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Retroscena della Storia di Mondo Beat

Il beat Gianni De Martino

Uno sventurato sodomizzato dai preti salesiani e piegato a fare la spia e indotto a fare l'assassino


di Melchiorre Paolo Gerbino
- direttore della rivista Mondo Beat
- leader storico della Contestazione


(click here if you want to read the same article in English)

Gianni De Martino,sodomizzato dai preti salesiani e indotto a fare la spia e l'assassino

Per sua stessa ammissione, Gianni De Martino è invertito sessuale e questa sua condizione egli va sbandierando ai 4 venti. Non ce ne occuperemmo, se i preti salesiani suoi precettori, che lo sodomizzavano nei suoi teneri anni, non lo avessero poi indotto a fare la spia a Mondo Beat e da lì il complice di assassini che subito dopo i tempi di Mondo Beat avrebbero attentato alla vita di Melchiorre Gerbino.

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Dopo essere stato sodomizzato dai salesiani,Gianni De Martino avrebbe avuto visioni di Gesu Finocchio   Gianni De Pincopallino in pellegrinaggio al Santo Sepolcro
Gianni De Martino, "L'uomo che Gesù amava"                          Gianni De Martino al Santo Sepolcro

Intanto inquadriamo questo sventurato, che di uno sventurato in ultima analisi si tratta, che in tenera età veniva sessualmente abusato dai suoi precettori salesiani con l'acquiescenza dei suoi genitoti, che non potevano non rendersi conto di come il loro figliolo venisse sodomizzato, ma lasciavano correre, come avviene in aree sottosviluppate, quale era allora quella del Salernitano, perché ne traevano benefici materiali, molto probabilmente avanzamenti di carriera del padre del sodomizzato, un ragioniere con un posticino in banca.
Nella maturità, chi sa se non a conseguenza del fatto che in tenera età i padri salesiani lo sodomizzavano, Gianni De Martino avrebbe avuto visioni di Gesù Finocchio e avrebbe scritto un trattato, "L'uomo che Gesù amava", nella cui copertina avrebbe mostrato Gesù e il maschio con cui si intratteneva.
Il Vaticano, che avalla qualsiasi trattato abbia a scrivere uno che è stato sodomizzato dai suoi suoi preti, non mise il libro all'indice ma anzi concesse un viaggio premio a Gianni De Martino, perché andasse a venerare Gesù al Santo Sepolcro e, a che c'era, andasse pure a venerare il generale israeliano Avigdor Kahalani, che aveva sottratto le Alture del Golan alla Siria e le teneva occupate. Che il Vaticano abbia mandato Gianni De Martino da Avigdor Kahalani non deve stupire, perché, sotto sotto, il Vaticano tresca coi sionisti, dato che penalizzano i musulmani.

(copia conforme di quanto Gianni De Martino nascondeva in un angolino del suo sito internet)
Gianni De Martino sulle Alture del Golan,tra blindati israeliani e cannoni
Gianni De Martino - Sito Ufficiale

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Agente di collegamento tra Vaticano e Mossad, e al servizio di entrambi, Gianni De Martino si sarebbe prestato a infiltrare organizzazioni musulmane

Col fiore Mondo Beat all'occhiello,Gianni De Martino tenta d'infiltrare organizzazioni musulmane
Gianni De Martino presentato dalle Edizioni Biliki quale giornalista italiano specialista di cultura araba, perché fosse agevolato nell'infiltrare organizzazioni musulmane in Belgio e in Francia.

Quando le Edizioni Biliki, basate in Belgio, si apprestavano a pubblicare un libro di Gianni De Martino e pubblicizzavano costui col fiore Mondo Beat all'occhiello, Melchiorre Gerbino inviava alle Edizioni Biliki una e mail con cui dichiarava che Gianni De Martino era stato una spia infiltrata in Mondo Beat. Ma siccome quelli delle Edizioni Biliki facevano orecchie da mercante, Melchiorre Gerbino, per difendere l'immagine di Mondo Beat, avrebbe pubblicamente comunicato alle organizzazioni musulmane di come Gianni De Martino era stato una spia infiltrata nel Movimento Mondo Beat. Dopodiché il patron delle Edizioni Biliki, Patrick Lowie, che puzza tanto di Mossad, dovette chiudere in fretta la baracca e cambiare aria.
E se ne stia alla larga Patrick Lowie dalla storia di Mondo Beat! Venda tappeti di altra provenienza.

Patrick Lowie e Gianni De Martino quando tentavano d'infiltrare organizzazioni musulmane
Gli agenti Patrick Lowie e Gianni De Martino / Gianni De Pincopallino
quando tentavano d'infiltrare organizzazioni musulmane in Belgio e in Francia

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Gianni De Martino non é personaggio di spessore, già lo rivela il fatto di come a Mondo Beat il mitico Dante Palla lo avesse soprannominato Gianni De Pincopallino. E Melchiorre Gerbino non si soffermerebbe tanto a parlare di costui se costui incessantemente non diffondesse dati falsi o distorti su Mondo Beat, cosa che fa allo scopo di banalizzarne la storia e confonderne la memoria. Tanto gli richiede il Vaticano, che teme che i giovani di oggi, ove avessero a conoscere la vera storia italiana degli Anni 60, potrebbero ispirarsene e sollevare una nuova ondata di Contestazione, da cui il Vaticano verrebbe travolto.
Ovviamente, nell'imbastire mistificazioni, Gianni De Martino ritaglia per sé una parte nobile nella storia di Mondo Beat, come si può leggere in quello che egli ha pubblicato di sé in Wikipedia

Le imposture di Gianni De Martino in Wikipedia
Gianni De Martino Wikipedia. Come l'impostore Gianni De Martino appare in Wikipedia, con la compiacenza di Jimmy Wales.

