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Melchiorre Gerbino a Mondo Beat


Preso in una retata di provos ad Amsterdam e deportato, sbarcò all'aeroporto di Linate il 12 ottobre 1966 Vittorio Di Russo. La notizia apparve sui quotidiani e Melchiorre Gerbino, che si trovava a Milano, andò a cercarlo. Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino erano legati da un rapporto di fratellanza, nato a Stoccolma anni prima che si rincontrassero a Milano. Quando si rincontrarono, si dissero di sì col capo e due giorni dopo, assieme a Umberto Tiboni, fondarono il Movimento Mondo Beat. All'atto della fondazione i tre decisero che Vittorio Di Russo sarebbe stato a capo del Movimento nelle manifestazioni pubbliche e avrebbe tenuto i contatti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extra-parlamentari; Umberto Tiboni sarebbe stato l'amministratore del Movimento e il tesoriere; Melchiorre Gerbino sarebbe stato l'ideologo del Movimento e il direttore di una rivista, da fondare, che si sarebbe chiamata "Mondo Beat", come il Movimento stesso.

Vittorio e Rosa Di Russo si conobbero ai tempi di Mondo Beat
I fondatori del Movimento Mondo Beat e le loro famiglie

 
I giovani di Mondo Beat furono i primi ad accorrere a Firenze dopo l'alluvione (3 novembre 1966). Per come si sarebbero prodigati e per le loro lunghe chiome, furono battezzati angeli del fango. Le loro foto, apparse nei giornali d'Oltralpe, fecero accorrere altri giovani da più parti d'Europa, e pure americani e australiani che stavano visitando il Vecchio Continente, e nel fango di Firenze il Movimento Mondo Beat sarebbe diventato quel Movimento di Cittadini del Mondo di cui ha lasciato indelebile memoria, perchè non pochi di quei giovani europei, americani, australiani, sarebbero poi passati da Milano e avrebbero partecipato alla storia della Contestazione.

I giovani di Mondo Beat diedero l'esempio
I giovani di Mondo Beat furono i primi ad accorrere a Firenze
Melchiorre Gerbino stimolò i giovani di Mondo Beat ad accorrere tempestivamente a Firenze, al recupero di un patrimonio di appartenenza universale. Egli stesso non vi si potè recare, perchè trattenuto a Milano, dove stava preparando l'uscita del primo numero della rivista Mondo Beat.

 
Melchiorre 'Paolo' Gerbino,direttore della rivista Mondo Beat

Melchiorre Gerbino

Melchiorre Gerbino strutturò e diresse la rivista "Mondo Beat" e ne ideò tutte le copertine e tutti i menabò, dalla fondazione del Movimento al suo scioglimento (15.10.1966/15.6.1967)
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Stampato con l'assistenza tecnica di Giuseppe Pinelli
Mondo Beat Numero Unico, del 15 novembre 1966 (primo della serie) tiratura copie 860
La grafica della testata fu ideata da Enea, un ragazzo diciassettenne milanese. Le 14 pagine del menabò furono impostate e battute a macchina da Melchiorre Gerbino. Purtroppo era la prima volta che con la sua Olivetti 22 batteva su matrici di ciclostile e avrebbe esagerato con la battitura, per cui dalle matrici sarebbe scorso inchiostro. Delle 1.000 copie che egli avrebbe voluto stampare, ne sarebbero risultate leggibili 860 e tante ne sarebbero state messe in circolazione.
Con l'assistenza tecnica di Giuseppe Pinelli, il numero fu stampato con un ciclostile a manovella nella sezione anarchica Sacco e Vanzetti di Milano, di cui Pinelli era fiduciario. La Sacco e Vanzetti offrì pure la carta a Mondo Beat. Al lavoro di stampa, che si protrasse dalla sera del 12 novembre al 13 pomeriggio, oltre a Giuseppe Pinelli e a Melchiorre Gerbino presero parte Umberto Tiboni, Gennaro De Miranda, Gunilla Unger e Carmen Russo.
L'articolo di fondo, che copre la pag.1 e parte della 2, firmato M.P.G., é di Melchiorre Paolo Gerbino.

 
Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger ebbero i figli Nino e Erik
Melchiorre Gerbino con la sua compagna svedese Gunilla Unger.

 
Vittorio Di Russo arrestato per contravvenzione alla diffida
Vittorio Di Russo incarcerato
Il 19 novembre 1966 Vittorio Di Russo, che era già stato diffidato dalla Questura dal soggiornare in Milano, venne arrestato per contravvenzione alla diffida. Rinchiuso durante una settimana nelle segrete della Questura di Milano, subì percosse e torture mentali che gli avrebbero lasciato un trauma profondo. Poi, tradotto in tribunale, venne condannato a un mese di carcere. La sua partecipazione attiva alla storia di Mondo Beat si sarebbe conclusa così.
Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino si sarebbero presi carico delle funzioni cui Vittorio Di Russo era stato preposto: Tiboni avrebbe intrattenuto i rapporti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extra parlamentari; Gerbino si sarebbe messo a capo delle manifestazioni pubbliche del Movimento.

 
Melchiorre Gerbino e Vittorio Di Russo si conobbero in Svezia
Melchiorre Gerbino e Vittorio Di Russo ai primi di novembre del 1966

 
Prima manifestazione in Italia di gruppi extra-parlamentari
Manifestazione delle Manette (Milano, 27.11.1966).
Melchiorre Gerbino fu tra gli organizzatori della Manifestazione delle Manette e partecipò al suo svolgimento.
La manifestazione, cui oltre a Mondo Beat presero parte gli anarchici della Sacco e Vanzetti e alcuni radicali, fu inscenata per l'abolizione dei fogli di via e delle diffide e per la scarcerazione di Vittorio Di Russo. Fu la prima manifestazione in Italia di gruppi extra-parlamentari (nella foto dove appare il cartello MONDO BEAT, segnato dalla freccia Umberto Tiboni).

