Home Page
Italiano      English      Español      Français


Giuseppe 'Pino' Pinelli, fiduciario della sezione anarchica Sacco e Vanzetti di Milano. Vittorio Di Russo, cofondatore del movimento Mondo Beat e della omonima rivista
Vittorio Di Russo e Giuseppe Pinelli.

Da una gioventù disorientata Vittorio Di Russo promosse un movimento che appiccò un fuoco che avrebbe incendiato il mondo.

Giuseppe Pinelli diede supporto a Mondo Beat alle origini. Vi fece confluire i provos milanesi per creare un movimento unitario. Fiancheggiò il movimento lungo tutto il suo percorso.


*

E a questo punto vale scrivere su una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica italiana: l'attentato nella Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 e 3 giorni dopo l'uccisione di Giuseppe Pinelli nei locali della Questura.
E cominciamo da Antonio Sottosanti, detto Nino il Fascista, che è risaputo fu colui che collocò dentro la banca la bomba a orologeria che avrebbe causato la morte di 17 persone e il ferimento di 88. Nino il Fascista, che dall'attributo "fascista" si sentiva sminuito, ci teneva a dichiararsi "mussoliniano, figlio di martire fascista". 38 anni, di statura media, energico, bene educato, aveva vissuto ad Amsterdam nei momenti caldi della rivolta dei provos e amava documentarlo mostrando un quotidiano olandese nella cui prima pagina era riprodotta la foto di una sommossa di piazza dove in primo piano c’era la sua faccia che osservava. Dire di Nino il Fascista che egli fosse solo un informatore di polizia sarebbe riduttivo, perché trattava alla pari i commissari di pubblica sicurezza che si occupavano della faccenda beat e talvolta sembrava fosse lui a dirigerli, come avvenne appunto nel caso dell'arresto di Vittorio Di Russo, essendo stato Nino il Fascista ad averlo segnalato ai due poliziotti in borghese che lo avrebbero tradotto in Questura.