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Dall'intervista che ora segue, ci si può rendere conto di quanto Gianni De Martino fosse ignorante della storia di Mondo Beat, prima che Melchiorre Gerbino l'avesse pubblicata in Rete.
Questo il link dell'intera intervista, ma chi non volesse annoiarsi a leggerla tutta, trova qui sotto riprodotti i più madornali svarioni di Gianni De Martino:
(1)- Muvi: "per i più giovani vogliamo ricordare come si colloca la rivista Mondo Beat e di cosa trattava"
Gianni De Martino: "Mondo Beat nasce nel 1965 a Milano ed è considerato il primo giornale underground italiano... solo gli due ultimi numeri saranno stampati. In tutto sono usciti sette numeri"
(Nota 1: Il Movimento Mondo Beat e l'omonima Rivista non furono fondati nel 1965 ma il 15 ottobre 1966. Dei sette numeri della rivista Mondo Beat non furono solo gli ultimi due numeri stampati in tipografia, ma gli ultimi cinque)
(2)- Muvi (riferendosi al campeggio di Mondo Beat, Barbonia City): "quanto tempo è durato?"
Gianni De Martino: "è durato tre mesi, perché fu inaugurato il primo maggio del ’67 e fu sgomberato nel luglio del ’67"
(Nota 2: Il campeggio di Mondo Beat, Barbonia City, non durò tre mesi ma 42 giorni, essendo stato inaugurato l’1 maggio 1967 e raso al suolo dai militari il 12 giugno).

Tanto basti a mostrare che dati fornisse Gianni De Martino, prima che Melchiorre Gerbino avesse pubblicato in Rete la storia di Mondo Beat, da cui poi Gianni De Martino avrebbe copiato.
E tornando ancora a questa intervista, per completarla egli forniva questa foto di sé, foto da cui si poteva evincere come egli fosse stato fondatore di Mondo Beat:

 Gianni De Pincopallino camuffato da fondatore di Mondo Beat
Gianni De Martino in "Sogno di un Cafone"
Così il cafone Gianni De Martino ha vagheggiato d'essere tramandato ai posteri. E così sia!
Ai tempi in cui si camuffò da fondatore di Mondo Beat per farsi scattare quella foto, di anni ne avrà avuto tra i 30 e i 40, come si può ben vedere dalla foto stessa, mentre ai tempi di Mondo Beat di anni ne aveva 19 ed era come appare nella foto qui sotto

Gianni De Pincopallino prima sessualmente abusato dai preti salesiani, poi piegato a fare la spia
La spia Gianni De Martino, a Mondo Beat detto Gianni De Pincopallino, nell’unico ritaglio di foto di agenzia (AGI–“Il Giorno”– 12.6.1967) in cui appaia nella storia di Mondo Beat.

Ma poiché in ciò che pubblica sulla Tendopoli di Mondo Beat egli necessita di almeno una foto in più di quella dov’è ritratto inginocchiato, ecco che ne fornisce un’altra:
Gianni De Martino che si finge fotografato a Barbonia City
Gianni De Martino che si finge fotografato alla Tendopoli di Mondo Beat.
Ma lì non c’erano questo genere di piante, né donnine sceme come quelle di questa foto.

Gianni De Martino quando ancora si vergognava di fare la spia e teneva gli occhi bassi
Gianni De Martino quando ancora si vergognava di fare la spia e teneva gli occhi bassi
Gianni De Martino, a occhi bassi, con Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger

Gianni De Martino fotografato durante una conferenza su Mondo Beat
La spia Gianni De Pincopallino mentre interviene in una conferenza su Mondo Beat
Come si può vedere nella foto in cui è ritratto con Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger e in quest’altra più recente, scattata durante una conferenza su Mondo Beat, Gianni De Martino ha faccia piccola e storta, come ci si aspetterebbe da una spia di genia borbonica, quale appunto Gianni De Martino è.

Ma siccome vuole apparire bello nella storia di Mondo Beat, nelle foto che pubblica Gianni De Martino ritocca la sua faccia, apportandovi migliorie ariane
Gianni De Martino come avrebbe voluto essere
Gianni De Martino in una foto ritoccata.
In questa foto Gianni De Martino si è speso molto nelle migliorie ariane del cranio e della faccia e però è stato trascurato nell’applicare sulla foto le 4 graffette (!), che starebbero a evidenziare come la foto sia stata tratta da un documento ufficiale d’epoca, vuoi un passaporto... Sì, Giovanni De Martino (Angri, 9.2.1947), sedicente Gianni De Martino, a Mondo Beat detto Gianni De Pincopallino, del cafone ha proprio tutto: la cadenza nella parlata, i camuffamenti, e soprattutto la superficialità.

E tuttavia, mio malgrado, di costui sono costretto a scrivere, per ricostruire retroscena della storia di Mondo Beat e mia personale. Peraltro, mostrarne il percorso umano serve a mostrare fino a che punto i preti del Vaticano snaturino i soggetti che sodomizzano, quando questi sventurati hanno genitori acquiescenti o che tacciano impauriti da minacce.

E dunque, il 9 maggio 67, mentre stavo lavorando alla preparazione del menabò del quinto numero della rivista Mondo Beat nello sgabuzzino che Gaetano, il gestore del bar di fronte alla sede di Mondo Beat, mi metteva a disposizione, arrivava da me Gianni De Martino e mi dichiarava la sua intenzione di volere fare parte della redazione della rivista Mondo Beat.
Non faceva buona impressione, perché parlava con quella pesante cadenza dell'entroterra campano detta, appunto, inflessione del cafone, ed esalava olio di oliva acido, ma io fui propenso ad accettarlo dato che non faceva mistero della sua omosessualità, ma si dichiarava apertamente "omosessuale cattolico", e ciò in un momento in cui gli omosessuali cominciavano a dichiararsi tali a viso aperto, per affermare i loro diritti civili.
Certo che come invertito sessuale lasciava perplessi, perché aveva un culo così piccolo che scompariva sotto una giacca. Egli poi, in sue pubblicazioni posteriori ai tempi di Mondo Beat, descrivendo i suoi amplessi anali in Marocco avrebbe mostrato il tormento di questa sua condizione, presumibilmente dovuta al fatto che i suoi precettori salesiani lo avevano penetrato rudemente, anchilosandolo nello sfintere anale.

Da quel 9 maggio Gianni De Martino s'infiltrava nella Tendopoli di Mondo Beat, dove, per le arie d'intellettuale che si dava, veniva soprannominato Gianni De Pincopallino dal mitico Dante Palla.

Pochi giorni dopo il suo arrivo, durante un'intervista televisiva di Elio Sparano nella sede di Mondo Beat, la Cava, Gianni De Martino mi avrebbe colpito alla testa con una scarica di accendino Taser, con cui mi avrebbe stordito e tolto la parola davanti alle telecamere. Forse perché nella ripresa televisiva il fatto sarà stato evidente, l'intervista non venne mandata in onda. Se la registrazione non è stata incenerita dai servizi segreti, giace negli archivi della RAI.
Né io allora mi resi conto di cosa mi fosse successo, perché allora ero troppo idealista per sospettare che al mondo ci fosse gente come Gianni De Martino. Come dice Cicerone "Più nobile è un uomo e più gli riesce arduo sospettare inferiorità in altri". E io ero nobilissimo ai tempi di Mondo Beat, tanto da potere dirigere il Movimento.

