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Mondo Beat, Milano - 25 febbraio / 17 marzo 1967.

Il potere intralcia la distribuzione della rivista Mondo Beat e il Movimento lo affronta: è il battesimo di fuoco della Contestazione.


Il menabò del terzo numero della rivista Mondo Beat (Mondo Beat n.1 - datato 1 marzo 1967) era stato preparato nella seconda metà di febbraio e la Tecnografica Milanese ne aveva consegnato le 4.000 copie il 24 di febbraio.

Sabato 25 febbraio.
Nella Cava ragazzi e ragazze del Movimento fanno la coda per prendere ognuno cento copie della rivista Mondo Beat, cinquanta copie del numero appena uscito e cinquanta del precedente, per venderle per le vie della città. Quelli residenti a Milano le venderanno per le vie del centro, gli altri lungo vie di periferia, per non farsi intercettare dalla Questura e diffidare.
Le 2.500 lire di guadagno, pari a 25 lire a copia per 100 copie, che si realizzano in due ore di vendita, sono molti soldi, se si pensa che il pranzo completo, vino compreso, in uno dei tanti ristoranti di Via Torino costa 400 lire... Le copie volano!... Melchiorre Gerbino esce a vendere le sue cento copie, per osservare le reazioni della gente: la gente compra decisa, chi con atteggiamento complice, chi con tentennamenti critici del capo, ma sempre con interesse, perché Mondo Beat è famoso per il richiamo che esercita sui giovani.

Domenica 26 febbraio.
Alla Cava la giornata è trascorsa in un gioioso andirivieni di ragazzi e ragazze che hanno venduto Mondo Beat per le vie di Milano, mentre il marciapiede davanti alla Cava è stato intasato di curiosi.
A sera Umberto Tiboni annuncia che in due giorni sono state vendute circa 6.000 copie di Mondo Beat, 3.000 dell’ultimo numero e 3.000 del precedente. Mondo Beat stabilisce così un primato come rivista italiana: è in attivo, e largamente, senza ricevere sovvenzioni di sorta e senza accettare inserzioni pubblicitarie. Melchiorre Gerbino pensa perciò di accelerare i tempi della pubblicazione di un nuovo numero e aumentare la tiratura. Nella Cava si vivono ore di allegria. Ma durano poco.

Lunedì 27 febbraio.
I vigili urbani vanno alla caccia dei giovani che vendono Mondo Beat per le strade. Chiedono loro di esibire la licenza di venditore ambulante, in mancanza della quale sequestrano le copie e spiccano una multa di £ 18.000, per "contravvenzione alla legge di Pubblica Sicurezza 121".
Saputo ciò, Melchiorre Gerbino blocca la vendita, di cui peraltro i due numeri sono ormai quasi esauriti, e si consulta con Umberto Tiboni.
Per essere efficienti nel fronteggiare la situazione, Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino decidono di assumere loro le funzioni cui era stato preposto Vittorio Di Russo. Tiboni si farà carico di intrattenere i contatti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extraparlamentari; Gerbino guiderà le manifestazioni pubbliche del Movimento.
In questa nuova veste, Melchiorre Gerbino si rivolge allora ai giovani che riempiono la Cava e rumoreggiano insofferenza e dichiara loro che Mondo Beat, per l’affermazione dei suoi diritti, affronterà il potere a oltranza, senza cedimenti o compromessi di sorta.
Comincia allora nella Cava una riunione, che si protrae ininterrottamente, mentre partono in autostop ragazzi verso Genova, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Mestre, Trento, per avvisare quelli di Mondo Beat che a Milano si preparano azioni di rottura e invitarli alla Cava.

(AGI - Il Giorno - 1.3.1967)                                                                              (Agenzia Franco Sapi - 1.3.1967)
Le vetrate della Cava sarebbero diventate determinanti nel propagare la Contestazione    Con questo slogan si contestava il sistema 2 pesi e 2 misure
Noi parliamo di libertà e l'autorità ci opprime                                                                                 LA LICENZA DI P.S.121 CHIEDETELA PRIMA ALLE MONACHE

Con lo slogan LA LICENZA DI P.S.121 CHIEDETELA PRIMA ALLE MONACHE si contestava il sistema 2 pesi e 2 misure, dato che i vigili urbani chiedevano ai giovani del Movimento la licenza di ambulante, per potere vendere Mondo Beat per le strade, e non la chiedevano alle monache, che vi vendevano indisturbate Famiglia Cristiana.
Le vetrate della Cava venivano usate per la prima volta per esporvi poster e slogan della Contestazione.
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La riunione nella Cava sarebbe durata ininterrottamente dal 27 febbraio al 3 marzo, con un andirivieni di giovani di Milano e di diverse altre città. Il 3 marzo si sarebbe deciso di indire, a partire dal 4 marzo, uno sciopero della fame di gruppo, della durata di 3 giorni, cui fare seguire, il 7 marzo, una manifestazione nel centro di Milano, per bloccarlo nelle ore di punta di traffico serale.

