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Mondo Beat, Milano - 18 marzo / 27 aprile 1967.

Gianni Scarpelli incarcerato per consumo di hashish -

Mondo Beat presenta denuncia contro la Questura di Milano e la Questura ne autorizza le manifestazioni pubbliche -

Dante Palla localizza il terreno dove sorgerà la Tendopoli di Mondo Beat, Barbonia City -

Articoli di stampa italiana sul Movimento Mondo Beat.



Tra il 18 e il 21 marzo si vendono 6.500 delle 7.000 copie del quarto numero della rivista Mondo Beat (le cui pagine sono state riprodotte nel precedente capitolo). 500 copie vengono bloccate perché questo numero non si esaurisca completamente. Centinaia di copie sono vendute al liceo Parini, sulla cui scalinata si è consumato il prologo della contestazione della scuola italiana. Centinaia in altri istituti milanesi per i canali Onda Verde e provos. Copie sono comprate da ragazzi di Mondo Beat per essere rivendute a Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Padova, Trento... e migliaia di copie sono vendute per le vie di Milano, dove i vigili urbani ci hanno ignorato, benché non fossimo travestiti da monache.
Nei momenti di fervore della vendita, alla Cava arriva Luigi Marinatto, il consigliere dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia che ha accolto la domanda d’iscrizione di Melchiorre Gerbino nell’Elenco Speciale. Marinatto sta avendo rogne, ma non ne parla: sotto sotto sembra contento di quello che ha fatto.
Qui a seguire uno stralcio (divertente) dell’imbarazzato discorso, tenuto a proposito di Mondo Beat, dal presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Carlo De Martino, in occasione dell’assemblea annuale dell’Ordine:

(Il Giornalismo - Marzo 1967)
Nella foto, il secondo da sinistra è Luigi Marinatto, il consigliere che avallò l'iscrizione di Melchiorre Gerbino nell'Elenco Speciale dell'Albo dei Giornalisti della Lombardia
Le divertenti cose dette dal presidente dell'Associazione Lombarda Giornalisti a proposito della rivista Mondo Beat

Nella foto, il secondo da sinistra Luigi Marinatto, che accolse la domanda d’iscrizione di Melchiorre Gerbino nell’Elenco Speciale dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
Oltre al fatto che aveva apprezzato quanto pubblicato nel numero "Mondo Beat/Onda Verde", che gli era stato dato in visione, tanto da fare i complimenti ad Antonio Pilati che vi aveva pubblicato l’articolo "Le scelte castrate", il consigliere Luigi Marinatto aveva accolto favorevolmente la domanda d’iscrizione di Melchiorre Gerbino avendo egli altresì costatato come Gerbino fosse a conoscenza dell’iter da seguire per ottenere l’iscrizione stessa, avendo egli prodotto il certificato di una società denominata "Mondo Beat", finalizzata a pubblicazioni per la scuola, rilasciato dalla Camera di Commercio di Milano. Luigi Marinatto non poteva prevedere che Melchiorre Gerbino avrebbe ritorto le sue competenze contro il sistema, incondizionatamente.

Tornando alla ricostruzione della storia di Mondo Beat, dopo la Manifestazione di Contestazione del Sistema e dopo le contestazioni individuali di giovani del Movimento, che grande eco avevano avuto sulla stampa, ogni giorno arrivavano alla Cava centinaia di visitatori. Preti che affermavano il loro diritto al matrimonio, lesbiche e gay dichiarati, animalisti impegnati contro la vivisezione, obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio, ecologisti, macrobiotici, divorzisti, abortisti... Erano le prime intelligenze, libere da partiti politici, che si manifestavano in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Tutti si riconoscevano nella linea del Movimento e vi si integravano spontaneamente, ognuno nella forma che gli era congeniale. Nello spirito di libertà, che sempre vi lievitava, la Cava diventava l’incubatrice dei temi di rinnovamento della società italiana.

Il 24 marzo Melchiorre Gerbino si reca al processo di Pierluigi Perronace Principe, assieme al quale due settimane prima aveva contestato la scuola italiana sulle scalinate del liceo Parini.
Pierluigi Perronace, che già da tempo era stato diffidato dal soggiornare in Milano, era stato colto da due poliziotti in borghese nel centro della città e arrestato. Principe vive alla periferia di Milano, a Bollate, ed è impossibile che egli, per lo svolgimento normale della sua vita, non si rechi nel centro di Milano. Quelli dell’Onda Verde hanno messo a disposizione due giovani avvocati, simpatizzanti del loro gruppo, perché lo assistano, ma malgrado gli avvocati e la testimonianza di Melchiorre Gerbino che Pierluigi Perronace è pittore e si reca al centro di Milano per comprare colori, il pretore lo condanna a un mese di carcere (ma con la condizionale) e ribadisce che la diffida che gli è stata ingiunta dalla Questura resta valida. È questa una sentenza così lesiva dei diritti civili, che a tanto si spingerebbe solo il sistema dell’Apartheid del Sud Africa. Ma dove arriva la lunga mano del Vaticano, e in Italia arriva dappertutto, può accadere di questo e di peggio.
Pochi giorni dopo la sentenza, Pierluigi Perronace parte per la Grecia e verso l’India.

