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 Gio Tavaglione




Giò Tavaglione, disegnò il Manifesto di Mondo Beat, cronologicamente il primo manifesto dell'underground italiano e certamente il più bello di sempre


"MONDO BEAT N. 4" (sesto della serie)
- del 31 maggio 1967 - tiratura copie 12.000 -


Questo numero apparve nel momento più alto della storia del Movimento, ai tempi della Tendopoli di Mondo Beat.
La Tendopoli di Mondo Beat simboleggiò una sorta di Terra Promessa e Raggiunta, liberata da tabù sessuali cattolici e da obsoleti riferimenti ideologici. Essa segnò la scomparsa dal firmamento italiano dei partiti politici quali assi fissi dell’orientamento giovanile, perché le sezioni giovanili dei partiti da allora si sarebbero svuotate e quei pochi giovani che vi sarebbero rimasti avrebbero contestato i partiti dall’interno. Ciò avrebbe provocato un terremoto nella politica italiana. Alcuni partiti sarebbero scomparsi. Altri si sarebbero riformati. Altri ancora si sarebbero formati. Nessun partito politico si sarebbe potuto sottrarre dall'affrontare i temi promossi, e le situazioni create, dalla Contestazione.

La Tendopoli di Mondo Beat durò dall’alba dell’1 maggio, quando sorse, a quella del 12 giugno, quando fu distrutta dai militari per ordine, dietro le quinte del Governo Moro, e ancora più dietro del Vaticano, ma l’onda lunga di liberazione che essa sollevò avrebbe raggiunto gli angoli più recessi d’Italia, spazzando via regole e costumi anacronistici e gli italiani, da sessualmente repressi ch’erano stati, massimamente le italiane, sarebbero emersi tra i più liberati al mondo, e tali sarebbero rimasti.

Né la Contestazione si sarebbe estinta con la distruzione della Tendopoli di Mondo Beat, ma anzi da lì si sarebbe propagata tra la massa, prima in Italia, poi in Francia, poi nel mondo, pure dove nessuno avrebbe mai osato pensare che si potesse propagare, nelle società islamiche. Sì, l'azione nonviolenta di massa per l'affermazione dei diritti civili e per la salvaguardia dell'ambiente, la Contestazione, la Figlia di Mondo Beat, sarebbe diventata, e resterà, una costante degli sviluppi del Villaggio Globale.
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Nota: Questo sesto numero della rivista Mondo Beat si sfogliava dopo averlo girato di 90 gradi di lato, ogni due pagine formavano un paginone. Fu stampato in 12.000 esemplari. Datato 31 maggio, ci fu consegnato dalla Tecnografica Milanese il 25.

Mondo Beat N.4 (sesto della serie) pagg. 1 e 12 - copia anastatica
Gli slogans che avevano segnato il percorso del Movimento, tra di essi "l'inserito protesta, il beat contesta"
Gli slogans che avevano segnato il percorso del Movimento, tra di essi: "L’INSERITO PROTESTA - IL BEAT CONTESTA"

Su alcuni di questi slogan è d’uopo dare delle delucidazioni, perché al lettore di oggi potrebbero essere incomprensibili.
"MEGLIO UN BEAT OGGI CHE UN GENERALE DOMANI" alludeva al colpo di stato in Grecia, compiuto da una giunta di generali nell’aprile di quell’anno 1967, e alla funzione cui assolveva il Movimento Mondo Beat nel prevenirne uno in Italia;
"NON TUTTI I COLPI VANNO A SEGNI" alludeva ad Antonio Segni, allora presidente della Repubblica, cui era stata sventata la trama di un colpo di stato in Italia;
"CELERE CELERE SEMPRE PIÙ CELERE" si riferiva alla Celere, reparto mobile della Polizia di stato, che reprimeva violentemente le manifestazioni pubbliche;
"PANTERE ALL’ASSALTO NELLA JUNGLA D’ASFALTO" perché pantere venivano chiamate in gergo le vetture Alfa Romeo in dotazione alla Polizia di stato;
"SI P.S.I.U.P.PONE CHE L’ONDA VERDE ARROSSISCA" era una frecciata a quel cretino maligno Andrea Valcarenghi, che dopo lo sfaldamento dell’Onda Verde era finito nell’orbita del P.S.I.U.P. (Partito Socialista Italiano di Unione Proletaria) che, come ho già scritto a proposito di Fernanda Pivano, si sarebbe poi saputo dalla stessa CIA essere stato da essa Agenzia creato e gestito allo scopo di sabotare l’unione tra i partiti socialisti P.S.I. (Partito Socialista Italiano) e P.S.D.I. (Partito Socialista Democratico Italiano) allora al governo in Italia;
"FELTRINELLI: LA PROTESTA DEI MIEI BOTTONI" era una frecciata a Giangiacomo Feltrinelli, la cui Casa editrice commercializzava bottoni con scritte di protesta, che i provinciali italiani, che indossavano capi carnaby street, spillavano sui loro vestiti.
La 2 volte citata "VETTABBIA", era il ruscello che scorreva lungo il lato est della Tendopoli di Mondo Beat;
In "NON CADE FOGLIA (DI FICO) CHE PAOLO NON VOGLIA", il Paolo cui si alludeva non era Melchiorre Paolo Gerbino, ma Paolo VI, allora pontefice regnante.