La bomba a orologeria che il 12 dicembre 1969 esplose nella sede della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano era stata congegnata dentro le strutture del carcere San Vittore e ne era uscita con un mezzo in cui viaggiava Nino il Fascista che la trasportava in una valigetta ventiquattróre dove era stata collocata. Antonio Sottosanti fu lasciato vicino a un parcheggio di taxi e ne prese uno, quello di Cornelio Rolandi, e con costui si mise a chiacchierare animatamente durante il tragitto, per farsi memorizzare, e si fece lasciare da Rolandi alla Banca dell’Agricoltura e lì depose la valigetta su un ripiano adibito a compilare moduli.
Nino il Fascista era sosia dell'anarchico Pietro Valpreda, che era stato predestinato a capro espiatorio e Nino il Fascista s'era fatto memorizzare dal tassista Rolandi apposta perché poi si potesse macchinare l’imbroglio dello scambio di persona, come fosse stato Valpreda che Rolandi aveva condotto alla Banca dell'Agricoltura.
Il magistrato Giancarlo Stiz, che si sarebbe occupato dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, avrebbe scritto nella sua relazione che tutte le piste portavano alla NATO. E va da sé che un tale evento, che avrebbe segnato il corso della storia italiana, non avrebbe potuto occorrere senza l'implicazione del Vaticano, che aveva allora nel cardinale Giuseppe Siri l’alfiere e nel cantante Adriano Celentano il giullare. La strage era stata programmata nella previsione errata che gli italiani avrebbero invocato un Uomo Forte che li governasse (il nanerottolo Amintore Fanfani).
Venendo ora alla dinamica della morte di Giuseppe Pinelli, verso la mezzanotte del 15 dicembre 1969, cioè tre giorni dopo la strage di Piazza Fontana, Pinelli veniva ucciso con un colpo di karate alla nuca dal commissario di polizia Luigi Calabresi in una stanza al quarto piano della Questura di Milano, dove Pinelli era stato trattenuto in un interrogatorio che era durato i tre giorni seguenti la strage.
Sul quadro e la dinamica dell’omicidio di Giuseppe Pinelli non ci sono né ombre né dubbi, perché il tenente dei carabinieri Sabino Lo Grano, che era in quella stanza assieme a Giuseppe Pinelli e a quattro funzionari della Polizia di stato (Luigi Calabresi, Antonino Allegra, Antonio Pagnozzi, Marcello Guida) riferì dell’accaduto a un generale dei carabinieri suo superiore, il quale rese pubblici i dettagli dell’omicidio di Pinelli a causa del cattivo sangue che sempre scorre tra Arma dei carabinieri e Polizia di stato. Le dichiarazioni di questo generale dei carabinieri furono pubblicate in trafiletti di giornali e sono pertanto indelebili dalla memoria storica. E dunque sappiamo che il commissario Luigi Calabresi voleva estorcere da Giuseppe Pinelli la confessione che l’anarchico Pietro Valpreda, il sosia di Nino il Fascista, il 12 dicembre 1969 era stato visto da lui a Milano. Valpreda solitamente viveva a Roma e, ove Pinelli avesse testimoniato di averlo visto a Milano, allora lo si sarebbe potuto incolpare quale esecutore della strage, perché sarebbe stato facile sostenere che era Valpreda che il tassista Rolandi aveva condotto alla Banca dell'Agricoltura. Ma Giuseppe Pinelli, che conosceva di persona Pietro Valpreda e Nino il Fascista, essendosi reso conto dell'imbroglio in cui lo volevano coinvolgere, a un certo punto disse di maniera perentoria che non aveva visto Pietro Valpreda a Milano e che Nino il Fascista aveva compiuto l'attentato. Al che il commissario Luigi Calabresi, avendo temuto che il piano d’incastrare Valpreda potesse essere vanificato da Pinelli, a questi sferrò un colpo di karate alla nuca con cui lo uccise. Per simulare il suicidio, il corpo venne poi fatto cadere da una finestra della stanza dove era avvenuto l’omicidio.
Fin qui la relazione del tenente dei carabinieri Sabino Lo Grano e la conseguente dichiarazione pubblica del generale dei carabinieri suo superiore sulla dinamica dell'omicidio di Giuseppe Pinelli.
Ma ci fu dell'altro, perché la verità sulla strage di Piazza Fontana si sarebbe saputa dalla stessa persona che l'aveva commessa. E difatti Nino il Fascista, che era omosessuale, pochi giorni prima della strage si era vantato con dei ragazzini di una grande impresa che egli avrebbe compiuto, di cui avrebbero scritto tutti i giornali del mondo. E alcuni di quei ragazzini, che erano finiti nell’istituto di correzione minorile Cesare Beccaria, quando scoppiò la bomba ne avrebbero parlato con gli istitutori e la notizia si sarebbe propagata per Milano. L'editore Giangiacomo Feltrinelli avrebbe dichiarato senza mezzi termini in un’intervista al settimanale L’Espresso rilasciata in quei giorni: "Sottosanti mette le bombe e incolpano gli anarchici".
Due anni e mezzo dopo l’assassinio di Giuseppe Pinelli, il commissario Luigi Calabresi veniva a sua volta assassinato e per l’accanimento con cui degli innocenti sono stati incolpati di questo omicidio e condannati, si deve desumere che il commissario Luigi Calabresi sia stato ucciso dai servizi segreti italiani, perché gli fosse tappata la bocca.
Per quanto riguarda la strage nella Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana, la magistratura, dopo mezzo secolo di svariati processi, non avendo trovato colpevoli avrebbe condannato i parenti delle vittime alle spese processuali e poco mancò che alla lettura della sentenza non fosse detto loro "E ora smettetela di rompere i coglioni!".
Nino il Fascista intanto avrebbe rilasciato un'intervista in cui poco mancò che non si vantasse di avere messo lui la bomba. Mai sfiorato da indagini, nel 2004 sarebbe morto di cause naturali.

Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, fotografato durante un'intervista pochi anni prima dellla morte
Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, qualche anno prima della morte.

Nella ricostruzione della storia di Mondo Beat, avremo modo di parlare ancora di Nino il Fascista, per le sue implicazioni in essa.



"MONDO BEAT Numero Unico" (primo della serie)
- del 15 novembre 1966 - tiratura copie 860 -

Questo numero fu stampato nella sezione anarchica Sacco e Vanzetti di Milano. Al lavoro di stampa concorsero Giuseppe Pinelli, Gunilla Unger, Carmen Russo, Umberto Tiboni, Gennaro De Miranda, Melchiorre Gerbino.


Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966

Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966   Il primo numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 860 - Datato 15 novembre 1966


Commenti:

pagina 1
- Il LOGO "MONDO BEAT" fu ideato da Enea, un ragazzo diciassettenne milanese e da lui tracciato con uno spillo su una matrice di ciclostile.

