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Del rapporto tra Melchiorre Gerbino e Giangiacomo Feltrinelli


Marxista-leninista d’avanguardia, l'editore Giangiacomo Feltrinelli aveva saputo catalizzare intorno a sé scrittori e intellettuali e s'era guadagnata la stima di Fidel Castro, tanto che in qualche modo egli avrebbe fatto da tramite tra Fidel Castro e Ernesto Che Guevara quando questi operava alla macchia in Bolivia. Dietro queste attività, ancora una, quella di agente del Mossad, come poi rivelato dal senatore Giovanni Pellegrino, presidente dell'allora "Commissione bicamerale d’inchiesta sulle stragi" in Italia.
Quanto fin qui detto, non ha comunque nulla da spartire con Mondo Beat e la Contestazione.
Melchiorre Gerbino incontrò la prima volta Giangiacomo Feltrinelli lo stesso giorno in cui era stata distrutta la Tendopoli di Mondo Beat. Allora Gerbino si recò alla casa editrice di Feltrinelli e chiese di lui. I due non si conoscevano personalmente, ma Feltrinelli uscì subito dalla sua stanza e accolse Gerbino con calore. Gerbino stava cercando kamikaze e perciò chiese a Feltrinelli se, circondato da fotoreporters, fosse disposto a recarsi sul terreno dov'era stata distrutta Barbonia City, e dai militari che lo presidiavano prendersi una manganellata, in segno di solidarietà verso Mondo Beat. Feltrinelli sembrò molto divertito da quella proposta e assicurò che lo avrebbe fatto in giornata stessa.
Ma il giorno dopo, all'appuntamento che s'erano dati, Feltrinelli disse a Gerbino che aveva cambiato idea e, invece della manganellata di solidarietà, avrebbe preparato un documento di solidarietà, che avrebbe fatto sottoscrivere da scrittori e intellettuali e avrebbe fatto pubblicare nei quotidiani. In quella circostanza, Feltrinelli si offrì a dare supporto a stampare numeri della rivista Mondo Beat e distribuirli nella catena delle sue librerie, dato che le strutture di Mondo Beat non erano più agibili, perché distrutte, o presidiate, dai militari e dai servizi segreti.
Cosicché, quando in quei giorni fu disciolto il Movimento Mondo Beat, cui non erano state lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento, e fu deciso di pubblicare un ultimo numero della rivista, Gerbino tornò da Feltrinelli. Allora tra i due fu stabilito che la redazione di Mondo Beat avrebbe preparato gli articoli da pubblicare e che Feltrinelli avrebbe stampato il numero a carico suo e lo avrebbe venduto a suo beneficio. Dopo di che il rapporto tra Giangiacomo Feltrinelli e Mondo Beat si sarebbe concluso. Ma alcuni mesi dopo che Melchiorre Gerbino aveva lasciato Milano ed era tornato ai suoi viaggi, Giangiacomo Feltrinelli s'intrufolò nelle vicende della Contestazione, con la quale non aveva aveva avuto nulla da spartire, per farci business, e all'uopo andò a reperire quel vecchio rimbambito Herbert Marcuse (vedi caso, pure lui ebreo) e lo promosse, dal nulla, a teorico della Contestazione.
"Signore e signori, ecco a voi Herbert Marcuse, il teorico della Contestazione!" (standing ovation).
Giangiacomo Feltrinelli era un grande specialista a canalizzare personaggi e eventi a livello mondiale, tramite i media sionisti, cui era intrinseco. Prima di promuovere Herbert Marcuse quale teorico della Contestazione, Feltrinelli aveva riscosso successo mondiale con la pubblicazione dei romanzi "Il dottor Zivago", di Boris Pasternak e "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ma se la promozione di queste due opere era stata meritoria, altrettanto non si può dire per la promozione di Herbert Marcuse e delle sue opere. E difatti Herbert Marcuse, di cui Melchiorre Gerbino non ha letto una sola sillaba di quello che ha scritto, né mai la leggerà, non ha avuto nulla da spartire con la Contestazione. Herbert Marcuse uno sciacallo, della sorta più schifosa degli sciacalli sionisti
Giangiacomo Feltrinelli sarebbe poi morto tragicamente, tutto fa presumere ucciso da servizi segreti. Si era spinto fin troppo a fare l'ebreo furbo.

In verità, Giangiacomo Feltrinelli non ebbe nessuna incidenza nelle vicende della rivista Mondo Beat, mise solo a disposizione una tipografia e distribuì e vendette l'ultimo numero. Per pura cortesia, di questo numero gli fu lasciato di scrivere l'articolo di fondo. Feltrinelli lo titolò "Lo sciopero è riuscito" e si firmò "Gigi Effe".
Melchiorre Gerbino, di questo ultimo numero di Mondo Beat, come dei precedenti, fu editore, direttore responsabile e proprietario della testata

Melchiorre Gerbino,di questo ultimo numero di Mondo Beat,come dei precedenti,fu editore,direttore responsabile e solo proprietario
Estremi di "Mondo Beat n.5" - pag. 11

Dopodiché Melchiorre Gerbino non avrebbe più pubblicato numeri di Mondo Beat, ma sarebbe tornato ai suoi viaggi, proprio per non scendere a compromessi con nessuno e lasciare Mondo Beat nel mito, dove difatti è rimasto

(e contro quanti lo diffamano, Melchiorre Gerbino scaglia cactus falloformi dall'Olimpo, che centrandoli nello sfintere anale li facciano contorcere e confondere nella melma della Storia)


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