 
Gerbino, Valcarenghi, Pinelli, furono i promotori della fusione
Fusione Mondo Beat, Onda Verde, Provos
Giovedì 15 dicembre 1966 avvenne un incontro serale a casa di Andrea Valcarenghi, per sancire la fusione tra Mondo Beat e Onda Verde.
Onda Verde contava una ventina di studenti, impegnati nelle scuole secondarie di Milano in provocazioni non-violente, del tipo Living Theater, inscenate per scioccare la massa degli studenti e svegliarla dal torpore scolastico ai grandi temi del pacifismo e dell'ecologia.
All'incontro, per Onda Verde erano presenti Antonio Pilati, Gianfranco Sanguinetti, Marco Maria Sigiani e Andrea Valcarenghi (i 4 fondatori), che consegnarono i loro articoli a Melchiorre Gerbino perchè li pubblicasse. Per Mondo Beat , oltre a Melchiorre Gerbino, erano presenti Gunilla Unger e Umberto Tiboni. Per i provos della Sacco e Vanzetti, che avevano pure essi aderito al Movimento, era presente Giuseppe Pinelli. Per sancire l'unità nell'azione, su proposta di Pinelli si decise di inscenare sabato 17 dicembre 1966 una manifestazione nel centro di Milano, per l'abolizione delle diffide e dei fogli di via e per la scarcerazione di Vittorio Di Russo.

 
Manifestazione unitaria Mondo Beat,Onda Verde,Provos
Manifestazione dei Fiori (Milano, 17.11.1966)
Melchiorre Gerbino fu tra gli organizzatori della Manifestazione dei Fiori, ma non vi potè partecipare a causa di contrattempi.
La Manifestazione dei Fiori, ideata da Giuseppe Pinelli e da lui condotta, si articolò come un happening da Piazza Cordusio a Piazza del Duomo e fin dentro il cortile dell'edificio della Questura.

 
La sigla Onda Verde fu disegnata da Enea
Mondo Beat/Onda Verde, Numero Unico del 30 novembre 1966 (secondo della serie) tiratura copie 5.200
Questo numero apparve quando il Movimento era già realtà storica, perchè teneva la piazza di Milano e si propagava a macchia d'olio nel Nord-Ovest, aveva i suoi prigionieri nel carcere di San Vittore, nell'istituto minorile maschile Cesare Beccaria e in quello femminile Maria di Nazareth.
Il primo foglio (prima e seconda pagina) fur stampato in tipografia, il resto del menabò fu battuto a macchina su matrici di ciclostile da Tella Ferrari, con la Olivetti 22 di Gerbino. Di questo numero furono stampate 5.200 copie, clandestinamente, col ciclostile di una ditta di Sesto San Giovanni dove Umberto Tiboni era impiegato. La stampa avvenne tra il 23 e il 26 dicembre 1966, quando la ditta di Tiboni era chiusa per ferie. Alla stampa, oltre a Umberto Tiboni presero parte Melchiorre Gerbino, Gunilla Unger e Stefano Mondo.

 
Melchiorre Gerbino nei primi giorni di apertura della Cava
Melchiorre Gerbino, Gunilla Unger, Maria e Stefano Mondo (i 4 in prima fila).
Il contributo di Stefano Mondo alla stampa del secondo numero di Mondo Beat fu determinante.

 
Mondo Beat  innesca la rivoluzione sessuale in Italia
"Mamme, date i figli alla causa!" era uno slogan di Mondo Beat.
Dal mese di dicembre del 1966 in avanti nei quotidiani italiani appaiono una quantità sempre crescente di articoli e trafiletti di questa sorta. Il richiamo che Mondo Beat esercita sui giovani é irresistibile. Mondo Beat, nelle cui feste si manifestano costantemente fenomeni di amore di gruppo (di gruppetti che fanno all'amore qua e là, tra l'indifferenza degli altri) innesca tra i giovani italiani una rivoluzione sessuale, quando nel Paese imperversa il gallismo e il mammismo.

 
Il primo numero autorizzato (e sequestrato) di Mondo Beat
Mondo Beat n.1, datato 1 marzo1967 (terzo della serie - primo autorizzato e stampato interamente in tipografia) tiratura copie 4.000
Melchiorre Gerbino, che era stato appena autorizzato dal Tribunale di Milano a pubblicare il quindicinale Mondo Beat in veste di direttore responsabile, ideò e compose questa prima di copertina con fogli di via e diffide che varie questure d'Italia andavano contestando ai giovani del Movimento. Questa copertina segna la data storica della nascita della Contestazione: il momento in cui i giovani di Mondo Beat mutarono da contestati in contestatori. Venne formulato allora lo slogan l'inserito protesta - il beat contesta e venne coniata l'espressione contestazione globale, con cui si intendeva il rifiuto di vivere in famiglia, frequentare la scuola, piegarsi al lavoro salariato. I giovani di Mondo Beat che facevano contestazione globale vennero definiti di base. Da allora la terminologia e la metodologia della Contestazione vennero messe a punto nella rivista Mondo Beat e nella prassi dell'omonimo Movimento e slogan della Contestazione vennero esposti alle vetrate della sede di Mondo Beat, detta La Cava. Un anno più tardi gli stessi modelli sarebbero apparsi nella cultura francese, e più tardi in altre, mano a mano che la Contestazione si sarebbe propagata da Milano a Parigi e nel mondo.
A eccezione del clichè della prima pagina, tutti i clichè fotografici, coi quali Melchiorre Gerbino strutturò il menabò di questo numero, gli vennero offerti dal quotidiano L'Unità. Erano clichè già usati per la stampa, che si trovavano accatastati alla rinfusa in un cassone, cui gli aveva dato accesso Giorgio Manzini, giornalista che scriveva per testate del Partito Comunista Italiano, che lo aveva a suo tempo intervistato. In Mondo Beat apparirà sempre chiara e netta la linea anticomunista del Movimento (e antifascista), ma quelli de L'Unità avranno sempre avuto il fair play di lasciare rovistare Gerbino nel cassone dei loro vecchi clichè.
Le 4.000 copie di questo numero furono messe in vendita a partire dalla mattina del 25 febbraio 1967 e la sera del 27, quando da Gerbino ne fu bloccata la vendita, a causa delle contravvenzioni che spiccavano i vigili urbani a chi le vendeva, le copie erano quasi del tutto esaurite.
Il sistema, avendo ostacolato la vendita di questo numero di Mondo Beat, avrebbe provocato il battesimo di fuoco della Contestazione, che si sarebbe manifestata prima con uno sciopero della fame dei giovani di Mondo Beat nella Cava, poi con una manifestazione pubblica, non autorizzata, che paralizzò il cuore di Milano e che fu repressa violentemente dai reparti speciali della polizia ed ebbe grande eco sulla stampa..
Questo numero fu altresì sequestrato su ordinanza della Procura della Repubblica di Milano, ma quando gli agenti arrivarono alla Cava per effettuare il sequestro, tutte le copie erano state vendute. Il pubblico ministero Antonio Scopelliti avrebbe incriminato Melchiorre Gerbino, in qualità di direttore responsabile, e Renzo Freschi, che aveva scritto l'articolo LA SQUOLA , per offesa alla pubblica decenza; al processo che seguì, i due sarebbero stati assolti perchè il fatto non costituiva reato. In realtà ciò che il sistema non digerì, e perciò ordinò il sequestro di questo numero, fu il collage di diffide e fogli di via pubblicato in copertina.
Dei sette numeri di Mondo Beat, quattro sarebbero stati in vario modo sequestrati.