- Melchiorre Paolo Gerbino (M.P.G.) scrisse la dicitura sotto il logo e l’ARTICOLO DI FONDO con cui sosteneva che dopo Hiroshima la nonviolenza era diventata conditio sine qua non per la sopravvivenza dell'umanità e che pertanto era necessaria una nuova morale societaria, che sviluppasse in prospettiva una natura umana più alta.

pagina 2
- Continuazione dell'ARTICOLO DI FONDO di Melchiorre Paolo Gerbino (M.P.G.).
Nota. In questo articolo Melchiorre Gerbino introduceva il neologismo "strumentizzare" che avrebbe poi riformulato in "strumentalizzare", donde "strumentalizzazione".

- NON POETICHE MA POETI di Edoardo, un collega di Gerbino all’Alitalia. Edoardo fu il primo a scrivere che ne aveva le palle piene dei letterati italiani dell'epoca.

- Infine, una massima di Boris Vian.

pagina 3
- FENOMENO BEAT di Renzo Freschi, uno studente milanese che frequentava il liceo classico. Egli avrebbero voluto fare parte del salotto letterario di Fernanda Pivano, ma da costei, che non lo aveva trovato confacente ai suoi scopi, era stato dirottato verso Mondo Beat a pubblicarci i suoi scritti.

pagina 4
- FENOMENO BEAT (continuazione dalla pagina 3) di Renzo Freschi.
Credendo che scrivere sulla Beat Generation servisse a spiegare del perché del malessere della gioventù italiana dei suoi giorni, Renzo Freschi copiava pagine e pagine di quello che Fernanda Pivano scriveva. Fernanda Pivano imbambolava i provinciali italiani con menate di Beat Generation, a sfruttarli economicamente e a distoglierli dalla vera rivoluzione che Mondo Beat andava innescando, ma Renzo Freschi non capiva nulla di questi intrighi.

pagina 5
- FENOMENO BEAT (continuazione dalla pagina 4) di Renzo Freschi.

- PERCHÉ MI RIFIUTO DI DIVENTARE SOLDATO di Ivo della Savia, giovane anarchico della Sacco e Vanzetti, renitente al servizio militare. Al tempo della pubblicazione di questo articolo, Ivo della Savia aveva già vissuto più di un anno in clandestinità.

pagina 6
- PERCHÉ MI RIFIUTO DI DIVENTARE SOLDATO (continuazione dalla pagina 5) di Ivo della Savia. Egli fu il primo giovane italiano a fare l'obiezione di coscienza per motivi ideologici; prima di lui c'erano stati dei giovani Testimoni di Geova che l'avevano fatta per motivi religiosi.

pagina 7
- PERCHÉ MI RIFIUTO DI DIVENTARE SOLDATO (continuazione dalla pagina 6) di Ivo della Savia.
Per chi faceva l'obiezione di coscienza c'era la prigione per una durata pari a quella del servizio militare.
Si veniva chiamati alla leva tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno di età, ma il servizio militare poteva essere rimandato al ventiseiesimo anno di età da chi era già iscritto a corsi universitari.
Chi si fosse trovato all'estero prima che gli fosse arrivata la chiamata e fosse tornato in Italia dopo avere compiuto il ventottesimo anno di età, sarebbe stato esentato dal prestare servizio militare

- MISCELLANEA di citazioni sul pacifismo di Papa Giovanni XXIII, Albert Einstein e Arthur Koestler.

pagina 8
- I BUDDISTI E LA GUERRA. LETTERA DI UN RISUSCITATO A J.P. SARTRE, di Ho Huu Tuong, intellettuale vietnamita, marxista e ateo, che s'era trovato a vivere con devoti buddisti a causa delle situazioni create dalla guerra nel suo Paese (traduzione dal francese di Melchiorre Gerbino).

pagina 9
- I BUDDISTI E LA GUERRA. LETTERA DI UN RISUSCITATO A J.P. SARTRE, di Ho Huu Tuong (continuazione dalla pagina 8).
L'interessante scritto di un intellettuale vietnamita che rivolgendosi idealmente a Jean-Paul Sartre descriveva la sua condizione durante la Guerra nel Vietnam, guerra da cui egli era scampato, ma che intanto procedeva con una terribile escalation, che sarebbe culminata coi bombardamenti su Hanoi.

pagina 10
- OMBRE AL SOLE. Poesia di Renzo Freschi, il quale si credeva allora sul punto di accedere al Parnaso dei poeti immortali.

pagina 11
- MILANO BEAT di Poppi, Giuseppe Ranchetti, lo scenografo, che frequentò Mondo Beat agli inizi del Movimento.

- VERSI di Nazim Hikmet.

