il ministro di Grazia e Giustizia, che era del suo stesso partito politico, aveva ricevuto copia della denuncia ed era disposto a ricevere Melchiorre Gerbino a Roma. Gerbino lo avrebbe ringraziato e si sarebbe riservato di concordare al più presto la data dell’incontro. Ma a Melchiorre Gerbino in verità non interessava andare a Roma a farsi fotografare assieme al ministro Oronzo Reale (a Milano gli facevano tante di quelle foto!) ma gli premeva di trovare un compromesso con la Questura di Milano e avrebbe potuto forse trovarlo approfittando dell'occasione che gli veniva creata dall'invito del Ministro. E perciò Gerbino a gran voce avrebbe chiamato a raccolta tutti quelli che erano nella Cava, sul marciapiede, al bar di fronte e, bluffando, avrebbe comunicato che stava partendo per Roma per andare a chiedere al ministro di Grazia e Giustizia la testa di un paio di funzionari della Questura di Milano. Al che gli informatori di polizia, che da noi non mancavano mai, sarebbero partiti di gran carriera a comunicare la notizia in Questura e non sarebbe passato molto tempo che Gaetano, il gestore del bar di fronte alla Cava, chiamasse Gerbino perché c'era qualcuno al telefono che gli voleva parlare
"Pronto?... Con chi parlo?"
"Sono il commissario Antonio Saccardo della Questura di Milano. Avrei piacere di conoscerla di persona, signor Gerbino. Lo chiedo in forma privata e amichevole."
"Il piacere sarebbe mio, dottor Saccardo."
"Passo a prenderla con l’autista?"
"Sì, l’aspetto."
Il dottor Saccardo era un gentiluomo verso la sessantina, massiccio, dai capelli brizzolati. Era leggermente claudicante e mentre percorrevamo i locali della Questura, che mi stava facendo visitare, con una mano si appoggiava a un bastone e con un braccio al mio braccio.
Si sarebbe congratulato con me per la politica intelligente che avevo fatto nell’educare i giovani di Mondo Beat a essere composti nei riguardi dei poliziotti, anche quando venivano arrestati, per avere fatto intendere ai giovani di Mondo Beat che i poliziotti non si divertivano a fare il loro lavoro. E intanto con la passeggiata saremmo arrivati al refettorio della Questura, dove alcuni poliziotti in borghese si stavano rifocillando, quei ragazzi, avendo riconosciuto il dottor Saccardo, sarebbero scattati all’impiedi in un solenne saluto militare.
Il dottor Saccardo mi avrebbe parlato della sua vita, di quando a Napoli, da giovane avvocato, aveva assunto atteggiamenti provocatori antifascisti, che gli avevano causato un mare di guai, per tirarsi fuori dai quali si era dovuto arruolare volontario in polizia. E però, quando era suonata l’ora della Resistenza, egli vi aveva aderito ed era stato assegnato a Milano a una stazione radio clandestina, che mai fu localizzata dai tedeschi perché avrebbe trasmesso brevissimi comunicati dalla stanza di uno stabile della Galleria Vittorio Emanuele situata a pochi metri di distanza da dove trasmetteva la radio tedesca (questa è una storia famosa).
Parlandomi, il dottor Saccardo avrebbe assunto verso di me un atteggiamento bonario, come da padre a figlio, che non mi avrebbero imbarazzato, perché in qualche modo era sincero.
Alla fine, Antonio Saccardo e Melchiorre Gerbino avrebbero facilmente trovato come mettersi d'accordo, dato che la Questura non avrebbe più penalizzato i giovani del Movimento Mondo Beat con diffide e fogli di via e pertanto Melchiorre Gerbino non avrebbe avuto nulla da andare a fare a Roma. E per ufficializzare il nuovo corso, essi avrebbero concordato una manifestazione pubblica di Mondo Beat, autorizzata dalla Questura.


Manifestazione di Mondo Beat autorizzata – Milano, 8 aprile 1967

I capelli lunghi non sono anticostituzionali
La Contestazione sfila scortata dalla Questura.

I capelli lunghi non sono anticostituzionali
La Contestazione sfila accompagnata da giovani del Partito Repubblicano Italiano.

I manifestanti avrebbero sfilato in lunga fila e rispettando i semafori, per consentire al traffico di svolgersi normalmente
La Contestazione sfila per le vie di Milano. Sullo sfondo, a sinistra, il Teatro alla Scala.

Questa foto mostra la grande vitalità di Eros Alesi.
La Contestazione sfila per Piazza Fontana. Eros Alesi in maniche corte.

