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Mondo Beat, Milano - 1 / 15 giugno 1967.

"Guerra dei 6 giorni" tra israeliani e arabi -

Il Vaticano ordina la distruzione delle strutture di Mondo Beat e il Governo Moro la fa eseguire dai militari -

Giuseppe Pinelli e Melchiorre Gerbino, bluffando, annunciano l’occupazione di Milano da parte di beats e provos provenienti da tutta Italia. Per impedire ciò, sono istituiti posti di blocco militari in tutte le vie di accesso a Milano e la città viene presidiata.



Giugno porta con sé venti di guerra, che soffiano dal Canale di Suez.
Un prete cattolico di mezza età, in borghese, si è venuto ad attendare alla Tendopoli. Non è prete che contesti il Vaticano, perché tratta i giovani con benevolenza cristiana. Dante Palla lo ha soprannominato Padre Flic.
Un ebreo francese, Jean Cheko, che di sera vende anelli nei bar del Quartiere Brera, di mattina viene alla Tendopoli e sta dietro a Melchiorre Gerbino per delle ore, per capire che posizione assumerebbe Mondo Beat se scoppiasse un conflitto tra israeliani e arabi.
Chiaramente i due, Padre Flic e Jean Cheko, sono agenti, rispettivamente del Vaticano e dei sionisti.
Il 5 giugno scoppia il conflitto tra israeliani e arabi.
Certamente, a causa di ciò, Mondo Beat risentirà conseguenze negative, perché nelle guerre non c’è spazio per movimenti pacifisti, e questa è una guerra che coinvolge tutti, per l’intreccio mondiale degli interessi che la scatenano.

Intanto i quotidiani di regime, che per qualche giorno ci avevano dato tregua, tornavano alla carica contro il Movimento, l’8 giugno La Notte, il 9 giugno il Corriere della Sera

(La Notte 8.6.1967 - Corriere della Sera 9.6.1967)
La falsa morale fatta assurgere a legge
Pretesti per distruggere la Tendopoli di Mondo Beat

Dalla lettura di questi due articoli ci si rendeva conto di come si stesse profilando una mossa politica contro Mondo Beat, perché questo assessore Paride Accetti, che chiedeva "decoro e moralità" era rappresentante di uno dei partiti al governo.
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Il 10 giugno pomeriggio, mentre nella sua tenda Melchiorre Gerbino stava rilasciando un’intervista, si udirono spari e sirene di auto di polizia. Melchiorre Gerbino uscì di corsa dalla tenda assieme al suo intervistatore, che si rivelò essere non un giornalista ma un agente dei servizi segreti. Difatti costui corse verso il telone BUONA GENTE, Il CORRIERE DELLA SERA VI RACCONTA LE BALLE! e con un coltello tagliò le corde che lo tenevano legato ai pali e lo trascinò via.
Nel campo intanto una mezza dozzina di capelloni aitanti, che non s’erano mai visti prima nella Tendopoli, stavano ingaggiando una sorta di lotta hollywoodiana, a colpi di karate e capriole, con atletici poliziotti, mentre decine di altri poliziotti, ordinari piedipiatti, stavano dando la caccia a ragazzi e ragazze, per lo più in costume da bagno, che ammanettavano e conducevano verso cellulari parcheggiati fuori della Tendopoli.
Dalla parte del piazzale del rifornimento di benzina, eleganti carabinieri con lucidi stivali scalavano la recinzione in filo spinato con tecnica da manuale, e dietro di loro, tra i curiosi che si assiepavano a guardare, agenti dei servizi segreti, travestiti da operai e da padri di famiglia indignati, incitavano a gran voce la gente perché la facesse finita con la Tendopoli, invadendola e bruciando le tende.
All’interno del campo il picchiatore fascista Adriano Carminati teneva sollevata in aria la bombola di gas con cui era arrivato alla Tendopoli e a gran voce minacciava di farla esplodere in un fuocherello che aveva acceso all'uopo, se polizia e carabinieri non si fossero ritirati immediatamente! (ma non avrebbe compiuto l'attentato, come ho già scritto).
Nel marasma Gunilla Unger, tenendo in braccio il piccolo Nino, raggiungeva il commissario di polizia Ludovico Reale, che chiaramente dirigeva l’operazione militare, e gli chiedeva che le tende venissero protette. Il commissario Reale, colto di sorpresa dall’arrivo di Gunilla Unger e da fotoreporters che lo fotografavano assieme a lei, acconsentiva a lasciare alcuni agenti e Gunilla Unger stessa a protezione delle tende, mentre tutti gli altri, ammanettati, venivamo condotti in Questura.