Il giornalista Mario Zoppelli ironizza sul 'giornaletto'
L'Osservatore Romano gioisce del sequestro. Il giornalista Mario Zoppelli ironizza sul giornaletto

 
Il primo sciopero della fame ideologico di gruppo in Italia
Sciopero della Fame di Mondo Beat (Milano 4-7 marzo 1967).
Il primo sciopero della fame ideologico di gruppo in Italia. Melchiorre Gerbino lo programmò e vi partecipò.

Melchiorre Gerbino e Dante Palla tra i creatori della Tendopoli
Melchiorre Gerbino e Dante Palla all'entrata della Cava

Gerbino, Contini e Tiboni erano i responsabili della Cava
Melchiorre Gerbino e Giorgio Contini, responsabile dello scantinato della Cava

Attelio Corsi aveva viaggiato da diversi anni in Europa
Melchiorre Gerbino e il viaggiatore libertario Attelio Corsi, alla cui destra é Tella Ferrari, durante lo sciopero della fame.
Il contributo di Tella Ferrari alla preparazione del menabò del secondo numero di Mondo Beat fu prezioso.

 
Mondo Beat fece valere i suoi diritti
Manifestazione di Contestazione del Sistema (Milano 7 marzo 1967)
Melchiorre Gerbino la volle, la organizzò e vi partecipò. La Manifestazione di Contestazione del Sistema mostrò alla gioventù italiana come Mondo Beat non si piegasse ai soprusi del potere. Dopo questa manifestazione si sarebbe manifestata la tendenza, da parte dei giovani che aderivano a formazioni politiche, ad abbandonarle e confluire nella Contestazione.

 
Manifestazioni contro la polizia e contro la scuola
Le contestazioni individuali
Melchiorre Gerbino partecipò alla programmazione delle contestazioni individuali e prese parte a quella della Contestazione della Scuola Italiana, inscenata sulle scalinate del Liceo Parini da 6 giovani di Mondo Beat (Milano 10 marzo 1967)

 
Iniziava collaborazione tra Melchiorre Gerbino e Jò Tavaglione
Mondo Beat n.2, datato 15 marzo 1967 (quarto della serie) tiratura copie 7.000
I giorni che intercorsero tra l'uscita del precedente numero (25 febbraio 1967) e di questo (18 marzo) furono quelli della nascita della Contestazione e della prima messa a punto dei suoi modelli. Furono giorni cruciali e i protagonisti, coloro che distribuirono il numero di Mondo Beat sequestrato dai vigili urbani e incriminato dalla magistratura, che parteciparono allo sciopero della fame nella Cava, alla manifestazione pubblica che paralizzò il cuore di Milano, alle contestazioni individuali contro la polizia e la scuola , quelli sono i veri padri e le vere madri della Contestazione.
Melchiorre Gerbino ideò e compose il menabò di questo numero con clichè da lui incettati nel cassone di quelli già usati per la stampa dal quotidiano L'Unità, ad eccezione di quello del pretino che si tiene il cappello, che appare in questo paginone di prima e ultima di copertina, che egli richiese a Jò Tavaglione, che lo disegnò.

 
Passo decisivo nell'affermazione dei diritti civili
Esposto denuncia contro la Questura di Milano
Melchiorre Gerbino, assistito dagli avvocati Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi, e accompagnato da 200 giovani della Base di Mondo Beat, presentò al Tribunale di Milano un esposto denuncia contro la Questura (3 aprile 1967) a seguito del quale finirono le vessazioni poliziesche contro i giovani del Movimento e Mondo Beat fu autorizzato a tenere una manifestazione pubblica.

Gerbino tra gli avvocati Invernizzi e Garlatti
Melchiorre Gerbino, tra gli avvocati Carlo Invernizzi e Alessandro Garlatti, scende le scalinate del Tribunale di Milano, dopo avere presentato un esposto contro la Questura

Melchiorre Gerbino e i giovani della Base davanti al Tribunale
Melchiorre Gerbino tra i giovani della Base di Mondo Beat: alla sua destra, il primo é Eros Alesi, poi Zafferano; a sinistra, Giorgio Cavalli Ombra

 
la Questura di Milano scorta Mondo Beat
Manifestazione pubblica dell'8 aprile 1967
Melchiorre Gerbino concordò con la Questura di Milano la prima manifestazione pubblica autorizzata del Movimento Mondo Beat e la condusse.

