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- Melchiorre Paolo Gerbino
- direttore della rivista Mondo Beat
- leader storico della Contestazione


Alcuni aspetti dell'agonia del Vaticano
(click here if you want to read it in English)


Prima della Riforma di Martin Lutero, i preti avevano una serva, detta "perpetua", che in realtà era una concubina da cui avevano figli. A causa della Riforma, la Chiesa introdusse l'Inquisizione, perché i soggetti che erano rimasti sotto il suo controllo avessero a temere le più atroci torture e la morte se avessero cercato di unirsi ai protestanti. A causa dell'Inquisizione, i preti sarebbero stati chiamati a dedicarsi interamente alla Chiesa, di conseguenza non avrebbero più potuto avere una famiglia cui prestare attenzione e risorse. Per facilitare un cambiamento nel comportamento dei preti, le teste d'uovo della Chiesa avrebbero deciso di deviarli nell'omosessualità e, per dare loro un esempio eccellente, avrebbero eletto papa un pedofilo, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, che avrebbe preso nome Giulio III. Questo papa avrebbe avuto una storia d'amore di dominio pubblico con un ragazzo di 13 anni, Santino, figlio di un suo servitore, che il Papa avrebbe fatto adottare da suo fratello Balduino col nome Innocenzo del Monte e avrebbe poi creato cardinale quando il ragazzo avrebbe compiuto 17 anni d'età. Ancora oggi a Villa Giulia, la mansione dove Giovanni Maria s'intratteneva con Santino, si può ammirare un affresco in cui sono raffigurati due angeli, uno dei quali regge il pene dell'altro, che si offre lascivo. Dal tempo di Ciocchi del Monte, la Chiesa avrebbe rinchiuso giovinetti in seminari, dove per lunghi anni sarebbero stati sodomizzati da loro superiori, per essere finalmente modellati a sacerdoti celibi interamente devoti alla Chiesa stessa, che, sebbene gravemente mutilata dalla Riforma, avrebbe potuto così sopravvivere ai tempi.

Giovanni Maria Ciocchi del Monte e Santino
Un affresco con due angeli a Villa Giulia, mansione del Papa Giulio III.

Ma negli Anni 60 sarebbe accaduto qualcosa di imprevisto, ovvero la Contestazione, alla quale avrebbero partecipato donne di tutte le classi sociali, che da lì avrebbero iniziato un percorso di emancipazione sessuale, e avrebbero partecipato pure preti cattolici che aborrivano dal celibato omosessuale e volevano affermare il loro diritto al matrimonio. Non è esagerato affermare che la Contestazione sia stato l'evento più traumatico che abbia afflitto il Vaticano dopo la Riforma, e fors'anche ancor più traumatico della Riforma stessa. E difatti, se negli Anni 60 una delle prime femministe sarebbe entrata nella Basilica di San Pietro reggendo il cartello L'UTERO È MIO E LO GESTISCO IO, oggi questo cartello mostrano tutte le donne cattoliche del mondo, a gambe incrociate, quando non le divarichino alla Sharon Stone. A causa dei moti di Contestazione il Vaticano sarebbe rimasto tramortito e sarebbe finito in coma, e sembra non riesca a uscirne, malgrado gesuiti premurosi al suo capezzale e specialisti giudei.

A seguire la storia di uno sventurato, sodomizzato dai preti salesiani, suoi insegnanti, e rimasto tutta la vita in loro balia.

Un ordine religioso o un coacervo di pedofili?
Una foto ufficiale di San Giovanni Bosco, fondatore dell'Ordine dei Salesiani

Si descrive questa storia perché si vuole descrivere fino a che punto si spinga il Vaticano nello sfruttare sventurati che in tenera età venivano sodomizzati da preti loro precettori e per anni restavano in loro balia. Andati oltre l'età della pubertà, di questi soggetti non si sarebbero più sessualmente interessati i preti che li avevano sodomizzati ma li avrebbero indottrinati a servire il potere temporale della Chiesa. Alcuni di questi soggetti sarebbero stati indottrinati prima a fare da spie, poi da agenti segreti. Uno di costoro sarebbe stato Gianni De Martino, prima infiltrato nella sezione giovanile del Partito Comunista Italiano di Salerno, poi inviato a Mondo Beat quando aveva 19 anni.
Egli sarebbe dunque arrivato a Barbonia City, la Tendopoli di Mondo Beat, a metà maggio del 1967 e avrebbe chiesto di potere fare parte della redazione della rivista Mondo Beat. Presentatosi da omosessuale cattolico, avrebbe fatto intendere che avrebbe voluto scrivere dei diritti ciivili degli omosessuali. Non faceva buona impressione, perché parlava con quella pesante cadenza dell'entroterra del Salernitano detta "inflessione del cafone". E come invertito sessuale (così si chiamavano allora) lasciava perplessi, perché dove ci si sarebbe attesi di osservare un culo tondeggiante, mostrava invece un culo tanto striminzito che scompariva sotto una giacca. Dopo i tempi di Mondo Beat, egli avrebbe pubblicato un libro, "Hotel Oasis", dove avrebbe fatto intendere di essere stato sodomizzato rudemente dai Salesiani, tanto da essere rimasto anchilosato nello sfintere anale, e avrebbe descritto dei tormenti causati da questa condizione al descrivere dei suoi amplessi anali in Marocco. E comunque egli fu allora accettato da Melchiorre Gerbino, direttore della rivista Mondo Beat, perché quello era il momento in cui gli omosessuali cominciavano a mostrarsi a viso aperto per affermare i loro diritti civili. Ma Gianni De Martino non avrebbe trattato dei diritti civili degli omosessuali, come ci si aspettava, ma in uno scritto che avrebbe pubblicato nel N. 4 della rivista Mondo Beat avrebbe attaccato Jack Kerouac, negandogli di essere un caposcuola e rimproverandolo perché si ubriacava invece di pensare a Gesù. Questo, tra i tanti articoli stupidi che furono purtroppo pubblicati nella rivista Mondo Beat, è stato certamente il più stupido di tutti.