Milano, 10 giugno 1967 - La Tendopoli di Mondo Beat attaccata a sorpresa da più di cento militari
Barbonia City attaccata da polizia, carabinieri e servizi segreti
Barbonia City attaccata da polizia, carabinieri e servizi segreti.

Il congegno che aveva fatto scattare l’operazione militare contro Mondo Beat era stato un cuore di mamma, quello della signora Emma Giovannini, la quale avrebbe dichiarato alla stampa che essendo venuta alla Tendopoli per riprendersi il figlio Maurizio ed essendone stata fisicamente impedita, aveva chiesto aiuto alla polizia.

Nel tardo pomeriggio di quel 10 giugno, Melchiorre Gerbino viene rilasciato dalla Questura, perché, dichiarano quelli della Questura alla stampa: "ha speso una parola di pace mentre infuriava la battaglia". In realtà lo hanno rilasciato perché temono che senza la sua conduzione, che è di equidistanza tra i due belligeranti, il Movimento deragli verso posizioni sovietiche, e quindi pro arabe, mentre tra arabi e israeliani infuria la guerra.
Ritornato alla Tendopoli, che intanto si è caparbiamente rianimata, a Melchiorre Gerbino è evidente come a Mondo Beat sia stato inferto un colpo mortale, perché sedici dei suoi elementi più impegnati, tra i quali Umberto Tiboni, sono stati pretestuosamente incarcerati. Ma le tende sono salve, grazie al sangue freddo di Gunilla Unger.
Contemporaneamente a Melchiorre Gerbino, alla Tendopoli arriva Giuseppe Pinelli, che avverte di come intorno alla Cava siano stati dispiegati una quantità mai vista prima di agenti in borghese. Pinelli si mette a disposizione perché si prelevi dalla Cava, prima che sia troppo tardi, il materiale che va salvato, che si può trasferire nella sezione anarchica Sacco e Vanzetti, e promette che all'uopo tornerà il mattino dopo alla Tendopoli accompagnato da un suo amico con una vettura. Il giorno a venire, 11 giugno, sarà domenica e di domenica il sistema italiano riposa. Si avrà perciò un giorno per agire, quasi certamente l’ultimo, prima che la Tendopoli venga distrutta e la Cava requisita.
A notte nella sua tenda Melchiorre Gerbino riflette su quanto è accaduto.
La messinscena degli agenti camuffati da operai e padri di famiglia indignati, che incitavano la gente a invadere la Tendopoli e bruciare le tende, non aveva funzionato, perché tra la gente nessuno s'era mosso. Ma sarebbe bastato che un solo tizio si fosse mosso, che gli agenti travestiti da operai e da padri di famiglia avrebbero invaso il campo assieme a lui e avrebbero incendiato le tende, e finalmente il tizio sarebbe stato arrestato da qualche eroico commissario di polizia, accorso, ahinoi, troppo tardi, a salvare la proprietà privata dei beats. Questo è il livello di moralità e operatività del sistema taliano post-fascista.
E ora era chiaro perché in uno di quei cinque articoli de La Notte, che coprivano una pagina ciascuno, si desse risalto alla notizia di come gente indignata si riproponesse di bruciare le tende.
Ed era altresì chiaro perché il picchiatore fascista Adriano Carminati, arrivato alla Tendopoli dotato di una bombola di gas, fosse stato decritto negli articoli del Corriere della Sera come il cuoco della Tendopoli: perché i servizi segreti gli avevano dato l’incarico di fare esplodere la bombola, cosa che sarebbe avvenuta se Adriano Carminati, durante i giorni che era stato coi beats, non avesse fraternizzato con loro, per cui la bombola non l'avrebbe fatta esplodere.
Infine, era logico desumere che se più di cento militari, tra poliziotti, carabinieri, agenti dei servizi segreti, erano stati impegnati in una messinscena che avrebbe dovuto concludersi con la distruzione della Tendopoli, un’operazione di tali proporzioni non poteva essere stata pianificata senza l’approvazione del Governo di Aldo Moro, il quale Moro altro non era se non un lugubre sacrestano del Vaticano, camuffato da politico progressista, che dal Vaticano aveva certamente ricevuto l’ordine di farla finita con Mondo Beat mentre infuriava la guerra tra israeliani e arabi, cosicché il clamore che quella guerra sollevava avesse a smorzare il clamore che avrebbe sollevato la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat.
Dato che questa era la situazione reale in cui Mondo Beat si veniva a trovare, Melchiorre Gerbino pensò che il meglio che si potesse fare era adoperarsi acché la distruzione delle sue strutture si protraesse il più a lungo possibile e sollevasse il più grande clamore possibile ...e perciò decise di bluffare. Pensò a simulare l'evento di un grandioso raduno a Milano di tutti i beats e provos d’Italia, che avrebbero invaso la città e l'avrebbero tenuta occupata a oltranza. Ciò, allo scopo di fare mobilitare centinaia di militari in un’operazione con cui avrebbero dovuto creare posti di blocco all’innesto di tutte le autostrade, strade e stradine con la rete viaria urbana di Milano, per impedire che la città fosse invasa. Sapendo di come soffrano d’isteria anale le vecchiette della Santa Sede, Melchiorre Gerbino previde che avrebbero ordinato ad Aldo Moro di proteggere Milano coi militari. Se invece le vecchiette fossero rimaste serene, avendo considerato che in Italia d’estate è impossibile fare rivoluzioni, allora Melchiorre Gerbino non avrebbe avuto nulla da perdere, essendo Mondo Beat comunque condannato alla distruzione. Ma se le vecchiette fossero cadute nella trappola, allora sarebbero stati accelerati i tempi della Contestazione di Massa.
Al lume di candela, mentre Gunilla e Nino dormivano, Melchiorre Gerbino si sedette alla sua Olivetti 22 e concepì un volantino con cui indiceva nella Tendopoli, a partire dal 15 giugno, un raduno di tutti i beats e provos d’Italia.
Batté a macchina il volantino più volte, facendone ogni volta copie con la carta carbone. Raggiunte le 100 copie, spense la candela e andò a coricarsi.