Melchiorre Gerbino  leader delle manifestazioni del Movimento
Melchiorre Gerbino alla testa della manifestazione pubblica del Movimento Mondo Beat dell' 8 aprile 1967.

Melchiorre Gerbino conobbe il padre e la madre di Eros Alesi
Melchiorre Gerbino e Eros Alesi, che regge il cartello LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI?, durante la manifestazione dell'8 aprile 1967.

Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi l'8 aprile 1967
Melchiorre Gerbino e Andrea Valcarenghi inquadrati sotto il cartello CHIEDIAMO I DIRITTI CIVILI, durante la manifestazione dell'8 aprile 1967.

 
Di Mondo Beat scrivono da Grand Hotel a Famiglia Cristiana
Tutti i rotocalchi italiani scrivono di Mondo Beat per il richiamo che esercita sui giovani
Dal mese di marzo del 1967 nei rotocalchi italiani cominciarono ad apparire articoli e foto su Mondo Beat, col procedere delle settimane diventeranno sempre più frequenti. Per il grande richiamo che esercitava sui giovani, di Mondo Beat si sarebbero interessati tutti, da Grand Hotel a Famiglia Cristiana, e ne avrebbe scritto pure la stampa estera.

 
Il Corriere della Sera banalizza e ridicolizza il Movimento
Il Corriere della Sera da sempre promuove campagna contro Mondo Beat
Il Corriere della Sera, come si può leggere dagli stralci di articoli e trafiletti qui sopra riprodotti, da sempre va imbastendo una campagna di disinformazione sul Movimento Mondo Beat, per banalizzarne le motivazioni e ridicolizzarne l'immagine.
Mondo Beat, avendo finito di confrontarsi con la Questura di Milano e potendo perciò alzare il tiro, farà ora sperimentare al Corriere della Sera i marchi a fuoco della Contestazione.

 
Mondo Beat e Il Corriere della Sera ai ferri corti
Mondo Beat n.3, datato 30 aprile1967 (quinto della serie) tiratura copie 8.000
Melchiorre Gerbino scrisse l'articolo di questa prima di copertina e ne compose la pagina con una foto da lui incettata nel cassone dei clichè de L'Unità già usati per la stampa: da quel cassone egli incettò tutte le altre foto pubblicate in questo numero.
Questo numero apparve nel momento dell'inaugurazione della Tendopoli di Mondo Beat, che non fu una libera comune, come amano descriverla le spie che vi si infiltrarono, perchè il campo dove sorse fu affittato con i soldi di Mondo Beat, che provenivano dalla vendita della Rivista, e fu recintato a filo spinato: a Nuova Barbonia decidevano Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino chi fare entrare o meno, e facevano entrare tutti, a eccezione dei militari in divisa, se non muniti di un mandato della magistratura, e di chi avesse con sè macchina fotografica.
Nell'arco di tempo che era intercorso tra la pubblicazione del precedente numero di Mondo Beat (18 marzo 1967) e la pubblicazione di questo (30 aprile 1967) il Movimento aveva subìto un cambiamento profondo, perchè i beats non essendo più allontanati col foglio di via da Milano vi erano confluiti da ogni dove. Contemporaneamente era affluita a Mondo Beat quella massa di persone che sempre fluttua e va dove portano le mode e nel Movimento si erano infiltrate una quantità di spie. Venuta a mancare la selezione, che era stata operata dalla decimazione che Mondo Beat aveva subìto nello scontro con la Questura di Milano, a Mondo Beat era venuta a mancare l'identità: donde la necessità vera di creare la Tendopoli, per innescarvi la Contestazione Sessuale e operare una nuova selezione. Quando questo processo fu avviato, esso causò lo scollamento di Onda Verde da Mondo Beat, mentre si rinsaldò il legame tra i giovani di Mondo Beat e i giovani provos della Sacco e Vanzetti e quello fraterno tra Melchiorre Gerbino e Giuseppe Pinelli.
Questo quinto numero di Mondo Beat per un verso segna lo scollamento di Onda Verde, da cui non pervenne alcun articolo da pubblicare, e di fatto la sua scomparsa dalla scena della rivolta giovanile in Italia, per altro verso segna l'inizio dello scontro ai ferri corti tra Mondo Beat e Il Corriere della Sera. Certamente un attacco frontale non se l'erano aspettati quelli del più autorevole quotidiano d'Italia e sei/settemila copie di questo numero, vendute in 3 giorni per le vie di Milano, li fecero andare su tutte le furie, perchè se le trovarono sbattute sotto il naso a ogni piè sospinto. Furono accecati dall'ira ed era quello che a Mondo Beat speravamo che succedesse.

Melchiorre Gerbino,Giorgio Cavalli,Franco Sapi e il figlio Ezio
Melchiorre Gerbino in una riunione di redazione nella Cava

Melchiorre Gerbino prende una boccata d'aria davanti la Cava
Melchiorre Gerbino davanti l'entrata della Cava intasata di curiosi

 
Dopo l'attacco in prima pagina di Mondo Beat n.3, Il Corriere della Sera si coordinò con Il Corriere d'Informazione, che apparteneva anch'esso al Gruppo editoriale Crespi, e si coordinò con La Notte, che apparteneva all'industriale cattolico Pesenti, e i tre quotidiani assieme attaccarono Mondo Beat con un bombardamento di notizie infamanti.