(L’Unità - Il Giorno - 25.3.1967)
Pierluigi Perronace si sarebbe trovato in Grecia quando in quell'aprile 1967 sarebbe avvenuto il colpo di stato dei colonnelli. A causa dei suoi capelli lunghi sarebbe stato fermato e espulso
Il pittore beat Pierluigi Perronace condannato perché colto nel centro di Milano a comprare colori.
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Intanto la Questura di Milano para trappole all’hashish per screditare i beats. Incastra Gianni Scarpelli, del Gruppo Palumbo. È la prima volta che qualcuno viene arrestato in Italia per consumo di hashish e se ne fa grande scalpore sui giornali.
Gianni Scarpelli da mesi s’era rammollito nel salotto di Fernanda Pivano, luogo che avrebbe portato all’inerzia tutti coloro che lo avrebbero frequentato: Maurizio Orioli, Carlo de Paoli... lo stesso Vittorio Di Russo vi si sarebbe rincretinito a farsi fotografare con una corona di latta in testa, come re dei beat, essendosi scordato che gli anarchici i re li avevano ammazzati!

(Il Giorno - 26.3.1967)                                                            (Corriere della Sera - L’Unità - 28.3.1967)
Gianni Scarpelli e Enzo Ghidini incarcerati per consumo di hashish. Il primo caso in Italia    Non avendo mai potuto arrestare giovani di Mondo Beat per traffico o consumo di stupefacenti, la Questura cercava di discreditarli con l'assistenza di Fernanda Pivano
Anche i nostri beats si danno al consumo dell'hascisc                                                            Per l'hascisc-beat altri due fermati

Melchiorre Gerbino è costretto a interviene nei quotidiani per fare chiarezza sull'estraneità di Mondo Beat in storie di hashish

Melchiorre Gerbino costretto a interviene nei quotidiani per fare chiarezza sull'estraneità di Mondo Beat in storie di hashish
Non di Mondo Beat quelli della droga

Per come poi questa storia di Gianni Scarpelli si sarebbe conclusa, c’è da costatare che Fernanda Pivano non solo con l'hashish faceva rammollire giovani di spicco del Movimento, ma li rendeva pure cavie che metteva a disposizione della Questura di Milano. Il beat Gianni Scarpelli, che frequentava assiduamente il salotto di Fernanda Pivano, sarebbe stato messo alla gogna sui giornali e condannato a 16 mesi di carcere fermo, mentre Fernanda Pivano non solo non sarebbe stata sfiorata dalle indagini di polizia ma pure avrebbe avuto fatta bella pubblicità sui giornali, perché avrebbe fatto ottenere a Gianni Scarpelli il permesso di dipingere in cella (!).
Oltre a quello qui evidenziato da Melchiorre Gerbino a volere asserire che Fernanda Pivano era una spia, che fosse spia lo aveva asserito per primo Jack Kerouac, quand’era venuto in Italia e l’aveva praticata, e che questo abbia asserito Kerouac è incontestabile, perché è la stessa Fernanda Pivano che lo riferisce nel suo libro "C’era una volta un beat" - Arcana editrice - 1976.
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E tornando alla cronologia della storia di Mondo Beat, il 31 marzo 1967 Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino lasciano l’appartamento di via Rucellai dove hanno vissuto 18 mesi. Gunilla Unger parte per la Sicilia, per andare a trovare il loro figlio Nino, che si trovava dai nonni a Calatafimi. Melchiorre Gerbino passa a dormire nella Cava.

Nota bizzarra:
Dopo lo scioglimento del Movimento Mondo Beat e la definitiva partenza di Melchiorre Gerbino da Milano, il Comune avrebbe fatto cambiare l’intestazione del tratto di caseggiato, dove egli aveva abitato, da "Via Bernardo Rucellai - poeta" a "Via Martin Lutero - teologo" (??).
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Lunedì 3 aprile.
Assistito dagli avvocati Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi e supportato da 200 giovani della Base di Mondo Beat, Melchiorre Gerbino presenta al Tribunale di Milano un esposto-denuncia contro la Questura, per il comportamento persecutorio con cui agisce contro i giovani del Movimento Mondo Beat. Per conoscenza copia dell’atto viene inoltrata a Roma al ministro di Grazia e Giustizia e al ministro degli Interni, e a Milano all’Assessorato di polizia urbana.

(Corriere d'Informazione-3/4 aprile 1967)
L'evento della denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano fu riportato dal Corriere d'Informazione in prima pagina
La Contestazione presenta un esposto contro la Questura di Milano. Nella foto, Zafferano a mani levate.
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(Corriere d'Informazione-3/4 aprile 1967)
L'Esposto della Contestazione contro la Questura di Milano ebbe grande risonanza mediatica
La Contestazione al Palazzo di Giustizia per affermare i diritti civili. Nella foto, Cristo di Monza.
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(Il Giorno - 4 aprile 1967)
Nell'Esposto contro la Questura di Milano si documentavano abusi e maltrattamenti subiti da giovani di Mondo Beat
La Contestazione si appella al Tribunale di Milano. Gerbino tra gli avvocati Invernizzi e Garlatti.

Carlo Invernizzi (nella foto, a sinistra di Gerbino) e Alessandro Garlatti erano allievi del celebre penalista Francesco Carnelutti
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(Corriere della Sera – 4 Aprile 1967)
L'Esposto di Mondo Beat fu azione memorabile per l'affermazione dei diritti civili in Italia
La Contestazione presenta in tribunale un esposto contro la Questura di Milano.