Volantino del "RADUNO A MILANO DI TUTTI I BEATS E PROVOS" (copia anastatica)
Volantino del RADUNO A MILANO DI TUTTI I BEATS E PROVOS
Melchiorre Gerbino angoscia le vecchiette della Santa Sede

Come si vede, Melchiorre Gerbino ce le aveva messe tutte per angosciare le vecchiette del Vaticano, che della libertà sessuale in particolare non possono sentire parlare, perché fa cazzeggiare le masse e le distoglie dalla Santa Croce, business basico della Santa Sede.
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Articoli di stampa apparsi domenica 11 giugno, giorno seguente all’attacco militare della Tendopoli

Il cronista de Il Giorno scriveva per 'avere sentito dire' da quello del Corriere della Sera    il cronista de Il Giorno ironizzava con: arriva una 'pantera' poi altre 21
Tra polizia e capelloni battaglia nella Tendopoli (Il Giorno, 11.6.1967)                                               (Stralcio dell’articolo de Il Giorno dell'11.6.1967)


La messinscena dei servizi segreti veniva descritta come battaglia. Il cronista de Il Giorno ne scriveva per avere sentito dire, perché i cronisti arrivati in tempo utile per assistere alla grottesca messinscena erano stati solo quelli del Corriere della Sera, del Corriere d’Informazione e de La Notte, fatti arrivare assieme ai militari, perché coi loro articoli dessero un falso resoconto di quanto sarebbe accaduto. Tutti gli altri cronisti e fotoreporter sarebbero arrivati troppo tardi, per dare testimonianza diretta di cos’era veramente successo.
E comunque il cronista di questo articolo de Il Giorno aveva ben capito che s’era trattato di una messinscena, perché scriveva ironicamente: "Una madre chiama la Volante perché il figlio rintracciato si rifiuta di seguirla: arriva una « pantera» poi altre 21".
Ora 22 pantere (vetture Alfa Romeo con 4 o 5 poliziotti a bordo) era impossibile che potessero arrivare una dietro l’altra, se l’operazione non fosse già stata pianificata, a maggior ragione se si pensa che di pantere la Questura di Milano non ne avrà avute molte di più di quante non ne abbia inviato a Barbonia City. Peraltro l’operazione militare fu condotta in un primissimo pomeriggio di grande calura estiva, quando in città tutte le attività erano al minimo, proprio per potere impiegare il massimo di pantere nell’assalto alla Tendopoli.
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(L’Unità – 11.6.1967)                                                                         (La Notte – 11.6.1967)
I comunisti non perdonavano a Mondo Beat di essere rimasto neutrale durante la Guerra dei 6 Giorni    Capelloni e ninfette rioccupano le posizioni perdute
I comunisti compiaciuti, dato che Mondo Beat non s'era alleato con loro                                           La Notte si preoccupa di come Barbonia City si rivitalizzi

L’Unità scriveva addirittura di una furibonda battaglia che s’era protratta durante un’ora e mezza! Quando la farsa dei colpi di karate tra agenti camuffati da capelloni e agenti atletici in divisa non s’era protratta più di 6/7 minuti. Durante un’altra mezz’ora c’era stata la caccia dei piedipiatti a ragazzi e ragazze in costume da bagno.
Nei giornali comunisti, come L’Unità, cominciava a serpeggiare una certa compiacenza all’idea che Mondo Beat venisse tolto di mezzo, dal momento che non s’era schierato su posizioni sovietiche, ma era rimasto neutrale, mentre infuriavano Guerra dei 6 Giorni e polemiche.
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Domenica 11 giugno, mentre a Milano si leggono e si commentano gli articoli dei quotidiani sull’attacco alla Tendopoli di Mondo Beat, avvenuta il giorno precedente, la Tendopoli è animata quantomai di ragazzi e ragazze beats, provos e dei licei. Arrivano pure numerosi informatori di polizia e tra di essi Antonio Sottosanti, Nino il Fascista.