Quando una pulce fece impazzire tre elefanti
Mondo Beat fece perdere bussola e credibilità alla stampa di regime
Sì, perchè le notizie infamanti con cui i tre giornali di regime investirono Mondo Beat superarono di gran lunga la misura del credibile. E a Milano, dove i beats erano conosciuti da tutti, la maggior parte dei lettori del Corriere della Sera, del Corriere d'Informazione e della Notte finirono per non credere più a tutto quello che quei giornali scrivevano. Ciò avrebbe segnato, prima a Milano, poi in tutta Italia, un momento storico di presa di coscienza di massa sull'informazione. Prima di allora, per ammutolire qualcuno, sarebbe bastato dire "Stai zitto! Che stava scritto nel giornale!". Dopo di allora ci si sentirà ribattere "Il giornale di chi?!... di Gianni Agnelli?!".
Sopra sono stati riprodotti i titoli degli articoli del Corriere della Sera, del Corriere d'Informazione e de La Notte apparsi nel frangente in cui il giornaletto Mondo Beat fece perdere loro bussola e credibilità. A conseguenza di ciò, Il Corriere d'Informazione e La Notte avrebbero finito per fallire e Il Corriere della Sera avrebbe subìto lacerazioni insanabilli, con Indro Montanelli che lo avrebbe abbandonato per andare a fondare a destra Il Giornale, mentre disaffezione sempre più diffusa dei suoi lettori progressisti avrebbe creato le condizioni di mercato per la nascita de La Repubblica.

 
Gli slogan sono quelli del percorso del Movimento
Mondo Beat n.4, datato 31 maggio 1967 (sesto della serie) tiratura copie 12.000
Questo numero apparve nel momento più alto della storia di Mondo Beat, quando la sua Tendopoli simboleggiava una sorta di Terra Promessa e Raggiunta, liberata da tabù sessuali cattolici. La Tendopoli di Mondo Beat durò dall'alba dell'1 maggio, quando sorse, a quella del 12 giugno, quando fu distrutta manu militari, ma l'onda lunga di liberazione sessuale che essa sollevò avrebbe raggiunto gli angoli più recessi d'Italia e avrebbe spazzato via regole e costumi anacronistici e gli italiani, da sessualmente repressi ch'erano stati, sarebbero emersi tra i più liberati.
Melchiorre Gerbino compose questo paginone di prima e ultima di copertina con gli slogan che avevano segnato il percorso del Movimento. Su alcuni di essi é d'uopo dare delucidazioni, perchè al lettore di oggi potrebbero essere incomprensibili:
"MEGLIO UN BEAT OGGI CHE UN GENERALE DOMANI" alludeva al colpo di stato in Grecia, compiuto da generali nell'aprile di quell'anno 1967, e alla funzione cui assolveva il Movimento Mondo Beat nel prevenirne uno in Italia;
"NON TUTTI I COLPI VANNO A SEGNI" alludeva ad Antonio Segni, presidente della Repubblica, proprio a colui di cui era stata sventata la trama di un colpo di stato in Italia;
"CELERE CELERE SEMPRE PIU' CELERE" si riferiva a La Celere, reparto speciale della Polizia di stato, che reprimeva violentemente le manifestazioni pubbliche;
"PANTERE ALL'ASSALTO NELLA JUNGLA D'ASFALTO" perchè pantere venivano chiamate in gergo le vetture Alfa Romeo in dotazione alla Polizia di stato;
"SI P.S.I.U.P.PONE CHE L'ONDA VERDE ARROSSISCA" era una frecciata ad Andrea Valcarenghi, che dopo lo sfaldamento dell'Onda Verde si era avvicinato allo P.S.I.U.P. (Partito Socialista Italiano di Unione Proletaria) che poi si sarebbe saputo dalla stessa CIA essere stato da essa Agenzia partorito e gestito allo scopo di spezzare l'unione, già operativa, tra i partiti socialisti P.S.I. e P.S.D.I.;
"FELTRINELLI: LA PROTESTA DEI MIEI BOTTONI" era una frecciata a Gian Giacomo Feltrinelli, la cui Casa editrice commercializzava bottoni con scritte di protesta, che i provinciali italiani, che vestivano carnaby street, spillavano sui loro vestiti.
La 2 volte citata "VETTABBIA", era il ruscello che scorreva lungo il lato est della Tendopoli di Mondo Beat;
In "NON CADE FOGLIA (DI FICO) CHE PAOLO NON VOGLIA", il Paolo cui si alludeva era Paolo VI, allora pontefice regnante.

Il primo manifesto dell'underground italiano
Manifesto di Mondo Beat, di Jò Tavaglione. Il primo manifesto dell'underground italiano. (copia approssimativa).
Edito dalle Edizioni di Cultura Contemporanea in 2.000 esemplari.
La metà di questo Manifesto fu riprodotta in 6.000 copie di questo sesto numero di Mondo Beat; l'altra metà nelle altre 6.000.

 
Il Vaticano ordina al Governo Moro di distruggere Mondo Beat
L'affare Bertolini
Era scoppiata la prima guerra tra israeliani e arabi, detta "guerra dei 6 giorni" e si intuiva che il Governo Moro, sotto le direttive del Vaticano, avrebbe approfittato del clamore giornalistico che quella guerra sollevava per farla finita il più alla chetichella possibile con Mondo Beat. Ciò si evinceva anche dall'interpellanza su Mondo Beat presentata a Milano dall'assessore comunale socialista Paride Accetti, che era rappresentante di uno dei partiti al governo.
Intanto il Corriere della Sera, il Corriere d'Informazione e La Notte, sempre coordinati tra di loro, avevano montato l' affare Bertolini contro Mondo Beat . Questo Bertolini era estraneo alla storia del Movimento ed era stato arrestato dai carabinieri non alla Tendopoli ma in un bar del parco del Castello Sforzesco. Melchiorre Gerbino contrattaccò rilasciando interviste davanti alle vetratedella Cava, appositamente da lui preparate con l'ausilio di Jò Tavaglione.

Gerbino rilascia interviste davanti alle vetrate della Cava
Melchiorre Gerbino contesta il Gruppo editoriale Crespi, cui appartengono Il Corriere della Sera e Il Corriere d'Informazione.