Nella foto, da destra verso sinistra, Eros Alesi Pasticca, Zafferano, Melchiorre Paolo Gerbino, Giorgio Cavalli Ombra, Giorgio Contini.
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(AGI Il Giorno – 4 Aprile 1967)
Dopo la denuncia contro la Questura di Milano,il vecchio giaccone svedese di Melchiorre Gerbino sarebbe diventato l'emblema dell'affermazione dei diritti civili in Italia
La Contestazione per l'affermazione dei diritti civili - Eros Alesi, Zafferano, Melchiorre Gerbino, Giorgio Cavalli.

Eros Alesi Pasticca, Zafferano (il viso semicoperto), Melchiorre Paolo Gerbino, Giorgio Cavalli Ombra, dopo avere presentato l’Esposto si avviavano verso la Cava, che dal Tribunale distava 200 mt circa
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Il 5 aprile arriva alla Cava il segretario giovanile del Partito Repubblicano Italiano della Lombardia e comunica a Melchiorre Gerbino che il ministro di Grazia e Giustizia, che è del suo stesso partito politico, cui è pervenuta copia della denuncia contro la Questura di Milano, è disposto a riceverlo a Roma. Gerbino ringrazia e si riserva di concordare al più presto la data dell’incontro. Ma a Melchiorre Gerbino non interessa andare a Roma a farsi fotografare assieme al ministro Oronzo Reale, perché qui a Milano di foto gliene fanno tante, ma gli preme di trovare un compromesso con la Questura di Milano. E perciò bluffa. A gran voce chiama a raccolta tutti quelli che sono nella Cava, sul marciapiede, al bar di fronte, e comunica che sta partendo per Roma per andare a chiedere al ministro di Grazia e Giustizia la testa di un paio di funzionari della Questura di Milano. Al che Nino il Fascista parte di gran carriera, e con lui vari altri informatori di polizia (che a Mondo Beat non ne mancano mai!) e passa poco che dal bar di fronte alla Cava il gestore, Gaetano, chiami Gerbino perché c’è qualcuno al telefono che gli vuole parlare.
"Pronto?...Sì. Con chi parlo?"
"Sono il commissario Antonio Saccardo della Questura di Milano. Avrei piacere di conoscerla di persona, Signor Gerbino. Glielo chiedo in forma privata e amichevole."
"Il piacere è mio, dottor Saccardo."
"Passo a prenderla con l’autista?"
"Sì. L’aspetto."
Il dottor Saccardo è un bel vecchio napoletano, massiccio, dai capelli brizzolati. È leggermente claudicante e mentre percorriamo i locali della Questura, che mi sta facendo visitare, con una mano si appoggia a un bastone e con un braccio al mio braccio... Si congratula con me per la politica intelligente che ho fatto nell’educare i giovani di Mondo Beat a essere composti nei riguardi dei poliziotti, anche quando sono fermati e arrestati, per avere fatto capire ai giovani di Mondo Beat che i poliziotti non si divertono a fare il loro lavoro... e intanto con la passeggiata siamo arrivati al refettorio della Questura, dove alcuni poliziotti in borghese si stanno rifocillando: quei ragazzi scattano all’impiedi e salutano militarmente... Il dottor Saccardo parla ora della sua vita, di quando a Napoli, da giovane avvocato, aveva assunto atteggiamenti provocatori antifascisti, che gli avevano procurato un mare di guai, per tirarsi fuori dai quali, e non fare morire sua madre di crepacuore, si era dovuto arruolare volontario in polizia: e però quando era suonata l’ora della Resistenza egli vi aveva aderito subito ed era stato assegnato a una stazione radio clandestina, che non fu mai localizzata dai tedeschi, perché trasmetteva brevissimi comunicati da uno stabile della Galleria Vittorio Emanuele, a pochi metri di distanza da dove trasmetteva la radio tedesca... Parlandomi, il dottor Saccardo assume verso di me un atteggiamento bonario, da padre a figlio, che non imbarazza Melchiorre Gerbino, perché è sincero... Antonio Saccardo e Melchiorre Gerbino si lasciano dunque che sono d’accordo su tutto, dato che la Questura di Milano non diffiderà più pretestuosamente giovani del Movimento Mondo Beat. E per ufficializzare il nuovo corso, viene concordata per sabato 8 aprile una manifestazione pubblica di Mondo Beat, autorizzata dalla Questura.

(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI  Il Giorno - 9 aprile 1967
Milano, 8 aprile 1967 - La Contestazione sfila scortata dalla Questura. Sullo sfondo il Duomo.
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - Il Giorno - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - Il Giorno - 9 aprile 1967
Milano, 8 aprile 1967 - La Contestazione sfila con l'autorizzazione della Questura.

Il quotidiano governativo Il Giorno avrebbe guadato al Movimento Mondo Beat con simpatia, finché non avrebbe avuto ordinato dal Governo Moro di schierarsi contro.
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - L’Unità - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - L’Unità - 9 aprile 1967
Milano, 8 aprile 1967 - La Contestazione: "I capelli lunghi non sono anticostituzionali".

I comunisti non avevano ancora perso la speranza di assorbire Mondo Beat e lo corteggiavano. Quando avrebbero perso la speranza, vi si sarebbero schierati contro al pari dei fascisti.
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - Corriere della Sera - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - Corriere della Sera - 9 aprile 1967
Milano, 8 aprile 1967 - La Contestazione sempre osteggiata dal Corriere della Sera.

