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Melchiorre Mel Gerbino, direttore del Movimento Telepatico Vafusex Lettera aperta a Silvio Berlusconi
di Melchiorre Paolo Gerbino, direttore della rivista Mondo Beat    -    leader storico della Contestazione

Premetto che io guardo al popolo israeliano come a uno dei tanti popoli della terra, e che tengo acceso nella memoria un ricordo d’amore per Isacco e Lea Rabin. Premetto pure che provo simpatia per gli statunitensi (e loro per me) e non vedo l’ora che la Signora Hillary Rodham Clinton consegua la presidenza degli USA (a Bill Clinton ho mandato due telegrammi di felicitazioni e auguri, uno ogni volta che è stato eletto presidente, altrimenti, in vita mia, mai ne ho mandati ad altri politici). Detto ciò, non è il caso che io mi lasci andare a trivialità per descrivere quello che penso della politica di George W. Bush e di Sharon-Netanyahu.
E ora mi rivolgo a Lei, onorevole Silvio Berlusconi. Quando nel settembre-ottobre del 2004 mi stavano ammazzando a Calatafimi, al concorso di questo ripetuto tentato omicidio (40 giorni di tentativi) oltre ai carabinieri e alla locale criminalità organizzata, partecipavano pure degli agenti israeliani, che presumo curassero il monitoraggio. É cosa ordinaria che, con operazioni coordinate, carabinieri e criminalità organizzata uccidano gente nel Meridione d’Italia, e io non avrei osato distrarLa dalle Sue incombenze per così poco, ma che ci fossero pure degli agenti israeliani è circostanza che non s’era verificata prima della Sua attuale Amministrazione. Senza la Sua acquiescenza di capo del governo, questi agenti israeliani non avrebbero potuto operare nel territorio italiano. Lo hanno fatto almeno per due mesi, basati a "Villa del Bosco", presso il capo mafia di Calatafimi, Gianfranco De Gaetano, che li trattava a tarallucci e vino.
La denuncia allegata a questa lettera aperta che Le sto inviando, da settimane appare nei motori di ricerca in Internet, col titolo Il Nanerottolo Romano che non può reggere il mondo con la spada, e da sette mesi a questa parte la stessa denuncia io ho mandato, per lettera raccomandata, a Lei, a carabinieri, a ministri e benché l’abbiate avuta sbattuta sotto il naso, avete fatto tutti i finti tonti. Presumo che avrete creduto alle assicurazioni di Salvatore Spinello, che Vi avrà garantito che sarei stato eliminato prima che io avessi potuto darVi fastidio, e in effetti in questi 15 mesi in cui ho vissuto precariamente tra Francia e Svizzera, un paio di volte mi sono trovato sul punto di essere eliminato. (Salvatore Spinello, se Lei non ricordasse chi sia, è quel signore alla Belzebù che va presentandosi da "Gran Maestro di Massoneria", mentre in realtà è un massone rinnegato che compromette e arruola gente con cui va spandendo una rete di spie e di assassini al servizio del Vaticano. Aveva tentato pure con me, e, poiché io non sono cascato nella rete e ho continuato a puntare diritto contro il Vaticano, Salvatore Spinello prima ha fatto assassinare Gianfranco Monti (8.12.2003), editore dell’Asefi-Terziaria di Milano, che aveva pubblicato e curava in Internet il mio saggio Il Bambino Gesù mi vuole terrone, saggio che stava sollevando un vespaio di polemiche, e poi ha tentato e tenta ancora di fare assassinare me. Peraltro, questo Salvatore Spinello è pure narciso e tra le sue vanterie annovera antichi rapporti con Lei, ai quali io stesso non credo, perché sono certo che Lei smentirebbe categoricamente).
Ma per tornare al punto, al punto in cui si sono protratti i tempi del mio assassinio, capisco che per Lei l’ideale sarebbe che Salvatore Spinello mi facesse eliminare dopo l’insediamento del prossimo governo, che nelle previsioni sarà presieduto da Romano Prodi, il quale volente o nolente si verrebbe a trovare invischiato nell’affare del mio omicidio, mentre Lei se ne trarrebbe fuori con un bel sorriso da cabarettista. Per me invece l’ideale, onorevole Berlusconi, sarebbe poterLa colpire ora in un’ala, mentre sta farfalleggiando in campagna elettorale.