L'attacco a Il Corriere della Sera era inaudito per quei tempi
Melchiorre Gerbino contesta il Corriere della Sera davanti a una vetrata della Cava, da lui allestita con l'ausilio di Jò Tavaglione
Buona gente, Il Corriere della Sera vi racconta le balle!
Melchiorre Gerbino stende nel centro della Tendopoli un telone con la scitta "Buona gente, Il Corriere della Sera vi racconta le balle!", che ha grande impatto sulla gente


 
Una farsa di 'furibonda lotta' che non ci fu
Primo attacco militare contro la Tendopoli (10 giuno 1967)
Mentre nel primo pomeriggio Melchiorre Gerbino nella sua tenda a Nuova Barbonia stava rilasciando un'intervista, si udirono sirene di auto di polizia e spari. Melchiorre Gerbino uscì di corsa dalla tenda assieme al suo intervistatore, che si rivelò non un giornalista ma un agente dei servizi segreti, che corse verso il telone BUONA GENTE, Il CORRIERE DELLA SERA VI RACCONTA LE BALLE! e con un coltello ne tagliò le corde e lo trascinò via... Nel campo dei capelloni, che non s'erano mai visti prima nella Tendopoli, stavano ingaggiando una sorta di lotta hollywoodiana, a colpi di karate e capriole, con atletici poliziotti, mentre diecine di altri poliziotti, ordinari piedipiatti, davano la caccia a ragazzi e ragazze in costume da bagno e li ammanettavano. All'esterno, dalla parte del piazzale di un rifornimento di benzina, con cui la Tendopoli confinava, eleganti carabinieri con lucidi stivali scalavano la recinzione in filo spinato con tecnica da manuale, mentre dietro di loro, tra i curiosi che si assiepavano a guardare, agenti dei servizi segreti, travestiti da operai e da padri di famiglia, incitavano a gran voce la gente a invadere la Tendopoli e bruciare le tende. Nel marasma generale Gunilla Unger, tenendo in braccio il figlio Nino, raggiunse il commissario di polizia Ludovico Reale, che chiaramente dirigeva l'operazione militare, e gli chiese che le tende fossero protette. Il commissario Reale, colto di sorpresa dall'arrivo di Gunilla Unger e da un nugolo di fotoreporter che lo fotografavano assieme a lei, acconsentì a lasciare alcuni agenti e Gunilla Unger stessa a protezione delle tende, mentre tutti gli altri, ammanettati, furono condotti ai furgoni cellulari e in Questura.
Il congegno che aveva fatto scattare l'operazione militare contro Mondo Beat era un cuore di mamma, quello della signora Emma Giovannini, la quale dichiarava  alla stampa che essendo venuta alla Tendopoli per riprendersi il figlio Maurizio ed essendo stata fisicamente impedita, aveva chiesto aiuto alla polizia.
Nel tardo pomeriggio Melchiorre Gerbino venne rilasciato dalla Questura, perchè, dichiararono quelli della Questura stessa alla stampa "aveva speso una parola di pace mentre infuriava la battaglia". In realtà lo avevano rilasciato perchè avevano temuto che senza la sua conduzione, che era di equidistanza tra i due blocchi, il Movimento sarebbe deragliato su posizioni sovietiche, mentre infuriava la guerra tra israeliani e arabi.
Ritornato alla Tendopoli, che intanto si era caparbiamente rianimata, a Gerbino fu chiaro come a Mondo Beat fosse stato inferto un colpo mortale, perchè sedici dei suoi elementi più impegnati, tra i quali Umberto Tiboni, erano stati pretestuosamente incarcerati. Ma le tende erano salve, grazie al sangue freddo di Gunilla Unger.
Contemporaneamente a Gerbino, alla Tendopoli arrivò Giuseppe Pinelli, che avvertì di come intorno alla Cava fossero stati dispiegati una quantità mai vista prima di agenti in borghese. Pinelli si mise a disposizione perchè si prelevasse dalla Cava, prima che fosse troppo tardi, il materiale che andava salvato, che si poteva trasferire alla Sacco e Vanzetti.
A notte nella sua tenda Melchiorre Gerbino riflettè su quanto era accaduto. La messinscena della battaglia nella Tendopoli, tra agenti camuffati da capelloni e agenti in divisa, e la messinscena fuori della Tendopoli di agenti camuffati da operai e padri di famiglia che avevano incitato la gente a bruciare le tende, non aveva funzionato, perchè tra la gente nessuno si era mosso. Ma sarebbe bastato che un signor Brambilla si fosse mosso, che gli agenti travestiti da operai e da padri di famiglia avrebbero invaso il campo assieme a lui e avrebbero incendiato le tende e finalmente il signor Brambilla sarebbe stato arrestato da qualche eroico commissario di polizia, accorso a tutelare troppo tardi, ahinoi!, la proprietà privata dei beats. Questo é il livello di moralità e di operatività del sistema taliano post-fascista.
Ed era chiaro che se più di cento militari erano stati impegnati in una messinscena che avrebbe dovuto concludersi con la distruzione della Tendopoli, un'operazione di tali proporzioni non poteva essere stata pianificata senza l'approvazione del Governo di Aldo Moro, il quale Moro altro non era se non un lugubre sacrestano del Vaticano, travestito da progressista. Dato che era realistico pensare che Mondo Beat sarebbe stato distrutto, Melchiorre Gerbino pensò che non restava altro da fare se non operare perchè la distruzione della Tendopoli sollevasse il più grande clamore possibile...e quella notte prese la decisione di bluffare. Allo scopo di fare mobilitare centinaia di militari in un'operazione in cui avrebbero dovuto accerchiare Milano e setacciarla, pensò a un Raduno a Milano di tutti i beats e provos d'Italia. Sapendo come soffrano d'isteria anale le vecchiette della Santa Sede, Melchiorre Gerbino previde che avrebbero fatto accerchiare e setacciare Milano. Al lume di candela si sedette alla sua Olivetti 22 e concepì un volantino con cui indiceva nella Tendopoli, a partire dal 15 giugno, un grandioso raduno di tutti i beats e provos d'Italia. Battè a macchina il volantino 25 volte, facendone ogni volta 4 copie con la carta carbone. Il giorno dopo egli distribuì gratis, a una cinquantina di giovani, cento copie a testa dell'ultimo numero di Mondo Beat e una copia del volantino del raduno e fece allontanare quei giovani dalla Tendopoli perchè non finissero nell'imminente razzia, e un volantino del raduno fece in modo che le spie annidate nella Tendopoli (e ce n'erano!) facessero arrivare in Questura e al Corriere della Sera, che caddero nel tranello: il Corriere della Sera uscì addirittura in edizione straordinaria della sera, distribuita a Milano e dintorni (poteva il più autorevole quotidiano italiano non essere anche il più informato?!).