Il 15 giugno 1967, cioè tre giorni dopo che i militari avevano distrutto la tendopoli di Mondo Beat e i servizi segreti ne avevano requisito la sede, Melchiorre Gerbino disciolse ufficialmente il Movimento Mondo Beat, cui non erano state lasciate altre opzioni se non la lotta armata o lo scioglimento. Il Movimento fu disciolto alla taverna Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, la stessa taverna in cui otto mesi prima era stato fondato. Gianni De Martino sarebbe l'unico dei giovani di Mondo Beat ad arrivare lì, gli altri essendo dispersi o in prigione. Ma Melchiorre Gerbino non se ne insospettì, perché Gianni De Martino non sembrava un beat o un provo, che la polizia in quei giorni avrebbe immediatamente arrestato, lo avesse visto per le strade della città.
In quella circostanza dello scioglimento del Movimento, ci fu insistenza da parte di giornalisti e intellettuali che vi assistevano, perché si pubblicasse un ultimo numero della rivista Mondo Beat, per lasciare testimonianza di come le sue strutture fossero state distrutte dai militari. Ma non ce n'era bisogno, perché la stampa nazionale faceva scorrere fiumi d'inchiostro sulla distruzione di Barbonia City, e ne scriveva pure la stampa estera. Ma quei pubblicisti volevano dare alle stampe loro articoli, e facevano pressioni. Melchiorre Gerbino, che fin lì aveva preparato tutti i numeri della rivista Mondo Beat, si volle disinteressare di questo ultimo e, dovendo affidare l'incarico a qualcuno, non potè a nessun altro se non a Gianni De Martino, gli altri presenti alla Crota Piemunteisa essendo completamente estranei al Movimento. E così lo sollevò a redattore capo e il giorno dopo lo presentò all'editore Giangiacomo Feltrinelli, che aveva messo a disposizione una tipografia.
Dopo un mese e mezzo di travaglio, Gianni De Pincopallino avrebbe dato alla luce un numero di Mondo Beat con una veste così parrocchiale, che lo stesso gesuita Bartolomeo Sorge, direttore di "Civiltà Cattolica", lo avrebbe concepito più originale.

Infine, Gianni De Martino avrebbe chiesto a Melchiorre Gerbino e a Gunilla Unger di poterli seguire in Marocco, dove essi avevano deciso di trasferirsi. Lì, Gianni De Martino si sarebbe coordinato con tale De Mattia, un agente dei servizi segreti italiani che agiva sotto copertura diplomatica quale funzionario dell’Ambasciata d’Italia a Casablanca.
De Martino e De Mattia sarebbero venuti a visitare Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger nella loro casa di Essaouira, e questo fecero perché De Mattia potesse studiare Gerbino e concepire il piano di come farlo eliminare fisicamente. Quando il piano fu concepito e predisposto, Gianni De Martino avrebbe condotto Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger a Marrakech, in una casa frequentata da numerosi freaks di diverse nazionalità, dove si annidavano sicari che avrebbero dovuto eliminare Melchiorre Gerbino, che in vita sua non s'è mai bucato, con una overdose di morfina e rendere Gunilla Unger tossicodipendente. E ciò perché dal Vaticano avessero potuto gridare ai 4 venti "Avete visto che fine han fatto quel drogato del direttore di Mondo Beat e sua moglie?!"...
Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger si salvarono da quella trappola mortale tesa loro a Marrakech, ma al prezzo di anni bui che avrebbero poi attraversato, per i gravi disturbi che causarono loro psicofarmaci che furono costretti ad assumere durante tre giorni in cui restarano prigionieri in quella casa a Marrakech e dopo, durante tre giorni in una prigione marocchina a Casablanca, dove subirono torture mentali. Non furono eliminati fisicamente perché avevano sollevato troppo rumore e lasciate troppe tracce, perché lo si potesse fare alla chetichella.
Chi volesse sapere dettagliatamente di questa vicenda, è rimandato alla lettura del mio libro Area di transito.

Poco tempo dopo questo affare, Gianni De Martino, a ricompensa del servizio reso, sarebbe stato segnalato dal Vaticano al Dalai Lama, che stava cercando in Italia qualcuno cui affidare fondazione e direzione di una casa editrice.
Per chi non l’avesse ancora capito, Tenzin Gyatso è un lacchè del Vaticano e degli imperialisti, tenuto in grande risalto dai media occidentali perché, per un verso disturba la Cina, per altro verso calamita giovani irrequieti, che potrebbero realizzarsi in contestatori dell’attuale ordine mondiale, e li rincretinisce con filastrocche tibetane.
Tenzin Gyatso è uno degli individui più ottusi e reazionari che corrano instancabilmente per le vie del mondo.
Le sue corse cominciarono nel 1959, quando egli, in mezzo a un manipolo di rimpoche, fuggì dal Tibet, liberato da Mao Tze-tung dalla di lui dittatura teocratica. Ricordiamoci che il Tibet, sotto Tenzin Gyatso, era l'area del mondo più sottosviluppata, come diritti civili e come tenore di vita.
Questa fuga di Tenzin Gyatso dal Tibet è stata descritta dai media occidentali, durante mezzo secolo, come eroica e drammatica, ma il governo cinese a un certo punto ha mostrato ufficialmente le foto che riprendono passo passo il Dalai Lama in fuga, per mostrare come Mao Tze-tung abbia voluto risparmiare la vita di Tenzin Gyatso, il quale avrebbe potuto perciò raggiungere l’India in portantina, non fosse stato paranoico.
Rifugiatosi in India, a Dharamsala, Tenzin Gyatso non ha voluto stabilire rapporti diplomatici con i cinesi, per potere rientrare a Lasa come capo spirituale buddista e da lì diffondere il suo celestiale blablabla oltre il Tibet a tutta la Cina, invece ha scritto un libro accusatorio, dal titolo "My Land and My People", un titolo di 5 parole ove ricorre 2 volte all’aggettivo possessivo "mio": aggettivo possessivo che un monaco buddista non dovrebbe mai usare in tutto l’arco della sua esistenza!
Personaggio che, lungi dall’essere mistico, è sordido, Tenzin Gyatso avrebbe scelto quale direttore della sua casa editrice in Italia, come suggeritogli dal Vaticano, Gianni De Martino, in quanto persona indiscutibilmente affidabile. Avrebbe scelto cioè un complice di assassini, uno che per la legge divina, e per la legge umana, equivale a un assassino.
Al dunque, Gianni De Martino avrebbe denominato la casa editrice che gli era stata affidata "Mandala. Quaderni d’oriente e d’occidente".
In quegli anni il ciondolino del Mandala lo vendevano tutti quelli che stendevano una pezza per terra: "Lo vuoi il ciondolino del Mandala? Costa solo mille lire". E i "Quaderni Piacentini", cui Gianni De Martino si era ispirato per completare il nome della casa editrice, era una rivista quadrimestrale che andava di moda tra cervellotici intellettuali di sinistra. Quando invece il cafone avrebbe dovuto denominare la casa editrice "Tibet - di Sua Santità il Dalai Lama", per darle impatto svettante e richiamo religioso-politico.
E per il lancio pubblicitario della casa editrice, Gianni De Martino avrebbe concepito lo slogan "L’eredità del Tibet è del mondo". E così avrebbe comunicato l’immagine di un tibetano defunto, quando invece avrebbe dovuto capovolgere il concetto e formulare lo slogan "L’eredità del mondo è del Tibet". Allora sì che sarebbero accorsi in tanti, Silvio Berlusconi il primo, a vedere di che si trattava!
Conclusione: benché avesse sede in Piazza Duomo a Milano e il Dalai Lama vi convogliasse fedeli, la casa editrice "Mandala. Quaderni d’oriente e d’occidente" sarebbe morta appena nata e né Sua Santità, né i rimpoche del suo caravanserraglio, sarebbero riusciti a rianimarla.
Avendo fatto fallire la casa editrice del Dalai Lama, Gianni De Martino, involontariamente, ma conseguentemente alla legge del karma, avrebbe compiuto un sabotaggio di natura anarchica di tale magnitudine che tutti i contestatori d’Italia assieme non sarebbero riusciti a eguagliare!

