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 Angelo Bianco
Angelo Bianco
Missionario in Costa d’Avorio


Angelo Bianco, dei giovani di Mondo Beat che contestarono la Chiesa dall’interno.
Quindici anni dopo i tempi di Mondo Beat mi trovavo in Costa d’Avorio, dove conobbi Marisa Coppa, che mi parlò di Angelo Bianco, un giovane missionario comboniano ligure che aveva sostenuto all’università di Abidjan una brillante tesi di laurea sulla civiltà dei Koulango. Marisa Coppa descriveva Angelo Bianco come un tipo incredibilmente originale, che faceva venire suo padre dalla Liguria perché lo aiutasse a scavare pozzi di acqua potabile nella sua missione e che tra una fatica e l’altra si riposava viaggiando per la Costa d’Avorio in compagnia di una suora irlandese così bella che gli uomini si giravano per strada a guardarla.
Angelo Bianco operava nella missione cattolica di Bondoukou, città all’interno del Paese, ai confini col Ghana, dove io mi recai durante un giro della Costa d’Avorio. Quando incontrai Angelo Bianco e mi presentai, egli esclamò - "Ah! Sei Gerbino!... Io sono stato un ragazzo di Mondo Beat".
Ospite di Angelo Bianco, mi fermai due settimane nella sua missione, che sorgeva in un’area di Africa profonda. Lo osservai fare il suo lavoro di missionario. Era rimasto simpatico e indomito come un vero ragazzo di Mondo Beat.
Qualche anno dopo, a Trieste, rincontrai Marisa Coppa, che mi disse che Angelo Bianco era morto di febbre gialla nella sua missione. Mi diede una sua foto, che pubblico qui.


"MONDO BEAT N.3" (quinto della serie)
- del 30 aprile 1967 - tiratura copie 8.000 -


Nell’arco di tempo che intercorse tra l'uscita del precedente numero della rivista Mondo Beat (18 marzo) e l'uscita di questo (27 aprile) il Movimento subì un cambiamento profondo perché i beats, non essendo più diffidati dal soggiornare in Milano, vi affluivano da ogni dove. Contemporaneamente affluiva a Mondo Beat quella massa di persone che sempre fluttua e va dove portano le mode, e s’infiltravano nella Cava delatori di polizia camuffati da capelloni e agenti dei servizi segreti che si atteggiavano a liberi pensatori. Venuta a mancare la selezione, che era stata operata dalla decimazione che Mondo Beat aveva subito nello scontro con la Questura di Milano, era venuta a mancare a Mondo Beat l’identità. Da qui la vera necessità di creare la Tendopoli, per spostare il confronto sul terreno della rivoluzione sessuale, scatenare una nuova ondata di repressione da parte del sistema e fare propagare la Contestazione in tutta Italia. Quando questo processo fu avviato, esso causò lo scollamento di Onda Verde da Mondo Beat, mentre si rinsaldò il legame tra i giovani di Mondo Beat e i giovani provos della Sacco e Vanzetti e quello fraterno tra Melchiorre Gerbino e Giuseppe Pinelli.
Questo quinto numero di Mondo Beat per un verso segna lo scollamento di Onda Verde, da cui non pervenne alcun articolo da pubblicare, e di fatto la sua scomparsa dalla scena della rivolta giovanile in Italia, che Onda Verde non aveva consistenza numerica (saranno stati una ventina) ma si era creata un'immagine grazie agli articoli di Pilati e Sigiani pubblicati nella rivista Mondo Beat. Per altro verso, questo numero segna l’inizio dello scontro ai ferri corti tra il Corriere della Sera e Mondo Beat.

Nota:
Tutti i cliché delle foto pubblicate in questo numero furono incettati da Melchiorre Gerbino nel cassone dei cliché del quotidiano L’Unità, già usati per la stampa.
Datato 30 aprile 1967, questo numero ci fu consegnato dalla Tecnografica Milanese il 27.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 1 - copia anastatica
Melchiorre Gerbino attacca Il Corriere della Sera ai ferri corti
Melchiorre Gerbino attacca il Corriere della Sera ai ferri corti.

Un attacco frontale da parte di Mondo Beat non se l’erano aspettato al Corriere della Sera, il più autorevole quotidiano italiano, e sei/settemila copie di questo numero, vendute in 3 giorni per le vie di Milano, li avrebbero fatti andare su tutte le furie, perché se le sarebbero trovate sbattute sotto il naso a ogni piè sospinto. Furono accecati dall’ira. Ed era quello che a Mondo Beat speravamo succedesse.