Con Giuseppe Pinelli e un suo amico che s’è messo a disposizione con una vettura, Melchiorre Gerbino s'è recato alla Cava e ha consegnato a Giuseppe Pinelli il materiale di Mondo Beat che andava messo al sicuro alla Sacco e Vanzetti. Ha altresì prelevato quasi tutte le seimila copie residue dell’ultimo numero di Mondo Beat (quelle di cui aveva bloccato la vendita perché bastassero fino a ottobre) che ha deciso di portare alla Tendopoli e distribuire gratis.
Ritornato con Giuseppe Pinelli alla Tendopoli, Melchiorre Gerbino gli confidava del bluff del "Raduno di tutti i beats e provos d’Italia" e gli chiedeva se dalla Sacco e Vanzetti egli fosse disposto a emettere comunicati stampa sull’immaginario arrivo a Nuova Barbonia di beats e provos provenienti da tutta Italia e da più parti d’Europa. Giuseppe Pinelli prometteva che lo avrebbe fatto, perché prevedeva anch’egli l’imminente distruzione delle strutture di Mondo Beat ed era convinto pure lui che non ci fosse meglio da fare, per creare malcontento tra la gente e accelerare i tempi della Contestazione di Massa, di fare mobilitare centinaia di militari che creassero posti di blocco intorno a Milano e la presidiassero.

Nel primissimo pomeriggio di quell'11 giugno, quando la Tendopoli rigurgitava di giovani, Melchiorre Gerbino indiceva nella sua tenda una "segretissima riunione" tra lui, Antonio Di Spagna e Dante Palla, nella quale, con bella faccia tosta, s'intrufolava Nino il Fascista, come ci si aspettava che facesse. Allora Melchiorre Gerbino proponeva con grande enfasi un raduno a Milano di tutti i beats e provos d’Italia, perché occupassero la città e la tenessero occupata ad oltranza. Dichiarava che confidava nell’arrivo di non meno di cinquantamila giovani. Ad Antonio Di Spagna e a Dante Palla, ch’erano stati avvertiti del bluff e perciò approvavano con entusiasmo, egli chiedeva di portare in tenda tutti i giovani più impegnati del Movimento, che in quel momento si trovassero nella Tendopoli, per dare a ognuno di essi cento copie gratis dell’ultimo numero della rivista Mondo Beat e copie del volantino del Raduno, e per assegnare a ognuno di essi una destinazione immediata verso una città d’Italia. E così, con questa trovata, Melchiorre Gerbino si sarebbe sbarazzato di più di 5.000 copie dell’ultimo numero di Mondo Beat e avrebbe fatto allontanare dalla Tendopoli più di 50 giovani, perché giornali e giovani non finissero nell’imminente razzia.
Intanto Nino il Fascista, che era rimasto molto impressionato dalle parole di Melchiorre Gerbino e s'era messo in tasca una copia del volantino del Raduno, avrebbe addotto una scusa per andarsene e si sarebbe recato di corsa alla Questura, per avvertirla. Nella sua mente, che vagheggiava mussoliniane adunate oceaniche, i cinquantamila beats e provos li vedeva già muovere da tutta Italia in una sorta di "Marcia su Milano". La Questura, una volta avvertita, si sarebbe messa immediatamente in contatto con il Corriere della Sera e il Corriere della Sera sarebbe uscito in edizione straordinaria!
L’articolo che viene riprodotto qui a seguire, era già apparso quell’11 giugno nell’edizione ordinaria del mattino, ma in questa straordinaria, che fu distribuita di sera nell’area di Milano, il Corriere della Sera, ripubblicando lo stesso articolo, vi avrebbe aggiunto la notizia del Raduno di tutti i beats e provos... Poteva il più autorevole quotidiano d’Italia non essere anche il più informato?!