(Sembrerebbero un’ammucchiata di fessi, se non fosse per la luce nirvanica che li pervade)
Sembrerebbero un'ammucchiata di fessi,se non fosse per la luce nirvanica che li pervade
In una foto ricordo, Tenzin Gyatso e Gianni De Martino (segnato dalla freccia)

Il Vaticano tuttavia non abbandonò a Gianni De Martino, dopo il fiasco col Dalai Lama, ma gli fece ottenere una corrispondenza dal quotidiano Il Mattino di Napoli. Ma Gianni De Martino avrebbe mostrato ancora una volta i suoi limiti, tanto che Il Mattino, poco tempo dopo avergli dato la corrispondenza, gliel'avrebbe tolta.
Peraltro Gianni De Martino si era potuto iscrivere all'albo dei pubblicisti grazie a carte false di Fernanda Pivano e Andrea Valcarenghi che (richiesti dai servizi segreti italiani, con cui collaboravano) avrebbero attestato che Gianni De Martino aveva pubblicato complessivi dieci articoli nelle loro rispettive riviste "Pianeta Fresco" e "Re Nudo", articoli per i quali era stato remunerato. Queste attestazioni, doppiamente false, perché Gianni De Martino non ha pubblicato dieci articoli in quelle riviste, né tantomeno è; stato remunerato (figurati: Fernanda Pivano e Andrea Valcarenghi davano soldi a Gianni De Pincopallino!) queste false attestazioni hanno consentito a Gianni De Martino di potersi allora registrare quale pubblicista e di rubare ora la pensione che a un pubblicista compete.

E così, dopo avere fatto fallire la casa editrice del Dalai Lama ed essersi fatto licenziare da Il Mattino di Napoli, Gianni De Martino si sarebbe ridotto a fare lavorucci di spionaggio e, tra questi, sorvegliare Melchiorre Gerbino ogni volta che rientrava in Italia.

Dopo la terribile esperienza in Marocco, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino si erano trasferiti a Stoccolma, dove avrebbero vissuto 3 anni, lavorando intensamente e con successo alla pittura su vetro, e avrebbero così ritrovato equilibri e orientamenti.
Verso la fine del 1971 si trasferirono in Sicilia, dove abitarono nel territorio di Calatafimi, in una campagna che la madre di Gerbino gli aveva donato. Costruirono una casa ed ebbero un figlio, Erik. Tennero mostre di pittura in città siciliane. Restarono 3 anni in Sicilia.
In quel lasso di tempo Gianni De Martino sarebbe venuto a trovarli due volte.
Essendo ovvio che nei periodi in cui avrebbe vissuto in Italia sarebbe stato sorvegliato, Gerbino accettò l'idea che fosse  De Martino a farlo, che già conosceva, piuttosto che altri. Tra Gerbino e De Martino s'instaurò perciò una sorta di fatale simbiosi, tanto che Gerbino ospitò De Martino le due volte che venne in Sicilia e lo fece rilassare il più possibile, mentre questi compiva il suo lavoro di spia. Peraltro Melchiorre Gerbino non aveva nulla da nascondere, dato che egli aveva lasciato la scena della Contestazione di sua spontanea volontà, né intendeva entrare in politica, essendo quella italiana, in balia com'è del Vaticano, per forza di cose meschina e ridicola. E Melchiorre Gerbino si spinse ancor oltre nei riguardi di Gianni De Martino. Avendo egli considerato quanto sventurato fosse costui, che non poteva nemmeno denunciare quanti lo avevano sodomizzato e piegato a far la spia e l'assassino, perché, se l'avesse fatto, sarebbe finito in galera per i crimini che aveva commesso, Melchiorre Gerbino finì col perdonarlo

Nel 1989 Melchiorre Gerbino era ridiventato famoso in Italia, per le sue apparizioni televisive al "Maurizio Costanzo Show", talk show di cui faceva segnare i massimi ascolti parlando dei suoi viaggi intorno al mondo. Fu allora invitato dalla "Grasso Editori" di Bologna a pubblicare un libro sulla sua vita. Questo libro, che sarebbe apparso nel 1990, fu titolato "Viaggi". In esso Melchiorre Gerbino dava anche un resoconto succinto della storia di Mondo Beat. Era la prima volta che qualcuno lo facesse veritieramente, dato che solo Melchiorre Gerbino e Umberto Tiboni conoscevano quella storia per intero e nei dettagli, e Umberto Tiboni non ne avrebbe mai voluto scrivere.
Non potendo sottrarsi dal descrivere la parte che Gianni De Martino aveva avuto nelle vicende di Mondo Beat, Melchiorre Gerbino avrebbe scritto al riguardo quanto riportato nell'immagine qui a seguire:

Come il Vaticano cerco' di fare eliminare Melchiorre Gerbino in Marocco
(Melchiorre Gerbino, "Viaggi", Grasso Editori, Bologna, 1990)

Ma poco tempo dopo la pubblicazione di "Viaggi", la Grasso Editori fu fatta fallire dai servizi segreti italiani e diecimila copie del libro furono fatte incenerire dal curatore fallimentare, a insaputa di Melchiorre Gerbino.
Quando Melchiorre Gerbino apprese la notizia, rimase profondamente compiaciuto. Il Vaticano, che teme a morte la Contestazione, aveva temuto che i giovani che avessero letto "Viaggi", ispirati dalla storia di Mondo Beat, avrebbero potuto sollevare una nuova ondata di Contestazione... Il Vaticano sa che un giorno sarà travolto dalla Contestazione e fa di tutto per allontanare quel giorno nel tempo.
Pertanto Melchiorre Gerbino non promosse alcuna azione legale, consapevole che le pieghe che va prendendo la lotta mortale tra Vaticano e Contestazione non si possono raddrizzare con la carta bollata.

Tornando a Gianni De Martino, egli volle incontrare Melchiorre Gerbino quando questi nel 1996 si trasferì a Milano, malgrado quello che Gerbino avesse scritto in "Viaggi". E gli fece buon viso e lo invitò ad alloggiare nel suo appartamento. Gerbino vi rimase qualche tempo, poi s'installò all'Hotel Arena, dove sarebbe rimasto due anni.
A febbraio del 1997 De Martino propose a Gerbino di visitare il centro sociale "Conchetta" e lì gli presentò Primo Moroni, che in quel centro gestiva una libreria, la "Calusca City Lights".
In quella circostanza, Moroni avrebbe chiesto a Gerbino di scrivere una storia compiuta di Mondo Beat, per darla alle stampe, e Gerbino, che aveva già deciso ch’era tempo che lo facesse, si disse disposto.
Il giorno dopo quell’incontro, Gerbino avrebbe stipulato un contratto con la "Cox 18", società che gestiva il centro sociale "Conchetta", e con l’Editrice Shake, una cooperativa i cui soci erano attivi in quel centro. Alla stipulazione del contratto, a Gerbino si anticipavano due milioni di lire (mille euro) sui diritti d’autore, fissati all’otto per cento del prezzo di copertina. Si conveniva di titolare il libro "Mondo Beat".

(foto di Paoletta Nevrosi)
Primo Moroni,persa la
Guerra Fredda,invece di suicidarsi si mise al servizio della Questura di Milano
Melchiorre Gerbino catturato da Primo Moroni

Bisogna capire che era la prima volta che Melchiorre Gerbino entrava in un centro sociale e perciò non poteva rendersi conto del fatto che, su ogni tre frequentatori, uno era poliziotto in borghese, un altro informatore di polizia, il terzo generalmente uno che, per affermare il proprio diritto alla casa, alle elezioni votava per Fausto Bertinotti (un fantoccio di Confindustria, travestito da marxista) cosicché avesse segnalato un appartamento fatiscente, da occupare assieme ad altri, con la protezione dei carabinieri.
Né era ancora evidente di come i bolscevichi, che avevano perso la Guerra Fredda, si fossero resi ai vincitori. Perché non s'intravedeva ancora come Massimo D’Alema sarebbe passato agli ordini dell'Opus Dei; né s'intravedeva di come Achille Occhetto sarebbe passato agli ordini diretti di Antonio Di Pietro e della CIA; né Mikhail Gorbaciov era ancora andato con la moglie e il piattino dell’elemosina al Festival della Canzone di San Remo: che, se questo fosse già avvenuto, Melchiorre Gerbino non avrebbe stipulato quel contratto, perché avrebbe immaginato la sorta di lavoretti di merda che i vincitori della Guerra Fredda avrebbero assegnato a un pidocchio bolscevico quale Primo Moroni!
Melchiorre Gerbino si mise pertanto a ricostruire la storia di Mondo Beat.
Grazie all'amicizia del giornalista Ezio Chiodini, Gerbino ottenne il permesso dall'Agenzia Giornalistica Italia (AGI) di riprodurre numerose foto, che gli venivano graziosamente fornite dall'archivista del quotidiano Il Giorno, Pietro Bacchini, ch'era stato un ragazzo beat.
Dopo sette mesi di lavoro, ai primi di settembre del 1997, Gerbino aveva ultimato la ricostruzione della storia di Mondo Beat. Presentò allora il menabò, completo di testi e foto, a Primo Moroni, che si era riproposto di fare un’introduzione al libro. Un'altra introduzione Gerbino avrebbe voluto che la facesse Ezio Chiodini, che aveva seguito tutto lo sviluppo della storia di Mondo Beat da cronista del quotidiano Il Giorno. E pensò pure di chiederne una a Gianni De Martino, per farlo uscire dal suo karma e mettere una pietra sul passato, e poiché Gianni De Martino non sapeva quasi nulla di Mondo Beat, perché vi si era infiltrato poco prima dello scioglimento del Movimento, Gerbino gli consegnò una copia del menabò, identica a quella che aveva dato a Primo Moroni e a Ezio Chiodini, perché Gianni De Martino ne prendesse visione e nella sua introduzione non scrivesse svarioni sulla storia di Mondo Beat, come aveva fatto fino ad allora.
Poiché mancavano tre mesi alla data prefissata per l’uscita del libro, che avrebbe dovuto apparire a dicembre del 1997, Gerbino volò in Africa Australe e impiegò quel tempo visitando Mozambico, Sud Africa, Botswana e Namibia. Al ritorno a Milano la sorpresa! Gianni De Martino, in concorso con tale Marco Grispigni, aveva pubblicato presso la Casa editrice Castelvecchi: "I capelloni - Mondo Beat 1966/1967 - Storia, immagini, documenti", servendosi del materiale di Gerbino.
Poiché era impensabile che un’animella come Gianni De Martino avesse potuto trovare in sé il coraggio di far ciò, né che una casa editrice, per quanto malfamata come la Castelvecchi, avesse potuto imbarcarsi a cuor leggero e a spron battuto in un simile affare, c’era da desumere che l’operazione era stata pianificata dal Vaticano. E difatti ne "I capelloni" la storia di Mondo Beat e dei suoi protagonisti veniva stravolta e banalizzata, la Contestazione totalmente ignorata.
Lasciando perdere Gianni De Martino, che da quando é stato sodomizzato dai preti salesiani non può sottrarsi alla croce che gli hanno buttato addosso, chiediamoci piuttosto che parte avevano avuto in quest'affare la Casa editrice Shake e la Cox 18, che avevano firmato con Gerbino il contratto per la pubblicazione del libro "Mondo Beat".
Alla Casa editrice Shake facevano la parte di quelli che non se la sentivano di perseguire penalmente Gianni De Martino, ch’era stato un mio "associato" in quella ch’era stata la "storia corale" di Mondo Beat e perciò si riproponevano di soprassedere prima di pubblicare il mio libro.
Primo Moroni faceva la parte di uno abituato alle malefatte della Casa editrice Castelvecchi, e pertanto avrebbe rinunciato all’azione legale, ma si riservava di non saldare più alla Castelvecchi un conto di cinque milioni di lire di cui la sua libreria "Calusca City Lights" era scoperta (In altre parole, il Vaticano lo ricompensava con cinque milioni di lire per la parte che aveva avuto in questo imbroglio).
E Melchiorre Gerbino?
Niente carta bollata. Prima che il Vaticano ne sia distrutto, lo scontro con la Contestazione durerà a lungo, e le sue pieghe non si potranno raddrizzare con la carta bollata.
Melchiorre Gerbino coglieva perciò l'occasione per fare un altro viaggio in Africa.
A Moroni, capitale delle Comore, Melchiorre Gerbino si sarebbe trovato, a pesca subacquea e fanciulle permissive, quando in un ospedale di Milano crepava di cancro Moroni. Costui sarebbe stato seppellito avvolto in una bandiera rossa, di quelle che Confindustria forniva a Fausto Bertinotti e a Rifondazione Comunista. Due bande musicali avrebbero strombazzato al suo funerale. Il vuoto del suo trapasso sarebbe stato avvertito dalla Questura di Milano, dove non sarebbero stati in grado di trovare subito con chi rimpiazzarlo nel Centro sociale Conchetta.