Giuseppe Pinelli avrebbe dato supporto a Gerbino nel bluff
Melchiorre Gerbino bluffa Il Corrriere della Sera, che esce in edizione straordinaria
Nel riquadro (fatto per agevolare il lettore) l'annuncio del "raduno", con un'ennesima frottola del Corriere della Sera, la "tenda-ufficio stampa" (che non esisteva), nella quale il volantino sarebbe stato trovato.

 
Nella notte tra l'11 e il 12 giugno 1967 scattava l'operazione militare della distruzione della Tendopoli di Mondo Beat.
Ordinata dal sostituto procuratore Veltri, essa fu eseguita da centinaia di poliziotti, carabinieri, vigili urbani, agenti dei servizi segreti.
La distruzione della Tendopoli di Mondo Beat avrebbe sollevato vasta eco nella stampa italiana e internazionale. Ne avrebbero scritto dal Premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo al Berkeley Barb.

Un evento ricordato nella storia di Milano
La distruzione di Nuova Barbonia (12 giugno 1967)

 
Nei giorni 12, 13, 14 giugno, mentre i militari presidiavano Milano, Melchiorre Gerbino e Antonio Di Spagna tennero alta la tensione tra Piazza del Duomo e il campo dove era sorta la Tendopoli, che di notte tornava ad essere occupato.

Antonio Di Spagna fu un vero eroe della Contestazione
Melchiorre Gerbino e Antonio Di Spagna tengono alta la tensione coi militari.

 
E finalmente Il bluff del "Raduno di tutti i beats e provos d'Italia" ha funzionato! Milano viene accerchiata dai militari e setacciata.

L'operazione militare piu' massiccia del dopoguerra a Milano
In alto riprodotto il volantino del "raduno" di Gerbino; nell'articolo in basso stralci dei "comunicati" di Pinelli.
Melchiorre Gerbino, supportato da Giuseppe Pinelli, che emetteva comunicati allarmanti dalla Sacco e Vanzetti, riuscì nell'intento di fare accerchiare Milano dai militari e di farla setacciare: la Contestazione, che già serpeggiava tra gli studenti, sarebbe divampata alla riapertura delle scuole, poi avrebbe dilagato tra la massa, prima in Italia, poi in Francia.
Giuseppe Pinelli e Melchiorre Gerbino erano certi che La Contestazione avrebbe dilagato, e Melchiorre Gerbino lo dichiarò dopo la distruzione della Tendopoli in un'intervista che rilasciò alla televisione del Canton Ticino.

 
Il 15 giugno 1967 il Movimento Mondo Beat fu disciolto da Melchiorre Gerbino alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, dov'era stato fondato. Poichè era caduta su di lui la fatalità di dovere prendere decisioni, Vittorio Di Russo essendosi ormai ritirato da mesi dalla scena e Umberto Tiboni essendo stato incarcerato, Melchiorre Gerbino ritenne di dovere sciogliere il Movimento, non essendo state lasciate a Mondo Beat altre alternative se non la lotta armata o lo scioglimento. Melchiorre Gerbino disciolse il Movimento Mondo Beat senza patemi, certo che il suo modello, la Contestazione, si sarebbe rivelato un modello a prova di globalizzazione. Lo scioglimento del Movimento Mondo Beat avvenne alla presenza di 4 o 5 pubblicisti, che erano convenuti alla Crota Piemunteisa con Valerio Fantinel.
Bisogna qui fare un passo indietro nel tempo e precisamente a quella metà di ottobre del 1966, quando Mondo Beat era stato fondato, perchè in quei giorni Melchiorre Gerbino si era recato col suo manoscritto "Gamla Stan", che aveva appena finito di scrivere, alla libreria centrale della casa editrice Einaudi, dove lo aveva presentato, se mai lo avessero voluto leggere e pubblicare. A marzo del '67 era venuto alla Cava a trovarlo Valerio Fantinel, cui era stato dato da leggere il manoscritto, il quale gli aveva comunicato che la Casa editrice Giordano era interessata alla pubblicazione, cosa che sarebbe avvenuta ai primi di luglio del '67. Qui a seguire una recenzione

La Città Vecchia di Stoccolma a inizi anni '60
Gamla Stan. L'underground di Melchiorre Gerbino a Stoccolma (recensione "Vie Nuove")
Valerio Fantinel, che fino a prima della distruzione della Tendopoli se n'era stato discretamente in disparte, subito dopo venne a cercare Gerbino, assieme a pubblicisti e scrittori suoi amici, che lavoravano in case editrici, per dargli man forte nella redazione della Rivista. Ma Melchiorre Gerbino si mostrò contrario all'idea di continuare a pubblicare Mondo Beat perchè, a suo avviso, senza il supporto del Movimento la Rivista sarebbe stata di nessuna valenza e per di più avrebbe dovuto essere distribuita con i canali normali e perciò ricorrere alla pubblicità per sopravvivere. A questo dire, Valerio Fantinel e gli altri presenti alla Crota Piemunteisa convennero che quanto Gerbino asseriva fosse realistico, ma chiesero all'unanimità e vivamente che, per lasciare memoria della distruzione di Mondo Beat, si pubblicasse un ultimo numero, che l'editore Gian Giacomo Feltrinelli si era offerto disinteressatamente di fare stampare in qualcuna delle sue tipografie e distribuire nelle sue librerie. Melchiorre Gerbino acconsentì a malincuore, per non mostrarsi autoritario, ma a volere marcare il suo dissenso, dichiarò che non si sarebbe preso cura dell'ideazione di questo ultimo numero. Dovendo decidere a chi affidarlo, poichè Valerio Fantinel e gli altri pubblicisti erano persone intorno alla quarantina, completamente estranei alla storia di Mondo Beat, l'unico cui poteva era Gianni De Martino, una spia che si era infiltrata da poco nel Movimento e che il sistema gli teneva alle costole, i ragazzi di Mondo Beat che avrebbero potuto fare questo lavoro essendo stati incarcerati o dispersi. Certo, Melchiorre Gerbino non sospettava allora che Gianni De Martino, che si presentava da omosessuale cattolico, fosse una spia (proveniva da un'area dove i Borboni avevano selezionato le spie, ma vai a pensare che uno a 19 anni fa la spia dei beats!).