Gianni De Martino era diplomato ragioniere
Gianni De Martino disprezza e rimprovera Jack Kerouac dalle pagine di Mondo Beat
(da Mondo Beat N. 4 - pagina 4)

Fu allora che Gianni De Martino venne soprannominato Gianni De Pincopallino da Dante Palla e così viene citato nella storia di Mondo Beat, per quanto se ne ricordi.
Nella ricostruzione della storia di Mondo Beat, vengono descritte altre cafonate di questo infelice e pure malefatte, avendo egli fatto credere che erano suoi alcuni scritti pubblicati nel N. 4 della rivista Mondo Beat, che si sarebbe poi scoperto erano di Silla Ferradini.

Il Movimento Mondo Beat sarebbe stato disciolto da Melchiorre Gerbino alla Taverna Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, il 15 giugno 1967, dopo che tutte le sue strutture erano state distrutte o requisite dai militari. Lo scioglimento del Movimento sarebbe avvenuto di maniera ufficiale, alla presenza di scrittori e intellettuali convenuti per la circostanza. Tutti costoro avrebbero chiesto la pubblicazione di ulteriori numeri della rivista Mondo Beat, ma Melchiorre Gerbino si sarebbe mostrato contrario, perché la rivista non avrebbe avuto valenza dopo lo scioglimento del Movimento e per di più avrebbe dovuto essere distribuita attraverso i canali normali, e quindi ricorrere alla pubblicità, e Melchiorre Gerbino era assolutamente contrario a questo. Ma tutti i presenti alla Crota Piemunteisa avrebbero chiesto la pubblicazione di almeno un ultimo numero, per tramandare memoria della distruzione di Mondo Beat. Ma anche di questo Melchiorre Gerbino non avrebbe visto la necessità, dato che giornali e riviste in Italia, e alcuni pure all'estero, scrivevano della distruzione di Mondo Beat. Dal punto di vista di Gerbino, tacere sarebbe stato più strategico, perché più drammatico, in attesa che la contestazione studentesca esplodesse alla riapertura delle scuole a ottobre. Ma quelle persone avrebbero insistito (e non perché vedevano la necessità di pubblicare un ultimo numero, ma perché volevano pubblicare i loro articoli nella famosa rivista Mondo Beat). Alla fine Melchiorre Gerbino avrebbe ceduto alle loro insistenze, ma per sottolineare il suo dissenso avrebbe dichiarato che non si sarebbe preso cura di quest'ultimo numero, mentre aveva ideato e preparato tutti i precedenti. Gianni De Martino si sarebbe allora intrufolato a preparare lui il numero, assumendosi la funzione di caporedattore, e a conseguenza di ciò questo numero sarebbe apparso con una veste così lugubre che lo stesso gesuita Bartolomeo Sorge, direttore della rivista Civiltà Cattolica, l'avrebbe concepita più vivace: Mondo Beat N. 5.