(Corriere della Sera, 11.6.1967 - Edizione straordinaria della sera)
Il Corriere della Sera cade nel tranello ed esce in edizione straordinaria
"Raduno a Milano di tutti i beats e provos d’Italia"
Il Corriere della Sera cade nel tranello ed esce in edizione straordinaria

Nell’articolo, il riquadro (marcato ora, per agevolare il lettore) con cui il Corriere della Sera annunciava il Raduno.
Non potendo riferire ch’era stato Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, che aveva raccolto la notizia, al Corriere della Sera s'erano inventata la frottola del volantino trovato a Nuova Barbonia nella "tenda-ufficio stampa" (che non esisteva) durante la furibonda battaglia del giorno prima.
Ciò riempiva il cuore di Melchiorre Gerbino di gioia, perché avevano creduto che veramente cinquantamila beats e provos si sarebbero mossi da tutta Italia per convergere su Milano e occuparla, e perciò non era follia sperare che le vecchiette della Santa Sede andassero in panico. E, prese dal panico, come avrebbero potuto opporsi a una invasione barbarica di contestatori orgiastici, se non ricorrendo ai militari?
Su questo articolo del Corriere della Sera vale bene fare altresì due precisazioni:
1 - Tre colpi di pistola furono sparati in aria da un poliziotto all’inizio dell’invasione della Tendopoli, perché erano il segnale stabilito perché il falso giornalista, che stava intervistando Gerbino, uscisse dalla tenda e trascinasse via il telone BUONA GENTE, IL CORRIERE DELLA SERA VI RACCONTA LE BALLE!, prima che arrivassero dei fotoreporter indipendenti (un lavoro che non si poteva fare eseguire a un agente in divisa).
2 - La farsa dei poliziotti feriti e medicati, descritta nell’articolo, è il vademecum di tutte le operazioni di polizia condotte in Italia contro assemblamenti di pacifisti inermi, i quali, dopo essere stati picchiati a sangue, si leccano le ferite, mentre i poliziotti che li hanno picchiati vanno a farsi medicare. Una delle farse vergognose di questo protettorato vaticano che è l’Italia post-fascista.

A seguire, ancora un articolo del Corriere della Sera, stampato nella notte tra l’11 e il 12 giugno, per l’edizione ordinaria che sarebbe stata distribuita all’alba del 12. In esso si dava notizia della distruzione della Tendopoli di Mondo Beat ancor prima che i militari che l’avrebbero distrutta si fossero alzati dai loro letti.
Al Corriere della Sera non si preoccupavano di apparire un covo di agenti segreti e spie. Non prevedevano che sarebbero stati assediati per anni dalla Contestazione, tanto da dovere ricorrere alla protezione permanente di militari in armi.

(Corriere della Sera - 12 .6.1967)
Il Corriere della Sera ridotto a squallide montature per invocare e giusticare la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat
Noemi pratica la fellatio nuziale a Oscar, pubblicamente a Nuova Barbonia.

Il Corriere della Sera ridotto a squallide montature per invocare e giustificare la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat.
Il testo di questo articolo, e le montature in esso di matrimoni di sangue e di pubbliche fellatio nuziali, mostrano a cosa avrebbe ricorso la propaganda del Vaticano per giustificare la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat, e danno la misura della pochezza intellettuale di quelli del Corriere della Sera che ne gestivano la campagna mediatica: provinciali che s’erano inventati nomi inverosimili, come Oscar e Noemi, quando, li avessero chiamati Francesco e Maria Grazia, qualcuno dei loro lettori avrebbe potuto credere a quella storia.
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Nella notte tra l’11 e il 12 giugno scattava l’operazione della distruzione della Tendopoli di Mondo Beat. Avendo fallito con le macchinazioni dei servizi segreti, il Governo Moro avrebbe dovuto fare ricorso alla magistratura per distruggere la Tendopoli.
Ordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, dr. Veltri (di cui non sono mai riuscito a conoscere il nome di battesimo, né appurare se costui sia veramente esistito) la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat sarebbe stata eseguita da centinaia di poliziotti, carabinieri, netturbini, vigili urbani, agenti dei servizi segreti.
La distruzione della Tendopoli di Mondo Beat avrebbe sollevato vasta eco nella stampa. Ne avrebbero scritto dal Premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo al Berkeley Barb. Qui voglio riprodurre cinque articoli, quelli che per la loro insopportabile ipocrisia e malafede avrebbero contribuito a innescare la Contestazione di Massa
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Barbonia City. La distruzione descritta dai giornali reazionari

(La Notte – 12.6.67)                                                                                       (Corriere d’Informazione – 12/13.6.67)
Col dilagare della Contestazione, La Notte avrebbe perso tanti lettori da fallire                      Col dilagare della Contestazione, Il Corriere d'Informazione avrebbe perso tanti lettori da fallire
Rasa al suolo "Barbonia City"                                                                                          Smantellata la Tendopoli Beat


(Corriere della Sera – 13.6.1967)                                                                                             (Il Giorno – 13.6.1967)
Travolto dalla Contestazione, il Corriere della Sera si sarebbe dilaniato e rimpicciolito a quotidiano di secondo rango nello scenario della stampa mondiale                          Col dilagare della Contestazione, Il Giorno, uno dei maggiori quotidiani nazionali, si sarebbe ridotto a quotidiano locale
Raso al suolo dalla polizia il villaggio "beat"                                                                     Sfrattati dal campo bivaccano sul sagrato