(Gianni De Martino e Marco Grispigni - "I capelloni" - Castelvecchi - Roma - 1997)
2 foto pubblicate ne 'I Capelloni' dai mascalzoni Gianni De Martino e Marco Grispigni
Album della Prostituta: false immagini della Cava e di Melchiorre Gerbino

Due foto pubblicate da Gianni De Martino e Marco Grispigni ne "I capelloni - Mondo Beat 1966/1967 - Storia, immagini, documenti".
La prima foto, una falsa immagine della Cava. Nella seconda foto, un fotomontaggio, si fa dissetare Melchiorre Gerbino, durante uno sciopero della fame, dal pitale della foto precedente.
Questo non va bene, Signora Prostituta!
Il resto fa parte del gioco e lo si va conteggiando rigorosamente nel gioco. Ma queste due foto no.
Nell’ambiente inglese circola la massima che il lavoro di intelligence è un lavoro così sporco che lo si può affidare solo a gentiluomini. Non è in quest’ottica che viene visto il lavoro di intelligence dalla sua Sede, che lo affida a mascalzoni quali Gianni De Martino e Marco Grispigni. Il giorno in cui la Contestazione avrà occupato le sue strutture, non chieda, Signora Prostituta, rispetto per i suoi servi sollevati agli altari allorché contestatori giocherelloni li avessero a prendere per il culo.

Nel 2001, quattro anni dopo l’affare "I capelloni", Melchiorre Gerbino sarebbe stato contattato da un socio della Cooperativa Shake, Marco Philopat Galliani. Era costui un elettricista che si era convertito risolutamente alla letteratura.
A nome della Casa editrice Shake, Marco Philopat comunicò a Melchiorre Gerbino che era tempo che si pubblicasse la sua storia di Mondo Beat.
Melchiorre Gerbino gli ricordò che la storia di Mondo Beat era pronta da 4 anni e che per pubblicarla bastava darle formato editoriale.
Da quel momento, e per la durata di oltre un anno, Marco Philopat Galliani non si sarebbe più fatto sentire: era arrivato da lui Andrea Bellini, uno che si presentava con credenziali di rivoluzionario sessantottino, mentre intanto andava dicendo in giro e a tutto spiano che Giuseppe Pinelli s'era buttato lui stesso volontariamente dalla finestra della Questura di Milano.
Andrea Bellini cominciò a narrare a Marco Philopat delle sue gesta di rivoluzionario e Marco Philopat, rapito, fu assorbito durante più di un anno a scrivere "La Banda Bellini", e poi, durante altri mesi, a pubblicizzare questa sua opera

(l'elettricista Marco Philopat facendo ridere i gufi)
L'elettricista Marco Philopat facendo ridere i gufi
Marco Philopat, "La Banda Bellini"