Dopo lo scioglimento del Movimento, Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger avrebbero deciso di recarsi in Marocco, dove Gerbino intendeva dedicarsi alla stesura di un libro e Gunilla Unger alla pittura. Prima della loro partenza da Milano, Gianni De Martino avrebbe insistito per potersi unire a loro e, una volta in Marocco, sarebbe entrato in contatto con tale De Mattia, agente dei servizi segreti italiani, che operava sotto copertura diplomatica nell'Ambasciata d'Italia a Casablanca. I due, De Martino e De Mattia, senza farsi preannunciare, da Casablanca sarebbero venuti a rendere visita a Gerbino a Essaouira, dove Gerbino viveva, e ciò perché De Mattia potesse studiare Gerbino e concepire il piano come ucciderlo. Quando il piano fu predisposto, Gianni De Martino avrebbe condotto Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger in una casa della Mellah di Marrakech, dove tra i tanti hippies si mimetizzavano agenti dei servizi segreti che avrebbero dovuto uccidere Melchiorre Gerbino con una overdose di morfina e rendere Gunilla Unger tossicodipendente. E ciò perché dal Vaticano potessero gridare ai 4 venti Avete visto che fine hanno fatto quel drogato del direttore di Mondo Beat e sua moglie?!
Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger si salvarono da quella trappola mortale, ma al prezzo di tempi bui che avrebbero attraversato, per i gravi disturbi che causarono loro i tre giorni in cui rimasero intrappolati in quella casa a Marrakech e i tre giorni in cui furono poi rinchiusi in una prigione marocchina a Casablanca, dove furono soggetti a psicofarmaci. Non furono uccisi perché avevano sollevato troppo rumore e lasciate troppe tracce perché li si potesse eliminare alla chetichella. Chi volesse sapere di più di questa vicenda, è rimandato alla lettura del libro di Melchiorre Gerbino Area di transito, qui in rete liberamente fruibile.
Poco tempo dopo questo affare, a premiare Gianni De Martino per il servizio reso, l'agente della CIA Fernanda Pivano e il collaboratore dei servizi segreti italiani Andrea Valcarenghi sarebbero stati richiesti di attestare che Gianni De Martino aveva pubblicato complessivi dieci articoli nelle loro rispettive riviste "Pianeta Fresco" e "Re Nudo", articoli per i quali era stato remunerato. Queste attestazioni false avrebbero consentito a Gianni De Martino di potersi registrare nell'Albo dei pubblicisti e poco tempo dopo egli sarebbe stato segnalato dal Vaticano a Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, che stava cercando qualcuno cui affidare la fondazione e direzione di una casa editrice in Italia.
Per chi non se ne fosse reso ancora conto, Tenzin Gyatso è stato un lacchè del Vaticano e degli imperialisti, tenuto in grande risalto dai media occidentali perché, per un verso disturbava la Cina, per altro verso calamitava giovani irrequieti, che avrebbero potuto realizzarsi in contestatori dell’attuale ordine mondiale e li faceva rincretinire con filastrocche tibetane.
Tenzin Gyatso è stato uno degli individui più ottusi e reazionari che abbiano corso instancabilmente per le vie del mondo.
Le sue corse cominciarono nel 1959, quando in mezzo a un manipolo di rimpoche egli fuggì dal Tibet, liberato da Mao Tze-tung dalla di lui dittatura teocratica. Ricordiamoci che il Tibet, sotto Tenzin Gyatso, era l'area meno sviluppata del mondo come tenore di vita e diritti civili.
Durante mezzo secolo, questa fuga di Tenzin Gyatso dal Tibet è stata descritta dai media occidentali come eroica e drammatica, ma il governo cinese a un certo punto ha pubblicato le foto che mostrano passo passo il Dalai Lama in fuga, per mostrare come Mao Tze-tung non abbia voluto uccidere Tenzin Gyatso, il quale avrebbe potuto raggiungere l’India in portantina, non fosse stato paranoico.
Rifugiatosi a Dharamsala, Tenzin Gyatso si sarebbe rifiutato di stabilire rapporti diplomatici con i cinesi, per potere rientrare a Lasa come capo spirituale buddista e da lì diffondere il suo celestiale blablabla oltre il Tibet a tutta la Cina, cosa che una persona intelligente avrebbe fatto, invece egli avrebbe scritto un libro accusatorio, dal titolo "My Land and My People"; un titolo di 5 parole ove avrebbe ricorso 2 volte all’aggettivo possessivo "mio", che un monaco buddista non dovrebbe usare nemmeno una volta in tutto l’arco della sua esistenza.
Individuo che, lungi dall’essere mistico, si sarebbe rivelato sordido, Tenzin Gyatso, come suggeritogli dal Vaticano, avrebbe scelto Gianni De Martino quale direttore della sua casa editrice in Italia, in quanto persona indiscutibilmente affidabile. Avrebbe scelto cioè un complice di assassini, uno che per la legge divina e per la legge umana equivaleva a un assassino.
Né ci sarebbero state possibilità di cancellare l'evidenza dell'implicazione di Gianni De Martino nel tentativo di assassinare Melchiorre Gerbino in Marocco, perché nell'affare erano stati coinvolti almeno tre servizi segreti, quelli italiani, marocchini e degli Stati Uniti. Ma il Dalai Lama non se ne sarebbe curato, la sua missione essendo al di sopra di ogni circostanza.
Ma per dirigere una casa editrice in Italia occorrono ben altre doti di quelle che erano occorse a Gianni De Martino per condurre Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger in una casa di Marrakech dove li attendevano assassini.
Al dunque, Gianni De Martino avrebbe denominato "Mandala. Quaderni d’oriente e d’occidente" la casa editrice di cui gli era stata affidata la fondazione.
In quegli anni il ciondolino del Mandala lo vendevano tutti quelli che stendevano una pezza per terra: "Lo vuoi il ciondolino del Mandala? Costa solo mille lire". E i "Quaderni Piacentini", cui Gianni De Martino si era ispirato per completare il nome della casa editrice, era una rivista quadrimestrale che andava di moda tra cervellotici intellettuali di sinistra. Quando invece avrebbe dovuto denominare la casa editrice "Tibet - di Sua Santità il Dalai Lama", per darle impatto svettante e richiamo religioso-politico.
E per il lancio pubblicitario della casa editrice, Gianni De Martino avrebbe concepito lo slogan "L’eredità del Tibet è del mondo" e così avrebbe comunicato l’immagine di un tibetano defunto. Quando invece avrebbe dovuto formulare lo slogan "L’eredità del mondo è del Tibet": allora sì che sarebbero accorsi in tanti a vedere cosa trattava la casa editrice del Dalai Lama.
E così, benché avesse sede in Piazza Duomo a Milano e il Dalai Lama vi convogliasse fedeli, la casa editrice "Mandala. Quaderni d’oriente e d’occidente" sarebbe morta poco dopo essere nata e né Sua Santità, né i rimpoche del suo caravanserraglio sarebbero riusciti a rianimarla.