Zafferano regge il cartello MEGLIO UN BEAT OGGI CHE UN SOLDATO DOMANI
La Contestazione sfila per Corso Vittorio Emanuele II.
Da destra, Eros Alesi, Melchiorre Gerbino, Zafferano, e il penultimo Cristo di Monza.

In questa foto Zafferano regge il cartello MEGLIO UN BEAT OGGI CHE UN SOLDATO DOMANI. In realtà nel cartello era stato scritto da Melchiorre Gerbino "Meglio un beat oggi che un generale domani", perché con ciò si alludeva al colpo di stato che pochi giorni prima alcuni generali avevano compiuto in Grecia e alla funzione cui assolveva Mondo Beat di prevenirne uno in Italia. Ma Zafferano aveva cambiato "generale" con "soldato" e orgogliosamente inalberava in prima fila un cartello che non significava nulla. Di cose buffe ne succedevano pure a Mondo Beat.

Questa manifestazione di Mondo Beat, autorizzata dalla Questura e scortata dai suoi agenti, avrebbe fatto intendere alla gente comune come la polizia fosse istituita per proteggere i cittadini piuttosto che reprimerli.
Per la grande copertura mediatica, il cappotto svedese di pelle di montone, che Melchiorre Gerbino aveva indossato in quell'umido inverno a Milano, con cui si era recato prima in tribunale e poi aveva sfilato durante la manifestazione, sarebbe diventato un emblema. Dopo di lui, altri attivisti avrebbero indossato cappotti simili in occasione di eventi ufficiali per l'affermazione dei diritti civili in Italia.

Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI
Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi in occasione della manifestazione di Mondo Beat dell’8 aprile 1967.

Sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI sono fotografati Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi (con gli occhiali) in occasione della manifestazione di Mondo Beat dell’8 aprile 1967. A quella data, Melchiorre Gerbino non si era ancora reso conto di che sorta di cretino maligno Andrea Valcarenghi fosse, e gli permetteva di stare al suo lato.
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Dopo la manifestazione autorizzata dalla Questura, qualcosa di profondo sarebbe cambiato a Mondo Beat.
Essendosi sparsa la notizia che a Milano la Questura non diffidava più i beats, giovani vi sarebbero arrivati da ogni dove, e assieme agli italiani sarebbero arrivati numerosi giovani di altre nazioni, e presto non saremmo più stati in grado di accoglierli tutti nella Cava. Molti avrebbero bivaccato con gli zaini sul marciapiede, altri al bar di fronte e sul marciapiede del bar, tra centinaia di curiosi che intanto avrebbero intasato Via Vicenza e intralciato il traffico automobilistico.
E dato che non si correvano più rischi con la polizia, nella Cava si sarebbero affannati a tenere discorsi tipi estranei alla Contestazione, che non la vivevano e non la capivano, pseudo intellettuali che scimmiottavano mode buddiste e beat generation, gente che non dava tregua finché non si fosse promesso di pubblicare nella rivista Mondo Beat qualcuna delle cazzate che scrivevano.
E ad aggravare la situazione in cui versavamo, dalla Sardegna sarebbe arrivato l’avvocato Contini, padre di Giorgio, che nei giornali aveva visto le foto del suo figliolo fuggiasco ed era venuto a riprenderselo. Giorgio Contini era una delle colonne di Mondo Beat. Preposto alla direzione dello scantinato della Cava, egli curava il guardaroba e controllava che nello scantinato nessuno facesse uso di stupefacenti o commettesse furti o violenze. Che in verità, il vero pericolo che si correva nello scantinato della Cava non era tanto che i giovani vi commettessero illegalità, ma che situazioni di illegalità potessero essere create artatamente da agenti dei servizi segreti o da collaboratori di polizia. Giorgio Contini aveva avuto carisma e sesto senso tali da avere impedito che nello scantinato avvenissero illegalità. Egli era insostituibile per intelligenza e abnegazione e la sua mancanza si sarebbe fatta sentire proprio nel momento in cui più che mai necessaria sarebbe stata la sua presenza. E comunque è stato un bene che suo padre sia arrivato. Giorgio necessitava di cure mediche. Era rimasto troppo a lungo nell'umidità dello scantinato e soffriva di bronchite.

Giorgio Contini era preposto alla direzione del basamento della Cava e al guardaroba
Giorgio Contini, sardo di Oristano, una delle colonne di Mondo Beat.

A questo link Giorgio Contini e Gunilla Unger.