Nella sua senilita' Paolo VI ci tenne a fare sapere che aveva il pene vergine
San Paolo VI e il marito, l’attore Paolo Carlini

Nella sua senilità San Paolo VI, allo stato civile Giovanni Battista Montini, ci tenne a fare sapere che aveva il pene vergine. Ogni qualvolta prendeva una cantonata, gli agiografi si affrettavano a scrivere ... il Papa, nell’innocenza della sua verginità, non poteva sapere che... La spiegazione di ciò è che Montini credeva nelle Scritture, laddove viene profetizzato che 144.000 martiri e vergini riceveranno in paradiso una veste di luce. Voleva entrare nella quota.
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Mondo Beat N.4 (sesto della serie) pagg. 2 e 3 - copia anastatica
Antonio Mariani, di Monza, fu della redazione e della Base di Mondo Beat
Scritti di: Silla Ferradini (OM) - Tella (2)- Anto Mariani (3) - Claudio Pitschen (4) - Renzo Freschi (5)

(1) In questa poesia, firmata OM, Silla Ferradini descriveva il suo vagabondare on the road.
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(2) Poesia di Tella Ferrari sulla libertà
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(3) LA FAMIGLIA FOCOLARE D’EGOISMO di Anto (Antonio) Mariani, della redazione e della Base di Mondo Beat.
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(4) e (5) Poesie, rispettivamente di Claudio Pitschen e Renzo Freschi.
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Mondo Beat N.4 (sesto della serie) pagg. 4 e 5 - copia anastatica
Jack Kerouac castigato dall'omosessuale cattolico Giovanni De Martino (<i>Gianni De Pincopallino</i>
Scritti di: Michele Rallo (1) - OM (2) - Paola (3)

(1) In questa LETTERA APERTA A MONDO BEAT, il neo fascista Michele Rallo, che non capiva nulla della natura anarchica di Mondo Beat e credeva che il Movimento fosse influenzato dai comunisti, stupidamente ci spiegava come Jack Kerouac e altri personaggi della Beat Generation non fossero comunisti.
Ma la cosa ancor più sconcertante è la risposta che un nuovo arrivato nella redazione della Rivista avrebbe dato al fascista Michele Rallo. Parliamo un po' di questo nuovo arrivato, Gianni De Martino, a Mondo Beat soprannominato Gianni De Pincopallino. Costui si era presentato quale omosessuale cattolico (il termine "gay" non era ancora in uso ai tempi di Mondo Beat) e aveva chiesto a Melchiorre Gerbino di potere fare parte della redazione della Rivista. Io l'ho accettato perché quello era il momento in cui gli omosessuali cominciavano a prendere posizione a viso aperto per fare valere i loro diritti civili.
Ma Gianni De Pincopallino non avrebbe scritto sui diritti civili degli omosessuali, ma avrebbe scritto sciocchezze nel rispondere al fascista Michele Rallo. Avrebbe scritto che Jack Kerouac non era nessuno, perché nessun beat riconosceva in lui un caposcuola e avrebbe rimproverato Jack Kerouac perché si ubriacava invece di pensare a Gesù.