Chi può ricordarsi delle quante volte Tenzin Gyatso si è recato in Vaticano?!
Sua Santità il Dalai Lama onorando altre religioni.
Sua Santità Tenzin Gyatso ha sempre mostrato grande comprensione per le altre religioni. E difatti chi può ricordarsi di tutte le volte che si è recato in Vaticano? In una di queste occasioni Sua Santità si è compiaciuto di farsi fotografare durante l’ostensione di un crocifisso, che ha voluto compiere come segno di rispetto verso la Passione di Cristo. Ora si attende con ansia l’arrivo di Sua Santità a Khajuraho, cuore sacro dell’Induismo, dove sono rappresentate tutte le posture della Passione Umana. Quale migliore location per lasciare il Samsara e volare al Nirvana?

E tornando a Gianni De Martino, egli, avendo fatto fallire la casa editrice del Dalai Lama, involontariamente, ma conseguentemente alla legge del karma, avrebbe compiuto un sabotaggio di natura anarchica di tale magnitudine che tutti i contestatori d’Italia assieme non sarebbero riusciti a eguagliare!

In una foto ricordo, Tenzin Gyatso e Gianni De Martino (segnato dalla freccia).
Avrebbero potuto sembrare un’ammucchiata di fessi, non ci fosse stata la luce nirvanica che li pervadeva
(Avrebbero potuto sembrare un’ammucchiata di fessi, non ci fosse stata la luce nirvanica che li pervadeva)

Il Vaticano tuttavia non abbandonò Gianni De Martino, dopo il fiasco della casa editrice del Dalai Lama, ma gli fece ottenere una corrispondenza dal quotidiano Il Mattino di Napoli. Ma Gianni De Martino avrebbe mostrato ancora una volta i suoi limiti e Il Mattino, dopo avergli dato la corrispondenza, gliel'avrebbe tolta.
E così il Vaticano avrebbe finito per impiegarlo in lavorucci di spionaggio e tra questi sorvegliare Melchiorre Gerbino ogni volta che rientrava in Italia.
Dopo la terribile esperienza in Marocco, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino si erano trasferiti in Svezia, dove sarebbero rimasti tre anni. Lì si erano dedicati alla pittura su vetro e avevano gestito una galleria nel centro di Stoccolma, dove avevano esposto e venduto le loro opere, ottenendo successo di pubblico ed economico. Si erano così ripresi dal trauma che avevano subito in Marocco. Verso la fine del 1971 si erano trasferiti in Sicilia, a Calatafimi, in un terreno che Gerbino aveva avuto donato da sua madre. Avrebbero costruito una casa e avuto un figlio, Erik. Avrebbero organizzato mostre dei loro dipinti in varie città siciliane. Sarebbero rimasti in Sicilia tre anni. Durante la loro permanenza in Sicilia, i servizi segreti avrebbero inviato due volte Gianni De Martino a spiarli.
Siccome era ovvio che sarebbe stato monitorato quando era in Italia, Melchiorre Gerbino pensò che sarebbe stato meglio che questo compito fosse svolto da Gianni De Martino, che già conosceva, piuttosto che da altri, e così si sarebbe venuta a creare una sorta di fatale simbiosi tra i due. E Melchiorre Gerbino sarebbe andato oltre, avrebbe finito per perdonare a Gianni De Martino, perché più del ribrezzo sarebbe prevalsa in lui la pietà verso uno che non poteva nemmeno denunciare quanti lo avevano sodomizzato e indotto al crimine, perché sarebbe finito in galera per i crimini che aveva commesso. E così, le due volte che Gianni De Martino venne in Sicilia, Melchiorre Gerbino lo ospitò e fece del suo meglio perché quegli si rilassasse mentre faceva il suo lavoro di spia. In verità Melchiorre Gerbino non aveva nulla da nascondere, perché si era ritirato di sua volontà dalla scena della Contestazione e non aveva alcuna intenzione di partecipare ai giochi grotteschi della politica italiana.
A ottobre del 1974, dopo 3 anni in Sicilia, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino tornavano in Svezia e pochi mesi dopo divorziavano consensualmente.

Dal luglio del 1975 Melchiorre Gerbino avrebbe cominciato a girare il mondo e, per cominciare, ne avrebbe fatto un giro completo. Avendo volato dall'Inghilterra all'Australia, dopo averla visitata, dall'Australia avrebbe volato all'Africa e l'avrebbe risalita dal Madagascar alla Tunisia. Avrebbe poi risalito l'Europa dalla Sicilia all'Islanda e da Reykjavik avrebbe volato su New York. Avrebbe percorso le Americhe fino a Ushuaia e lasciate le Americhe da Santiago del Cile, avrebbe volato all'Isola di Pasqua e da lì proceduto per vari arcipelaghi di Polinesia e Melanesia, fino alla Papua Nuova Guinea. Infine, raggiunta l'Asia, dalle Filippine avrebbe viaggiato attraverso il sub continente asiatico fino all'Europa. Durante questo giro del mondo, che sarebbe terminato a ottobre del 1978, quando sarebbe tornato nella sua casa in Sicilia, egli avrebbe visitato 51 paesi, distrutto 11 paia di sandali, speso una media di 800 dollari USA al mese, di cui una parte aveva e una parte avrebbe guadagnato con brevi cicli di pittura su vetro a Nairobi, New York, e massimamente guadagnati a Caracas (il Vaticano non aveva ancora fatto distruggere il Venezuela da Luis Herrera Campins). Avrebbe avuto una nuova compagna, con la quale sarebbe rimasto saltuariamente 4 anni, Margareta Ndisi, e da lei una figlia, Maria. Durante il tempo con Margareta Ndisi, e successivamente, avrebbe continuato a viaggiare. Avrebbe dedicato 13 anni della sua vita al solo scopo di conoscere il mondo. Durante i suoi viaggi avrebbe visitato aree archeologiche e trascorso tempo nelle biblioteche nazionali di tutti i paesi che avrebbe visitato, ma si sarebbe pure recato nelle più belle isole tropicali a far pesca subacquea e alimentarsi di pesce e acqua di cocco. Avrebbe avuto relazioni amorose con donne di colore di tutte le latitudini, tra le più belle, puttane o mogli di ministri indifferentemente, né avrebbe potuto sottrarcisi, che alle donne di colore non c'è nulla che piaccia di più di fare all'amore con un bell'uomo bianco, e lui lo ero. Avrebbe sempre curato igiene e alimentazione e avuto buona salute.
A conclusione di questo ciclo, Melchiorre Gerbino avrebbe sentito il desiderio di trascorrere un po' di tempo nella sua campagna di Calatafimi e dedicarsi ai campi. Ma arrivato a Calatafimi egli avrebbe trovato una situazione sociale così degradata, che avrebbe deciso di intraprendere una campagna per i diritti civili. Questa campagna si era già protratta per 10 mesi, durante i quali egli aveva tenuto 6 comizi pubblici e affisso 2 manifesti murali, e aveva fatto dimettere 2 sindaci di Calatafimi, l'uno dopo l'altro, quando sarebbe scampato a un attentato contro la sua vita. E difatti delle 3 persone che per ordine dei gesuiti avrebbero dovuto essere uccise in quella tornata di omicidi nella Provincia di Trapani, egli sarebbe stato l'unico a scampare alla morte, mentre il giornalista Mauro Rostagno e il magistrato in pensione Alberto Giacomelli sarebbero stati uccisi dai servizi segreti (ovviamente i media avrebbero gridato ai 4 venti che erano stati uccisi dalla Mafia).
Melchiorre Gerbino si rifugiò allora a Milano, avendo cercato protezione presso i socialisti (i nemici dei gesuiti), ma solo per breve tempo, perché sarebbe tornato prontamente a Calatafimi dove avrebbe tenuto ancora un comizio. A questo comizio sarebbero accorse tante persone, da Calatafimi e dai paesi vicini, che tante non se ne erano mai viste in occasione di un comizio a Calatafimi. Tanta gente sarebbe accorsa anche perché i 2 sindaci di Calatafimi che egli aveva fatto dimettere erano politici dell'area Mattarella, famiglia legata al Vaticano, famiglia che controllava la Provincia di Trapani con la magistratura e la lupara.
Dopo alcune interviste di televisioni locali, Melchiorre Gerbino sarebbe stato invitato al Maurizio Costanzo Show perché parlasse delle dimissioni di quei 2 sindaci, ed allora al Maurizio Costanzo Show si sarebbero resi conto che egli aveva anche girato il mondo e che parlando dei suoi viaggi faceva altissimi ascolti. Fu perciò invitato più volte al Maurizio Costanzo Show, quasi ininterrottamente, e la sua popolarità in Italia divenne enorme. Infatti, tra circa 20.000 ospiti, italiani e stranieri, tra cui personaggi di fama mondiale, che in 20 anni avevano partecipato a quel talk show, Melchiorre Gerbino sarebbe stato colui che di quello show avrebbe fatto segnare i più alti ascolti televisivi di sempre. Una casa editrice, la Grasso Editori di Bologna, lo avrebbe allora invitato a scrivere un libro sulla sua vita. In questo libro, titolato "Viaggi", pubblicato nel 1990, Melchiorre Gerbino avrebbe pure ricostruito la storia di Mondo Beat. Anche se sommariamente, era la prima volta che la storia completa di Mondo Beat veniva ricostruita, perché solo Melchiorre Gerbino e Umberto Tiboni la conoscevano interamente e Umberto Tiboni non avrebbe mai voluto scrivere una sola parola al riguardo.
Nel ricostruire la storia di Mondo Beat, Melchiorre Gerbino non avrebbe potuto sottrarsi dal dire che Gianni De Martino era un agente dei servizi segreti italiani, e ciò perché negli anni che erano trascorsi dai tempi di Mondo Beat, Gianni De Martino nei suoi scritti si era spacciato per tutt'altro personaggio di quello che era stato in realtà e per farlo aveva stravolto la vera storia di Mondo Beat, banalizzandola, e Melchiorre Gerbino avrebbe potuto perdonare tutto a Gianni De Martino, ma non questo.

La Grasso Editori fu fatta fallire dai servizi segreti italiani e diecimila copie del libro 'Viaggi' furono incenerite a insaputa di Melchiorre Gerbino
Melchiorre Gerbino, "Viaggi", Grasso Editori, Bologna, 1990.