Ora, considerando un altro aspetto della situazione in cui ci si era venuti a trovare dopo la pacificazione con la Questura di Milano, il rischio era che Mondo Beat finisse di essere un movimento di rottura e diventasse una moda, dato che aderirvi non comportava nessun rischio ed era facile pubblicare poesie nella sua rivista e farsi scattare foto con cui apparire nei rotocalchi.
Era dunque urgente mettere a punto una strategia per procedere come movimento di rottura. E la logica diceva che, poiché ciò che destabilizza veramente il potere è la perdita di controllo sul comportamento sessuale dei suoi soggetti, e ciò che aveva reso Mondo Beat attraente era stata la promozione di una rivoluzione sessuale, Mondo Beat avrebbe dovuto continuare a promuovere questa rivoluzione, impegnando tutte le sue energie e capacità.
E così, col duplice intento di uscire dalla confusione creata dal numero troppo grande di persone che si affollavano nella Cava, e di promuovere ulteriormente la rivoluzione sessuale, Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino avrebbero deciso di creare un campeggio alla periferia di Milano, dove chiunque avrebbe potuto montare una tenda senza pagare. Per localizzare un prato da affittare, essi avrebbero dato incarico a Dante Palla, che delle periferie di Milano conosceva ogni cane che abbaiava.

Intanto, in quei giorni, Melchiorre Gerbino sarebbe stato impegnato in incontri con vari segretari giovanili di partiti politici, che corteggiano Mondo Beat, incontri che sarebbero finiti invariabilmente con Melchiorrei Gerbino che si dispiaceva di non potere collaborare. Gerbino avrebbe incontrato pure Achille Mauri, direttore delle Messaggerie Italiane, la maggiore società di distribuzione di riviste e libri in Italia; Mauri gli proponeva una tiratura di 150.000 copie di Mondo Beat, spese di stampa e distribuzione a carico delle Messaggerie Italiane, incasso interamente di Mondo Beat, se gli si fossero concesse all’interno della rivista quattro pagine per la pubblicità; Melchiorre Gerbino avrebbe declinato l’offerta, per preservare l’immagine della testata, che era oltretutto largamente in attivo. Ed era grazie a questo attivo che il 15 aprile venivano pagate Lire 175.000 a saldo di tre mesi di affitto anticipato della Cava. E si consegnava pure un assegno alla Tecnografica Milanese per il pagamento anticipato di 8.000 copie di un nuovo numero della rivista Mondo Beat.

E finalmente, il 20 aprile, la buona nuova. Dante Palla aveva localizzato un prato che gli sembrava adatto per creare un campeggio. Per arrivarci, bisognava prendere il tram 24 fino al terminale Vigentino, poi camminare 10 minuti. Arrivarci sarebbe stato dunque facile, perché il tram 24 faceva fermata in un angolo di Piazza Duomo.
In effetti, il posto era ideale, abbastanza grande da ospitare molte tende. Da un lato il campo era delimitato dal muro di una fabbrica; al lato opposto era delimitato dal torrente Vettabbia; in direzione della strada era delimitato da una fila di cespugli dietro i quali c'era il grande piazzale di un distributore di benzina; in direzione opposta c'erano campi fino alle Alpi, che si stagliavano all'orizzonte.
Il prezzo pattuito da Dante Palla, per 4 mesi di affitto, era di Lire 140.000. Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino avrebbero deciso di prenderlo immediatamente.
Così, il 23 aprile, quattro di Mondo Beat ci saremmo presentati a casa di un vecchio contadino, che ci aspettava assieme a due suoi figli.
Gerbino, avendo messo sul tavolo Lire 140.000 contanti, avrebbe dichiarato che eravamo scouts che volevamo accamparci il più presto possibile.
Il contadino avrebbe replicato che non c'erano problemi di sorta e avremmo potuto accamparci quando avremmo voluto.
Fu stipulato allora il contratto, valido dal 1º maggio al 31 agosto 1967.
In questo campo sarebbe sorta la Tendopoli di Mondo Beat, che il Corriere della Sera avrebbe battezzato "Nuova Barbonia", altri giornali reazionari l'avrebbero chiamata "Barbonia City". Ma questo non ci avrebbe urtato, erano denominazioni divertenti e ci sarebbero piaciute.
Barbonia City sarebbe durata 42 giorni, prima che il Vaticano riuscisse a farla distruggere dal governo italiano, ma le conseguenze di quanto accaduto in quei 42 giorni non sono ancora calcolabili.

Qui, alcuni articoli di stampa italiana apparsi prima che sorgesse Barbonia City
Camilla Cederna
Telesio Malaspina
Roberto Ronza Montorsi
Franco Vaudo
Clara Bertini
Varia
Come si sarà potuto costatare, in questi articoli c'era molta superficialità. Chi avrebbe capito la portata di cosa stesse succedendo, e già dal dicembre del 1966, sarebbe stato solo Giorgio Bocca.



Storia di Mondo Beat. Capitolo 11