Gianni De Pincopallino, all'anagrafe Giovanni De Martino, sedicente Gianni De Martino
Gianni De Pincopallino contro Jack Kerouac

Di questa infelice persona, Gianni De Pincopallino, parlerò in un capitolo separato. E lo farò, non perché questa persona, che avrebbe manifestato comportamenti criminali, abbia avuto influenza in Mondo Beat, che non ne ha avuto affatto, ma perché la sua storia personale è esemplare per mostrare fino a che punto il Vaticano sfrutti e devi nel crimine i soggetti che sono stati sodomizzati dai suoi preti, quando questi disgraziati, a causa di minacce o di compiacenze dei loro familiari, non sono riusciti a denunciarli. Quindi, anche se non è essenziale, è tuttavia consigliabile leggere di questa infelice persona, Gianni De Martino, dopo aver finito di leggere la storia di Mondo Beat.
Ma quello che devo ora qui segnalare è come 3 articoli pubblicati in questo sesto numero della Rivista (2 a firma "OM" e 1 a firma "A. OM") siano stati scritti da Silla Ferradini, noto scrittore e scultore, e come Gianni De Martino abbia cercato di attribuirseli e abbia fatto sì che per decenni tutti, me compreso, si credesse che fossero veramente suoi. Come è potuto avvenire ciò? Ne darò ora spiegazione.
Melchiorre Gerbino non apprezzava il lato opportunistico della personalità di Silla Ferradini, che senza dubbio questi manifestava, e quindi tra i due non c'erano buoni rapporti. Perciò, al momento della preparazione di questo sesto numero della Rivista, Silla Ferradini, temendo un rifiuto da parte di Melchiorre Gerbino, consegnò questi 3 articoli a Gianni De Pincopallino, chiedendogli di pubblicarli in forma anonima. Gianni De Pincopallino, che è persona scorretta, ha fatto credere che sia stato lui a scriverli. Ma nel 2017, cioè 50 anni dopo l'uscita di questo sesto numero della rivista Mondo Beat, Melchiorre Gerbino, cercando di rintracciare il cognome di quell'Enea che aveva creato il logo di Mondo Beat e di Onda Verde, cognome che Gerbino ha dimenticato (e non ha ancora rintracciato) fece un giro di telefonate e, tra gli altri, chiamò Silla Ferradini. Dato che in quell'occasione i due trovarono un modo simpatico di intrattenersi a vicenda, essi conversarono a lungo e allora Ferradini confessò a Gerbino che era stato lui a scrivere quegli articoli. E di sicuro disse la verità, poiché lo stile di quegli articoli è diverso da quello degli scritti di Gianni De Martino, e poi, poiché Gianni De Martino, che del cafone ha tutti i tratti esibizionistici, non avrebbe dovuto firmarli col suo nome, se quegli articoli fossero stati suoi?
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(3) Di Paola, che firmava AL PUNTO DI PARTENZA, non si conosceva il cognome. Questo suo paradossale modo di scrivere era allora tipico di tanti confusi, che aspiravano alla fama sognando di essere "scoperti" da qualche "personaggio importante" del mondo della letteratura.
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Mondo Beat N.4 (sesto della serie) pagg. 6 e 7 (1) (2) - copia anastatica
Metà del Manifesto di Mondo Beat di Giò Tavaglione fu stampata in 6.000 esemplari di questo numero, e l’altra metà negli altri 6.000.

Pochi anni dopo i tempi di Mondo Beat, Gio Tavaglione morì battendo il capo nello spigolo di una stanza d'albergo

metà del Manifesto di Mondo Beat di Giò Tavaglione (1)                    metà del Manifesto di Mondo Beat di Giò Tavaglione (2)

Metà del Manifesto di Mondo Beat di Giò Tavaglione fu stampata in 6.000 esemplari di questo numero, e l’altra metà negli altri 6.000.

Citata nel Manifesto di Mondo Beat la musa ispiratrice di Giò Tavaglione Monik Charvet

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Mondo Beat N.4 (sesto della serie) pagg. 8 e 9 - copia anastatica
EDUCAZIONE SESSUALE ALL&'ITALIANA, di Claudio Alemagna. Uno scritto di grande acume sulla politica di repressione sessuale esercitata dal Vaticano. A leggerlo, questo articolo sembra scritto oggi
Scritti di: Livio Cafici (1)- Claudio Alemagna (2)- A.OM (3) - Foto con didascalia (4)