Dopo che ebbe ultimata questa fatica, Marco Philopat tornò alla carica con Melchiorre Gerbino, perché si pubblicasse la storia di Mondo Beat, volendo egli farla precedere da una sua introduzione.
A questo punto quelli del Vaticano, per fargli perdere altro tempo, avrebbero fatto balenare a Marco Philopat l’idea di scrivere una storia della vita di Melchiorre Gerbino, da pubblicare assieme alla storia di Mondo Beat. Ovviamente, Marco Philopat si sarebbe entusiasmato di questo nuovo progetto! E dunque egli avrebbe chiesto a Gerbino di scrivere una traccia della storia della sua vita, che egli avrebbe poi romanzata.
Dopo un paio di mesi di lavoro, durante i quali ricostruì buona parte delle traiettorie dei suoi viaggi intorno al mondo (cosa che comunque aveva già deciso di fare) Melchiorre Gerbino consegnò copia dello scritto a Marco Philopat e convenne con lui che avrebbero pubblicato due libri in uno, firmandoli ognuno con il proprio nome: Melchiorre Gerbino la "Storia documentata di Mondo Beat", Marco Philopat "I viaggi di Mel", dividendo a metà le 300 pagine di cui sarebbe stato composto il volume e i diritti d’autore.
Il Vaticano intanto aveva deciso di fare avvelenare a Melchiorre Gerbino. E perciò lo si invitava in campagne di Calatafimi a banchettare agnelli alla brace e a bere vino.
Da uno di questi banchetti, una volta avvelenato, Melchiorre Gerbino sarebbe stato trasportato in qualche ospedale del circondario dove un medico amico degli amici avrebbe stilato un certificato di morte per infarto, mentre sarebbe stato trovato un testamento dove Gerbino esprimeva la volontà di essere incenerito in caso di morte (per contestare il Vaticano!).
Siccome non sarebbero riusciti ad avvelenare a Melchiorre Gerbino, per eliminarlo fisicamente da metà settembre del 2004 sarebbe cominciata una vera caccia all’uomo, organizzata da carabinieri, mafiosi e israeliani del Mossad, tra di loro coordinati, che si sarebbe protratta per tre settimane sotto gli occhi di tutta Calatafimi. Per chi volesse saperne al dettaglio: Il nanerottolo romano che non può reggere il mondo con la spada.
Intanto il Luca Brasi del Vaticano, Salvatore Spinello, che controllava una branca dei servizi segreti italiani e dirigeva le operazioni dell'omicidio di Gerbino, avrebbe mandato Gianni De Martino da Marco Philopat, per consigliarlo. Al che, Marco Philopat, terrorizzato, avrebbe stravolto la storia della vita di Gerbino, che stava scrivendo, e ne "I viaggi di Mel" lo avrebbe rappresentato in situazioni che non sono mai occorse, gli avrebbe fatto dire cose che non ha mai detto, lo avrebbe tratteggiato fannullone, opportunista, paranoico e drogato: quanto di più il Vaticano non avrebbe potuto pretendere. Per potersi dilungare 38 pagine in più in quest’opera, Marco Philopat avrebbe tolto arbitrariamente 38 pagine dalla "Storia documentata di Mondo Beat". Essendo certo che a Calatafimi a Gerbino lo avrebbero ammazzato, Galliani avrebbe pubblicato il volume intitolandolo solo "I viaggi di Mel" e firmandolo solo col suo nome, e la "Storia documentata di Mondo Beat" di Gerbino, amputata, sarebbe diventata una "allegato" del libro. Nelle interviste avrebbe dichiarato che aveva ricostruito la storia della vita di Melchiorre Gerbino sbobinando centinaia di ore di registrazioni dei racconti orali di lui (che ce le faccia sentire!) quando in realtà lo avrà registrato nemmeno due ore. E finalmente, essendo Melchiorre Gerbino riuscito a non farsi ammazzare a Calatafimi e avendo raggiunto Parigi, dove conobbe l’editore Jean-François Knidler, cui parlò della sua situazione, e avendo l’editore Knidler telefonato alla Casa editrice Shake, Marco Philopat gli avrebbe fatto dire che Gerbino era pazzo, perché non aveva corso nessun rischio a Calatafimi.

L'elettricista Marco Philopat amputando e rubando
L'elettricista Marco Philopat amputando e rubando
Marco Philopat, "I viaggi di Mel"

Da qui in avanti sarò il più spedito possibile nel concludere questo scritto.
Prima di questo ultimo tentativo a Calatafimi, il Vaticano aveva già tentato due volte di farmi ammazzare. La volta precedente a questa era stata pure a Calatafimi (1988), dove avevo promosso una campagna per i diritti civili, e la volta ancor prima, come già descritto, era stata in Marocco (1968). Questi tre attentati alla mia vita s'erano dunque svolti nell'arco di 37 anni (tra il 1968 e il 2004). Ma da quando nel 2004, durante la caccia all'uomo che stavo subendo a Calatafimi, io annunciai di essermi convertito all'Islam, i tentativi di ammazzarmi si sarebbero poi susseguiti in maniera vertiginosa.
E difatti, essendo riuscito a sfuggire alla caccia all'uomo che mi si dava a Calatafimi e avendo raggiunto la Francia, in Francia avrebbero tentato di uccidermi i servizi segreti francesi (col Taser, con cioccolattini avvelenati, programmando di buttarmi giù dalla stanza del quinto piano di un albergo di Parigi dove alloggiavo).
In Svizzera avrebbero tentato di uccidermi i servizi segreti svizzeri (col Taser e programmando di buttarmi giù dalla finestra dell'appartamento di un amico cui insegnavo latino) e ancora, avrebbero tentato due volte di kidnapparmi (i servizi segreti svizzeri e il Mossad coordinati). A Berna sarei stato colpito da una scarica Taser da un agente di servizi segreti, presumo svizzeri.
In Danimarca avrebbero tentato di uccidermi prima i servizi segreti polacchi (col Taser), poi quelli danesi (idem). A Copenaghen fui colpito in una strada centrale, in una tarda serata, da una scarica Taser, non so se da agenti di servizi segreti polacchi o danesi.
In Norvegia avrebbero tentato di uccidermi i servizi segreti polacchi (col Taser). Nella biblioteca centrale di Oslo fui colpito da una scarica Taser, presumo dai servizi segreti polacchi.
Nella Gran Canaria avrebbero tentato di uccidermi i servizi segreti spagnoli (col Taser).
Nell'Isola di Viti Levu, alle Fiji, avrebbero tentato di uccidermi con un bicchiere di vino avvelenato offertomi da una fanciulla del Mossad.
In Uganda, Rwanda e Tanzania, avrebbero tentato di uccidermi agenti locali coordinati dalla CIA (col Taser).
A Dubai, avrebbero tentato di uccidermi prima agenti dei servizi segreti italiani, poi agenti del Mossad (non so come si apprestassero a farlo, ma so che erano lì per ammazzarmi).
In Cina e Vietnam avrebbero tentato di uccidermi agenti del Mossad (col Taser) che erano infiltrati in una catena di hotel per turisti, tipo youth hostel, catena gestita da loro agenti.
In Malaysia (che non riconosce Israele) avrebbero tentato di uccidermi agenti del Mossad, che arrivavano lì da Singapore o dalla Tailandia (non so con cosa intendessero ammazzarmi, ma erano lì per farlo).
In Indonesia (che non riconosce Israele) avrebbero tentato di uccidermi agenti polacchi, che molto probabilmente operavano con la copertura della locale Chiesa Cattolica (non so come intendessero eliminarmi, ma certamente in maniera elaborata, perché uno di quegli agenti era un mio sosia).
Tutto questo, e probabilmente dell'altro, di cui non mi sarò reso conto, si è svolto tra l'autunno del 2004 (Sicilia) e la primavera del 2014 (Indonesia). E non so se in questo momento non ci sia qualcuno che stia tentando di uccidermi.
Capisco che quanto da me qui descritto sulle mie disavventure possa sembrare paradossale, ma, chi vuole, può leggere la mia lettera aperta al Primo Ministro del Vietnam, da me pubblicata in Vietnam nel sito internet del Primo Ministro; può leggere la denuncia in Gran Canaria, da me lì fatta in una stazione di polizia; può leggere quanto da me scritto su ciò che mi successe in Cina.