Nota:
In questa foto di copertina, il primo a sinistra è Eros Alesi Pasticca che regge il cartello LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI?
Al centro della foto Zafferano, che regge il cartello MEGLIO UN BEAT OGGI CHE UN SOLDATO DOMANI. In realtà lo slogan, concepito da Melchiorre Gerbino e scritto da lui sul cartello, era MEGLIO UN BEAT OGGI CHE UN GENERALE DOMANI, perché con esso si voleva alludere al colpo di stato che in quei giorni aveva compiuto una giunta di generali in Grecia e di come un movimento come Mondo Beat avrebbe impedito che se ne compisse uno simile in Italia. Ma Zafferano avrebbe cambiato "generale" in "soldato" e avrebbe retto orgogliosamente un cartello che non significava nulla. Di cose insensate ne succedevano anche a Mondo Beat!
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 2 - copia anastatica
SI DICE: I GIOVANI DI OGGI SONO GLI ACCADEMICI CONSERVATORI DI DOMANI di Paolo Viganò
SI DICE: I GIOVANI DI OGGI SONO GLI ACCADEMICI CONSERVATORI DI DOMANI di Paolo Viganò
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 3 - copia anastatica
LA GUERRA, LA GUERRA E SEMPRE LA GUERRA di Renzo Freschi
LA GUERRA, LA GUERRA E SEMPRE LA GUERRA di Renzo Freschi
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 4- copia anastatica
LA SOCIETÀ DEGLI STRUZZI di Franca - L’UOMO E LA BOTTE di Giuseppe Curcio- IL CAPPELLONE E IL PROVVEDITORE di Luigi Raverta
LA SOCIETÀ DEGLI STRUZZI di Franca - L’UOMO E LA BOTTE di Giuseppe Curcio - IL CAPPELLONE E IL PROVVEDITORE di Luigi Raverta
La rivista Mondo Beat era sempre di più assediata da gente estranea alla Contestazione, dei cretini che vi volevano pubblicare e che con la loro presenza nella Cava toglievano il respiro a Melchiorre Gerbino, che, per levarseli di torno, finiva per pubblicare qualcuna della cazzate che scrivevano.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 5 - copia anastatica
ECONOMIA E COSCIENZA di Giuseppe Franzosi
ECONOMIA E COSCIENZA di Giuseppe Franzosi
Giuseppe Franzosi fu un altro che riuscì a farsi pubblicare da Melchiorre Gerbino senza che Gerbino leggesse quello che questi scriveva. Franzosi cominciò col piazzarsi sul marciapiede della Cava, ora a un lato ora all’altro dell’entrata, ma non tanto vicino all’entrata da intralciare il traffico, e per una settimana parlò, da solo, o con altri, ininterrottamente di tutto; la seconda settimana continuò così all’interno della Cava, nel pianterreno; la terza settimana, prima che fosse sceso nello scantinato della Cava, si guadagnò da Gerbino il titolo di collaboratore esterno della rivista Mondo Beat, che, come s’è detto, definiva quelli cui Gerbino pubblicava articoli senza averli letti. Il collaboratore esterno riceveva dal direttore l’assicurazione che avrebbe avuto pubblicato l’articolo: a sua volta egli garantiva al direttore che non sarebbe passato dalla Cava prima della pubblicazione, ma che sarebbe rimasto a casa sua, a scrivere altri articoli.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 6 - copia anastatica
I BEATALIANI di Livio Cafici
I BEATALIANI di Livio Cafici
Melchiorre Gerbino che, dopo quarant’anni di tentativi infruttuosi nel cercare di leggere questo articolo, finalmente c’è riuscito, si rende ora conto di come questo primissimo collaboratore esterno della rivista Mondo Beat, Livio Cafici, quello del canelupo avvelenato, in questo articolo manifestava, oltre a sottile ironia, anche vaste conoscenze letterarie.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 7 - copia anastatica
CORDUSIO di Giorgio Cavalli <i>Ombra</i>, della redazione e della Base di Mondo Beat
CORDUSIO di Giorgio Cavalli Ombra, della redazione e della Base di Mondo Beat.
I sottopassaggi della metropolitana di Piazza Cordusio erano stati, prima dell’apertura della Cava, il luogo d’incontro dei beats in Milano.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 8 - copia anastatica
FUORI di <i>René  Vento</i>, che fu tra i primi in Italia a impegnarsi a viso aperto per i diritti civili dei gay
FUORI di René Vento, che fu tra i primi in Italia a impegnarsi a viso aperto per i diritti civili dei gay (continua)
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 9 - copia anastatica
Articolo di <EM>René Vento</EM>, cui Melchiorre Gerbino diede il titolo FUORI
Articolo di René Vento, cui Melchiorre Gerbino diede il titolo FUORI.
René, un trentenne impegnato per l’affermazione dei diritti civili degli omosessuali, conviveva con un ragazzo scappato di casa, di cognome Vento: donde lo pseudonimo René Vento. In questo scritto René s'immedesimava nella storia di Vento, che a termine della sua fuga da casa era arrivato alla Cava, e la descriveva in prima persona, come fosse stato egli il protagonista della storia.

