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Melchiorre Mel Gerbino, direttore del Movimento Telepatico Vafusex Lettera aperta alla Lega Nord
di Melchiorre Paolo Gerbino, direttore della rivista Mondo Beat    -    leader storico della Contestazione

Sto scrivendo dalla Scandinavia, dopo essere riuscito a sottrarmi, in Svizzera, all'ennesimo tentativo di kidnapping (non so che vogliono da me questi dell'Amministrazione Bush: che m'invitino a un colloquio, visto che sono stato ad oggi un amico tradizionale dell'America).
Sto scrivendo senza patemi, perché vivo la mia situazione senza patemi, perché, qual che possa essere la mia sorte in battaglia, la guerra io l'ho già vinta. Si, perché La Contestazione, che ho tenuto a battesimo e a cui ho dedicato la vita, si esaurirà solo quando con i metalli del Vaticano mi saranno state fatte le statue: che solo di quei metalli le gradisco!
E veniamo al perché di questa lettera. Da quando Oscar Luigi Scalfaro sterminò i socialisti italiani, i partiti laici non hanno avuto più incidenza nella vita politica nazionale e i loro leaders, i Pannella, si sono rivelati di fatto i migliori alleati del Vaticano, perché hanno lasciato intendere agli italiani che con la carta bollata si sarebbero potute raddrizzare le pieghe che aveva preso il Paese (mentre - per parlare del solo Meridione d’Italia - esso continua a retrocedere sempre di più rispetto a tutte le altre aree dell’Unione europea: tenuto com’è dal Vaticano nella morsa del sottosviluppo e dell’illegalità, come un protettorato ai tempi del colonialismo, con un intreccio di politici, magistrati, carabinieri, criminalità organizzata). Tuttavia é pur certo che gli italiani non si estingueranno a causa di quattro vecchie incipriate della Conferenza Episcopale Italiana che nell’ombra tramano misfatti e poi belano bontà nelle tv! La Contestazione al Vaticano serpeggia ed esploderà per forza di cose quando nel Meridione d’Italia sarà finito lo spago per le valigie da emigrante.
Quando La Contestazione muoverà verso San Pietro per stanare La Prostituta, sarà La Lega Nord ancora determinante negli assetti della politica italiana? Questo quesito mi pongo perché la Lega Nord deve aspettarsi la più amara delle sconfitte al prossimo referendum sulla devolution. I leaders dei partiti del centro-sinistra faranno il diavolo a quattro perché i loro elettori votino contro, mentre quelli del centro-destra, quando non avranno pugnalato la Lega alle spalle come farà Follini, avranno lasciato i loro elettori liberi di scegliere, per non inimicarsi quelli delle aree non padane, dove la stragrande maggioranza, a torto o a ragione, guarda negativamente alla devolution. A creare questa contrarietà dei non padani verso la devolution ha certamente influito la linea razzista sulla quale la Lega Nord si é attestata ad oltranza, quando pare sempre più evidente a molti che i guai nell’area dell’Euro derivino dagli intrighi del Vaticano e da null’altro. Ed é difatti a causa degli intrighi del Vaticano che non hanno voluto aderire all’Euro i paesi luterani, che prosperano (Inghilterra, Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda) mentre un paese dalle enormi risorse, la Russia, che avrebbe voluto aderire, ne é stato impedito, quando Romano Prodi era presidente della Commissione europea, perché i rappresentanti russi avrebbero sbilanciato i rapporti di forze nel parlamento dell’Unione, dove il Vaticano predomina con il Partito Popolare Europeo e con esso persegue la politica di tenere l’Europa spaccata in tre aree, per controllare quella a prevalenza cattolica, cioè l’area dell’Euro, che a causa di questa politica si immiserisce sempre di più.
Se la Lega Nord vorrà avere ancora valenza, dopo l’inevitabile sconfitta al referendum sulla devolution, fin da ora il suo Leader e i suoi dirigenti devono prevedere nuove strategie politiche, tralasciando di dare soverchia importanza al risultato delle elezioni italiane del 9 aprile 2006, perché quelle elezioni le vincerà comunque il Vaticano, che continuerà indisturbato a gestire gli affari italiani fin tanto che non sarà divampata la Contestazione. Parlo di nuove strategie, perché mi sembra evidente che la Lega non potrà ancora procedere zigzagando a destra e a sinistra per incettare i voti dei padani scontenti, perché gli scontenti nell’area dell’Euro sono ormai così tanti che non fanno più partito, manco se con un referendum bocciano il Trattato per l’Unione o se bruciano ventimila automobili, come in Francia (e queste manifestazioni sono il preludio di altre, come il ciclone di attentati che investirà prevedibilmente la Germania quando Angela Merkel non sarà più in grado di garantire ai tedeschi il tenore di vita cui sono usi: quello per cui chiunque può offrire una birra a chiunque).
