PREMESSA:
Nell'arco di tempo che intercorse tra la pubblicazione del precedente numero (18 marzo) e la pubblicazione di questo (27 aprile) il Movimento subì un cambiamento profondo, perchè i beats non erano più allontanati col foglio di via
obbligatorio da Milano e perciò vi affluivano da ogni dove. Contemporaneamente affluiva a Mondo Beat quella massa di persone che sempre fluttua e va dove portano le mode, e s'infiltravano nella Cava delatori camuffati da capelloni e agenti dei servizi segreti che si atteggiavano a liberi pensatori. Venuta a mancare la selezione, che era stata operata dalla decimazione che Mondo Beat aveva subìto nello scontro con la Questura di Milano, veniva a mancare a Mondo Beat l'identità. Da qui la necessità vera di creare la Tendopoli, per spostare il confronto sul terreno della rivoluzione sessuale, scatenare una nuova ondata di repressione da parte del sistema e fare propagare la Contestazione in tutta Italia. Quando questo processo fu avviato, esso causò il definitivo scollamento di Onda Verde da Mondo Beat, mentre si rinsaldò il legame tra i giovani di Mondo Beat e i giovani provos della Sacco e Vanzetti e quello fraterno tra me e Giuseppe Pinelli.
Questo n.3 di "Mondo Beat" (quinto della serie) per un verso segna lo scollamento di Onda Verde, da cui non mi pervenne alcun articolo da pubblicare, e di fatto la sua scomparsa dalla scena della rivolta giovanile in Italia, per altro verso segna l'inizio dello scontro ai ferri corti tra "Mondo Beat" e "Il Corriere della Sera".
NOTA:
Questo numero fu stampato in 8.000 copie, che la Tecnografica Milanese consegnò alla Cava il 27 aprile 1967.
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(pag. 1 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag1. La Contestazione. Melchiorre Gerbino attacca Il Corriere della Sera
Melchiorre Gerbino scrisse l'articolo di questa prima di copertina e ne compose la pagina con una foto da lui incettata nel cassone dei clichè de "L'Unità" già usati per la stampa: da quel cassone egli incettò tutte le foto pubblicate in questo numero.
Questo attacco frontale non se lo aspettavano quelli del Corriere della Sera , il più autorevole quotidiano italiano. Sei/settemila copie di questo numero di “Mondo Beat”, vendute a Milano in 3 giorni, li fecero andare su tutte le furie, perchè se le trovarono sbattute sotto il naso a ogni piè sospinto. Furono accecati dall'ira. Ed era quello che a Mondo Beat speravamo che succedesse: l'ira del Corriere della Sera cadeva su Mondo Beat come il cacio sui maccheroni.
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(pag. 2 - copia anastatica)
"Mondo Beat n3,pag2. 'Si dice: I giovani di oggi sono gli accademici conservatori di domani', di Paolo Viganò
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(pag. 3 - copia anastatica)
"Mondo Beat n3,pag3. 'La guerra, la guerra e sempre la guerra' di Renzo Freschi
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(pag. 4 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag4. Scritti Vari
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(pag. 5 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag5. 'Economia e Coscienza',di Giuseppe Franzosi
Giuseppe Franzosi fu un altro che riuscì a farsi pubblicare da Melchiorre Gerbino senza che Gerbino leggesse quello che scriveva. Franzosi cominciò col piazzarsi sul marciapiede della Cava, ora a un lato ora all'altro dell'entrata, ma non tanto vicino all'entrata da intralciare il traffico, e per una settimana parlò, da solo, o con altri, ininterrottamente di tutto; la
seconda settimana continuò così all'interno della Cava, a pianterreno; la terza settimana, prima che fosse sceso nello scantinato della Cava, si guadagnò da Gerbino il titolo di collaboratore esterno della rivista Mondo Beat: così venivano definiti quelli cui Gerbino pubblicava articoli senza averli letti. Il collaboratore esterno riceveva dal direttore l'assicurazione che avrebbe avuto pubblicato l'articolo: a sua volta egli garantiva al direttore che non sarebbe passato dalla Cava prima della pubblicazione, ma che sarebbe rimasto a casa sua, a scrivere altri articoli.
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(pag. 6 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag6.'I Beataliani: ovvero come non preparare un minestrone beat', di Livio Cafici
Gerbino si rende
ora conto di come quest'altro collaboratore esterno della rivista Mondo Beat, Livio Cafici, quello del canelupo, di cui egli allora pubblicò l'articolo ovviamente senza averlo letto, in esso manifestava, oltre che ironia, anche vaste e profonde conoscenze letterarie.
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(pag. 7 - copia anastatica)
"Mondo Beat n3,pag7. 'Cordusio', di Ombra
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(pag. 8 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag8. 'Fuori' di Renè Vento (prima pagina)
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(pag. 9 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag9. 'Fuori' di Renè Vento (seconda pagina)
Questo articolo, firmato Renè Vento, cui Melchiorre Gerbino diede il titolo FUORI, fu scritto da Renè, un quarantenne impegnato nella lotta per i diritti civili degli omosessuali. Egli conviveva con un ragazzo scappato di casa, di cognome Vento: donde lo pseudonimo Renè Vento. In questo scritto Renè si immedesimava nella storia di Vento e la descriveva come fosse stato egli stesso il protagonista.
