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Melchiorre Gerbino avendo incettato nel cassone dei vecchi clichè de "L'Unità " la foto di questa ragazza, che tanto somigliava a quelle che frequentavano la Tendopoli, si permise di ricavare un piccolo spazio in questo numero e di pubblicarla con la didascalia "Portateci al campeggio 'Mondo Beat' di Via Ripamonti kg. 50 di pasta al giorno. Aiutateci a contestarvi!". L'appello fu raccolto dal quotidiano "Il Giorno", che ogni giorno fece pervenire 50 kg di pasta alla Tendopoli.
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DATECI UN SACCO A PELO E TENETEVI LE BANDIERE.
Ed ecco ancora Gianni De Martino, col solito sdoppiamento da Dr. Jekyll a Mr. Hide e la solita poltiglia di luoghi comuni.
Se ci si sofferma a parlare di lui non é perchè il personaggio abbia spessore, ma perchè seguendo il suo percorso umano si sviscerano retroscena della storia di Mondo Beat.
Come é stato già accennato, Gianni De Martino dopo lo scioglimento del Movimento chiese a Melchiorre Gerbino e a Gunilla Unger di poterli seguire in Marocco. Lì, dopo essersi coordinato con tale De Mattia, funzionario dell'Ambasciata d'Italia a Casablanca, condusse Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger in una casa di freaks a Marrakech, dove li attendevano sicari che avrebbero dovuto eliminare Melchiorre Gerbino, che in vita sua non s'é mai bucato, con una overdose di morfina e rendere Gunilla Unger tossicodipendente. Ciò perchè si potesse dire in Italia "Avete visto che fine ha fatto quel drogato del direttore di Mondo Beat?!". Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger si salvarono da quella trappola mortale, ma al prezzo di anni bui, che avrebbero poi attraversato, per i gravi disturbi che causarono loro gli psicofarmaci che furono costretti ad assumere durante tre giorni in cui restarano prigionieri in quella casa e dopo, durante tre giorni in una prigione
marocchina a Casablanca, dove subirono torture mentali. Non furono eliminati fisicamente perchè avevano sollevato troppo rumore e lasciate troppe tracce perchè lo si potesse fare alla chetichella.
Tempo dopo questo affare, Gianni De Martino, a ricompensa del servizio reso, fu segnalato dal Vaticano al Dalai Lama, che stava cercando in Italia qualcuno cui affidare la direzione di una casa editrice. Per chi non l'avesse ancora capito, Tenzin Gyatso é un satellite del Vaticano, che viene tenuto in grande prestigio dai media perchè calamita
giovani irrequieti, che potrebbero realizzarsi in contestatori dell'attuale ordine mondiale, e li rincretinisce con nenie ayurvediche tibetane. Tenzin Gyatso é uno degli individui più ottusi e reazionari che corrano instancabilmente per le vie del mondo. Le sue corse cominciarono nel 1959, quando egli, in mezzo a un manipolo di rimpoche, fece una fuga dal Tibet, liberato dai cinesi della sua dittatura teocratica, verso l'India. Questa fuga del Dalai Lama é stata descritta dai media occidentali, durante mezzo secolo, come eroica e drammatica, ma il governo cinese recentemente ha mostrato ufficialmente le foto che riprendono passo passo il Dalai Lama in fuga, per mostrare come Mao Tze-tung abbia voluto risparmiare la vita di Tenzin Gyatso, che pertanto avrebbe potuto raggiungere l'India in portantina, se non fosse stato paranoico. Rifuggiatosi a Dharamsala, in luogo di stabilire rapporti diplomatici con i cinesi, per potere rientrare a Lasa come capo spirituale buddista e da lì diffondere il suo celestiale blablabla oltre il Tibet a tutta la Cina, egli invece scrisse un libro dal titolo "My Land and My People", titolo di 5 parole in cui usa 2 volte l'aggettivo possessivo "mio", che un monaco buddista non dovrebbe mai usare in tutto l'arco della sua esistenza! Personaggio che, lungi dall'essere mistico, é sordido, avrebbe scelto quale direttore della sua casa editrice in Italia, come suggeritogli dal Vaticano, Gianni De Martino, in quanto persona indiscutibilmente affidabile. Avrebbe scelto cioè un complice di assassini: uno che per la legge divina e per la legge umana equivale egli stesso a un assassino (anche se mancato, per sua sfortuna).
Ma per dirigere una casa editrice in Italia occorrono ben altre doti di quelle che erano occorse a Gianni De Martino per spiare i beats, giovani libertari che non si curavano delle spie del cazzo!
Al dunque, Gianni De Martino denominò la casa editrice che gli era stata affidata "Mandala. Quaderni d'oriente e d'occidente". In quegli anni il
ciondolino del Mandala lo vendevano tutti quelli che stendevano una pezza per terra -"Lo vuoi il ciondolino del Mandala? Costa solo cinquecento lire!"- e i "Quaderni Piacentini", cui si era ispirato per completare il nome della casa editrice, era una cervellotica rivista quuadrimestrale che andava di moda tra intellettuali di sinistra: quando invece avrebbe dovuto denominare la casa editrice "Tibet - di Sua Santità il Dalai Lama", per darle impatto svettante e richiamo religioso-politico. E per il lancio pubblicitario della casa editrice egli concepì lo slogan "L'eredità del Tibet é del mondo", comunicando così l'immagine di un tibetano defunto, quando invece avrebbe dovuto capovolgere il concetto e formulare lo slogan "L'eredità del mondo é del Tibet". Allora sì che sarebbero accorsi in tanti, Silvio Berlusconi il primo, a vedere di che si trattava!... Morale: benchè avesse sede in piazza del Duomo a Milano e il Dalai Lama vi convogliasse fedeli, la casa editrice "Mandala. Quaderni d'oriente e d'occidente" morì appena nata, nè Sua Santità , nè i rimpoche del suo caravanserraglio, riuscirono a rianimarla.
Avendo fatto fallire la casa editrice del Dalai Lama, Gianni De Martino, involontariamente, ma conseguentemente alla legge del karma,compì un sabotaggio di natura anarchica di tale magnitudine che tutti assieme i contestatori d'Italia non sarebbero riusciti ad eguagliare!
Il Vaticano tuttavia non abbondonò lo sventurato, ma gli fece ottenere una corrispondenza dal quotidiano "Il Mattino" di Napoli. Gianni De Martino avrebbe mostrato ancora una volta i suoi limiti e "Il Mattino", poco tempo dopo avergli dato la corrispondenza, gliel'avrebbe tolta.
Scaricato dal Vaticano, Gianni De Martino prontamente divorziò dalla moglie, riuscendo a farsi assegnare gli alimenti, e prontamente si accoppiò con un commesso de La Rinascente, per farsi sorreggere economicamente. In ciò egli é stato da Guinness: l'unico caso, che si conosca, di uno che sia riuscito a farsi mantenere contemporaneamente dalla propria moglie e dal propio marito.
Tenzin Gyatzo, che fa rivoltare Gautama Siddharta nella tomba
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(pagg. 10 e 11 - copia anastatica)
Mondo Beat N4,Pagg10-11. / Ricci: La partitocrazia / Franzosi: Buddismo-zen-beats / Renato: Il campione e il morto / Carlier e Gianluigi
?LA PARTITOCRAZIA CAUSA DELLO STATO DI CRISI DELLA GIOVENTU'? fu scritto nel frangente in cui si sarebbe dovuto scrivere ?LA GIOVENTU' CAUSA DELLO STATO DI CRISI DELLA PARTITOCRAZIA?.
Firmato da un altro collaboratore esterno della rivista Mondo Beat, Tito Livio Ricci, l'articolo in realtà era stato scritto da un suo fratello, che, se non ricordo male, si chiamava Franco. Tito Livio Ricci, che faceva da prestanome, era un tipo fisicamente repellente, brevilineo, scheletrico, lentigginoso: per di più era ruffiano e fascista non convinto. Ma il fratello era simpatico! Franco aveva capelli scuri tagliati alla
Balilla, barbetta alla Cesare Balbo, lo sguardo vitreo e pur tuttavia sognante dell'Übermench che scala montagne innevate, e il petto idealmente decorato di medaglie. Era paralitico, su una carrozzella a rotelle, ma sembrava che dalla carrozzella dovesse spiccare un balzo da un momento all'altro! Quando si rivolgeva a Melchiorre Gerbino, lo faceva con accenti vocali cardiotonici e con quella sorta di complicità con cui ci si rivolge al capo inter pares. Per la riservatezza che gl'imponeva il suo ruolo di mente occulta, egli lasciava che gli articoli che scriveva li firmasse suo fratello Tito Livio. Questo articolo, eccezionalmente, proprio per la simpatia che gl'ispirava Franco Ricci, benchè scritto da un collaboratore esterno, Melchiorre Gerbino lo lesse prima di pubblicarlo.
Come si può costatare dalla lettura di ?LA PARTITOCRAZIA CAUSA DELLO STATO DI CRISI DELLA GIOVENTU'?, Franco Ricci era un teorico neofascista precursore dei discorsi che Gianfranco Fini andava facendo fino a prima di passare alle dipendenze di Silvio Berlusconi. Il ragionamento di Franco Ricci é lineare: "Le multinazionali in Italia non hanno bisogno di essere rappresentate da centinaia di deputati e senatori, in un falso e nauseante gioco delle parti: basta alle multinazionali un uomo come Augusto Pinochet!". E' un ragionamento che non fa una grinza, se si accetta per buono l'attuale ordine mondiale, perchè certamente il sistema fascista é il più efficiente nel
garantirlo.
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E qui ancora un collaboratore esterno! Quel Giuseppe Franzosi che durante due settimane, da solo o con altri, fuori e dentro la Cava, aveva parlato ininterrottamente di tutto! In questo articolo BUDDISMO-ZEN-BEATS egli, che tra tutti i collaboratori esterni era il più carismatico, affrontava il tema della crisi del buddismo zen in America. Più pertinente agli scenari della Contestazione sarebbe stato affrontare il tema della crisi del pioppo in Lombardia, chè la scomparsa delle pioppaie, causa l'invasione dei prodotti plastici, si notava nello sfondo del quadro della Contestazione, mentre della crisi del buddismo zen in America non s'intravedeva ombra... ma Franzosi era un eccentrico!... Sempre facendo surf sulla
cresta delle onde, egli, con lo pseudonimo Doctor Pinus, dopo quella di Mondo Beat avrebbe cavalcato l'onda della pornografia. Di onda in onda sarebbe infine approdato in una di quelle taverne di mare denominate libera università, a farci il luminare... Un vero peccato che non abbia fatto il venditore di tappeti! Avrebbe guadagnato di più e sarebbe apparso in qualche televisione locale.
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Gian Luigi é Gian Luigi Castelli.
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Renato é Renè Vento.