(1) La pubblicazione dell’articolo DALLA FOGLIA DI FICO ALLA VERNICE fu caldeggiata con fare volitivo dal collaboratore esterno Livio Cafici (quello del canelupo avvelenato).
Dopo 40 anni, avendo finalmente Melchiorre Gerbino trovato la determinatezza di leggere questo articolo, egli deve ammettere che non è vero che solo l’uomo geniale è volitivo, perché l’idiota può esserlo altrettanto.
E qui vale fare una disgressione sul papa Pio XII.
Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, romano de Roma, convisse alcuni decenni con Suor Pasqualina, al secolo la bavarese Josephine Lehnert.
Per la devozione di Josephine Lehnert, l’aureola di latin lover che si sarebbe diffusa intorno alla figura di Eugenio Pacelli avrebbe ispirato migliaia di femmine tedesche, massimamente cattoliche bavaresi, a concedersi carnalmente a maschi italiani, donde anche le ricadute del canelupo, che si sarebbero ripercosse fin nelle pagine di Mondo Beat.

Eugenio Pacelli e Josephine Lehnert sposi mistici
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(2) EDUCAZIONE SESSUALE ALL’ITALIANA, di Claudio Alemagna. Uno scritto di grande acume sulla politica di repressione sessuale esercitata dal Vaticano. A leggerlo, questo articolo sembra scritto oggi.
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(3) DATECI UN SACCO A PELO E TENETEVI LE BANDIERE. Silla Ferradini in aspra critica del servizio militare obbligatorio.
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La gente simpatizzava sempre di piu' coi contestatori. Stavano arrivando i tempi della contestazione di massa
(4) Foto e didascalia di Melchiorre Gerbino.
Avendo incettato nel cassone dei vecchi cliché de L’Unità la foto di questa ragazza, che tanto somigliava a quelle che frequentavano la Tendopoli, Melchiorre Gerbino si permise di ricavare un piccolo spazio in questo numero e di pubblicarla con la didascalia "Portateci al campeggio ’Mondo Beat’ di Via Ripamonti kg. 50 di pasta al giorno. Aiutateci a contestarvi!". L’appello fu raccolto dal quotidiano Il Giorno, che ogni giorno fece pervenire 50 kg di pasta alla Tendopoli.
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Mondo Beat N.4 (sesto della serie) pagg. 10 e 11
Per la grande popolarità del Movimento, la rivista Mondo Beat era al massimo delle vendite quand'era appesantita al massimo da articoli insulsi
Scritti di: Tito Livio Ricci (1) - Giovanna Carlier (2) - Giuseppe Franzosi (3) - Gianluigi (4) - Renato (5)
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(1) ?LA PARTITOCRAZIA CAUSA DELLO STATO DI CRISI DELLA GIOVENTÙ?, di Tito Livio Ricci.
Questo articolo fu scritto nel frangente in cui si sarebbe dovuto scrivere ?LA GIOVENTÙ CAUSA DELLO STATO DI CRISI DELLA PARTITOCRAZIA?
Firmato da Tito Livio Ricci, un altro collaboratore esterno della rivista Mondo Beat, l’articolo in realtà era stato scritto da un suo fratello, che, se non ricordo male, si chiamava Franco. Tito Livio Ricci, che faceva da prestanome, era un tipo fisicamente repellente, brevilineo, scheletrico, lentigginoso: per di più era ruffiano e fascista non convinto. Ma il fratello era simpatico! Franco aveva capelli scuri tagliati alla Balilla, barbetta alla Cesare Balbo, lo sguardo vitreo e pur tuttavia sognante dell’Übermench che scala montagne innevate, e il petto idealmente decorato di medaglie. Era paralitico, su una carrozzella a rotelle, ma sembrava che dalla carrozzella dovesse spiccare un balzo da un momento all’altro! Quando si rivolgeva a Melchiorre Gerbino, lo faceva con accenti vocali cardiotonici e con quella sorta di complicità con cui ci si rivolge al capo inter pares. Per la riservatezza che gl’imponeva il suo ruolo di mente occulta, egli lasciava che gli articoli che scriveva li firmasse suo fratello Tito Livio. Questo articolo, eccezionalmente, proprio per la simpatia che gli ispirava Franco Ricci, benché scritto da un collaboratore esterno, Melchiorre Gerbino lo lesse prima di pubblicarlo.
Sì, Franco Ricci era un teorico neofascista che in ultima istanza sottintendeva dire che le multinazionali non hanno bisogno di essere rappresentate da centinaia di deputati e senatori, in un falso e nauseante gioco delle parti, basta alle multinazionali un uomo come Augusto Pinochet. È questo un ragionamento che non fa una grinza, se si accetta per buono l’attuale ordine mondiale, perché certamente il sistema fascista è il più efficiente nel garantirlo.
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(2) GIOVANNA CARLIER analizzava l’apporto dei giovani contestatori nel vivificare una società altrimente stagnante.
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(3) BUDDISMO-ZEN-BEATS, di Giuseppe Franzosi. E qui ancora un collaboratore esterno! Quel Giuseppe Franzosi che durante due settimane, da solo o con altri, fuori e dentro la Cava, aveva parlato ininterrottamente di tutto! In questo articolo BUDDISMO-ZEN-BEATS egli, che tra tutti i collaboratori esterni era il più carismatico, affrontava il tema della crisi del buddismo zen in America. Più pertinente agli scenari della Contestazione sarebbe stato affrontare il tema della crisi del pioppo in Lombardia, perché la scomparsa delle pioppaie, causa l’invasione dei prodotti plastici, si notava nello sfondo del quadro della Contestazione, mentre della crisi del buddismo zen in America non s’intravedeva ombra... ma Franzosi era un eccentrico!... Sempre facendo surf sulla cresta delle onde, egli, con lo pseudonimo Doctor Pinus, dopo quella di Mondo Beat avrebbe cavalcato l’onda della pornografia. Di onda in onda sarebbe infine approdato in una di quelle taverne di mare denominate libera università, a farci il luminare... Un vero peccato che non abbia fatto il venditore di tappeti. Avrebbe guadagnato di più e sarebbe apparso in qualche televisione locale.
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(4) IL CAMPIONE, di Gianluigi Castelli. Apprezzamento della condotta di Cassius Clay/Mohamed Ali, che s’era rifiutato di andare in guerra in Vietnam.
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(5) IL MORTO, di René Vento. Un piagnisteo fuoriluogo per un pilota di Formula 1 morto in gara a Montecarlo.