Come si sarà potuto leggere in vari articoli, e in questo qui riprodotto, il Corriere della Sera con una pervicace campagna di disinformazione andava sempre fornendo ai suoi lettori l’immagine dei giovani di Mondo Beat come di un’accozzaglia di sozzoni collusi in qualche modo con i maoisti filocinesi.
Mondo Beat, che aveva cessato di confrontarsi con la Questura di Milano e poteva perciò alzare il tiro, a breve avrebbe fatto sperimentare al Corriere della Sera i marchi a fuoco della Contestazione.
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967
La Contestazione sfila per Piazza Fontana. Eros Alesi in t-shirt
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967
La Contestazione sfila per Corso Vittorio Emanuele. Eros Alesi col cartello LA LEGGE É UGUALE PER TUTTI? e accanto a lui Melchiorre Gerbino
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967
La Contestazione nei pressi del Teatro alla Scala.

La Manifestazione si snodò da Piazza 5 Giornate al Castello Sforzesco.
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI Il Giorno - 9 aprile 1967
La Contestazione verso Piazza Duomo. Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi (con gli occhiali) inquadrati sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI.

L’impegno per l’affermazione dei diritti civili in Italia fu la costante del Movimento Mondo Beat.
Nel quarto numero della rivista Mondo Beat, Marco Maria Sigiani citava Mario Savio, leader del Free Speech Movement dell’Università di Berkeley: "É molto più facile farsi consapevoli dell’oppressione degli altri - e reagire con ira - di quanto non lo sia percepire la propria... battersi per i diritti degli altri non provoca certamente il senso di consapevolezza che deriva dal ribellarsi al proprio ambiente immediato..."- e poi aggiungeva Marco Maria Sigiani di suo: "Così i giovani intellettuali nostrani protestano per il Vietnam, per Siniavskij e Daniel ma non si spostano di un pollice se una liceale è costretta dall’isterismo professorale a togliersi il rimmel nel gabinetto o se il giornale d’istituto viene ridotto dalla censura a un colabrodo, lì sotto il loro naso..."- e aggiunge Melchiorre Gerbino di suo: "o se la Questura di Milano diffida un pittore che vive alla periferia della città dal venire in centro, per tre anni, perché è beat, e il pretore, poiché il pittore-beat è venuto in centro a comprare dei colori, lo condanna a un mese di carcere e ribadisce che gli è interdetto di venire nel centro di Milano per tre anni!"
E perciò a Mondo Beat, nell’assolvere alla doppia funzione di direttore della Rivista e di leader nelle manifestazioni pubbliche del Movimento, la condotta di Melchiorre Gerbino sarebbe stata drastica: per un verso nessuno scimmiottamento di mode letterarie beat generation, per altro verso nessuna adesione a fuorvianti manifestazioni pro Vietnam del Nord. Per il suo fare drastico, Melchiorre Gerbino si sarebbe attirata la viva antipatia dei comunisti e anche di alcuni anarchici, ma grazie alla sua inamovibile volontà la Contestazione si sarebbe connotata di un proprio carattere e stile e si sarebbe propagata tra gente delle più disparate tendenze politiche e di tutte le classi sociali.
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(Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI)
Manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura di Milano - AGI
Lo slogan della Contestazione IL NOSTRO VIETNAM È L'ITALIA

IL NOSTRO VIETNAM È L’ITALIA era lo slogan con cui Mondo Beat ricordava alla gioventù italiana quale fosse lo stato dei diritti civili nel nostro Paese.
I giovani italiani si sarebbero mostrati ricettivi del messaggio di Mondo Beat e, trascurando differenze ideologiche e di classe, avrebbero compiuto un passo in avanti per partecipare alla Contestazione, e ciò avrebbe fatto dell’Italia un paese più civile. E non solo. Con la Contestazione di Mondo Beat, che nei suoi giorni rappresentò la punta più avanzata e cosciente della rivolta nonviolenta della gioventù nel mondo, quella italiana si lasciava alle spalle i complessi d’inferiorità di cui fin lì aveva sofferto a causa della sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale. La nazionale di calcio italiana, che aveva sempre perso i match con quella inglese, o ne aveva pareggiato qualcuno penosamente, dopo la Contestazione avrebbe battuto l’Inghilterra nello Stadio di Wembley (14 novembre 1973).


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Tra aprile e maggio del 1967 quotidiani e rotocalchi italiani dedicano articoli a Mondo Beat.

Voglio qui pubblicare alcuni di questi articoli per mostrare quale enorme impatto l'appena nata Contestazione ebbe sulla società italiana. E ciò perché le migliaia di ragazzi e ragazze, di tutte le estrazioni sociali e da ogni angolo d’Italia, che affluivano nel Movimento, ognuno appartandovi la propria originalità, creavano un fenomeno che non aveva precedenti nella storia, e non solo nella storia italiana. Il fatto poi che il Movimento Mondo Beat fosse cosmopolita, per i giovani di tante nazioni che fin dai tempi dell’Alluvione di Firenze vi avrebbero partecipato, faceva sì che i modelli della Contestazione si andassero propagando nel mondo e s'innescassero in quelli del Villaggio Globale, che stava sorgendo.
E dunque, a causa di questa enorme popolarità del Movimento, tutte le firme del giornalismo italiano venivano chiamate a scriverne, ma nessun giornalista si sarebbe reso pienamente conto di cosa stesse succedendo, tranne il grande Giorgio Bocca, che capì subito, fin dagli albori del Movimento, e capì a pieno, quali cambiamenti epocali stesse producendo la rivolta nonviolenta della gioventù
Qui un articolo di Giorgio Bocca che, se non già fatto, va assolutamente letto
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NOTA STORICA:
Toccò al settimanale Grand Hotel di citare per primo la Contestazione. Prima di allora si era scritto di "protesta" (movimenti studenteschi americani) e di "provocazione" (provos olandesi). Nessuno troverà il termine "contestazione", in qualsivoglia scritto di qualsiasi lingua, usato in questa nuova accezione di "contestazione del sistema", prima che fosse apparso in questo articolo di Gran Hotel.