Né la Lega può immaginare scenari di secessione armata della Padania, ora che gli integralisti islamici hanno creato nella gente uno stato d’animo avverso a tutto ciò che suona attentato (le bombe non se le sono potute permettere nemmeno Berlusconi e Fini, che difatti si sono dovuti accontentare di fare strappare la fiaccola olimpica dall’agente camuffato da no global e di fare incendiare quattro macchine da quattro fessi che si fanno manovrare da agenti camuffati da rivoluzionari).
Nella prospettiva del referendum sulla devolution, da cui uscirà battuta e isolata, la Lega, ad un’analisi seria e sincera, deve innanzitutto ammettere che corre il rischio del declino politico: che é poi quello che ardentemente vogliono i suoi alleati di centro-destra per togliersi la spina dal fianco, e ardentemente vogliono gli statalisti di centro-sinistra per correggere l’anomalia politica.
Se la Lega Nord prendesse la china del declino politico, penso che sarebbe forza che verrebbe meno a una futura compagine di partiti progressisti, perché la Lega é costituita dal meglio che ci sia in Italia di elettori progressisti: si deve difatti riconoscere che Umberto Bossi l’ha caratterizzata per la capacità di zittire a Milano il cardinale Martini e a Roma il Vaticano tutto e di porsi come peso determinante nella bilancia della politica italiana. Lo stesso non si può dire del Partito Radicale che da quarant’anni si fa rappresentare da Giacinto Pannella, un monarchico che si é intrufolato a raccogliere i frutti de La Contestazione e che ha fatto male quello che si sarebbe dovuto fare bene, tutto proteso com’è a fare notizia di sé: uno che se sta due mesi senza fare notizia, allora beve in diretta le proprie urine, e si spingerebbe pure a mangiare la cacca di Oscar Luigi Scalfaro, sempre che Gad Lerner gliela concedesse.
Per tutte queste considerazioni, e principalmente per la situazione critica in cui la Lega stessa si viene oggi a trovare, mi pare che sia arrivato il tempo perché essa rompa gli indugi e promuova l’azione che serva a rifondare la compagine dei partiti e dei movimenti laico-progressisti in Italia. Assumendone la posizione centrale - e la Lega ne ha i numeri - essa potrebbe riproporsi come forza determinante nella formazione di futuri governi e potrebbe finalmente riscrivere la carta dei diritti civili e realizzare il Federalismo in tutto il Paese. Di assumersi questo ruolo la Lega Nord ha la competenza, perché essa largamente rappresenta e amministra la gente dell’area più sviluppata d’Italia, e non fluttuanti categorie di elettori.
E voglio parlare del Tricolore, la vera bandiera della Padania. Mi riferisco proprio al Tricolore italiano, che, all’origine, é stato la bandiera dei padani. Difatti, se si può parlare a giusto titolo di "identità padana", é proprio per il Tricolore, che il Figlio Nobile della Rivoluzione Francese, Napoleone, ideò e consegnò ai padani quando assegnò loro la Repubblica Cispadana prima e poi la Cisalpina. Il Tricolore é il simbolo per eccellenza dei padani, che tutti i patrioti italiani adottarono nella lotta per l’Unità perché nei suoi colori c’era l’alchimia delle conquiste e delle speranze di una nuova frontiera umana. Che dopo la sconfitta italiana nella seconda guerra mondiale, con la compiacenza degli USA il papa Pio XII abbia catturato il Tricolore e ora il cardinale Ridolini ci si pulisca la bocca ogni volta che caca sentenze, non é ragione per cui il Tricolore debba essere rinnegato dai padani, i quali, al contrario, devono sentire l’urgenza di porsi alla testa degli altri italiani per riscattarlo. Nulla osta perché ciascuna entità geopolitica italiana apponga sul Tricolore il simbolo delle proprie radici: i lombardi Alberto di Giussano, i siciliani la Trinacria. Anzi!
Certo é che, per quanto possa essere depistata dalle marce di Luigi Ciotti e dalle pagliacciate di Adriano Celentano, La Contestazione al Vaticano si manifesterà: e per ovvie ragioni di contiguità si manifesterà prima in Italia, poi dilagherà in Francia e in Germania. Certo é che dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando il mondo fu diviso in aree politico-economiche, era stato previsto che l’area dell’Euro si estendesse da Lisbona a Vladivostok e che l’intrusione del Vaticano ha spaccato quest’area in tre.
Certo é che é tempo di mandare il Vaticano al diavolo.

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Copenhagen, aprile del 2006