Mondo Beat e la Contestazione - Sciopero della fame - (L’Unità - 6.3.1967)
Quello di Mondo Beat fu in Italia il primo sciopero della fame di gruppo inscenato per l'affermazione dei diritti civili
In primo piano Dante Palla. Melchiorre Gerbino é sulla soglia

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Mondo Beat e la Contestazione - Sciopero della fame - (Mezzogiorno d’Oggi)
Non pochi erano i giovani napoletani a Mondo Beat
Mezzogiorno d’Oggi, di Napoli, simpaticamente ironizzava con A Milano "fanno la fame". Pubblicava la stessa foto de L’Unità.
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Mondo Beat e la Contestazione - Sciopero della fame (AGI - Il Giorno - 6.3.1967)
Lo Sciopero della Fame fu il primo evento di Mondo Beat che ebbe copertura mediatica dai quotidiani a distribuzione nazionale

Con la chitarra Eros Alesi Pasticca, seduto in alto Cristo di Monza, poi Tella Ferrari, Daniele, Marina, Adolfo e, il primo a destra, Giorgio Contini.

Giorgio Contini, sardo, era preposto alla direzione dello scantinato della Cava, che era il cuore e lo snodo del Movimento.
Come è già stato detto, lo scantinato della Cava era aperto 24 ore al giorno e chiunque vi poteva accedere senza identificarsi e starci a suo piacimento e poteva lasciare le sue cose nel guardaroba, senza dover pagare e a tempo indeterminato. Giorgio Contini, oltre a essere preposto al guardaroba, controllava che nello scantinato della Cava non avvenissero violenze, furti, uso di stupefacenti: cose che non sarebbero mai avvenute.
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Mondo Beat e la Contestazione - Sciopero della fame ( entrambe le foto AGI - Il Giorno - 6.3.1967)
I giovani di Mondo Beat erano di tutte le estrazioni sociali    Lo scantinato della Cava fu l'incubatrice dei modelli della Contestazione
Laura, Alfredo, Daniele.                                                                                Antonio Di Spagna Papà e Laura.

Laura era una ragazza milanese di confessione israelita. Alfredo un anarchico reichiano, milanese, studente universitario. Daniele un ragazzo veneto scappato di casa.

Antonio Di Spagna, lucano, ex militare di carriera, dallo sciopero della fame in poi avrebbe preso parte a tutti gli eventi di Mondo Beat, rivelandosi un vero eroe della Contestazione.
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(Corriere della Sera - 6.3.1967)                                                   (Corriere d’Informazione - 6.3.1967)
Al Corriere della Sera non avevano teste pensanti come Giorgio Bocca, ma arteriosclerotici come Indro Montanelli    Lo sciopero della fame di Mondo Beat,che avveniva durante il 'boom economico',avrebbe incuriosito la massa
il Corriere della Sera sullo sciopero della fame                                    il Corriere d’Informazione sullo sciopero della fame

Corriere della Sera e Corriere d’Informazione, sempre schierati contro Mondo Beat, facevano entrambi parte del potentissimo Gruppo editoriale Crespi, cui appartenevano svariati quotidiani e rotocalchi.
Il Corriere d’Informazione era nato subito dopo la disfatta italiana nella seconda guerra mondiale, per prendere il posto del Corriere della Sera, che era stato temporaneamente censurato a causa del sostegno che aveva dato al regime fascista. Il Corriere d’Informazione aveva continuato le pubblicazioni anche dopo che il Corriere della Sera era stato autorizzato a riprendere le sue, ma infine, a causa della Contestazione, il Corriere d’Informazione sarebbe fallito per mancanza di lettori. A causa della Contestazione, il Gruppo editoriale Crespi, dopo traversie, cambi di proprietà, bancarotte, sarebbe scomparso di scena.
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(La Gazzetta del Popolo - 6.3.1967)                                                                            (testate varie - 5/6.3.1967)
Ai suoi inizi, il Movimento Mondo Beat si espanse nel triangolo Milano-Torino-Genova    Dallo sciopero della fame in poi gli eventi del Movimento Mondo Beat avrebbero avuto copertura mediatica nazionale
La Gazzetta del Popolo di Torino sullo sciopero della fame                                                                          testate varie sullo sciopero della fame

La Gazzetta del Popolo di Torino s’interessava di Mondo Beat perché numerosi erano i giovani di quella città che facevano parte del Movimento.
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(Sciopero della fame - AGI - Il Giorno - 6.3.1967)                                       (Sciopero della fame - AGI - Il Giorno - 6.3.1967)
Ottelio Corsi sta parlando con Melchiorre Gerbino    Nicola Paterlini sarebbe rimasto gravemente ferito durante la manifestazione che seguì lo sciopero della fame
Ottelio Corsi tra Tella e Adriana                                                                                              Nicola Paterlini con la chitarra

Foto a sinistra, Melchiorre Gerbino sta parlando con Ottelio Franco Corsi, alla cui destra è Tella Ferrari, e alla cui sinistra è Adriana (con gli occhiali).
Ottelio Franco Corsi, figlio di un militare di carriera, era un viaggiatore libertario che aveva partecipato in diverse nazioni d’Europa ai fermenti della nostra generazione. Nella manifestazione che sarebbe seguita allo sciopero della fame egli sarebbe stato arrestato e diffidato dal soggiornare in Milano e sarebbe tornato ai suoi viaggi.