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Come si sarà potuto costatare, la situazione in cui Melchiorre Gerbino s'era venuto a trovare con la rivista Mondo Beat era insostenibile. Se la rivista non era naufragata nel ridicolo, era perché egli aveva cestinato gli scritti di quanti scimmiottavano mode letterarie beat generation, ma comunque, senza l’apporto di Antonio Pilati e di Marco Maria Sigiani, soffocata da gente estranea alla Contestazione, la rivista non portava avanti alcuna linea. E ciò mentre si era innescata la rivoluzione sessuale nella Tendopoli e la Contestazione stava per dilagare a livello di massa. Quest’ultimo numero s’era salvato grazie al paginone degli slogan, al Manifesto di Giò Tavaglione, alla foto della ragazza AIUTATECI A CONTESTARVI!, all’articolo di Claudio Alemagna... ma l’assedio alla rivista di gente estranea alla Contestazione s’era fatto asfissiante. Perciò, già prima di fare stampare questo numero, Melchiorre Gerbino aveva deciso che dopo di esso si sarebbero sospese le pubblicazioni di Mondo Beat durante quattro mesi, cioè fino ai primi di ottobre, quando avrebbero riaperto le scuole e Mondo Beat da un mese avrebbe dovuto essere rientrato dalla Tendopoli alla Cava. E aveva deciso di cambiare la natura della rivista, pubblicando in essa solo vignette, foto con lapidarie didascalie e fotomontaggi. Solo così avrebbero potuto emergere collaboratori originali a Mondo Beat e al tempo stesso sarebbe stato possibile fugare la masnada di cretini e di cafoni. Di questo progetto Melchiorre Gerbino aveva parlato con Giò Tavaglione, della cui stretta collaborazione si sarebbe avvalso. Per avere tempo di mettere a punto questa nuova programmazione, era stato deciso di fare stampare 12.000 copie di questo ultimo numero, perché durassero fino agli inizi di ottobre. E così il 25 maggio, quando la Tecnografica Milanese ce le venne a consegnare, metà delle copie furono accatastate nella Cava e l'altra metà fu messa in circolazione, nella previsione che le 6.000 copie messe in circolazione sarebbero state vendute nell’arco di un mese, dato che si era ormai quasi in estate e parecchia gente aveva cominciato ad andare in ferie. E invece le 6.000 copie furono vendute in tre giorni. Tanto grande era la popolarità del Movimento che, quando la rivista era al peggio della sua qualità, Melchiorre Gerbino fu costretto a bloccarne la vendita, per non fare esaurire in una sola settimana tutte le 12.000 copie!

Storia di Mondo Beat. Capitolo 14