(Grand Hotel, 6 maggio 1967 - Il settimanale Grand Hotel cita per primo la Contestazione)
Grand Hotel, 6 maggio 1967 - Il settimanale Grand Hotel cita per primo la Contestazione
Lo stralcio dell'articolo del settimanale Grand Hotel con la citazione della contestazione

Non deve stupire che tra decine di giornalisti, tra di loro firme illustri, che passarono dalla Cava, sia toccato a Dina Vallino di Grand Hotel di citare per prima il termine "contestazione" nell’accezione con cui venne formulato a Mondo Beat. Il settimanale Grand Hotel era famoso per le storie rosa che pubblicava, tanto che si suoleva dire, a proposito di romantiche sdolcinature, roba da Grand Hotel!... Melchiorre Gerbino, che non chiese mai soldi per rilasciare interviste o acconsentire che venissero scattate foto, paventando che Mondo Beat potesse essere descritto come un movimento di sognatori romantici, pose a Dina Vallino una conditio sine qua non: avrebbe avuto accordata l’intervista se fosse stato concordato con Mondo Beat il testo dell’articolo che sarebbe apparso in Grand Hotel. E fu così come centinaia di migliaia di persone non avrebbero letto di romantica protesta ma lessero, per la prima volta, di contestazione del sistema.

L’articolo integrale di Grand Hotel del 6 maggio 1967 (1)                L’articolo integrale di Grand Hotel del 6 maggio 1967 (2)
Dina Vallino ebbe accordata l'intervista a condizione che il testo dell'articolo fosse approvato da Mondo Beat   Dina Vallino cita la 'contestazione del sistema' in una intervista concordata con Melchiorre Gerbino
Grand Hotel la prima pubblicazione al mondo a citare la Contestazione        Lo storico articolo di Dina Vallino che per prima cita la Contestazione

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(Rotocalco di cui s'è persa memoria del nome della testata - maggio 1967)
Il siciliano Melchiorre Gerbino scrive "mafia" con 2 "f"
Eros Alesi Pasticca con la madre, Angela Polidoro, davanti la Cava

Di Eros Alesi Melchiorre Gerbino conobbe sia la madre che il padre, quando ciascuno di loro venne da Roma a Milano per cercare Pasticca. La madre alla Cava, il padre alla Tendopoli. Manifestavano entrambi buon umore romanesco e entrambi si divertivano un mondo a Mondo Beat.

La madre di Eros Alesi, Angela Polidoro, "disinvolta, disincantata", come l'avrebbe definito il giornalista che la intervistò, era arrivata alla Cava a fine aprile 67, proveniente da Roma. Una delle tante madri che sarebbero venute a Mondo Beat in cerca dei figli scappati di casa. A Mondo Beat madri e padri di giovani scappati di casa venivano ricevuti e intrattenuti come fossero stati essi stessi scappati di casa, cosicché non si sarebbero creati mai sospetti e contrapposizioni, ma sempre simpatie e umoristiche relazioni... Angela Polidoro diceva nell'intervista: "Ho voluto vedere, toccare con mano ogni cosa. Sapere dove ha deciso di vivere mio figlio, conoscere i suoi amici, ascoltare i loro discorsi. E mi sono piaciuti, loro mi hanno convinto. Mi sono piaciuti più loro di tutto il resto di Milano. Così che quando ho dovuto partire perché i miei soldi erano finiti, e ho dovuto tornare a Roma, mi dispiaceva molto perché mi sentivo anch'io una beat.”
Questo dire di Angela Polidoro, fa capire l'enorme cambiamento che produsse il Movimento Mondo Beat. Era la prima volta che gli anziani potevano unirsi ai giovani e starci in mezzo come giovani essi stessi, se dei giovani condividevano le motivazioni. In verità la Contestazione, ovunque si sia manifestata nel mondo, non è mai stata manifestazione di soli giovani, ma di persone di tutte le età.

Il padre di Pasticca, Felice Alesi, arrivò alla Tendopoli di Mondo Beat verso la fine di maggio del 67, quando la tendopoli rigurgitava di beats e provos e di ragazzini e ragazzine scappati di casa da ogni angolo d'Italia. Lì suo figlio Eros aveva piantato una tenda, residuata della seconda guerra mondiale, bassa, di colore verde cupo. Durante i due giorni in cui Felice Alesi si fermò alla Tendopoli, non sarebbe riuscito a intrattenersi più di dieci minuti con Eros, che in quel periodo si muoveva incessantemente, a piedi per Milano, o in autostop per il Nord Italia, assieme a Smilzo e Zafferano.
Felice Alesi in quei due giorni avrebbe chiesto spesso a Melchiorre Gerbino di fargli un po' di compagnia nella tenda di Eros, dove aveva collocato una cassetta di pere, che affettava con un coltellino e mangiava e offriva. Era un popolano romano, bonomia e sarcasmo, scuro di carnagione, tarchiato, intorno alla quarantina, che perciò aveva vissuto la sua gioventù in piena guerra mondiale e difatti di tanto in tanto si affacciava con la testa fuori dalla tenda a scrutare il cielo, come se da un momento all'altro potessero arrivare aerei a bombardarci...