Foto a destra, con la chitarra Nicola Lino Paterlini, lombardo, il più bravo chitarrista a Mondo Beat.
È la pioggia che va, dei Rokes, era la canzone più popolare a Mondo Beat.
Adriano Celentano, al soldo del Vaticano, avrebbe invece cantato Tre passi avanti e crolla il Mondo Beat, canzone con cui esortava la ragazza ideale italiana a non avvicinarsi ai beats, per non farsi inzozzare. Quarant’anni dopo i tempi di quella canzone, Celentano avrebbe chiesto scuse ai beats, ma le sue sarebbero state scuse di comodo, perché era ai tempi di Mondo Beat, e sarebbe sempre rimasto, un opportunista.
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Mondo Beat e la Contestazione - Sciopero della fame (entrambe le foto dell'Agenzia Franco Sapi - 6.3.1967)               
Monique Charvet, detta 'Monik', era la musa ispiratrice di Giò Tavaglione    Gunilla Unger, svedese, fu il riferimento delle prime ragazze italiane che parteciparano al Movimento Mondo Beat
Monique Charvet, Ringo, Jenny                                                      Gunilla Unger gioca a carte con Eros Alesi Pasticca.

Foto a sinistra, Monique Monik Charvet, ragazza francese, e alla sua destra, sorridenti, Ringo e Jenny, laziali.

Foto a destra, Gunilla Unger e Eros Alesi Pasticca giocano a carte.
Eros Alesi, romano, a Mondo Beat detto Pasticca, era il ragazzo più vitale e popolare del Movimento Mondo Beat. Entrava e usciva dall'Istituto di correzione minorile Cesare Beccaria con una tale disinvoltura che a un certo punto la Questura si stancò di arrestarlo. Né la Questura poteva allontanarlo da Milano perché vi era residente. Aveva allora 16 anni e non scriveva nulla e nessuno poteva immaginare che nella letteratura universale sarebbe stato ricordato come uno dei poeti più toccanti degli anni delle rivolte giovanili.
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Il 7 marzo, quando lo sciopero della fame era da poco finito e poco mancava che si inscenasse la manifestazione pubblica, arrivava da Roma a intervistarci Romana Rutelli, inviata, non ricordo bene se da "Novella 2000" o "Eva 2000".
Melchiorre Gerbino ne approfittava per fare chiarezza sulla natura progressista (e non cavernicola) del Movimento Mondo Beat.

Mondo Beat e la Contestazione - Sciopero della fame - (Romana Rutelli)
Melchiorre Gerbino fa chiarezza sulla natura progressista del Movimento
"Siamo pronti a morire di fame"

A titoli con sentenze tragicomiche, quali "Siamo pronti a morire di fame" ricorrevano allora i rotocalchi italiani per attrarre lettori.
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7 marzo 1967.
Alle 4 del pomeriggio la Cava è con le saracinesche abbassate e all’interno è stipata di giovani, tra di essi anche francesi, tedeschi e inglesi.
Ne cominciano a uscire gruppetti, formati da tre-quattro, che prendono direzioni diverse per non insospettire eventuali poliziotti appostati nelle vicinanze. L’appuntamento generale è per le ore 18 sotto l'Arco di Porta Venezia, da dove muoverà la manifestazione.
Mandato da Giuseppe Pinelli arriva con un furgone uno spazzacamino anarchico, Vito, che preleva dalla Cava i cartelli che saranno esposti durante la manifestazione. Li scaricherà alle ore 18 in punto sotto l’Arco di Porta Venezia.
Gli ultimi a uscire dalla Cava siamo Andrea Valcarenghi e Melchiorre Gerbino. Umberto Tiboni e Giorgio Contini vi rimangono, perché la Cava deve restare aperta come rifugio, dato che la polizia non può entrarci se non è munita di un mandato della magistratura, essendo la Cava sede ufficiale della rivista Mondo Beat, rivista che è regolarmente registrata.
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
(AGI - Il Giorno - 8.3.1967)                                                                (Agenzia Franco Sapi - 8.3.1967)
Manifestazione di Contestazione del Sistema. Melchiorre Gerbino la volle,la organizzo',vi partecipo'    La Manifestazione di Contestazione del Sistema fu per la Questura di Milano un fulmine a ciel sereno
La manifestazione muove da Porta Venezia quando fa già buio (foto sx) - Andrea Valcarenghi vestito di bianco; Barry McBuir col cartello LA VIOLENZA È DEI DEBOLI (foto dx)
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
(AGI - Il Giorno - 8.3.1967)                                                                (Agenzia Franco Sapi - 8.3.1967)
Tella Ferrari preparo' le matrici per ciclostile del secondo numero di Mondo Beat.Fece un lavoro inestimabile    Dante Palla era un vagabondo consumato. Dei dintorni di Milano conosceva ogni cane che abbaiava
Tella Ferrari col suo inseparabile quaderno                                                            Il mitico Dante Palla

Tella Ferrari era una ragazza israelita di 16 anni. Dopo che ebbe letto il primo numero della rivista Mondo Beat, che aveva comprato davanti alla sua scuola, andò a cercare Melchiorre Gerbino a casa di lui, quando ancora non esisteva la Cava, e si propose per il lavoro di redazione della rivista, che intraprese. Poco tempo dopo sarebbe arrivato il padre di Tella, l’ingegnere Ferrari, visibilmente preoccupato, ma dopo che ebbe parlato con Melchiorre Gerbino e con Gunilla Unger si sarebbe tranquillizzato.

