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Milano, fine febbraio - metà marzo 1967.
- La Questura di Milano aveva ricevuto ordine di paralizzare il Movimento Mondo Beat.
- I vigili urbani avevano avuto ordinato d'impedire la distribuzione della rivista Mondo Beat per le vie di Milano.
- Mercoledì 7 marzo 1967 avveniva il battesimo di fuoco della Contestazione: 200 giovani di Mondo Beat paralizzavano il centro di Milano durante due ore di punta di traffico serale.


E dunque il 24 febbraio la Tecnografica Milanese era venuta a consegnarci le 4.000 copie del nuovo numero di Mondo Beat, le cui pagine sono state riprodotte nel precedente capitolo.
Benché decimato dalla polizia, il Movimento aveva abbastanza giovani per potere distribuire la rivista nelle strade di Milano, giovani cui non poteva essere ingiunto foglio di via obbligatorio perché residenti in città. E così la mattina del 25 febbraio ragazzi e ragazze avrebbero fatto la fila nella Cava, per prendere ognuno cento copie di Mondo Beat, cinquanta copie del numero appena pubblicato e cinquanta residue del precedente, per andare in giro a venderle.
Melchiorre Gerbino sarebbe andato anche lui a vendere, per osservare le reazioni della gente. Molti avrebbero comprato, alcuni con atteggiamento complice, altri con tentennamenti critici del capo, ma avrebbero comprato perché Mondo Beat era famoso per il richiamo che esercitava tra i giovani. Melchiorre Gerbino avrebbe venduto le sue cento copie in due ore, il che non avrebbe costituito una eccezione, tutti quelli che vendevano avrebbero fatto altrettanto. Il prezzo della copia era di Lire 100, di cui 25 andavano al venditore, quindi un venditore avrebbe guadagnato Lire 2.500, una montagna di soldi, un pasto completo, vino incluso, costando Lire 400 nei ristoranti popolari di Via Torino.

Tra il 25 e il 26 febbraio venivano vendute 3.000 copie dell'ultimo numero della rivista e 3.000 del numero precedente. Nella Cava si vivevano ore di allegria. Ma non sarebbero durate a lungo.

Dal 27 mattina i vigili urbani sarebbero andati in cerca di quanti distribuivano Mondo Beat per le strade e avrebbero chiesto loro di esibire la licenza di venditore ambulante, in mancanza della quale avrebbero confiscato le copie e spiccato una multa di Lire 18.000 per violazione della legge 121 sulla pubblica sicurezza.
Al che Melchiorre Gerbino e Umberto Tiboni avrebbero bloccato la vendita dei due numeri di Mondo Beat, di cui peraltro le copie erano quasi esaurite, e si sarebbero consultati sul da fare. Avrebbero deciso di assumere loro le cariche cui era stato preposto Vittorio Di Russo e pertanto Umberto Tiboni si sarebbe fatto carico di intrattenere i contatti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extraparlamentari, mentre Melchiorre Gerbino si sarebbe messo alla testa delle manifestazioni pubbliche del Movimento. In questa nuova veste, Melchiorre Gerbino si sarebbe rivolto ai giovani che affollavano la Cava e avrebbe dichiarato che Mondo Beat avrebbe affrontato il potere a oltranza, per affermare i suoi diritti. Melchiorre Gerbino avrebbe dunque proposto di indire nella Cava uno sciopero della fame della durata di tre giorni, per attirare l'attenzione del pubblico, e poi, a seguire, una manifestazione per paralizzare il centro di Milano nelle ore di punta di traffico serale.
Queste proposte essendo state accolte all'unanimità, messaggeri sarebbero partiti alla volta di Torino, Genova, Padova, Mestre, Trento, Bologna, Firenze, Roma... per avvisare quelli della Base di Mondo Beat che a Milano si preparavano azioni di rottura e invitarli alla Cava.
Nota. Erano detti della "Base di Mondo Beat" i giovani del Movimento che si erano liberati dei vincoli familiari, avevano abbandonato la scuola, non si piegavano al lavoro salariato.

I giovani che si rifiutavano di vivere in famiglia, frequentare la scuola, piegarsi al lavoro salariato, venivano detti della 'Base di Mondo Beat'.
Giovani della "Base di Mondo Beat" a fine febbraio 1967 (Foto: Agenzia Franco Sapi)

I giovani della Base di Mondo Beat erano cittadini esemplari, che nulla avevano da nascondere alla polizia e affrontavano il potere a viso aperto.
Alcuni dei giovani più noti della "Base di Mondo Beat"

Sciopero della Fame di Mondo Beat. Milano, 4 - 7 marzo 1967.

Con questo slogan si contestava il sistema 2 pesi e 2 misure
La licenza di P.S.121 chiedetela prima alle monache. (Foto: Agenzia Franco Sapi)
Col poster "La licenza di P.S.121 chiedetela prima alle monache", esposto a una vetrata della Cava, si contestava il sistema 2 pesi e 2 misure, per cui i vigili urbani chiedevano ai giovani del Movimento la licenza di ambulante per potere vendere la rivista Mondo Beat per le strade e non la chiedevano alle monache, che vi vendevano indisturbate la rivista Famiglia Cristiana.
Le vetrate della Cava venivano usate per la prima volta per esporvi poster e slogan della Contestazione. Da allora questa pratica sarebbe continuata ininterrottamente. Nonostante i poster fossero scritti con la brutta calligrafia di Melchiorre Gerbino, essi venivano fotografati e pubblicati da quotidiani e settimanali e visti da centinaia di migliaia di persone in tutta Italia. Le vetrate della Cava si sarebbero rivelate di grandissima importanza per innescare la contestazione di massa. Voglio dare evidenza di quanto asserisco, mostrando cosa avrebbe pubblicato il quotidiano L'Unità sullo sciopero della fame di Mondo Beat e quali le conseguenze

Nella foto, in primo piano Dante Palla e sulla soglia Melchiorre Gerbino.
Il quotidiano L'Unità sullo Sciopero della Fame di Mondo Beat. (Testo e foto: L'Unità)
Se si considera che L'Unità era il giornale ufficiale del Partito Comunista Italiano, che all'epoca era il più grande partito comunista dell'Occidente e il partito più votato alle elezioni legislative in Italia, è comprensibile come questo quotidiano avesse distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale. Inoltre, essendo L'Unità connesso a una rete di quotidiani e riviste regionali, pure quelli del Partito Comunista, anche quelli avrebbero riprodotto quanto pubblicato da L'Unità su Mondo Beat, insomma, delle vetrate della Cava di Mondo Beat avrebbero visto centinaia di migliaia di persone in tutta Italia.
Considerando ora che lo sciopero della fame sarebbe durato dal 4 al 7 marzo e questa foto e relativa leggenda sarebbero apparse all'alba del 6, quanti vivevano a Milano e dintorni avrebbero avuto tempo per venire alla Cava a vedere cosa succedeva. E ora guardare queste due foto

Melchiorre Gerbino, in T-shirt, prende una boccata d'aria.
Gente davanti alla Cava la sera del 6 marzo 1967, durante lo Sciopero della Fame di Mondo Beat. Melchiorre Gerbino, in T-shirt, prende una boccata d'aria. (Foto: Agenzia Franco Sapi)

Con un poncho, scalzo, seduto a terra Eros Alesi; accanto a lui Albert Villy Augerau suona la chitarra.
Gente davanti alla Cava nella notte tra il 6 e il 7 marzo 1967, durante lo Sciopero della Fame di Mondo Beat. Con un poncho, scalzo, seduto a terra Eros Alesi; accanto a lui Albert Villy Augerau suona la chitarra. (Foto: Agenzia Franco Sapi)

Dopo quanto pubblicato da L'Unità, alla Cava sarebbero arrivate tante persone che non sarebbe stato possibile accoglierle tutte all'interno, come provano queste 2 foto. E di queste foto, una fu scattata tardi la sera del 6 marzo, l'altra nella notte tra il 6 e il 7, quando fotoreporters avrebbero proiettato forte luce sulle persone per fotografarle. Immaginare dunque la calca che c'era stata nel pomeriggio del 6. C'era stata tanta gente che il traffico in Via Vicenza, la strada dove si trovava la Cava, era stato paralizzato e gli automobilisti erano stati costretti a deviare verso altre strade.
In conclusione. Mondo Beat non sarebbe stato in grado di innescare la Contestazione a livello di massa senza le vetrate della Cava. Ai comunisti piaceva riprodurre i nostri poster, perché noi fronteggiavamo il regime, che loro avrebbero voluto rovesciare. A loro volta, giornali e riviste dell'area conservatrice non potevano fare a meno di riprodurre anch'essi immagini delle nostre vetrate, perché i loro lettori erano interessati al fenomeno beat, per i tanti giovani che si univano al Movimento e i tanti adolescenti che fuggivano di casa perché volevano emulare i beats. Giornali e riviste dell'area conservatrice avrebbero descritto il Movimento di maniera il più possibile negativa, perché i giovani desistessero dall'ammirarlo, ma più l'avrebbero fatto e più giovani sarebbero venuti a Mondo Beat e più adolescenti sarebbero scappati di casa.
Tutto questo era senza precedenti. E non solo in Italia, ma ovunque, come la Contestazione stessa.

Foto dello Sciopero della fame di Mondo Beat.

Varie foto dello Sciopero della Fame di Mondo Beat scattate nello scantinato della Cava.
Gunilla Unger e Eros Alesi Pasticca giocando a carte durante o Sciopero della Fame. (Foto: Agenzia Franco Sapi)
Eros Alesi, romano, era il ragazzo più popolare del Movimento Mondo Beat. Era così indifferente all'incarcerazione che a un certo punto la polizia si stancò e non lo arrestò più. Dopo un viaggio via terra in India e una deportazione dall'India in Italia, Eros Alesi si suicidò a Roma, quando aveva 19 anni. All'epoca di Mondo Beat aveva 16 anni, non scriveva poesie, né pubblicava nulla nella rivista Mondo Beat e nessuno nel Movimento avrebbe potuto immaginare che sarebbe stato ricordato nella letteratura universale come uno dei poeti più struggenti degli Anni Sessanta.


Sciopero della Fame di Mondo Beat. Con la chitarra Eros Alesi Pasticca; seduto più in alto Cristo di Monza, poi Tella Ferrari, Daniele, Marina, Adolfo, e ultimo a destra Giorgio Contini. (Foto: AGI - Il Giorno)

Tutti e tre ripresi durante lo Sciopero della Fame di Mondo Beat.
Sciopero della Fame di Mondo Beat. Da sinistra, la francese Monique Charvet, detta Monik, con Ringo e Jenny, romani. (Foto: Agenzia Franco Sapi)
Monique Charvet fu arrestata dalla polizia una prima volta durante la Manifestazione delle Manette e poi un'altra volta durante la Manifestazione dei Fiori. Deportata due volte in Francia, sarebbe tornata clandestinamente due volte in Italia. Ma in Questura si sarebbero mostrati gentili con lei e non l'avrebbero mai incarcerata.

Laura, Alfredo e  Daniele quando partecipavano allo Sciopero della Fame di Mondo Beat.
Sciopero della Fame di Mondo Beat. Laura, Alfredo e Daniele. (Foto: AGI - Il Giorno)
Laura era una studentessa universitaria, milanese, israelita.
Alfredo era un anarchico reichiano, universitario, milanese.
Daniele era un ragazzo veneto scappato di casa.

lo Sciopero della Fame di Mondo Beat scattate nello scantinato della Cava.
Laura e Antonio Di Spagna Papà ripresi durante lo Sciopero della Fame di Mondo Beat. (Foto: AGI - Il Giorno)
Antonio Di Spagna, lucano di Sarconi, era stato militare di carriera, nel Reggimento Genova Cavalleria, col grado di sergente. Antonio Di Spagna, come si vedrà nella ricostruzione di questa storia del Movimento Mondo Beat, fu un vero eroe della Contestazione.

Varie foto dello Sciopero della Fame di Mondo Beat scattate nello scantinato della Cava.
Melchiorre Gerbino sta parlando con Ottelio Corsi. (Foto: AGI - Il Giorno)
Ottelio Corsi, detto Franco, era un viaggiatore libertario che aveva pertecipato in varie nazioni d'Europa ai fernenti della nostra generazione.

Articoli e trafiletti sullo Sciopero della Fame di Mondo Beat

Uno sciopero della fame collettivo non si era mai fatto in Italia prima di questo di Mondo Beat.
Vari quotidiani e riviste sullo Sciopero della Fame di Mondo Beat (1).

Lo sciopero della fame di Mondo Beat fece anche sensazione perché vi partecipavano delle ragazze minorenni.
Vari quotidiani e riviste sullo Sciopero della Fame di Mondo Beat (2).

Lo sciopero della fame fu il primo evento di Mondo Beat coperto da tutta la stampa nazionale. Romana Rutelli venne da Roma per intervistarci.
Sciopero della Fame di Mondo Beat. Romana Rutelli. (Testo e varie foto: Novella 2000)

In quel mese di marzo del 1967, mentre Mondo Beat si sarebbe confrontato col potere, ci sarebbe stata un'assemblea dell'Associazione Lombarda Giornalisti al Circolo della Stampa di Milano. A seguire, quello che il presidente dell'Associazione, Carlo De Martino, avrebbe detto della rivista Mondo Beat in quella circostanza:

Nella foto, il secondo da sinistra Luigi Marinatto, che accolse la rivista Mondo Beat nell'Elenco Speciale dell'Albo dei Giornalisti della Lombardia.
Carlo De Martino, Presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, sulla rivista Mondo Beat:
"Per quanto riguarda l'elenco speciale, abbiamo esercitato la nostra sorveglianza quasi quotidiana; siamo sempre stati attenti che queste gerenze fossero sempre destinate a pubblicazioni veramente di carattere tecnico, professionale e scientifico, e poi aggiungiamo anche quelle religiose che consideriamo professionali e di cui abbiamo già parlato l'anno scorso. Naturalmente in questo lavoro qualche volta inavvertitamente siamo caduti in qualche svista che ci è stata sottoposta. E questo mi fa anche piacere. Recentemente abbiamo avuto un caso di un giornale che abbiamo ritenuto un giornale studentesco... C'è l'elenco speciale, ci siamo detti... abbiamo l'esperienza della "Zanzara" e così ci si richiama alla libertà di stampa e poiché mancano nel nostro ordinamento legislativo leggi che possano corrispondere alle istanze dei giovani che vogliono farsi un giornale, allora siamo ricorsi all'elenco speciale. Non c'è niente di male. E allora abbiamo rilasciato un certificato per Mondo Beat pensando che fosse un organo studentesco, e poi invece non lo era; ed era l'organo, diciamo così, di strani giovani capelloni che si riunivano in una strana cantina. Poi sono stati fermati, è stata fatta una retata, e allora siamo intervenuti presso quel giornale che ora sta regolarizzando la propria posizione. Questo, per dirvi la delicatezza del nostro compito, quando non si può né si deve decidere improvvisamente...".

Questa la fantasiosa relazione su Mondo Beat di Carlo De Martino, che non avrebbe saputo che pesci prendere, colto di sorpresa da attacchi frontali che una rivista studentesca, appena registrata all'Albo, portava al regime.
Né tantomeno in Vaticano avrebbero saputo che pesci prendere, perché se di dietro le quinte avessero ordinato a Carlo De Martino di togliere la licenza a Mondo Beat e Melchiorre Gerbino si fosse allora rivolto ai comunisti, di licenza ne avrebbe ottenuta un'altra in mezz'ora.

Manifestazione di Contestazione del Sistema - Milano, 7 marzo 1967.
(Alcune foto di questa manifestazione sono montate su stralci del Manifesto di Mondo Beat di Giò Tavaglione)
Lo sciopero della fame terminava a mezzogiorno del 7 marzo e alle 4 del pomeriggio la Cava era stipata di giovani, molti dei quali arrivati da altre città e tra di essi erano arrivati francesi, tedeschi, inglesi, di quelli che si erano prodigati al soccorso di Firenze dopo l'alluvione.
Alle 4 del pomeriggio dalla Cava sarebbero cominciati a uscire gruppetti di tre o quattro giovani, che una volta fuori avrebbero preso direzioni diverse, per non insospettire eventuali poliziotti appostati nelle vicinanze. L’appuntamento generale era alle ore 18 sotto l'Arco di Porta Venezia.
Mandato da Giuseppe Pinelli, alla Cava sarebbe arrivato Vito col suo furgone, uno spazzacamino anarchico della Sacco e Vanzetti, che avrebbe caricato i cartelli che avremmo esposto durante la manifestazione, per scaricarli alle ore 18 in punto sotto l’Arco di Porta Venezia.
Usciti tutti, nella Cava sarebbero rimasti Umberto Tiboni e Giorgio Contini, la Cava dovendo restare aperta come rifugio, perché la polizia non vi aveva accesso senza mandato della magistratura

Abbiamo iniziato con l'evento alle 18:00 perche' quella era l'ora quando cominciava il traffico serale di punta di un giorno feriale. A quell'ora faceva gia' buio.
La Manifestazione di Contestazione del Sistema muove da Porta Venezia (Foto: AGI - Il Giorno)
Abbiamo iniziato con l'evento alle 18:00 perché quella era l'ora quando cominciava il traffico serale di punta di un giorno feriale. A quell'ora faceva già buio.
Colti di sorpresa, i funzionari della Questura, che a quell'ora erano in pantofole davanti al televisore di casa, avrebbero dovuto organizzare il reparto di polizia Celere, per darci la caccia, e non sarebbero stati in grado di raggiungerci prima di due ore dall'inizio della manifestazione, durante le quali il centro di Milano sarebbe rimasto paralizzato.

Dante Palla era un vagabondo consumato. Dei dintorni di Milano conosceva ogni cane che abbaiava.
Il leggendario barone Dante Palla. (Foto: Agenzia Franco Sapi)
Dante Palla, il personaggio più eccentrico del Movimento Mondo Beat, era un nobile che vagabondava. Poeta, i versi li scriveva solo sui suoi piedi, perché andassero perduti quando l’inchiostro scoloriva. Dopo Mondo Beat, ai tempi delle "occupazioni", Dante Palla, noblesse oblige, avrebbe occupato il Castello Sforzesco.

Tella Ferrari fece un lavoro inestimabile nel battere a macchina le matrici per ciclostile del secondo numero di Mondo Beat.
Tella Ferrari col suo inseparabile quaderno. (Foto: AGI - Il Giorno)
Tella era una ragazza ebrea di 16 anni che faceva parte della redazione della rivista Mondo Beat. In questa Manifestazione di Contestazione del Sistema si fece accompagnare da un ragazzo ebreo che s'era messo le catene ai polsi per contestare la condizione in cui lo tenevano i suoi genitori.

Per l'influenza che Gunilla Unger esercitò sul primo nucleo di ragazze che aderirono al Movimento, le ragazze di Mondo Beat si sarebbero intrattenute coi ragazzi con una attitudine da parità dei sessi. Questo, quando in Italia imperversava il gallismo.
Con una camicia a fiori Zafferano. Elisa è la giovanissima ragazza che poggia un ginocchio sull'asfalto. (Foto: AGI - Il Giorno)
Zafferano, romano, partecipò a tutti gli eventi di Mondo Beat, sempre in prima linea. Amico inseparabile di Eros Alesi, assieme a lui e a Smilzo, un altro ragazzo di Mondo Beat, avrebbe intrapreso quel viaggio verso l'India descritto nelle memorie di Eros Alesi. Qui li vediamo ai tempi di Mondo Beat

Smilzo, Zafferano, Eros Alesi <i>Pasticca</i>
Smilzo, Zafferano, Eros Alesi Pasticca e sua madre, Angela Polidoro, ai tempi di Mondo Beat.

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Ombra, che fu tutta la vita anarchico e frequentò ambienti e personaggi anarchici, avrebbe detto: Non c'è mai stato nulla di più anarchico di Mondo Beat.
Giorgio Cavalli Ombra agita la mano seduto sotto il cartello. (Foto: AGI - Il Giorno)
Giorgio Cavalli Ombra, uno dei personaggi più famosi del Movimento, faceva parte della Base di Mondo Beat e della redazione della rivista.
Milanese, di famiglia borghese, suo padre lo allontanò di casa perché faceva vita beat. Gli disse: "Tu per la nostra famiglia ormai sei solo un'ombra" e Giorgio adottò ironicamente Ombra come nome.
Qui un link per vederlo in una riunione di redazione della rivista Mondo Beat: il primo seduto a destra è Giorgio Cavalli Ombra; Gunilla Unger è la prima seduta a sinistra; accanto a lei Melchiorre Gerbino.

 La repressione poliziesca fu di una violenza tanto inaudita quanto ingiustificata, dato che i giovani di Mondo Beat avrebbero fatto resistenza passiva.
La repressione poliziesca. (Foto: AGI - Il Giorno)
L'intervento del reparto mobile Celere fu di una violenza inaudita e ingiustificata, perché i giovani non avrebbero fatto alcun tipo di resistenza, molti stando sdraiati a terra, ma i poliziotti li avrebbero presi a calci nelle costole. I funzionari della Questura, che avevano guidato l'attacco, erano furiosi perché non avevano potuto fermarci prima di due ore, durante le quali c'era stato il caos nel centro di Milano. Avevano commesso l'errore di volerci raggiungere con mezzi motorizzati, quando avrebbero potuto raggiungerci molto prima se avessero ordinato ai poliziotti di correre a piedi.
Per dire cosa sarebbe successo con l'intervento della polizia, 150 dei 200 giovani che avevano partecipato alla manifestazione sarebbero sfuggiti alla cattura perché, come si può vedere nelle foto pubblicate nei giornali, la maggior parte dei giovani erano vestiti con abiti comuni e quando squillò la tromba che annunciava la carica della polizia essi avrebbero corso verso i tanti spettatori che si assiepavano sui marciapiedi e si sarebbero frammischiati a loro, mettendosi così in salvo, perché ai poliziotti non sarebbe stato più possibile distinguere chi era di Mondo Beat.
Di quelli che invece eravamo vestiti da beats, ce ne siamo stati che ce la siamo data a gambe così bene che i poliziotti avrebbero desistito dall'inseguirci per non restare isolati dal loro comando.
I 44 giovani che sarebbero stati arrestati lo furono quasi tutti perché erano rimasti sdraiati nel suolo a fare resistenza passiva. E questi giovani prima sarebbero stati presi a calci e manganellate, poi tradotti in Questura.

Alfio D'agosta 'Giuda', siciliano di Lentini, a Mondo Beat avrebbe intrapreso azioni che sarebbero rimaste nella storia.
Alfio D'Agosta Giuda abbattuto e trasportato verso un furgone della polizia. (Le 2 foto da Agenzia Franco Sapi)
Siciliano di Lentini, un ragazzo con una scolarizzazione appena sufficiente, Alfio D'agosta Giuda a Mondo Beat avrebbe sviluppato una grande personalità e avrebbe intrapreso azioni che sarebbero rimaste nella storia degli Anni Sessanta.

Nicola Paterlini 'Lino', il più bravo chitarrista a Mondo Beat.
Nicola Paterlini Lino, due costole rotte e gravi complicazioni polmonari. (Foto a sinistra: Agenzia Franco Sapi - Foto a destra da AGI Il Giorno)
Nicola Paterlini Lino, lombardo di Lodrino, il più bravo chitarrista a Mondo Beat, ebbe due costole rotte dai calci che gli diedero i poliziotti mentre era sdraiato nel suolo. Le sue foto, apparse nei quotidiani, furono viste dai suoi familiari che accorsero a Milano e lo presero in cura. Lino avrebbe sofferto di serie complicazioni polmonari.

Antonio Di Spagna fu piantonato in ospedale durante due settimane; poi durante due settimane fu incarcerato col pretesto di 'violenza a pubblico ufficiale'.
Antonio Di Spagna Papà, trauma cranico. (Articolo: Il Giorno)
Egli subì un trauma cranico a causa delle botte che i poliziotti gli diedero con l'asta di un cartello dopo che era già ammanettato e rinchiuso dentro un furgone cellulare. Restò piantonato in ospedale due settimane, poi fu incarcerato per altre due settimane col pretesto di violenza a pubblico ufficiale. La Questura, imbarazzata a causa del suo passato nell'esercito, dove era stato sergente maggiore nel Reggimento Genova Cavalleria, faceva di tutto per allontanarlo da Mondo Beat, ma non poteva ingiungergli un foglio di via obbligatorio perché era residente a Milano.
Lucano di Sarconi, Antonio Di Spagna Papà fu un vero eroe della Contestazione.

Eros Alesi, ferito da manganellate, dovette ricorrere a tre punti di sutura in un ospedale.
(Articolo dal Corriere della Sera). Eros Alesi Pasticca col cartello NON SCHEDATE LE NOSTRE COSCIENZE, scritto con la brutta calligrafia di Melchiorre Gerbino.
Ferito dalle manganellate, dovette ricorrere a un ospedale per tre punti di sutura.
Nell'articolo si legge di ragazzine che "si sono mischiate" ai capelloni. Avvenne che durante un sit-in Piazza San Babila molte ragazze, giovanissime, che abitavano nella zona, forse avvertite per telefono da loro amiche che partecipavano alla manifestazione, avrebbero lasciato le loro case per unirsi alle ragazze e ai ragazzi della Base di Mondo Beat.

Nell'articolo si legge di Eros Alesi che si e' fatto medicare in ospedale.
(Articolo dal Corriere d'informazione). Daniele sempre in prima linea tra i giovani della Base di Mondo Beat.
Veneto, capelli color rame, occhi verdi, Daniele era il ragazzo più corteggiato dalle ragazze di Mondo Beat. Nelle tante foto scattate nella Cava, in cui appare, è sempre con una ragazza o tra due. Tanto attivo come amante, Daniele lo era altrettanto nella Base di Mondo Beat, sempre coraggiosamente in prima linea. Nella foto di questo articolo, tra i tre Daniele è quello all'impiedi.
Nell'articolo si legge di Eros Alesi che si è fatto medicare all'ospedale.

Angelo Bianco.
Angelo Bianco, ragazzo della Base di Mondo Beat, poi missionario comboniano in Costa d'Avorio.
Quindici anni dopo i tempi di Mondo Beat Melchiorre Gerbino si sarebbe trovato in Costa d'Avorio, dove avrebbe conosciuto Marisa Coppa, una giornalista che gli avrebbe parlato del missionario comboniano Angelo Bianco, ligure di Andora, che all'Università di Abidjan aveva sostenuto una brillante tesi sulla civiltà Koulango. Marisa Coppa diceva che Angelo Bianco, oltre a intellettuale, era anche giovane operoso, che nella sua missione scavava pozzi in cerca d'acqua potabile, ed era giovane originale che tra una fatica e l'altra suoleva viaggiare per la Costa d'Avorio in compagnia di una suora irlandese così bella che gli uomini si giravano per strada a guardarla.
La missione di Angelo Bianco era in un'area di Africa Nera profonda, Bondoukou, dove Melchiorre Gerbino si sarebbe recato durante il suo giro della Costa d'Avorio. Quando si sarebbe presentato a Angelo Bianco, questi avrebbe esclamato - "Gerbino!... Io sono stato un ragazzo di Mondo Beat. Ho partecipato alla grande manifestazione a Milano nel marzo del 67".
Melchiorre Gerbino sarebbe restato due settimane suo ospite e avrebbe osservato Angelo Bianco fare il suo lavoro di missionario: era rimasto simpatico e indomito, come un vero ragazzo di Mondo Beat.
Qualche anno dopo sarebbe morto di febbre gialla nella sua missione.

Cristina, Adriana, Maria, ragazze che prendevano parte alle azioni della Base di Mondo Beat
Cristina, Adriana, Maria, ragazze della Base di Mondo Beat che parteciparono alla Manifestazione di Contestazione del Sistema.
Cristina, di cui non si conosceva il nome ed era così chiamata perché era amica di Cristo di Monza, fu ragazza di Mondo Beat della prima ora e sempre in prima linea lungo tutto il percorso del Movimento. Fu travolta dai militari durante la Manifestazione di Contestazione del Sistema e rimase ferita.
Adriana, che vediamo in tante foto scattate nella Cava, rimase contusa nella Manifestazione di Contestazione del Sistema, avendo tentato di frapporsi ai poliziotti.
Qui un link a Adriana davanti a una vetrata della Cava. Assieme a lei c'è Ercolino.
Maria riuscì a mischiarsi alla gente che osservava la manifestazione dai marciapiedi e a restare indenne.
Era una giovane sposa da poco separata. