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Umberto Tiboni, cofondatore del movimento Mondo Beat e della omonima rivista


Umberto Tiboni, la gestione della Cava, cuore e snodo del Movimento Mondo Beat.


Introduzione a "Mondo Beat N. 2"

I giorni che intercorsero tra l'uscita del precedente numero di Mondo Beat (24 febbraio 1967) e di questo (18 marzo) furono quelli della nascita della Contestazione e del suo battesimo di fuoco.
Per la grande copertura mediatica degli eventi di quei giorni, alla Cava sarebbero arrivati molti giovani che fin lì non avevano avuto legami di sorta con i beats. Questi giovani avrebbero presto capito che non era richiesto loro di integrarsi a un dato programma, ma che la loro spontanea partecipazione a Mondo Beat sarebbe stata parte della realtà del Movimento. Erano giovani generosi e fortunatamente erano tanti. Tra di loro ci sarebbe stato pure un genio, che sarebbe diventato subito il designer di Mondo Beat, Giò Tavaglione, in questa foto ritratto nella Cava.
E però alla Cava sarebbero arrivati pure altri tipi, che venivano con l'intenzione di avere pubblicati i loro scritti nella rivista Mondo Beat. Costoro non capivano cosa stesse succedendo con la Contestazione, perché non partecipavano ai suoi eventi ed erano confusi dalla frastornante pubblicità sulla Beat Generation orchestrata da Fernanda Pivano. Scrivevano insulsaggini ed erano assillanti nel chiedere che venissero pubblicate. Alcuni di costoro avrebbero tolto il respiro a Melchiorre Gerbino, per come gli sarebbero stati attorno tutto il tempo. Melchiorre Gerbino non aveva l'autorità di poterli allontanare da Mondo Beat e pur di levarseli di torno avrebbe finito per pubblicare alcuni dei loro scritti, ma a condizione che costoro non mettessero piede nella Cava.
E qui ci si può chiedere se sia stato ragionevole che Melchiorre Gerbino, pur di togliersele di torno, abbia fatto concessioni a persone che lo infastidivano, tanto da pubblicare le loro insulsaggini nella rivista Mondo Beat.
Diciamo allora che Melchiorre Gerbino capiva bene che la stagione di Mondo Beat sarebbe stata breve, ma considerava altresì che la gente si muove in massa solo per brevi stagioni e che sono le brevi stagioni quando la gente si muove in massa che producono i grandi cambiamenti nella Storia, i passi di non ritorno. Uno di questi passi di non ritorno sarebbe stata la contestazione di massa, ove fosse avvenuta, e Mondo Beat era in una sorta di corsa contro il tempo a innescarla, prima del suo inevitabile declino come movimento. E a questo punto vale la pena ricordare come il movimento olandese Provobeweging, la cui energia era ormai quasi esaurita, e l'americano Free Speech Movement, che era in declino, non erano stati in grado di mobilitare le masse, avevano motivato giovani e intellettuali, ma non le masse. Melchiorre Gerbino pensava che per i corsi e ricorsi della Storia le masse avrebbero potuto essere ancora una volta mobilitate a partire da Milano, dagli stessi luoghi da cui le aveva mobilitate il Fascismo, anche in considerazione del fatto che la Contestazione ne era l'antidoto.
E dunque Melchiorre Gerbino si sarebbe fatto ostacolare nella sua corsa contro il tempo perché tali Tito Livio Ricci, Giuseppe Franzosi, Claudio Pitschen, Livio Cafici... gli si sarebbero parati davanti perché volevano pubblicare i loro scritti?
Melchiorre Gerbino avrebbe pubblicato alcune delle loro insulsaggini, e però, come s'è detto, a condizione che costoro non stessero fisicamente nella Cava ad annoiare col loro blablabla i giovani della Base di Mondo Beat e a creare intralcio.
C'è pure da considerare che il sacrificio che Melchiorre Gerbino compiva con la rivista Mondo Beat era giustificato dal fatto che la rivista aveva poca valenza a innescare la contestazione di massa, perché la rivista raggiungeva poche migliaia di persone, quasi tutte nel nord Italia, e gli articoli in essa pubblicati sarebbero stati letti settimane dopo ch'erano stati scritti, mentre erano di grandissima importanza le vetrate della Cava, perché i poster lì esposti venivano fotografati e pubblicati in quotidiani e rotocalchi e visti in tempo reale in tutta Italia da centinaia di migliaia di persone. Melchiorre Gerbino non avrebbe permesso a nessuno di quei rompiballe di avvicinarcisi alle vetrate della Cava, né alcuno di loro avrebbe mai cercato di farlo, tutti fissati com'erano a volere pubblicare nella rivista.
Con questo non voglio asserire che la rivista Mondo Beat non abbia avuto valenza alcuna nell'innescare la contestazione di massa, perché tale affermazione non sarebbe veritiera, dato che la rivista motivava gli studenti degli istituti milanesi e i primi moti di contestazione di massa si sarebbero manifestati nelle loro scuole. Inoltre, l'attacco che la rivista Mondo Beat avrebbe portato al Corriere della Sera avrebbe provocato, a causa del contrattacco della stampa di regime, un terremoto da cui la stessa stampa di regime sarebbe stata devastata. E tuttavia la contestazione di massa non si sarebbe verificata se la massa delle persone, che non avevano letto una sola riga della rivista Mondo Beat, non fosse stata preparata alla mobilitazione dai poster esposti alle vetrate della Cava.
E per concludere, costoro i cui scritti venivano pubblicati a condizione che essi non mettessero piede nella Cava furono definiti "collaboratori esterni della rivista Mondo Beat". Allora i loro scritti furono pubblicati avendoci Melchiorre Gerbino dato solo una sbirciata e siccome a tutt'oggi non ho avuto la pazienza di leggerli, non starà a commentarli.


"MONDO BEAT N. 2" (quarto della serie)
- del 15 marzo 1967 - tiratura copie 7.000 -


Il quarto numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 7.000 - Datato 15 marzo 1967

Il quarto numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 7.000 - Datato 15 marzo 1967   Il quarto numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 7.000 - Datato 15 marzo 1967   Il quarto numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 7.000 - Datato 15 marzo 1967   Il quarto numero della rivista Mondo Beat - Tiratura copie 7.000 - Datato 15 marzo 1967  

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Commenti:

pagine 1 e 12 -
Tutti i clichés con cui Melchiorre Gerbino strutturò questo numero furono da egli stesso incettati nel cassone di quelli già usati per la stampa dal quotidiano L’Unità, a eccezione di uno del collage di questa copertina, quello del pretino che si tiene il cappello, che su richiesta di Gerbino fu disegnato da Giò Tavaglione. Iniziava così la collaborazione tra Gerbino e Tavaglione, che sarebbe diventata l’asse mediatico della Contestazione, perché i due avrebbero collaborato nel preparare i poster per le vetrate della Cava. Il grande Giò Tavaglione, col pretino che tratteneva il cappello dal vento della Contestazione, pubblicava per la prima volta un suo lavoro.

pagina 2 -
LA SQUOLA, di Renzo Freschi. La prima parte di questo articolo è stata pubblicata nel numero precedente della rivista e, come si è visto, la Procura della Repubblica di Milano avrebbe trovato il pretesto per ordinare il sequestro di quel numero, di cui in realtà il regime non aveva digerito la copertina, composta da un collage di fogli di via obbligatori e diffide.
LA SQUOLA è stato uno scritto veramente apprezzabile, tanto che il termine volutamente errato "squola" sarebbe stato recepito nella letteratura italiana a fare ironia sul sistema scolastico italiano.

pagina 3 -
In questa pagina si trova il primo articolo pubblicato da un collaboratore esterno della rivista Mondo Beat.
Ricordo ancora questo collaboratore esterno, perché quando io diedi segni di fastidio, a causa della sua insistenza nel volere pubblicare questo articolo, egli mi commosse, raccontandomi di sua madre, tedesca, che aveva fatto uccidere il canelupo con un'iniezione letale perché la bestia invecchiava e perdeva peli nell'appartamento.

pagine 4 e 5 -
In questa doppia pagina sono pubblicate foto di eventi del Movimento Mondo Beat e l'articolo IL CORRIERE E I BEATS di Enrico. Come già detto, Enrico era un misterioso personaggio di mezza età, che alla fine si sarebbe scoperto era un giornalista del Corriere della Sera, che in Mondo Beat scriveva francamente come nel suo giornale non avrebbe potuto.

E nella stessa doppia pagina, ultima colonna a destra, ancora un articolo di quel collaboratore esterno la cui madre aveva ucciso il canelupo (vedi quanto mi sono commosso, che in questo numero gli ho pubblicato 2 articoli!).

pagina 6 -
DA BERKELEY A NOI. UNA PROPOSTA PER IL MOVIMENTO STUDENTESCO E LA RIFORMA DELLA SCUOLA, di Marco Maria Sigiani.
Marco Maria Sigiani con questo articolo avrebbe dato un prezioso contributo a questo numero, per le informazioni lineari che avrebbe fornito sugli eventi nel Campus di Berkeley dell'Università della California e per come avrebbe citato Mario Savio, che del Free Speech Movement era il leader.

pagina 7 -
DA BERKELEY A NOI. LA SCUOLA COME FABBRICA DI CERVELLI, DESTINATA A PREPARARE MATERIALE UMANO PER L'INDUSTRIA, di Marco Maria Sigiani.
Trattando della vera rivolta giovanile negli USA, quella innescata nel Campus di Berkeley, Marco Maria Sigiani avrebbe fatto finalmente soffiare il vento della controinformazione tra gli studenti delle scuole secondarie milanesi.

pagina 8 -
COSA ACCADE A PIAZZA DI SPAGNA? COSA ACCADE, di Ivano Urban.

SENTIERI, di un collaboratore esterno della rivista Mondo Beat.

pagina 9 -
MA CHI SONO? di Cecilia, sui beats.

LA LIBERTÀ SESSUALE di Carlo Masi.
Uno dei primi studenti universitari che aderirono al Movimento Mondo Beat, Carlo Masi fu amico di Vittorio Di Russo e di Melchiorre Gerbino.

pagina 10 -
LETTERA APERTA A MONDO BEAT di Monica Maimone e REPLICA di Marco Maria Sigiani.
L'attivista comunista Monica Maimone criticava ideologia e strategia del Movimento Mondo Beat.
La risposta di Marco Maria Sigiani, a parte l'ironia, mostra inequivocabilmente l'indipendenza che il Movimento Mondo Beat aveva dai comunisti (e sempre avrebbe mantenuto lungo tutto il suo percorso).

pagina 11 -
CRONACA POLITICA di Etra Occhialini.
Brillante ironia sulla cronaca politica di regime. Questo scritto avrebbe dato origine a una linea di satira politica dello stesso stile, sia in letteratura che in teatro.

DI PRIVATO NON ABBIAMO PIÙ CHE IL GABINETTO, LA MEMORIA, L'ONANISMO E LA MORTE, di Agor Pilati (Antonio Pilati), che citava questa frase di Andrea Fidóra per dare titolo al suo articolo.
Con questo articolo Antonio Pilati rendeva omaggio ai modelli della Provocazione. Ma c'è da considerare come questo articolo fu scritto dopo che i modelli della Contestazione erano stati formulati e la Contestazione aveva avuto il suo battesimo di fuoco con la Manifestazione di Contestazione del Sistema. Ma Antonio Pilati non aveva avuto percezione di quanto era successo. Studente liceale che si preparava a sostenere l'esame di maturità, non aveva avuto tempo di partecipare agli eventi del Movimento e così, mentre la Contestazione a Milano apriva nuovi scenari, egli avrebbe continuato a elogiare i modelli della Provocazione, quando ormai erano obsoleti e ad Amsterdam non succedeva più nulla di memorabile.
Nel prepararsi all'esame di maturità, Antonio Pilati era rimasto tanto inchiodato a una sedia e a un tavolino da non avere raggiunto la finestra della sua stanza, a vedere come la Storia stesse passando sotto di essa.


Storia di Mondo Beat. Capitolo 10