Dante Palla era un nobile che vagabondava. Poeta, i versi li scriveva solo sui suoi piedi, perché andassero perduti quando l’inchiostro scoloriva. Dopo Mondo Beat, ai tempi delle "occupazioni", Dante Palla, noblesse oblige, avrebbe occupato il Castello Sforzesco.
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
(AGI - Il Giorno - 8.3.1967)                                                                                                                      (AGI - Il Giorno - 8.3.1967)
Le ragazze italiane erano attratte dai beats per i modi educati e camerateschi con cui le trattavano    I giovani della Base di Mondo Beat subivano una costante decimazione da parte della Questura
Con la camicia a fiori Zafferano; alla sua sinistra Elisa                                                       La "Base di Mondo Beat". Daniele accenna con la mano

Con la camicia a fiori Zafferano, laziale, che partecipò a tutti gli eventi pubblici del Movimento Mondo Beat. Zafferano era amico inseparabile di Eros Alesi Pasticca e difatti negli scritti di Alesi viene spesso citato.
Questa foto ritrae il sit-in a Piazza San Babila, con cui fu paralizzato il traffico nel centro di Milano. Delle ragazze giovanissime, che abitavano nell’area di San Babila, uscirono dalle loro case e parteciparono al sit-in. Nella foto una di esse, Elisa, che poggia un ginocchio sull'asfalto. Elisa sarebbe poi diventata assidua di Mondo Beat.

I giovani della "Base di Mondo Beat" erano di diverse nazionalità. La stragrande maggioranza italiani, poi francesi, tedeschi, inglesi. Le ragazze numerose. L’estrazione era di tutto l’arco sociale, dai sottoproletari semianalfabeti ai nobili blasonati.
I giovani della "Base di Mondo Beat" avevano abbandonato la famiglia, rinnegato la scuola, non si piegavano al lavoro salariato. Facevano "contestazione globale". Erano circa 400, ma i presenti all’appello, quando ci si radunava per delle manifestazioni, non superavamo mai i 200, gli altri essendo in viaggio con l'autostop o in carcere. La "Base di Mondo Beat" subiva una costante decimazione da parte della Questura di Milano, ma veniva costantemente rinsanguata dall'arrivo di nuovi giovani.
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Reazione poliziesca e articoli di quotidiani

(Foto dell'AGI e dell'Agenzia Franco Sapi - dell' 8 marzo 1967)
 La repressione poliziesca fu di una violenza ingiustificatamente inaudita, dato che i giovani di Mondo Beat facevano resistenza passiva
Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967 - La reazione poliziesca

La repressione della Manifestazione di Contestazione del Sistema fu eseguita dai poliziotti del Reparto Mobile "Celere", famigerati per la violenza dei loro interventi. Fu una repressione ingiustificatamente violentissima, dato che i giovani di Mondo Beat facevano resistenza passiva.

Alfio D'Agosta <i>Giuda</i> fu un eroe della Contestazione    A causa dei calci dei poliziotti, Nicola Paterlini, oltre alle due costole rotte, avrebbe avuto pure delle complicazioni respiratorie
Alfio D’Agosta Giuda abbattuto e trasportato (Agenzia Franco Sapi - 8.3.1967)                                                    Nicola Lino Paterlini gravemente ferito (AGI - Il Giorno - 8.3.1967)

Alfio D’Agosta, siciliano, con un’istruzione scolastica appena sufficiente, a Mondo Beat avrebbe sviluppato una personalità che lo rese popolare e famoso. Partecipò a manifestazioni di contestazione collettive e ne intraprese di personali. Egli è nella leggenda di Mondo Beat, per l’azione con cui a Piazza Duomo contestò la Questura di Milano. Dopo la distruzione militare della Tendopoli di Mondo Beat, Barbonia City, quando l’editore Giangiacomo Feltrinelli organizzò a Sesto San Giovanni una manifestazione di solidarietà verso il Movimento, a conclusione della quale Melchiorre Gerbino avrebbe invitato Alfio D’Agosta a parlare a nome di Mondo Beat, Alfio D’Agosta, improvvisando, avrebbe tenuto un discorso sobrio e lineare come nessun altro avrebbe saputo far meglio.

Nicola Lino Paterlini, il più bravo chitarrista a Mondo Beat.
Ebbe due costole rotte dai calci che gli diedero i poliziotti mentre era sdraiato nel suolo. Le sue foto, apparse sui quotidiani, furono viste dai suoi familiari che accorsero a Milano da Lodrino (Brescia) e lo presero in cura.
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
Il quotidiano Il Giorno uscì con 2 edizioni nella stessa giornata, dedicando 2 articoli alla manifestazione
(Il Giorno - 8.3.1967)                                                                      (Il Giorno - 8.3.1967)
Antonio Di Spagna fu picchiato brutalmente con l'asta di un cartello quando era già ammanettato    La Manifestazione di Contestazione del Sistema fu la prima manifestazione della Contestazione e il preludio delle contestazioni di massa che si sarebbero svolte nel Villaggio Globale
Antonio Di Spagna gravemente ferito                                                              Giorgio Cavalli e Barry McBuir

Antonio Di Spagna Papà subì un trauma cranico a causa delle botte che i poliziotti gli diedero con l'asta di un cartello dopo che era già ammanettato dentro un furgone cellulare. Restò piantonato in ospedale durante due settimane, poi fu incarcerato per altre due settimane per violenza a pubblico ufficiale. La Questura, imbarazzata a causa del suo passato nell'esercito, faceva di tutto per allontanarlo da Mondo Beat, ma non poteva ingiungergli un foglio di via perché era residente a Milano.