Una diversione devo fare verso di Lei, Onorevole Gianfranco Fini, Ministro degli esteri, che sta per ora proteggendo l’onorevole Nicola Cristaldi, sindaco della mia Calatafimi, che è un altro protagonista di questo affare omicida: quel Nicola Cristaldi che per mostrarLe gratitudine ha proposto nell’ultimo Vostro congresso di porre la scritta "Fini" nel simbolo di Alleanza Nazionale (!). Sappi, dunque, onorevole Fini, che il Consolato italiano di Berna, dove mi sono recato a chiedere l’estensione della validità del mio passaporto, dopo quasi due mesi dalla richiesta, che normalmente si esaudisce in 20 minuti, non mi ha ancora dato risposta. Io so già cosa mi diranno infine al Consolato italiano di Berna: Impossibile che Le rinnoviamo il passaporto, perché blablablabla... Vada a Milano, dove gliel’hanno rilasciato, che è a poche ore di viaggio da qui. Così che, appena messo piede in Italia, gli assassini della squadra di Salvatore Spinello mi butterebbero giù da un ponte, di maniera che si potesse pensare a un suicidio. Già sciacalli quali Gianni De Martino e Marco Philopat Galliani da 15 mesi abbaiano in Internet che io sono pazzo e drogato, e aspettano solo che io sia buttato giù da un ponte per finire con un: "L’avevamo detto ch’era un povero squilibrato! ". Per ricompensa questi due sciacalli si potrebbero allora appropriare di parte della mia produzione intellettuale e di parte della mia stessa immagine (Uno dei due, Gianni De Martino. che è uno della rete di Spinello, dopo essersi a suo tempo appropriato di un mio manoscritto e avere pubblicato assieme a tale Marco Grispigni "I capelloni" con l’Editrice Castelvecchi, ormai sentendosi sicuro del fatto suo, nell’ enciclopedia online Wikipedia si era pure appropriato di parte della mia immagine, spacciandosi per "uno dei fondatori della rivista Mondo Beat": giorni fa ho fatto oscurare io il titolo "Gianni De Martino - Wikipedia". L’altro sciacallo, Marco Philopat Galliani, oltre ad essersi appropriato della mia "Storia documentata di Mondo Beat" e averla menomata, ha pure distorto le note con cui io avevo ricostruito la mia vita, e ne I viaggi di Mel, edito dalla "Shake", mi ha fatto dire cose che non ho mai detto e mi ha descritto in eventi che non sono mai occorsi e mi ha rappresentato in preda a deliri di manie di persecuzione, come di più Salvatore Spinello non avrebbe potuto chiedere). Dal momento che è stato avvertito di tutto ciò, onorevole Gianfranco Fini, titolare del Ministero degli esteri, da cui dipende il Consolato italiano di Berna, consideri che su quel ponte, da cui mi butterebbero giù i sicari del Vaticano, apparirebbe pure la Sua immagine.
E tornando a noi, onorevole Berlusconi, aspettando che Lei dia chiarimenti su quegli agenti israeliani, senza che ce lo faccia spiegare da Galliani o da Frattini, vorrei chiederLe di astenersi, nell’enfasi delle auto celebrazioni, dal dichiararsi nel solco di Bettino Craxi. Abbia la decenza di non accostare il Suo operato a quello di Bettino Craxi! Nella Sua febbre di sfruttare tutto e tutti, non intacchi pure la memoria di quel grande statista, che serviva l’Italia e l’arricchiva, quando Lei, per arricchirsi personalmente, ha abusato degli italiani e di fatto li ha portati sul lastrico. E poi, per focalizzare ancora l’attenzione sugli agenti israeliani, Bettino Craxi difese con carabinieri in armi la sovranità italiana da quegli agenti, a Sigonella, quando restituì alla libertà un cittadino straniero, fosse stato questi un terrorista, che quegli agenti avevano catturato in violazione alle convenzioni internazionali. Mentre durante il Suo governo, Onorevole Berlusconi, nel territorio nazionale agenti israeliani, in combutta con carabinieri e malavita organizzata, hanno attentato alla vita di un cittadino italiano, inerme e incensurato, me, durante 40 giorni di tentativi infami e vergognosi, sotto gli occhi di tutta Calatafimi. Non si accosti più a Bettino Craxi! Perché l’Italia, che dalla fine della seconda guerra mondiale non era mai stata così in alto tra le nazioni, come ai tempi di Bettino Craxi, nemmeno era mai caduta così in basso, nel disonore e nella farsa, come ai tempi Suoi, onorevole Silvio Berlusconi.


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Berna - marzo 2006