Nota buffa:
Se si guarda alla foto pubblicata nell'articolo sopra riprodotto, si scorge, dietro la figura della madre di Eros Alesi, parte di un poster (fatto da Melchiorre Gerbino) in cui "mafia" è scritto con due "f". Ciò perché Melchiorre Gerbino, prima dei tempi di Mondo Beat, aveva vissuto qualche anno in Svezia e in svedese "mafia" si scrive con 2 "f" e così credeva Gerbino che si scrivesse in tutte le lingue del mondo (e pensare che Melchiorre Gerbino è siciliano!).
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(Il Giorno – Aprile 1967)
Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino nello scantinato della Cava
Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino banalizzati da Mario Zoppelli.

Mario Zoppelli serviva il potere da giornalista e da agente dei servizi segreti, doppio ruolo che non è cosa rara tra i giornalisti italiani. Per fare carriera correva veloce Zoppelli, forse talvolta facendo passi più lunghi delle gambe. Certo è che quando ebbe creduto di avere raggiunto la poltrona di direttore di un settimanale, venne a mancare improvvisamente.
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(Epoca - Maggio 1967)
Il settimanale Epoca indagava sulle motivazioni dei beats
"Ma che cosa vogliono i capelloni?"

Il settimanale Epoca indagava sulle motivazioni dei beats
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(Vita - Maggio 1967)
La rivista Vita era allineata con Fernanda Pivano, agente della CIA e spia della Questura di Milano
La rivista Vita cercando di rendere confusi i provinciali italiani ancor di più di quanto già non fossero

La rivista "Vita" era allineata con Fernanda Pivano e perciò cercava di rendere confusi i provinciali italiani ancor di più di quanto già non fossero, perché non avessero a concorrere in una rivoluzione vera, quella promossa da Mondo Beat con la Contestazione, e perciò Vita dava resoconto banale e fuorviante sulla rivolta della gioventù.
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(L’Espresso-Cederna - maggio 1967)
Camilla Cederna osservava più il folclore dei beats che i cambiamenti epocali che stavano accadendo
"Sul capello che noi portiamo"

"Sul capello che noi portiamo" era la parodia di una canzone il cui ritornello era "Sul cappello che noi portiamo" ("cappello" con 2 "p"). Camilla Cederna osservava più il folclore dei beats che i cambiamenti epocali che stavano accadendo.
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(L’Espresso-Malaspina - maggio 1967)
L'Italia si era finalmente allineata coi paesi progrediti
"La mia casa è una prigione"

Ragazzi e ragazze minorenni scappati di casa sarebbero diventati tanti che gli istituti di correzione non ce l'avrebbero più fatta a contenerli tutti (il direttore dell'Istituto Cesare Beccaria di Milano avrebbe dichiarato che bisognava considerare questi giovani "non scappati da casa" ma "allontanatisi da casa"). Da parte loro i genitori sarebbero diventati così stanchi di figli recidivi che non ne avrebbero più denunciato le "fughe". Sì, l'Italia si era finalmente allineata coi paesi progrediti.
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Il settimanale Lo Specchio - maggio 1967 (1)                                Il settimanale Lo Specchio - maggio 1967 (2)
L'estrema destra sospettava collusioni tra il Movimento Mondo Beat e l'estrema sinistra    L'estrema destra, asservita al Vaticano dai tempi della sconfitta del Fascismo, non poteva che osteggiare la Contestazione
"La tana dei beatniks" testo                                                                                    "La tana dei beatniks" foto

Prosa fascista di Franco Vaudo de Lo Specchio. L’estrema destra politica italiana era molto preoccupata, innanzitutto perché non pochi giovani abbandonavano le sue sezioni e confluivano nella Contestazione, e poi perché paventava che Mondo Beat potesse deragliare verso posizioni filo sovietiche.

Nota:
Anche Franco Vaudo, che aveva fatto la solita domanda cretina "Ma voi perché protestate?", dopo che Melchiorre Gerbino gli ebbe martellato in testa che la nostra non era protesta ma contestazione, avrebbe in qualche modo recepito qualcosa della contestazione, e difatti da qualche parte in questo articolo ne avrebbe citato il termine.
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(varie riviste - Aprile/Maggio 1967)
L'articolo sui beats, del giornale scolastico "Zanzara" del liceo Parini, censurato dal preside Daniele Mattalia
Miscellanea di articoli su Mondo Beat