- E poi ancora Renzo Freschi con FUOCHI D'ARTIFICIO.
Alcune considerazioni su Renzo Freschi e sulla sua partecipazione alla rivista Mondo Beat. Questo numero, composto di 14 pagine, di cui 4 pagine coperte quasi interamente dai suoi scritti, si sarebbe potuto formattare in 10 pagine se egli si fosse contentato di una sola pagina invece di quattro.
E per dirla tutta su Renzo Freschi, egli non sarebbe stato solo invadente ma si sarebbe mostrato anche falso. Tanto che dopo i tempi di Mondo Beat, quando il sogno del Parnaso sarebbe svanito e egli avrebbe intrapreso l'attività di mercante d'arte orientale, Renzo Freschi avrebbe sdegnosamente incenerito la documentazione di Mondo Beat che lo riguardava, non avendo conseguito nessun vantaggio tangibile a Mondo Beat. E però nella senilità, all'essersi dato conto di come di lui non sarebbe rimasta memoria per quello che aveva venduto come mercante, ma forse avrebbe potuto restarne per come egli aveva partecipato alla storia di Mondo Beat, allora Renzo Freschi avrebbe mostrato interamente il lato obliquo della sua personalità, perché si sarebbe adoperato a stravolgere e trivializzare la storia di Mondo Beat in Wikipedia e in Facebook, nell'intento di ritagliarsi una parte nobile, che non aveva avuto, quella di uno dei fondatori della rivista Mondo Beat. Melchiorre Gerbino, che non tollera che la storia di Mondo Beat sia trivializzata, dovette intervenire a mettere in chiaro che Renzo Freschi era un impostore e di conseguenza Renzo Freschi non si sarebbe ritagliato un bel niente ma avrebbe perso credibilità come mercante d'arte.

pagina 12
- ANIME PRATICHE e RESTIAMO NEL NOSTRO MONDO di Cina. Di lui non si conoscevano nome e cognome, veniva chiamato Cina perché aveva i tratti somatici vagamente mongolici. Amico di Vittorio Di Russo, frequentò Mondo Beat agli inizi. Da ragazzino era stato rinchiuso in un riformatorio e ne serbava amare memorie.

pagina 13
- IL PRESIDE TARDO MENTALE di Gennaro De Miranda. Napoletano di 34 anni, Gennaro De Miranda era il redattore più anziano della rivista Mondo Beat. Fu uno dei 6 che parteciparono alla stampa di questo primo numero.

- IL SIGNOR TODISCO E L'AMORE di M.P.G. (Melchiorre Paolo Gerbino). Era una presa in giro ad Alfredo Todisco, giornalista del Corriere della Sera, che voleva impartire lezioni d'amore ai beats e spiegava loro come si debba essere in due per fare all'amore. Melchiorre Gerbino lo avrebbe esortato a provare da solo.

pagina 14
- IL SIGNOR TODISCO E L'AMORE (continuazione dalla pagina 13) di M.P.G. (Melchiorre Paolo Gerbino).

- IL SIGNOR DI TOSCO E LA GUERRA di Vittorio Di Russo, che continuava anche lui con la presa in giro ad Alfredo Todisco.
Questo di Vittorio Di Russo è l’unico suo scritto pubblicato nei 7 numeri della rivista Mondo Beat. Egli non amava tanto scrivere, quanto scolpire e dipingere. Ma Vittorio Di Russo è stato citato quale poeta in quella truffa frettolosa che è Wikipedia e negli scritti degli sprovveduti che vi hanno copiato. Vittorio Di Russo nella sua vita non ha scritto un solo verso, che si sappia.

- QUIZ, firmato "La Redazione", fu scritto da Melchiorre Paolo Gerbino e irritò l'editore Giangiacomo Feltrinelli, cui alludeva, il quale, quando conobbe Gerbino, gli chiese -"Ma chi va scrivendo queste cazzate?!"- e aveva ragione Feltrinelli, almeno per quanto riguardava i primi due versi Della Lupa seccò le mammelle - e di quel latte puzza ancora perché Feltrinelli era ebreo e tutto aveva fatto tranne che succhiare latte dalla Lupa Fascista. Ma Melchiorre Gerbino era stato tratto in inganno dal fatto che Mussolini durante la Repubblica Sociale Italiana aveva alloggiato a Villa Feltrinelli. L’avvocato Nino Gerbino aveva ragione quando ai tempi di Mondo Beat, parlando di suo figlio Melchiorre, ebbe a dire -"Peccato che è così ignorante."


Storia di Mondo Beat. Capitolo 4