Nella foto dell'articolo a destra, Giorgio Cavalli Ombra, seduto a terra, agita una mano aperta. Egli era milanese, della buona borghesia. Dacché cominciò a fare vita beat fu allontanato da suo padre, che gli disse -"Tu non devi più farti vedere a casa! Ormai per noi tu sei solo un’ombra!" - e Giorgio Cavalli adottò perciò lo pseudonimo Ombra. Partecipò agli eventi del Movimento dagli inizi allo scioglimento. È da lui che poi Melchiorre Gerbino avrebbe sentito dire una delle cose che più lo hanno rallegrato nella vita. Essendosi i due rincontrati a Milano trent’anni dopo i tempi di Mondo Beat, ed avendo parlato un poco di quei tempi, Melchiorre Gerbino, per fare intendere ad altri che ascoltavano, a un tratto disse -"Mondo Beat voleva essere un movimento anarchico" - e Giorgio Cavalli disse - "Non c’è mai stato nulla di più anarchico di Mondo Beat!".
Nella stessa foto, sdraiato supino e a braccia indietro, Barry McBuir. Era di padre inglese e madre italiana, con cui viveva in un vasto e lussuoso appartamento a Piazza Duomo a Milano. Vittorio Di Russo avrebbe voluto che andassimo a purificarci a Rapallo, nella villa della madre di Barry, invece d'inscenare manifestazioni come questa. Ma invano!
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
(Corriere della Sera - 8.3.1967)                                                                      (Corriere d’Informazione - 8.3.1967)
Al Corriere della Sera non controllavano più la loro avversione per Mondo Beat    Il Corriere d'Informazione descriveva la Manifestazione di Contestazione del Sistema come una passeggiata di beats interrotta dalla polizia
Eros Alesi col cartello NON SCHEDATE LE NOSTRE COSCIENZE                                                    Daniele, Cristo di Monza, Alfio D'Agosta

Nella foto, Eros Alesi Pasticca regge il cartello NON SCHEDATE LE NOSTRE COSCIENZE scritto da Melchiorre Gerbino con la sua brutta calligrafia. L’articolo, infarcito di menzogne, evidenziava come al Corriere della Sera non controllassero più la loro avversione per Mondo Beat.

Nella foto dell’altro articolo, Daniele all'impiedi, Cristo di Monza semisdraiato.
Daniele, veneto, capelli color rame, occhi verdi, era il ragazzo il più corteggiato dalle ragazze a Mondo Beat. Se ci si fa caso, nelle foto in cui appare nella Cava è sempre accanto a una ragazza o tra due.
Cristo di Monza, di cui non si seppe mai il nome e cognome, fu sempre in prima fila in tutte le azioni collettive di Mondo Beat e ne intraprese di individuali per contestare la Questura di Milano. Molto schivo di carattere, tanto da potere sembrare scostante, nei fatti era solidale e gentile.
Nell'articolo, Il Corriere d’Informazione cambiava le carte in tavola e descriveva Antonio Di Spagna come aggressore e non aggredito. In questo articolo viene riferito pure di Eros Alesi ferito.
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
(La Gazzetta del Popolo - Torino - 7.3.1967)                                                            (La Gazzetta del Popolo - Torino - 8.3.1967)
Alla Gazzetta del Popolo diedero importanza dell'evento. I giovani torinesi erano i più numerosi a Mondo Beat, dopo i milanesi    L'autore dell'articolo, Guido Boursier, si rese conto del vento storico che soffiava da Mondo Beat
Una tumultuosa protesta dei capelloni blocca per un'ora il centro di Milano                                Milano è la città-guida dei giovani beat italiani

Il grande risalto dato dalla Gazzetta del Popolo di Torino alla Manifestazione di Contestazione del Sistema dipendeva dal fatto che numerosi erano i giovani torinesi di Mondo Beat, i più numerosi dopo i milanesi. Guido Boursier, l’autore di questo articolo, si era unito a una ventina di loro, venuti espressamente da Torino a Milano per partecipare alla manifestazione. Boursier nella Cava s’era intrattenuto a parlare con giovani italiani, inglesi, tedeschi, francesi ed era rimasto stupefatto della formazione cosmopolita del Movimento e colpito dalla determinazione dei giovani di Mondo Beat, che consapevolmente andavano incontro alla repressione poliziesca pur di non rinunciare all’affermazione dei loro diritti. Boursier intervistò Gerbino poco prima che iniziasse la manifestazione, e poi egli vi assistette durante tutto il suo svolgersi. Fu perciò la Gazzetta del Popolo di Torino, cui Boursier dettò telefonicamente l'articolo, che in Italia riportò per prima la notizia della manifestazione.

Dopo la Manifestazione di Contestazione del Sistema, le fughe da casa di giovani italiani sarebbero diventate di massa. Questi giovani sarebbero venuti a Milano, a Mondo Beat. I responsabili di Mondo Beat, Melchiorre Gerbino in primis, li avrebbero incoraggiati e spinti a viaggiare per l’Europa, perché si sprovincializzassero.
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Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967
(L’Unità 8.3.1967)                                (L’Unità 9.3.1967)                                (Avanti! - 11.3.1967)
I comunisti speravano d'inglobare il Movimento Mondo Beat, invece Mondo Beat avrebbe fatto svuotare le loro sezioni giovanili    La Contestazione non solo non si sarebbe fatta assorbire dai comunisti, ma avrebbe segnato il declino della loro influenza sulla cultura italiana e francese    I socialisti italiani avrebbero poi portato il Paese in alto, con Sandro Pertini e Bettino Craxi, ma il Vaticano e i sionisti l'avrebbero ricacciato in basso, con Oscar Luigi Scalfaro e Antonio Di Pietro
Selvaggia aggressione poliziesca                    Ferma protesta dei giovani                      Perché contro i capelloni?

La propaganda comunista era a favore di Mondo Beat (i 2 articoli da sinistra).
I comunisti vedevano nel Movimento Mondo Beat un fattore di disturbo a quel sistema che essi avrebbero voluto rovesciare e perciò prendevano smodatamente posizione a favore del Movimento. Ma a Mondo Beat noi valutavamo i comunisti secondo parametri di libertà sessuale, convinti, com’eravamo, che non ci possa essere rivoluzione reale senza rivoluzione sessuale, e, valutati con quest'ottica, i comunisti erano tanto bigotti quanto i cattolici, e tanto orrore ci facevano quanto quelli, perché, come quelli, ci volevano pianificare una vita di sacrifici e privazioni in funzione di un avvenire migliore che noi non avremmo però visto in questa vita... Figurarsi come a Mondo Beat li mandavamo affanculo!

I socialisti invece (articolo a destra) facevano doppio gioco.
Essendosi da poco separati dai comunisti, con cui avevano fatto lega fin dalla fine della seconda guerra mondiale, i socialisti erano entrati a far parte di un governo gestito dal Vaticano tramite la sua creatura politica Democrazia Cristiana. Pertanto i socialisti a parole prendevano le difese di Mondo Beat, cercando così di accattivarsi le simpatie di elettori che apprezzavano i giovani contestatori per il loro impegno nell’affermare i diritti civili, ma di fatto i socialisti avallavano tutte le misure poliziesche con cui il governo reprimeva il Movimento, governo presieduto da Aldo Moro, un lugubre sacrestano del Vaticano travestito da progressista.

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Dalla lettura degli articoli sulla Manifestazione di Contestazione del Sistema, si vedeva come ci fossero sostanzialmente due posizioni politiche contrastanti nei confronti del Movimento, quella palesata dal Corriere della Sera, che rispecchiava l’area politica reazionaria, che avrebbe voluto vedere Mondo Beat annientato e quella palesata da L’Unità, che prendeva esageratamente le difese di Mondo Beat perché i comunisti corteggiavano il Movimento nel tentativo d’inglobarlo. Tra queste due posizioni, che erano quelle del blocco capitalista e del blocco sovietico che si fronteggiavano nella Guerra Fredda, c’era un’esile terra di nessuno, che portava verso il Villaggio Globale, che non era ancora visibile, ma di cui si poteva avere percezione intellettuale. Mondo Beat avrebbe avanzato attraverso questa terra di nessuno, senza mai nulla concedere all’uno o all’altro blocco, ma attirando a sé le avanguardie giovanili dei due fronti, ch’erano sveglie, romantiche e contigue al suo corso da posizioni opposte. Ed è proprio dopo la Manifestazione di Contestazione del Sistema che a Mondo Beat sarebbero cominciati ad affluire giovani che avrebbero abbandonato le sezioni dei partiti dell’estrema sinistra e dell’estrema destra. Lo avrebbero fatto prima per intuito, avendo visto quanto grande fosse il fegato di questi capelloni e di queste sbarbine che affrontavano il sistema, poi, frequentandoli, avrebbero capito quanto emancipati fossero sessualmente, che non si facevano penalizzare dal prete, e finalmente avrebbero capito quanto lontani fossero stati essi stessi dalla realtà, nella preistoria di Hiroshima, quando avevano avuto come riferimento ideologico le lettere di Lenin o i discorsi di Mussolini.