Poco tempo dopo la pubblicazione di "Viaggi", la Grasso Editori fu fatta fallire dai servizi segreti italiani e a insaputa di Melchiorre Gerbino diecimila copie del suo libro furono incenerite per ordine del curatore fallimentare. E ciò non sarebbe avvenuto perché Melchiorre Gerbino aveva rivelato che Gianni De Martino era un agente dei servizi segreti, ma perché aveva ricostruito la vera storia di Mondo Beat e il Vaticano aveva sperato che sulla storia di Mondo Beat calasse il silenzio, perché il Vaticano teme che i giovani delle nuove generazioni, a conoscere quella storia, possano ispirarsene e sollevare una nuova ondata di Contestazione.
E dunque, quando seppe di quanto era successo al suo libro, Melchiorre Gerbino rimase compiaciuto. Aveva avuto conferma di quanto in Vaticano temessero a morte la Contestazione. Pertanto Melchiorre Gerbino non promosse alcuna azione legale, le pieghe che va prendendo lo scontro tra Vaticano e Contestazione è ridicolo pensare si possano raddrizzare con la carta bollata. Ma egli avrebbe scritto molto di più su Mondo Beat. Il Vaticano avrebbe allora cercato, per un verso di farlo uccidere, per altro verso di promuovere una campagna mediatica di disinformazione su Mondo Beat e la Contestazione e a imbastire questa campagna sarebbe stato chiamato Gianni De Martino, il quale, oltre a dedicarsi egli stesso allo scopo, avrebbe promosso altri loschi personaggi.
Primo Moroni, che a Milano gestiva una libreria nel Centro sociale Conchetta, sarebbe stato il primo personaggio losco che avrebbe inaugurato la lista di questi malfattori collegati a Gianni De Martino. Di un libro sulla storia di Mondo Beat, per la pubblicazione del quale egli si era legato per contratto con Melchiorre Gerbino che l'aveva scritto, Primo Moroni avrebbe lasciato che Gianni De Martino facesse sciacallaggio mentre Gerbino stava viaggiando in Africa Australe. E così il materiale di cui era composto il libro sarebbe stato pubblicato dalla malfamata casa editrice Castelvecchi, col titolo "I capelloni", e il libro sarebbe stato firmato da Gianni De Martino e tale Marco Grispigni.

2 foto pubblicate ne 'I capelloni' dai mascalzoni Gianni De Martino e Marco Grispigni
Copertina de "I capelloni" e due foto pubblicate in questo libro.

Di queste due foto, la prima è una falsa immagine dello scantinato della sede di Mondo Beat; la seconda un fotomontaggio in cui si fa bere Melchiorre Gerbino dal pitale della foto precedente.
Questo non va bene, Signora Prostituta!
Il resto fa parte del gioco e lo si va conteggiando rigorosamente nel gioco. Ma queste due foto no.
Nell’ambiente inglese si suole dire che il lavoro di intelligence è un lavoro così sporco che lo si può affidare solo a gentiluomini. Non è in quest’ottica che viene visto il lavoro di intelligence dalla sua Sede, che lo affida a mascalzoni quali Gianni De Martino e Marco Grispigni. Il giorno in cui la Contestazione avesse a occupare una sua struttura, non chieda, Signora Prostituta, rispetto per i suoi servi sollevati agli altari se contestatori giocherelloni con dei trapani avessero ad aprire dei buchi a mo' di sfinteri anali nel retro delle loro venerate statue e avessero a infilarci cazzi di gomma mezzi dentro mezzi fuori e cazzi di gomma in bocca a Santa Brigida e a Santa Teresa d'Avila.
Abbia fair play, quel giorno, Signora Prostituta.

Nel 2001 Melchiorre Gerbino veniva contattato dalla Casa editrice Shake, e specificamente da Marco Galliani, detto Marco Philopat, che gli proponeva di pubblicare in uno stesso volume una storia di Mondo Beat, scritta da Melchiorre Gerbino e una storia della vita di lui, scritta dallo stesso Galliani. I due convenivano allora che avrebbero diviso a metà i diritti di autore e le 400 pagine di cui il libro sarebbe stato composto. La parte di Melchiorre Gerbino sarebbe stata titolata "Storia documentata di Mondo Beat" e firmata da Gerbino stesso, la parte di Marco Philopat titolata "I viaggi di Mel" e firmata da Marrco Philopat.
Il Vaticano intanto premeva perché a Melchiorre Gerbino lo si avvelenasse e perciò questi veniva invitato in campagne di Calatafimi a banchettare agnelli alla brace e a bere vino. Da uno di questi banchetti, una volta avvelenato, Melchiorre Gerbino sarebbe stato trasportato in qualche ospedale del circondario dove un medico amico degli amici avrebbe stilato un certificato di morte per infarto, mentre sarebbe stato trovato un testamento dove Gerbino esprimeva la volontà di essere cremato e disperso in caso di morte. Siccome non sarebbero riusciti ad avvelenarlo, avrebbero ricorso a una caccia all'uomo di carabinieri dei servizi segreti, mafiosi che li coadiuvavano, agenti israeliani del Mossad che curavano il monitoraggio, caccia all'uomo che si sarebbe protratta per tre settimane sotto gli occhi di tutta Calatafimi. Per chi volesse saperne al dettaglio: Il nanerottolo romano che non può reggere il mondo con la spada.
Intanto Gianni De Martino si sarebbe recato da Marco Philopat per consigliarlo su cosa scrivere della vita di Melchiorre Gerbino nel libro che stava preparando, e Marco Philopat, terrorizzato, avrebbe stravolto la storia della vita di Melchiorre Gerbino. Lo avrebbe rappresentato in situazioni che non sono mai occorse, gli avrebbe fatto dire cose che non ho mai detto, lo avrebbe tratteggiato fannullone, opportunista, paranoico e drogato: quanto di più il Vaticano non avrebbe potuto pretendere. Per potersi dilungare 38 pagine di più in quest’opera, Marco Philopat avrebbe tolto arbitrariamente 38 pagine dalla "Storia documentata di Mondo Beat" di Melchiorre Gerbino. Essendo certo che Melchiorre Gerbino sarebbe stato ucciso a Calatafimi, Marco Philopat avrebbe pubblicato il volume intitolandolo solo "I viaggi di Mel" e firmandolo solo col suo nome, e la "Storia documentata di Mondo Beat" di Melchiorre Gerbino, amputata di 38 pagine, sarebbe diventata un "allegato". Nelle interviste Marco Philopat avrebbe dichiarato che aveva ricostruito la storia della vita di Melchiorre Gerbino avendo sbobinato centinaia di ore di registrazioni dei di lui racconti orali, quando in realtà non lo aveva registrato nemmeno due ore (Ce le faccia sentire queste centinaia di ore di interviste registrate). E finalmente, essendo Melchiorre Gerbino riuscito a non farsi ammazzare a Calatafimi e avendo raggiunto Parigi, dove avrebbe conosciuto l’editore Jean-François Knidler, cui avrebbe parlato della sua situazione, e avendo l’editore Knidler telefonato alla Casa editrice Shake, Marco Philopat avrebbe detto all'editore Knidler che Melchiorre Gerbino era pazzo, perché a Calatafimi non aveva corso nessun rischio.