Tra questa miscellanea di articoli, quello sui beats del giornale scolastico "Zanzara" del liceo Parini, censurato dal preside Daniele Mattalia. Costui aveva dato in escandescenze e aveva fatto gestacci volgari quando 6 giovani di Mondo Beat avevamo contestato la scuola italiana sulle scalinate del suo istituto. Se si pensa che il liceo classico Parini di Milano era considerato uno degli istituti più carismatici d’Italia, alla lettura delle dichiarazioni di Mattalia, riportate in questo articolo, si capisce quanta spocchiosità autoritaria manifestassero tanti professori che insegnavano nelle scuole secondarie, prima che la Contestazione non li avesse castigati.
Questo articolo sulla Zanzara, censurata perché vi si voleva pubblicare una inchiesta sui capelloni, è del quotidiamo Il Giorno.
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(Rocca - Pro Civitate Christiana - Aprile 1967)
Articolo di Clara Bertini, giornalista della rivista Rocca-Pro Civitate Christiana
"Quando i capelli nascondono le idee"

Dalla lettura di questo articolo di Clara Bertini, giornalista della rivista Rocca-Pro Civitate Christiana, si capisce quale grande richiamo esercitasse Mondo Beat sui giovani cristiani.
Nel prossimo capitolo dirò di uno dei giovani di Mondo Beat, divenuto poi missionario comboniano assegnato in Costa d'Avorio.

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Nota:
Pubblicazioni di diversi paesi del mondo avrebbero dedicato articoli a Mondo Beat, e tra questi il New York Times e il Berkeley Barb, ma Melchiorre Gerbino, a causa dei tempi difficili che ha dovuto affrontare dopo quelli di Mondo Beat, non è riuscito a salvare quegli articoli, fortunato già d’essere riuscito a salvare la sua pelle. Per quanto riguarda poi pubblicazioni di riviste e quotidiani italiani d'epoca, quelle riprodotte in questa ricostruzione della storia di Mondo Beat sono solo una piccola parte di quante non ne siano apparse.

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E ritornando alla cronologia della storia di Mondo Beat, qui due foto risalenti alla prima metà di aprile del 1967, scattate durante una seduta di redazione della rivista Mondo Beat.

(Seduta di redazione a Mondo Beat, Aprile 1967 - foto Agenzia Franco Sapi)                              (Seduta di redazione a Mondo Beat, Aprile 1967 - foto Agenzia Franco Sapi)
La sede di Mondo Beat, la Cava, aveva 2 locali, uno a piano terra, e una cantina a volta cui si accedeva per una scala in muratura    GioTavaglione subiva il fascino di Monique Charvet 'Monik', che cita nel Manifesto di Mondo Beat
Melchiorre Gerbino, Giorgio Cavalli, Ercolino, Franco e Ezio Sapi                                                Giorgio Cavalli, Franco e Ezio Sapi, Gerbino, Roberto Antonelli, Giò Tavaglione

Nella foto a sinistra, Melchiorre Gerbino è seduto al centro, Giorgio Cavalli Ombra è alla sua destra e, a seguire, Ercolino, Franco Sapi (con una copia di Mondo Beat sottobraccio) e il figlio Ezio.

Nella foto a destra, Giorgio Cavalli Ombra è seduto al centro; seduto alla sua destra, che fuma, Giò Tavaglione; seduto in primo piano Roberto Antonelli. All'impiedi, da destra, Melchiorre Gerbino, Ezio e Franco Sapi (che tiene in mano e guarda una copia di Mondo Beat).

Nota:
Benché ne frequentasse assiduamente la redazione, rare sono le foto di Giò Tavaglione a Mondo Beat, perché egli si defilava al momento delle foto, e in questo era secondo solo a Umberto Tiboni, che era presente a Mondo Beat 24 ore al giorno e mai nessun fotoreporter riuscì a cogliere con uno scatto!
Qui un link della Getty Images su una riunione di redazione di Mondo Beat, dove il primo a destra, all’impiedi, è Giò Tavaglione, e accanto a lui è Giorgio Contini.
E qui ancora un link, con un primissimo piano di Giò Tavaglione a Mondo Beat

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Da domenica 9 aprile, giorno seguente alla manifestazione di Mondo Beat autorizzata dalla Questura, qualcosa di profondo va cambiando nel Movimento, che va ingrossando come un fiume in piena. Più si va spargendo la notizia che a Milano la Questura non diffida più i beats, più giovani vanno arrivando da ogni dove, e tra di essi numerosi viaggiatori di diverse nazionalità, massimamente francesi, e già verso metà aprile non riusciamo più ad accoglierli tutti nella Cava. Molti bivaccano con gli zaini sul marciapiede, altri al bar di fronte e sul marciapiede del bar, tra centinaia di curiosi che intasano permanentemente via Vicenza e ne rallentano il traffico automobilistico, quando non lo paralizzano. Ora che non si corrono più rischi con la polizia, nella Cava si affannano a tenere discorsi tipi estranei alla Contestazione, che non la vivono e non la capiscono, pseudo intellettuali che scimmiottano mode buddiste e beat generation, gente che non dà tregua fin tanto che non si promette di pubblicare nella rivista Mondo Beat qualcuna delle cazzate che scrivono. E ad aggravare la crisi dalla Sardegna è arrivato l’avvocato Contini, padre di Giorgio, che nei giornali ha visto le foto del suo figliolo fuggiasco e viene a riprenderselo. Giorgio Contini è una delle colonne di Mondo Beat. Preposto alla direzione dello scantinato della Cava, che è il cuore e lo snodo del Movimento, egli vi cura il guardaroba, dove chiunque può avere custodite le proprie cose senza dovere esibire documenti né pagare, e controlla che nello scantinato nessuno faccia uso di stupefacenti o commetta furti o violenze. Il vero pericolo che si corre nella Cava non è tanto che i giovani vi commettano illegalità, ma che situazioni di illegalità possano essere create artificiosamente, da agenti di servizi segreti o da delatori di polizia, da cui ovviamente siamo infiltrati. Giorgio Contini ha avuto carisma e sesto senso tali da impedire che alcunché di negativo avvenisse nello scantinato della Cava. Egli è insostituibile per intelligenza e abnegazione, e la sua mancanza si fa sentire proprio nel momento in cui più che mai sarebbe necessaria la sua presenza, perché nella Cava si vanno infiltrando ora tutta sorta di delatori di polizia e di spie. (A questo link della Getty Images, Giorgio Contini e Gunilla Unger).

In questi giorni di grande confusione Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino si consultano spesso sul da farsi, finché non viene loro l’idea di creare un campeggio da qualche parte alla periferia di Milano. Per trovare un terreno da affittare essi danno incarico urgente a Dante Palla, che dei campi intorno a Milano conosce ogni cane che abbaia.
Intanto negli stessi giorni Gerbino è impegnato in incontri con vari segretari giovanili di partiti politici, che corteggiano Mondo Beat, incontri di pura cortesia che finiscono tutti invariabilmente con le dispiacenze di Gerbino di non potere collaborare. Gerbino incontra pure Achille Mauri, direttore delle Messaggerie Italiane, la maggiore società di distribuzione di riviste e libri in Italia; Mauri gli propone una tiratura di 150.000 copie di Mondo Beat, spese di stampa e distribuzione a carico delle Messaggerie Italiane, incasso interamente di Mondo Beat, se si concedono all’interno della rivista quattro pagine per la pubblicità; Melchiorre Gerbino ovviamente declina l’offerta, per preservare l’immagine e l’indipendenza della testata, che è oltretutto in attivo. Ed è grazie a questo attivo che il 15 aprile Umberto Tiboni paga 175.000 lire a saldo di tre mesi di affitto anticipato della Cava e consegna l’assegno alla Tecnografica Milanese per il pagamento anticipato delle 8.000 copie di un nuovo numero della rivista Mondo Beat.

Il 18 aprile passa a salutarci Albert Villi Augerau, che aveva tentato scalzo e con la chitarra a tracolla di scappare dalla Questura. Ha appena finito di scontare un mese di carcere e ora viene rimpatriato con un volo Milano-Parigi. Due poliziotti lo attendono all’entrata della Cava. Saranno quelli come lui che faranno propagare la Contestazione da Milano a Parigi.

Il 20 aprile arriva la buona nuova: Dante Palla crede di avere localizzato un terreno adatto al campeggio. Ci si arriva col tram 24 scendendo al capolinea Vigentino e camminando 10 minuti a piedi. Lo andiamo subito a vedere. Lo spiazzo è ideale perché ampio abbastanza da potere accogliere 200 tende. Da un lato è delimitato dalle mura di una fabbrica; al lato opposto da una fila di alberi e dal ruscello Vettabbia; in direzione della strada confina con l’ampio piazzale di un rifornimento di benzina; nella direzione opposta sconfina a perdita d’occhio nei campi, fino alle Alpi... Il prezzo pattuito da Dante Palla, per quattro mesi di affitto da pagare anticipati, è di 140.000 lire. Decidiamo di prenderlo. Poiché su Gerbino grava la responsabilità della testata di Mondo Beat e su Tiboni quella dell’esercizio dei locali della redazione della rivista, faremo intestare il contratto di affitto a Enrico Boetti Briciola, un pittore che da qualche tempo bazzica la Cava.

Il 23 aprile Umberto Tiboni, Enrico Boetti Briciola, Dante Palla e Melchiorre Gerbino si presentano alla cascina di un anziano contadino, corpulento, di stampo longobardo, che li attende con due suoi figli. Gerbino va al sodo e conta sul tavolo 140.000 lire in banconote. Dice che si è dei boy scout che ci si vuole al più presto accampare e che il terreno va bene, ma che non si sa come accedervi, perché sarebbe illegale aprirvi un accesso tra le siepi che delimitano il terreno dal piazzale del rifornimento di benzina. Il contadino dice che non ci sono problemi: darà passo su una striscia extra dei suoi campi. Stipuliamo allora il contratto di affitto, con validità 1 maggio - 31 agosto 1967. Sorgerà lì la Tendopoli di Mondo Beat, che dai quotidiani Corriere della Sera, Corriere d’Informazione, La Notte, verrà battezzata Nuova Barbonia o Barbonia City, con nostro stesso divertito gradimento.

Il 25 aprile, giorno delle celebrazioni della Resistenza al nazifascismo, in Piazza del Duomo scoppiano buffi tafferugli tra vecchi partigiani con medaglie e stendardi, e capelloni con chitarre e sbarbine, i quali ultimi, insultati da qualche Barbùn, va a laurà!, contestano i partigiani.
Melchiorre Gerbino non era a Piazza del Duomo quando vi scoppiò l’incidente e non sa di preciso cosa sia successo, ma certamente il fatto è spiacevole, anche se queste adunate partigiane sono spesso sceneggiate che servono da nobile facciata a un sistema politico ignobile, quale è quello italiano.

Il 27 mattina il furgone della Tecnografica Milanese viene a scaricare alla Cava le 8.000 copie del nuovo numero della rivista Mondo Beat.

Storia di Mondo Beat. Capitolo 11