Nota:
Quattro anni dopo la pubblicazione di FUORI in Mondo Beat, sarebbe stata fondata la rivista "FUORI!", la cui testata era la farraginosa abbreviazione di "Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano". Qui uno stralcio da "Storia del Partito Radicale"

"Storia del Partito Radicale" - Guido Aghina e Claudio Jaccarino - Gammalibri - pag. 67
Le macchinazioni dell’agente della CIA, Fernanda Pivano
Le macchinazioni dell’agente della CIA, Fernanda Pivano

La subdola Fernanda Pivano aveva ricorso a tanto imbroglio di sigle per fare sciacallaggio del patrimonio di Mondo Beat e darsi lustro storico.
Già dopo lo scioglimento del Movimento Mondo Beat e la partenza di Melchiore Gerbino da Milano, Fernanda Pivano aveva tempestivamente creato tra i giovanissimi delle scuole medie tanti gruppi denominati "Mondo Bit"(!), per confondere e disperdere la memoria di Mondo Beat.
E qui vale la pena di aprire una parentesi sull'agente della CIA e spia della Questura di Milano, Fernanda Pivano, e sul poeta sionista Allen Ginsberg, e sulle loro congiunte interferenze nella storia di Mondo Beat

Allen Ginsberg & Fernanda Pivano

Che Allen Ginsberg fosse sionista è evidente, se è vero che, indirizzandosi idealmente a Carl Solomon, scrive nell’ "Urlo" ("Howl") " ... I'm with you in Rockland where you accuse your doctors of insanity and plot the Hebrew socialist revolution against the fascist national Golgotha...".
Ora, "ordire la rivoluzione socialista ebraica contro il nazifascista Golgota", non è altro che destabilizzare il mondo occidentale con i media e con la finanza, che i sionisti gestiscono, e con le guerre, che i sionisti provocano: il tutto nell'intento di rendere la gente disperata e farle accettare qualsiasi cosa possa procurare tranquillità, cioè una dominazione sionista, come chiaramente descritto ne "I Protocolli dei Savi di Sion". Che "I Protocolli dei Savi di Sion" siano autentici o un falso, non fa differenza, perché quello che vi è scritto è realistico e attuale.
E venendo al concreto, mentre a Mondo Beat noi stavamo lottando per l'affermazione dei diritti civili in Italia e ai giovani di Mondo Beat la polizia rompeva le costole a calci, Allen Ginsberg veniva in Italia a ricevere un premio, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, con una copertura mediatica internazionale come la rete sionista sa bene orchestrare. Forte di tanta immagine, egli a sua volta ne profondeva a Fernanda Pivano, affidando a lei la traduzione e l'introduzione del suo "Urlo", partecipando assieme a lei a eventi culturali.
La carismatica immagine a Fernanda Pivano sarebbe servita per screditare i protagonisti di Mondo Beat (che facevano sottocultura, lei asseriva) e sarebbe servita a lei per calamitare provinciali italiani, che avrebbe sfruttato economicamente e che, con menate di Beat Generation, avrebbe reso ancor più confusi di quanto già non fossero, perché non avessero a partecipare a una rivoluzione vera, quella promossa da Mondo Beat con la Contestazione. Fernanda Pivano, dopo i tempi di Mondo Beat, per banalizzarne e stravolgerne la storia si sarebbe spinta fino al punto di ricorrere a fotomontaggi. Nel un suo libro "C'era una volta un Beat" avrebbe pubblicato un fotomontaggio con cui si documentava la presenza di Vittorio Di Russo e di Paolo Gerbino in una riunione mai esistita.

Fernanda Pivano, "C'era una volta un Beat", Arcana Edizioni, 1988, pag.97
Fotomontaggio con didascalia fantastorica pubblicato da Fernanda Pivano
Fotomontaggio con didascalia fantastorica pubblicato da Fernanda Pivano