Nota:

Dei primi tre articoli non vale la pena fare commenti dato che furono pubblicati dai tre quotidiani che da sempre avevano fatto campagna contro il Movimento Mondo Beat. Voglio ripetere che l'unico intellettuale italiano che capì subito quali cambiamenti epocali produceva la rivolta nonviolenta della gioventù fu Giorgio Bocca. Gli idioti della redazione de La Notte, del Corriere d'Informazione, del Corriere della Sera, di cui sopra sono riprodotti gli articoli, non si rendevano conto del senso e della portata della Contestazione, e i loro giornali ne sarebbero stati travolti.

Dell'ultimo articolo, "Sfrattati dal campo bivaccano sul sagrato", vale invece fare notare come il quotidiano governativo Il Giorno, avendo avuto ordinato dal Governo Moro di abbandonare la linea di simpatia che aveva fin lì manifestato per il Movimento Mondo Beat, vi si fosse subitamente scagliato contro. Peraltro il giornalista Marco Mascardi, che firmava questo articolo, era lo stesso ch’era venuto a intervistare Vittorio Di Russo quando questi si nascondeva a casa di Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger e ne aveva perorato la causa (qui). I lettori de Il Giorno, dopo questo subitaneo voltafaccia, avrebbero avuto modo di riflettere sulla pochezza del giornalismo italiano: e anche questo avrebbe contribuito a fare propagare la Contestazione tra la massa.
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(Arnaldo Giuliani, per un rotocalco del Gruppo editoriale Crespi)
Investito e travolto dalla Contestazione, del potentissimo Gruppo Crespi non sarebbe rimasta nemmeno la memoria
L'ultima notte di Nuova Barbonia (nella foto, Antonio Di Spagna)

Anche per questo articolo non vale la pena fare commenti, essendosi il Gruppo Crespi sempre schierato contro il Movimento Mondo Beat. Vale invece la pena ricordare come il potentissimo Gruppo Crespi, cui appartenevano svariate testate di riviste e quotidiani (tra cui Corriere della Sera e Corriere d'Informazione), investito dalla Contestazione avrebbe conosciuto traversie, cambi di proprietà, bancarotte, e infine non ne sarebbe rimasto nulla, nemmeno la memoria, perché il potere, mortificato dalla disfatta degli Anni 60, non volendo a qualsiasi costo evocare la Contestazione, da cui l'aveva subita, del Gruppo Crespi avrebbe cancellato la memoria.
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Immagini della distruzione della Tendopoli di Mondo Beat

In un terreno regolarmente affittato, venivano distrutti i beni di cittadini che non avevano commesso alcun reato, per ordine della magistratura (!)
In un terreno regolarmente affittato, venivano distrutti i beni di cittadini che non avevano commesso alcun reato, per ordine della magistratura (!)

La distruzione militare della Tendopoli di Mondo Beat, Barbonia City, e la requisizione da parte dei servizi segreti della sede di Mondo Beat, la Cava, avrebbe innescato la Contestazione tra gli studenti milanesi delle secondarie, dove la rivista Mondo Beat era radicata, che sarebbe esplosa a ottobre alla riapertura delle scuole e da lì si sarebbe propagata tra la massa, incontenibilmente.

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Intanto, perché andasse a buon compimento il bluff del Raduno di tutti i beats e provos fissato per il 15 giugno, nei giorni 12, 13, 14 Antonio Di Spagna Papà avrebbe tenuto alta la tensione a Piazza Duomo, dove alcuni di quelli che erano stati sfrattati dalla Tendopoli avrebbero bivaccato con sacchi a pelo, coperte, zaini.
Antonio Di Spagna avrebbe organizzato pure l'irruzione di kamikaze nel terreno dov'era sorta la Tendopoli, perché avessero a dare spettacolo, inseguiti e acciuffati dai militari che presidiavano il campo.
Di notte, quando i militari s'erano ritirati nelle caserme, Antonio Di Spagna assieme a tanti giovani avrebbe rioccupato simbolicamente il terreno dov’era sorta la Tendopoli di Mondo Beat.

Antonio Di Spagna di giorno e di notte (agenzie e quotidiani vari - 13/14 giugno 1967)
Qui una foto storica, la prima che documenti il fenomeno di Contestazione di Massa
Qui una foto storica, la prima che documenti il fenomeno di Contestazione di Massa

Intanto in quegli stessi giorni 12, 13, 14, Melchiorre Gerbino, all’immancabile domanda che tanti giornalisti gli ponevano "Che sta succedendo? Che pieghe prende questa vicenda?", rispondeva con aria distratta che stavano arrivando a Milano gruppi di contestatori da ogni dove, si prevedeva ne sarebbero arrivati all’incirca cinquantamila.