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Mercoledì 8 marzo, giorno successivo alla Manifestazione di Contestazione del Sistema, arriva poca gente alla Cava. Molti sono ancora traumatizzati dalla carica dei militari della sera precedente e preferiscono per un giorno starsene alla larga e vedere che piega prende il braccio di ferro tra Mondo Beat e la Questura.
Al momento della carica della polizia, Melchiorre Gerbino era riuscito a sgusciare tra la folla dei curiosi che si assiepavano su un marciapiede ed era andato a rifugiarsi dentro un cinema di Piazza Cavour. Oggi egli si dedica alla preparazione del menabò di un nuovo numero della rivista Mondo Beat, che sarà il quarto della serie e il secondo stampato interamente in tipografia. Lavora nel bar di fronte alla sede di Mondo Beat, in uno sgabuzzino che Gaetano, il gestore del bar, gli ha messo a disposizione, da dove può scorgere l’entrata della Cava.
In mattinata Giò Tavaglione gli ha portato un suo disegno, già riprodotto in cliché, che gli era stato richiesto, e Gerbino con esso e con altri cliché da lui incettati nel cassone del quotidiano L’Unità, compone un collage per il paginone di prima e ultima di copertina. Nel pomeriggio Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino si recano alla Tecnografica Milanese, dove consegnano il menabò di questo nuovo numero e l’assegno per il pagamento anticipato di 7.000 copie di esso.

Il 9 marzo il giro alla Cava riprende normalmente, ma Via Vicenza è intasata come mai di curiosi, gente che ha letto sui giornali dello sciopero della fame e della manifestazione. Molte persone entrano al piano terra della Cava, dove c’è un’esposizione collettiva permanente di pitture e disegni, e per alcuni ragazzi e ragazze di Mondo Beat questa resta una giornata memorabile, perché vendono il loro primo quadro.

Mondo Beat e la Contestazione (Agenzia Franco Sapi - 10.3.1967)
Zafferano é lo stesso cui si riferisce Eros Alesi nei suoi scritti
Zafferano, Alfredo, Loredana - I giovani di Mondo Beat si affermano come artisti.

Intanto, quel 9 marzo, nello scantinato della Cava si fa il punto della situazione. Dei quaranta e più incappati nella retata con cui si è conclusa la manifestazione, tutti quelli non residenti a Milano sono stati diffidati dal soggiornarvi. Alcuni che già lo erano, sono stati incarcerati. Tra i nuovi diffidati, alcuni hanno deciso di mettersi in viaggio; altri hanno invece deciso di restare a Milano, incuranti di finire in carcere; altri ancora vivono ore di indecisione e di ansia. A notte nello scantinato rullano i tamburi della Contestazione. Sono dei bongo, che qualcuno ha portato alla Cava, sui quali battiamo incessantemente tutta la notte.

Venerdì 10 marzo.
Verso le 8 del mattino usciamo in 6 dalla Cava: Alfio D’Agosta Giuda, diffidato; Pierluigi Perronace Principe, diffidato; Albert Villi Augerau, diffidato; Ivan, un aristocratico di origine russa; Barry McBuir e Melchiorre Gerbino.
Ci avviamo verso il liceo Parini, dove arriviamo pochi istanti prima che suoni la cicala d’ingresso delle 8,30. Non appena suona la cicala i 6 saliamo di corsa la scalinata d’accesso all’istituto e facciamo cordone umano tra due colonne che la delimitano.
"Non mi direte - grida Melchiorre Gerbino, tra l’ammutolimento degli studenti - che morite dalla voglia di farvi seviziare dalla professoressa di matematica vergine cinquantenne coi baffi!".
Al che si fa largo tra gli studenti un giovane prete aitante -"Ora basta! - dice - Lasciateci passare! Altrimenti ci rimbocchiamo le maniche!" - e si rimbocca una manica.
Al che Barry McBuir alza un ginocchio e lo colpisce nell’apparato genitale. Il prete s’inchina e si ritrae. Si levano allora le urla del preside del Parini, che da un portello della facciata dell’istituto si scalmana.
"Tu! - gli grido io - Cerca di essere più serio e responsabile! Di non fare rincretinire questi giovani e farli crescere pecoroni come quelli della tua generazione!"- e così avanti, per una decina di minuti, finché non si odono le sirene di due macchine della polizia che stanno arrivando, allora i 6 ce la diamo a gambe, mentre al nostro indirizzo il preside impazzito fa gesti irriferibili.
Rientrato alla Cava, Melchiorre Gerbino rinnova gli slogan alle vetrate. In una vetrata: CON UNA MANGANELLATA O UN FOGLIO DI VIA NON SI UCCIDE UN’IDEA; nell’altra vetrata: STUDENTI, GRIDATELO DAI BANCHI!
Nel pomeriggio arrivano alla Cava numerosi studenti del liceo Parini, dove in mattinata s'è inscenato il prologo della contestazione della scuola italiana.

(Agenzia Franco Sapi - 10.3.1967)                                                          (Agenzia Franco Sapi - 10.3.1967)
La popolarità della Cava sarebbe stata tanta che tutti i milanesi in grado di camminare ci sarebbero passati almeno una volta davanti    La gente comune diventava sempre più amichevole verso giovani di Mondo Beat e ne condivideva sempre di più le motivazioni
Albert Villi Augerau, Eros Alesi Pasticca, Cristo di Monza, Zafferano                                                  Melchiorre Gerbino prende una boccata d'aria

Seduto per terra, che suona la chitarra, il francese Albert Villi Augerau; seduto alla sua destra, col poncho, Eros Alesi Pasticca. All'impiedi Cristo di Monza (in corrispondenza della testa di Augerau) e alla sua destra Zafferano.
Albert Villi Augerau era stato arrestato 3 giorni prima, durante la Manifestazione di Contestazione del Sistema. Diffidato dal soggiornare in Milano, era stato tradotto dalla polizia fino al confine francese di Ventimiglia. Ma Villi era innamorato di una bella ragazza di Verona scappata di casa, e non appena era stato mollato dai poliziotti, da Ventimiglia aveva preso un treno ed era tornato a Milano. Incurante della polizia, quel 10 marzo mattina aveva partecipato alla contestazione della scuola italiana sulle scalinate del liceo Parini e ora, a sera, se ne stava a suonare la chitarra davanti alla Cava.