Nel fotomontaggio qui riprodotto, peraltro così mal fatto che pure uno scemo si può rendere conto di come sia un fotomontaggio, le immagini di Vittorio Di Russo e di Melchiorre Paolo Gerbino venivano inserite tra quelle di gente a loro sconosciuta. Il Primo Novembre 1966, Fernanda Pivano, Gianni Milano, Vittorio Di Russo, Melchiorre Gerbino, erano stati a Verona non da questo Giorgio Bertani, che Melchiorre Gerbino non ha mai incontrato, ma ospiti dell'avvocato Donà, in una villa sulle colline dell'Oltreadige, e peraltro allora Vittorio Di Russo avrebbe avuto un raptus etilico, come si può verificare dai registri dell'Ospedale di Verona, dove Melchiorre Gerbino lo avrebbe accompagnato.
Con questo fotomontaggio Fernanda Pivano avrebbe evidenziato come lei sia stata un'agente della CIA, che in tempi posteriori alla pubblicazione di "C'era una volta un Beat" avrebbe reso noto come il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unione Proletaria), cui Fernanda Pivano si riferiva nella didascalia del fotomontaggio, fosse stato da essa Agenzia promosso e gestito allo scopo di sfaldare l'unione tra i partiti PSI (Partito Socialista Italiano) e PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) allora facenti parte di una coalizione governativa. E dunque con questo fotomontaggio Fernanda Pivano s'era riproposta un doppio scopo: mostrare come Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino ai tempi di Mondo Beat fossero stati "comunisti" e fare intendere perciò ai provinciali italiani come fosse "azione di rottura" votare alle elezioni per il PSIUP (per consegnare così i loro voti alla gestione della CIA).
Essendo fuori di dubbio che Fernanda Pivano sia stata agente della CIA (e pure spia della Questura di Milano, come è stato evidenziato a proposito della vicenda di Gianni Scarpelli) tornando a Allen Ginsberg c'è da chiedersi chi sia stato costui in verità... Anch'egli un agente della CIA?... O forse del Mossad?... A me viene da sospettare che Allen Ginsberg sia stato colluso con entrambi, CIA e Mossad, come spiegarsi altrimenti che un poeta così mediocre possa essere stato tanto esaltato e premiato? E comunque, se sulla poetica di Allen Ginsberg ci possono essere differenti valutazioni, il fatto certo è però che Allen Ginsberg con la sua stretta collaborazione con Fernanda Pivano, e con la tanta prosopopea sulla Beat Generation, ebbe a distrarre molti provinciali italiani da quello che avrebbe dovuto essere il loro impegno: affrontare il potere in Italia per affermare i diritti civili.

Chi volesse sapere come Fernanda Pivano sarebbe stata castigata da Melchiorre Gerbino, clicchi qui.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 10 - copia anastatica
POESIE di Tella Ferrari e Claudio Pitschen. A Mondo Beat non si riusciva a non pubblicare poesie
POESIE di Tella Ferrari e Claudio Pitschen.

A Mondo Beat non si riusciva a non pubblicare poesie.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 11 - copia anastatica
I BEATS E L'ARTE di Sandro Maler
I BEATS E L’ARTE di Sandro Maler

Non ho letto l’articolo I BEATS E L’ARTE di Sandro Maler, ma sono certo che era a favore nostro.
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Mondo Beat N.3 (quinto della serie) pag. 12 - copia anastatica
Esposto-denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano
Esposto-denuncia di Mondo Beat contro la Questura di Milano.
L’esposto, corredato da dettagliate denunce di vessazioni e violenze che giovani di Mondo Beat avevano subito da agenti della Questura di Milano, fu steso dagli avvocati Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi e sottoscritto da interessati e testimoni.

Nota:
Come si può leggere da questo esposto, anche gli avvocati Garlatti e Invernizzi, che lo avevano steso, avevano subito il lavaggio del cervello dalla frastornante campagna mediatica sulla beat generation americana, con la quale la Contestazione non aveva nulla da spartire, se non fastidi, e tratteggiavano il contestatore di Mondo Beat, che stava aprendo scenari di storia universale, come qualcuno che dalla storia voleva restarsene al di fuori... Sì, che pazienza e che sofferenza da santo ebbe Melchiorre Gerbino a Mondo Beat!

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Infine, alla lettura degli scritti di questo numero della rivista Mondo Beat, si può costatare come questa fosse scaduta parecchio di qualità. Era venuto a mancare il contributo di Antonio Pilati e di Marco Maria Sigiani e lo spazio che essi erano soliti occupare era stato occupato da gente che trattava argomenti di poca o nessuna valenza ai fini della Contestazione.
Noi di Mondo Beat fummo tosti a far perdere l’equilibrio in Vaticano, ma in Vaticano non lo avrebbero perso a causa degli articoli di Livio Cafici o delle poesie di Claudio Pitschen, ma a causa della rivoluzione sessuale che il Movimento avrebbe innescato nella Tendopoli di Mondo Beat, che avrebbe reso isteriche le vecchiette della Santa Sede, come si vedrà nei prossimi capitoli.

Storia di Mondo Beat. Capitolo 12