A sua volta Giuseppe Pinelli emetteva comunicati stampa dalla Sacco e Vanzetti, con cui si annunciava l'imminente arrivo di nutriti gruppi di contestatori, che stavano convergendo su Milano muovendo da un arco geografico che si estendeva da Palermo a Londra. Come si vedrà negli articoli sotto riprodotti, stralci di questi comunicati venivano pubblicati dai quotidiani, dato che originavano dalla serissima sezione anarchica Sacco e Vanzetti, a suo tempo frequentata da personaggi che avevano partecipato alla Guerra Civile in Spagna, altri alla Resistenza al Fascismo in Italia.

Al che le vecchiette della Santa Sede sarebbero impazzite e avrebbero ordinano a Aldo Moro di proteggere Milano coi militari.

SÌ, IL BLUFF DEL "RADUNO DI TUTTI I BEATS E PROVOS D’ITALIA" AVEVA FUNZIONATO!
Eravamo stati tanto tosti a Mondo Beat, incorruttibili, inflessibili, da esserci guadagnata la necessaria credibilità per potere bluffare con successo, per una volta.

(La Notte – 13.6.1967)                                                                           (Corriere della Sera – 14.6.1967)
   Al Corriere della Sera paventavano una 'Marcia su Milano', così come l'avranno avuto descritta da Nino il Fascista
I capelloni di mezza Italia preparano la marcia sui resti di Barbonia           Provos e capelloni minacciano una "Marcia su Milano" per domani

La Notte mostrava disappunto per la pervicacia con cui i beats continuavano a occupare il terreno dov'era sorta la Tendopoli e riportava lo stralcio di un comunicato di Pinelli dove si elencavano una quantità di città da cui stavano muovendo contestatori alla volta di Milano.

Il Corriere della Sera, nell'articolo "Provos e capelloni minacciano una marcia su Milano per domani", con la sua solita meschineria scriveva a proposito di Mondo Beat: "La ’redazione’ di via Vicenza però, ha avuto lo sfratto dalla padrona di casa e ha dovuto abbassare la saracinesca", mentre in realtà la Cava era stata requisita dai servizi segreti, quando l’affitto ne era regolarmente pagato ancora per un mese a venire.
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(Il Giorno – 14.6.1967)                                                                           (La Notte – 14.6.1967)
Il Giorno descriveva chiaramente di come si prospettasse un presidio militare di Milano per impedirvi l'entrata di beats e provos    Questi cretini della Notte comunicavano baldanzosamente di come i militari avrebbero fermato l'invasione
Per fermare i capelloni posti di blocco sulle strade                                                Saranno sbarrate tutte le strade

I comunicati stampa di Giuseppe Pinelli avevano creato l’illusione di come Milano fosse minacciata da una invasione di beats e provos.
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(Il Giorno – 15.6.1967)                                                                          (La Notte – 15.6.1967)
Dopo la distruzione della Tendopoli, quelli dei servizi segreti, per divertirsi, avrebbero mandato uno di loro travestito da straccivendolo    Per la memoria della storica figura di Giuseppe Pinelli, un dettaglio: quando 'Pino' s'entusiasmava diventava leggermente balbuziente
I beats attendono rinforzi                                                                   Rastrellamenti di zazzeruti in tutte le strade della città

I comunicati stampa di Giuseppe Pinelli avrebbero tanto allarmato le vecchiette della Santa Sede che per alcuni giorni sarebbero stati istituiti posti di blocco militari all'innesto di tutte le strade che si collegavano con la rete viaria urbana di Milano e la città sarebbe stata presidiata dai militari e setacciata alla ricerca di beats e provos, che intanto se ne stavano beati a godersi il mare di tante spiagge d'Italia.

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Giuseppe Pinelli è il volto simbolo della Contestazione, per come la visse e per come morì
Giuseppe Pinelli e' il volto simbolo della Contestazione
Melchiorre Paolo Gerbino in memoria di Giuseppe Pino Pinelli