La spia dei preti Gianni De Martino
La spia Gianni De Martino

Melchiorre Gerbino con la spia Gianni De Martino, che ha faccia piccola e storta come quella di certi maghrebini, ma lo sventurato la ritocca nelle foto che pubblica in Rete, apportandovi migliorie ariane.


E dunque Gianni De Martino ebbe l'incarico di redigere questo numero il 15 giugno 1967 e il 16 fu presentato da Melchiorre Gerbino all'editore Gian Giacomo Feltrinelli, che prontamente gli mise a disposizione una tipografia, e pertanto ci si sarebbe attesi di vedere apparire questo numero tra il 25 e il 30 giugno: sarebbe apparso ai primi di agosto, quando la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat non era più di attualità.
Le 12 pagine di cui questo numero fu composto avrebbero avuto formato doppio delle pagine dei 6 precedenti numeri di Mondo Beat, e ciò non a causa della quantità degli articoli o della loro lunghezza, ma perchè Gianni De Martino seguiva mode, invece di crearle. Ciò a discapito della qualità della carta, così schifosa che l'inchiostro la penetra da una pagina all'altra.
Abituati ai numeri di Mondo Beat ideati da Melchiorre Gerbino, ci si troverà ora davanti a un numero concepito da uno sventurato cresciuto e deviato nelle sacrestie dei salesiani.

L'articolo di fondo scritto da Gian Giacomo Feltrinelli
Mondo Beat n.5, datato 1 agosto 1967 (settimo e ultimo della serie) tiratura copie ignota
LO SCIOPERO E' RIUSCITO, firmato Gigi Effe, fu scritto da Gian Giacomo Feltrinelli.

Evidentemente con questo articolo Gian Giacomo Feltrinelli cercava di tirare acqua al mulino della sinistra "Tricontinentale", di cui egli era uno dei grandi mugnai dell'editoria, e perciò si sforzava di mettere la camicia marxista al capellone di Mondo Beat. Ma l'articolo é di rilevanza storica perchè Feltrinelli vi fa testimonianza spontanea e sincera di come furono i giovani di Mondo Beat ad accorrere a Firenze, subito dopo l'alluvione, a prodigarsi nel fango (non pagati) al recupero di testi e di opere del patrimonio culturale dell'umanità.

Un'altra vignetta di Crepax scomparve tra 2 spie
Vignetta di Guido Crepax, in ultima di copertina
Le vignette che Guido Crepax aveva dato a Melchiorre Gerbino, perchè le facesse pubblicare in questo ultimo numero di Mondo Beat erano due, questa qui riprodotta e un'altra, che scomparve misteriosamente tra il giornalista Mario Zoppelli, che s'era vivamente proposto di portarla, e Gianni De Martino che avrebbe dovuto riceverla.
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Le Vetrate di Melchiorre Gerbino

Melchiorre Gerbino ideava e preparava egli stesso le vetrate, le più belle con l'ausilio di Giò Tavaglione

Jo' Tavaglione inizio' a pubblicare i suoi lavori a Mondo Beat
Melchiorre Gerbino e Giò Tavaglione (il secondo seduto da dx, con baffi e barba, che fuma) in una riunione di redazione nella Cava

 

Le piu' belle vetrate dalla collaborazione Gerbino-Tavaglione
Le vetrate di Melchiorre Gerbino
Le vetrate della Cava ebbero un effetto decisivo nell'innescare la Contestazione a livello di massa, perchè i poster che vi erano esposti venivano pubblicati da quotidiani e settimanali e visti da centinaia di migliaia di persone in tutta Italia.
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Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger con Franco Sapi
Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger lasciano Milano dopo lo scioglimento del Movimento Mondo Beat.
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Termini formulati in una nuova accezione da Melchiorre Gerbino a Mondo Beat:

contestazione, contestare, nel senso di "contestazione del sistema" e di "contestare (ad es.) Pier Paolo Pasolini a Venezia".
Antecedentemente questi due termini erano stati usati solo nel senso di "notifica" (contestazione di un atto) e di "notificare" (si contesta a Tal dei Tali diffida di soggiornare in Milano etc...)
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Neologismi coniati da Melchiorre Gerbino a Mondo Beat:

contestatore, contestatario, strumentalizzazione, strumentalizzare.
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Slogans di Melchiorre Gerbino a Mondo Beat:

L'inserito protesta, il beat contesta
Meno santi più preservativi
DIO.OOO.OOO esiste

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Espressioni introdotte da Melchiorre Gerbino a Mondo Beat

Le seghe mentali (dal suo professore di lettere Salvatore Vivona)
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Dopo Mondo Beat

In una trasmissione televisiva del "Maurizio Costanzo Show", del 1989 o 1990, intrattenendosi a parlare con l'allora sottosegretario alla Giustizia, On. Raffaele Costa, Melchiorre Gerbino fece ricorso, più di una volta, al termine "alternanza" (al governo), che finalmente fu adottato dai politici italiani, che fin lì avevano usato impropriamente il termine "alternativa".
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