Nella foto a destra, Melchiorre Gerbino, in t-shirt, prende una boccata d'aria fuori della Cava, assiepata fino a tarda sera di curiosi.
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Le contestazioni individuali


Sabato 11 marzo.
Alfio D’Agosta Giuda, che ha partecipato alla Manifestazione di Contestazione del Sistema e alla contestazione della scuola italiana al liceo Parini, dice a Melchiorre Gerbino che è deciso a compiere un’ulteriore azione, personale, consapevole che sarà condannato a un mese di prigione perché è diffidato. I due pensano allora a qualcosa di spettacolare: Alfio D’Agosta incollerà su un cartello il foglio della diffida che ha ricevuto, si metterà il cartello a tracolla e contesterà la Questura a Piazza del Duomo.
Melchiorre Gerbino lo aiuta a preparare il cartello e chiama al telefono dei fotoreporter. Alfio D’Agosta si avvia a piedi dalla Cava verso Piazza del Duomo, per compiere quella che nella storia di Mondo Beat sarà ricordata come l’azione individuale più esemplare. La Questura lo arresterà, ma non avranno il coraggio di metterlo in prigione, perché la notizia della sua azione avrebbe valicato le Alpi. Lo imbarcheranno su un aereo e lo spediranno a casa in Sicilia, da dove Alfio D’Agosta non tarderà molto a ripartire, per tornare a Mondo Beat.

(International Institute of Social History, The Netherlands - Corriere della Sera - Il Giorno - L’Unità)
La notizia della contestazione di Alfio D'Agosta travalico' le Alpi e il sistema italiano ne fu tanto imbarazzato che Alfio D'Agosta non venne incarcerato      Alfio D'Agosta nel momento in cui viene arrestato
Alfio D’Agosta Giuda contesta la Questura di Milano                                             Alfio D'Agosta nel momento in cui viene arrestato

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Domenica 12 marzo.
Cristo di Monza, Morgan, Ronni e Eros Alesi Pasticca contestano la Questura a Piazza del Duomo. Non possono essere diffidati perché sono residenti a Milano, ma possono lo stesso finire in prigione, con l'imputazione pretestuosa di resistenza a pubblico ufficiale.
Le due foto più divertenti tra le migliaia della storia di Mondo Beat.

(AGI - Il Giorno)                                                                           (AGI - Il Giorno)
Ronni e Eros Alesi sorridenti nel cellulare; imbarazzati i poliziotti che li hanno arrestati     Eros Alesi, Morgan e Cristo di Monza nella foto più divertente della storia di Mondo Beat
Nel finestrino di sinistra, Ronni e dietro Eros Alesi                                                            Da sinistra, Eros Alesi, Morgan e Cristo di Monza

Ci voleva un grande fegato per contestare la Questura di Milano, perché, quando ci si finiva, non erano tarallucce e vino.
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Lunedì 13 marzo vengono a visitarci alla Cava da due giovani avvocati, Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi, che hanno lo studio legale poco distante. Si dicono interessati a tutelare i nostri diritti e disposti a presentare al Tribunale di Milano un esposto contro la Questura per il comportamento persecutorio con cui agisce nei nostri riguardi. Sono allievi del celebre avvocato Francesco Carnelutti. Non chiedono soldi, ma cercano notorietà. Accettiamo.

Martedì 14 marzo Melchiorre Gerbino passa a rovistare nel cassone dei vecchi cliché del quotidiano L’Unità e ne trova due sullo sciopero della fame nella Cava e due sulla contestazione individuale di Alfio D’Agosta Giuda e con essi va a completare il menabò del quarto numero della rivista Mondo Beat, che è già in corso di stampa.

Mercoledì 15 marzo viene arrestato Albert Villi Augerau. Lo apprendiamo il giorno 16 dai giornali. Sarà condannato a un mese di prigione e incarcerato in San Vittore

(Il Giorno - L’Unità - Corriere della Sera)
Albert Villi Augerau, dopo un mese di carcere, verra' deportato a Parigi con un volo da Milano    Albert Villi Augerau fu uno dei giovani piu' carismatici di Mondo Beat
Albert Villi Augerau, uno dei giovani più di spicco di Mondo Beat                            Il Movimento Mondo Beat perde Albert Villi Augerau

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(foto dal settimanale Lo Specchio)
Arrivi alla Cava di diffidati da varie questure d'Italia e partenze dalla Cava di diffidati dalla Questura di Milano
Melchiorre Gerbino fa contestazione da una vetrata della Cava, con questo ironico poster di arrivi e partenze di giovani diffidati


Storia di Mondo Beat. Capitolo 9