UN POCO DI STORIA

STRAGE DI PIAZZA FONTANA E MORTE DI GIUSEPPE PINELLI

La bomba a orologeria che il 12 dicembre 1969 sarebbe esplosa nella Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano era stata congegnata dentro le strutture del Carcere di San Vittore e ne era uscita con un mezzo in cui viaggiava Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, che la trasportava in una valigetta. Nino il Fascista fu lasciato vicino a un parcheggio di taxi. Ne prese uno, quello di Cornelio Rolandi, col quale si mise a chiacchierare animatamente durante il tragitto, per farsi memorizzare, e si fece lasciare da Rolandi alla Banca dell’Agricoltura, dove depose la valigetta su un ripiano adibito a compilare moduli. Nino il Fascista era sosia dell'anarchico romano Pietro Valpreda, che era già stato predestinato a capro espiatorio e Nino il Fascista s’era fatto memorizzare dal tassista Rolandi proprio perché si potesse poi macchinare l’imbroglio dello scambio di persona. Il giudice Giancarlo Stiz, che si sarebbe occupato dell’inchiesta della strage di Piazza Fontana, scrisse che tutte le piste portavano alla NATO, quale mandante della strage, e io aggiungo che ancor oltre la NATO le piste portavano all’ala reazionaria del Vaticano, quella che aveva nel cardinale Giuseppe Siri l’alfiere e nel cantante Adriano Celentano il giullare. La strage era stata programmata nella previsione errata che gli italiani avrebbero invocato un Uomo Forte che li governasse (il nanerottolo Amintore Fanfani).
Verso la mezzanotte del 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la strage di Piazza Fontana, Giuseppe Pinelli veniva ucciso con un colpo di karate alla nuca dal commissario di polizia Luigi Calabresi in una stanza al quarto piano della Questura di Milano, dove era stato trattenuto durante tre giorni di interrogatori. Sul quadro e sulla dinamica dell’omicidio di Giuseppe Pinelli non ci sono né ombre né dubbi, perché il tenente dei carabinieri Sabino Lo Grano, che era in quella stanza assieme a Giuseppe Pinelli e a quattro funzionari della Polizia di stato (Luigi Calabresi, Antonino Allegra, Antonio Pagnozzi, Marcello Guida) riferì dell’accaduto a un generale dei carabinieri suo superiore, il quale rese pubblici i dettagli dell’omicidio di Pinelli a causa del cattivo sangue che sempre corre tra Arma dei carabinieri e Polizia di stato. Le dichiarazioni di questo generale dei carabinieri furono pubblicate in trafiletti di giornali e sono pertanto indelebili dalla memoria storica. E dunque sappiamo per certo che il commissario Luigi Calabresi voleva estorcere da Giuseppe Pinelli la confessione che l’anarchico Pietro Valpreda, romano, il sosia di Nino il Fascista, il 12 dicembre 1969 si trovava a Milano, per poterlo incolpare quale esecutore materiale della strage e con lui tutti gli anarchici quali ispiratori di essa. A un certo punto il commissario Luigi Calabresi si sentì dire da Giuseppe Pinelli che Antonio Sottosanti aveva messo la bomba e non Pietro Valpreda. (Pinelli lo avrà intuito a causa dell'insistenza con cui, durante tre giorni, lo si era forzato a fare falsa testimonianza della presenza di Valpreda a Milano nel giorno della strage). Quando Calabresi si sentì dire da Pinelli che Sottosanti e non Valpreda aveva messo la bomba, e temette che il piano d’incastrare Valpreda potesse essere vanificato da Pinelli, sferrò a questi un colpo di karate alla nuca e lo uccise. Per simulare il suicidio, il corpo venne poi fatto cadere da una finestra della stanza dove era avvenuto l’omicidio.
Fin qui la relazione del tenente dei carabinieri Sabino Lo Grano e la conseguente dichiarazione pubblica del generale dei carabinieri suo superiore sulla dinamica dell'omicidio Pinelli.
Per altro verso, la verità sulla strage di Piazza Fontana si sarebbe saputa dalla stessa persona che l'aveva compiuta, Antonio Sottosanti. E difatti Nino il Fascista, che era omosessuale, pochi giorni prima della strage si era vantato con dei ragazzini di una grande impresa che avrebbe compiuto, di cui avrebbero scritto tutti i giornali del mondo. E alcuni di quei ragazzini, che erano ben presto finiti nell’Istituto di correzione minorile Cesare Beccaria, quando scoppiò la bomba ne avrebbero parlato con gli istitutori. E di ciò tutta Milano avrebbe immediatamente saputo. E l’editore Giangiacomo Feltrinelli avrebbe dichiarato senza mezzi termini in un’intervista al settimanale L’Espresso: "Sottosanti mette le bombe e incolpano gli anarchici".
Due anni e mezzo dopo l’assassinio di Giuseppe Pinelli, il commissario Luigi Calabresi, che intanto a spron battuto era stato dichiarato dalla magistratura estraneo alla morte di Pinelli, veniva a sua volta assassinato, e per l’accanimento con cui degli innocenti sono stati incolpati di questo omicidio e condannati, si deve desumere che il commissario Luigi Calabresi sia stato eliminato dai servizi segreti italiani.

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Storia di Mondo Beat. Capitolo 15