Più di quattro anni dopo la pubblicazione di FUORI in "Mondo Beat", fu fondato il "FUORI!". Qui uno stralcio da "Storia del Partito Radicale"
"Storia del Partito Radicale" di Guido Aghina e Claudio Jaccarino
E così la subdola Fernanda Pivano era ricorsa a tanto imbroglio di sigle per darsi lustro storico!
Già dopo lo scioglimento di Mondo Beat e la partenza di Melchiore Gerbino da Milano, Fernanda Pivano aveva creato tra i giovanissimi delle scuole medie tanti piccoli gruppi denominati "Mondo Bit" (!).
Poi, nel suo libro "C'era una volta un beat "- Arcana Editrice, edizioni 1976 e 1988, avrebbe stravolto, mortificato, negato la storia di Mondo Beat e della Contestazione, quando ormai da anni non si sapeva più nulla di Vittorio Di Russo nè nulla di Melchiorre Gerbino, che stavo viaggiando per il mondo. Allora Fernanda Pivano aveva creduto di potere vendere la pelle dell'orso e si era spinta al punto di pubblicare fotomontaggi:
Mondo Beat, La Contestazione e i fotomontaggi della quasi senatrice a vita Fernanda Pivano
("C'era una volta un beat", Fernanda Pivano, Arcana Editrice, Roma, edizione aprile 1988, pag.97)
In questo fotomontaggio, peraltro così malfatto, l'immagine di Vittorio Di Russo e quella di Melchiorre Gerbino sono inserite tra quelle di persone a Gerbino sconosciute. L'1 novembre 1966 eravamo stati a Verona non da questo Bertani, che Gerbino non ha mai conosciuto, ma a casa dell'avvocato Donà, in una villa su una collina dell'Oltreadige: e fu allora che Vittorio Di Russo ebbe un raptus etilico, come si può verificare dai registri del pronto soccorso dell'ospedale di Verona, dove Gerbino lo accompagnò.
La didascalia di questo fotomontaggio é fantapolitica e c'é pertanto da chiedersi se ai tempi della pubblicazione di "C'era una volta un beat"
Fernanda Pivano non stesse lavorando per la CIA, che in tempi più recenti ha reso noto che lo PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) cui Fernanda Pivano si riferisce, era stato da essa Agenzia promosso e sovvenzionato allo scopo di sfaldare l'unione politica tra il PSI (Partito Socialista Italiano) e il PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano). C'é da presumere di sì, che Fernanda Pivano stesse allora lavorando per la CIA, e c'é da presumere che lo avesse fatto ancor prima di allora e abbia continuato a farlo anche dopo: non si spiega altrimenti come un personaggio così mediocre possa essere esaltato dai media e strombazzato ai quattro venti.
Nè le mistificazioni e le distorsioni storiche di Fernanda Pivano si sono esaurite con "C'era una volta un beat", perchè esse continuano a tutt'oggi in Wikipedia: "...fu lei a suggerire nell'ottobre del 1966 al poeta Vittorio Di Russo e agli altri giovani italiani "in viaggio" che frequentavano la sua casa in via Manzoni a Milano il titolo di "Mondo Beat" a quella che è considerata la prima rivista underground italiana..."
Alla luce di tutto ciò, c'é da chiedersi cosa ci possa essere di attendibile in quello che Fernanda Pivano, che negli USA é ignorata, ha scritto sulle sue frequentazioni con personaggi americani: ... e fu allora che Ernest Hemingway cercò di scoparmi! Ma io mi presentai all'appuntamento assieme a mio marito!... (che all'epoca non era ancora scappato con la minorenne).
Dal pasticcio che Fernanda Pivano si va lasciando alle spalle, i tratti certi che emergono sono quelli della sua ridicolaggine, chè la donnina, ancor prima che subdola, é ridicola. Basti pensare che, essendo stata invitata
come ospite a un Festival della Canzone di San Remo, invece di dire "mi sono divertita e mi hanno dato pure dei soldi", da allora si presenta ufficialmente come "critico di musica leggera"... veneme nzuonno...
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(pag. 10 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag10. Poesie. Tella Ferrari e Claudio Pitschen
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(pag. 11 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag11. 'I beats e l'arte', di Sandro Maler
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(pag. 12 - copia anastatica)
Mondo Beat n3,pag12. La Contestazione. Esposto di Mondo Beat contro la Questura di Milano
L'esposto contro la Questura di Milano, corredato da dettagaliate denuncie di vessazioni e violenze fisiche che giovani di Mondo Beat avevano subìto da poliziotti, fu steso dagli avvocati Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi e sottoscritto da interessati e testimoni.