E tornando all'agente di collegamento tra il Vaticano e il Mossad, Gianni De Martino, ovviamente costui ha approfittato della mia situazione precaria e nel 2008 ha violato ancora una volta i miei diritti di autore, per pubblicare un altro libro mistificatorio della storia di Mondo Beat. Questo libro egli ha corredato di un DVD-ROM in cui sono riprodotte tutte le pagine dei 7 numeri della rivista Mondo Beat, di cui solo Melchiorre Gerbino ha il copyright, per essere stato di quella rivista proprietario e direttore responsabile, ai sensi di legge.

Gianni De Martino viola ancora una volta il copyright di Melchiorre Gerbino
Capelloni & Ninfette. Gianni De Martino viola ancora una volta il copyright di Melchiorre Gerbino

Inoltre, dal 1997, anno in cui pubblicò "I capelloni", a oggi, anno 2018, Gianni De Martino si è incessantemente adoperato, in concorso con altri impostori, a distorcere, banalizzare, disperdere la memoria di Mondo Beat e della Contestazione.
Questi sono gli altri impostori che hanno agito in concorso con Gianni De Martino


Impostori che, in tresca con Gianni De Martino, mistificano la storia di Mondo Beat e della Contestazione
Impostori che mistificano la storia di Mondo Beat e della Contestazione
Matteo Guarnaccia, Renzo Freschi, Andrea Valcarenghi, Nicola Del Corno, Walter Pagliero, Felice Pesoli, Silvia Casilio

Certamente, a chi mi legge, sorge spontanea la domanda Ma come si è potuto esporre a tanto Gianni De Martino?!
E qui, finalmente, ci è dato di spiegare fino a che punto il Vaticano sfrutti i soggetti che sono in sua balia, perché Gianni De Martino è appositamente esposto dal Vaticano all'ira degli anarchici.
E sì! Perché se un anarchico uccide a Gianni De Martino a calci negli stinchi, allora i preti del Vaticano, che prima lo hanno sodomizzato, poi lo hanno indotto a fare la spia e l'assassino, ora smembrerebbero la vecchia checca incartapecorita e raccoglierebbero reliquie per la fondazione di una nuova basilica: "Basilica di San Gianni De Martino Martire, protettore del buon rivoluzionario".
(Hai capito, il Vaticano?!)

E per concludere, qualcosa di divertente.
A seguito di una denuncia per diffamazione presentata contro Melchiorre Gerbino da Gianni De Martino (il quale sostiene che è tutto inventato quello che Gerbino dice sia successo a Marrakech, e che l'altro agente dei servizi segreti, il De Mattia dell'Ambasciata d'Italia a Casablanca, lui lo frequentava perché era un amico di suo padre. E che non è vero che lui sia stato agli ordini di Salvatore Spinello, il Luca Brasi del Vaticano) a seguito di tale denuncia, al processo che è seguito, essendo pubblico ministero Maurizio Romanelli e giudice monocratico Ombretta Malatesta, Melchiorre Gerbino veniva condannato, in contumacia, a un bonifico inappellabile di € 7.000 da versare perentoriamente a Gianni De Martino, perché potesse appellarsi contro la sentenza e gli restasse il casellario penale pulito; e pure veniva condannato al pagamento di altri € 1.200 per spese giudiziarie; e poi a ulteriori pagamenti integrativi da stabilirsi in separate sedi; e poi alla pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera a spese sue, e poi all'oscuramento di due pagine del suo sito internet, e poi magari a qualcos'altro che adesso non mi viene in mente.
Chi s'aspettava (i gesuiti, che gestiscono la magistratura in Italia) che Melchiorre Gerbino avrebbe pagato settemila euro a Gianni De Martino per potersi appellare, per poi farsi condannare ancora di processo in processo, ha fatto male i conti, perché Melchiorre Gerbino rigetta questa sentenza. Certo, trattandosi di una sentenza emessa nel Nome del Popolo Italiano, non la può rigettare in faccia al Dr. Bergoglio e alla sua Compagnia con espressioni colorite, con cui si menzionano elementi dell'apparato fallico genitale, ma deve conformarsi al protocollo.
Pertanto: "Melchiorre Gerbino dichiara che rigetta questa sentenza. E poichè, rigettandola, egli rende questa sentenza definitiva, egli si arroga il diritto di criticarla. Signor pubblico ministero Maurizio Romanelli e Signora giudice monocratico Ombretta Malatesta, agli occhi di Melchiorre Gerbino questa sentenza non rispecchia la Giustizia, ma il disonore e la vergogna in cui versa oggi la Giustizia in Italia. (Fine della dichiarazione di Melchiorre Gerbino)."
E se a causa di questa sua presa di posizione la fedina penale di Melchiorre Gerbino sarà macchiata, che lo sia, egli non ci tiene ad avere una fedina penale pulita in un sistema giudiziario corrotto.
E se un quinto della sua pensione mensile di € 638 (seicentotrentotto) sarà requisito, che lo sia, Melchiorre Gerbino ce la farà brillantemente con € 511.
E se pagine del suo sito internet saranno oscurate, Melchiorre Gerbino le riprodurrà in 25 siti negli USA e altrove dove oscurate non possono essere.
E se Melchiorre Gerbino sarà deportato e condotto in prigione, egli sarà deliziato di una tale opportunità teatrale.
Niente carta bollata.

*

I giorni in cui la Figlia di Mondo Beat, la Contestazione, sopraffarà il Vaticano, per quanto lontani possano essere, verranno.
Allora la Contestazione attacchi la Basilica di San Pietro, così come il Vaticano fece attaccare la Tendopoli di Mondo Beat.
E la Contestazione distrugga la Basilica di San Pietro, così come il Vaticano fece distruggere la Tendopoli di Mondo Beat.
Essendo l'attuale ordine mondiale criminale e suicida, la distruzione del Vaticano è conditio sine qua non per stabilire un nuovo ordine. Pertanto, la Contestazione si allei con quanti muovono in ordine di distruggere il Vaticano e si ponga in prima linea.
Questa è la volontà testamentaria di Melchiorre Paolo Gerbino, che in Milano formulò i modelli della Contestazione e condusse la Contestazione al battesimo di fuoco.

Dumaguete, 19 marzo 2018.


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