Marco Philopat denigrando Melchiorre Gerbino e derubandolo
Marco Philopat, "I viaggi di Mel"
Marco Philopat denigrando Melchiorre Gerbino e derubandolo.
E questo sorcio si auto definisce "agitatore culturale".

Dall'ottobre del 2004, da quando riuscì a sfuggire alla morte a Calatafimi, Melchiorre Gerbino non avrebbe più fatto ritorno in Italia. Ma fortunatamente non ne avrebbe sentito nostalgia. E se gli si chiedesse ora (2022) cosa gli piacerebbe fare, direbbe che gli piacerebbe fare un viaggio verso la Luna o verso Marte, per poi tornare alla Terra, di cui ama i mari del Pacifico Sud.
Ma tornando ad allora e a Gianni De Martino, costui a sua volta avrebbe violato il copyright di Melchiorre Gerbino, avendo pubblicato un libro corredato di un DVD-ROM in cui venivano riprodotte tutte le pagine dei 7 numeri della rivista Mondo Beat, di cui solo Melchiorre Gerbino ha il copyright, essendo stato di quella rivista direttore responsabile ed esclusivo proprietario.

Gianni De Martino riproduce le pagine di tutti i numeri della rivista Mondo Beat senza avere avuto autorizzazione
Capelloni & Ninfette. Gianni De Martino viola il copyright di Melchiorre Gerbino.

Intanto, poiché Gianni De Martino si sentiva preoccupato a causa di quanto egli stesso aveva compiuto e di come Melchiorre Gerbino ne scrivesse, un processo sarebbe stato imbastito contro Melchiorre Gerbino, che sarebbe stato condannato per avere recato offesa alla reputazione di Gianni De Martino, ma nessuno se ne meravigli, perché non c'è esclusione di colpi tra Vaticano e Contestazione.

E continuando a seguire gli sviluppi della campagna mediatica voluta dal Vaticano a mistificare e disperdere la memoria di Mondo Beat, vediamo qui un assemblaggio di impostori che in concorso con Gianni De Martino si sarebbero adoperati a tanto. Si tratta di malfattori, che avrebbero violato il copyright di Melchiorre Gerbino per fare il loro lavoro sporco, non avendo avuto costoro timori di conseguenze giudiziarie, in Italia il Vaticano gestendo la magistratura


Dalla Spianata di Cambronne
Matteo Guarnaccia, Renzo_Freschi, Ignazio Maria Gallino, Felice Pesoli, Nicola Del Corno, Silvia Casilio, Walter Pagliero & Claudio Fucci.
Impostori che hanno violato il copyright di Melchiorre Gerbino per trivializzare la storia di Mondo Beat e della Contestazione
Matteo Guarnaccia - Renzo Freschi - Ignazio Maria Gallino - Felice Pesoli - Nicola Del Corno - Silvia Casilio - Walter Pagliero - Claudio Fucci

Ma, alla fine dei conti, l'azione di tutti costoro si sarebbe rivelata benefica a diffondere la vera storia di Mondo Beat, piuttosto che il contrario, perché costoro avrebbero fatto interessare molte persone a quella storia e se uno si interessa alla storia di Mondo Beat per forza di cose deve andare a cercare di Melchiorre Gerbino, che appare in centinaia di articoli della stampa italiana d'epoca e appare in quella internazionale e in tante Getty Images. Trascuriamo dunque questi poveri diavoli e torniamo a Gianni De Martino per concludere con la di lui storia personale. E diciamo che, all'apice della sua carriera, mentre era al centro di una rete di impostori che trivializzavano la storia di Mondo Beat e della Contestazione, Gianni De Martino avrebbe cominciato a manifestare segni di follia.
E difatti egli avrebbe avuto rapimenti mistici durante i quali avrebbe contemplato Gesù che si intratteneva con un maschio. E avrebbe costatato come quel maschio sarebbe stato tra coloro che parteciparono all'Ultima Cena e di come in quella circostanza avrebbe poggiato il capo sul seno di Gesù, in evidente manifestazione di affetto sensuale. Allora Gianni De Martino si sarebbe dedicato a ricerche bibliche e si sarebbe reso conto di come nel Vangelo secondo Giovanni ci siano prove inoppugnabili di come Gesù avesse un amante maschio. E di conseguenza Gianni De Martino avrebbe sentito il dovere di dare testimonianza di tutto questo e si sarebbe dedicato alla stesura di un trattato, "L'uomo che Gesù amava", nella cui copertina avrebbe mostrato Gesù e il maschio con cui si intratteneva


Nella maturitagrave; Gianni De Martino avrebbe avuto visioni di Gesù Finocchio
Gianni De Martino, "L'uomo che Gesù amava".

E qui una recensione che Gianni De Martino stesso ha fatto del suo libro
Gianni De Martino asserisce che la sua scoperta di un intrepido Gesù Finocchio è importante per la situazione europea e particolarmente per quella italiana.
Recensione di Gianni De Martino del suo trattato "L'uomo che Gesù amava".
Come si può leggere, Gianni De Martino asseriva che la sua scoperta di un intrepido Gesù Finocchio era importante per la situazione europea e particolarmente per quella italiana.
Né le manifestazioni di follia di Gianni De Martino si sarebbero esaurite con il trattato "L'uomo che Gesù amava", perché egli avrebbe pubblicato ancora un trattato, "Voglio vedere Dio in faccia" e chi sa se la faccia non sia stato un pretesto per cercare di vedere anche il resto.
Ma lasciando da parte il faceto e venendo al serio, a questo punto una domanda che non ci siamo ancora posti, ma che è ineludibile, è come sia possibile che Gianni De Martino, che si dice libertario e pubblica molto nel suo sito web sulla sua partecipazione alla rivolta giovanile degli Anni Sessanta, pubblica nello stesso sito immagini sensibili che provano come egli sia stato agente di collegamento tra il Vaticano e il Mossad

Gianni De Martino mostra in Internet, nel suo sito ufficiale, come egli sia stato agente di collegamento tra il Vaticano e il Mossad.
Gianni De Martino al Santo Sepolcro - Gianni De Martino incontra il generale israeliano Avigdor Kahalani sulle Alture del Golan il 10 novembre 2003.
Gianni De Martino Sito Ufficiale.
Come possono essere compatibili queste due condizioni, attivista libertario da una parte e d'altra parte agente di collegamento tra Vaticano e Mossad?
La risposta è che Gianni De Martino è il tipo di pazzo schizofrenico, il caso di una spia che dopo decenni di simulazioni ha finito per credere di essere stato veramente un libertario negli Anni Sessanta.
A seguire, cosa dimostra che Gianni De Martino è schizofrenico


In realtà Gianni De Martino ha faccia piccola e storta, come la spia delle favole.
Foto a sinistra, Gianni De Martino bello come avrebbe voluto essere ai tempi di Mondo Beat.
(questa foto ritoccata egli pubblica in in suo libro e diffonde in vari blog).
Foto a destra. In realtà Gianni De Martino ha faccia piccola e storta, come la spia delle favole
(lo si può vedere in questa foto dove è ritratto assieme a Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino).

Gianni De Martino in una foto scattata venti anni dopo.
Foto a sinistra, Gianni De Martino com'era in realtà
(quand'era infiltrato a far la spia nella Tendopoli di Mondo Beat).
Foto a destra, Gianni De Martino in una foto scattata venti anni dopo
(dove egli è camuffato da "Cofondatore di Mondo Beat").

Di tutto questo non possiamo prenderci gioco, perché lo sventurato ha finito per crede di essere stato realmente uno dei fondatori di Mondo Beat e della sua Tendopoli.

Gianni De Martino, che ha saputo dell'esistenza di Giuseppe Pinelli dopo che Pinelli era morto, rilascia memoria delle tante cose che egli pensò e fece assieme a Pinelli.
Gianni De Martino al "Centro Studi Libertari G. Pinelli"
Gianni De Martino, che ha saputo dell'esistenza di Giuseppe Pinelli dopo che Pinelli era morto, rilascia memoria delle tante cose che egli pensò e fece assieme a Pinelli.
Ma siccome è impensabile che in Vaticano non si rendano conto della gravità dei rischi a cui lo espongono, viene da chiedersi come mai lo abbiano mandato allo sbaraglio fin dentro al "Centro Studi Libertari G. Pinelli".
E qui finalmente è dato di spiegare fino a che punto il Vaticano sfrutti i soggetti in sua balia.
Gianni De Martino è appositamente esposto all'ira degli anarchici, perché se un anarchico uccide Gianni De Martino a calci negli stinchi, i preti del Vaticano, che lo sodomizzarono in tenera età, poi lo indussero a fare la spia e il complice di assassini, ora smembrerebbero la vecchia checca incartapecorita e raccoglierebbero reliquie per la fondazione di una nuova basilica: "Basilica di San Gianni De Martino, Martire, Protettore del buon rivoluzionario".

Hai capito, il Vaticano?!
La Contestazione non andrà dietro ai De Pincopallino ma un giorno distruggerà la Basilica dell'Imperatore Costantino.

La Contestazione non andrà dietro ai De Pincopallino ma un giorno distruggerà la Basilica dell'Imperatore Costantino. Questo dovete aspettarvi, perché così è stato stabilito.


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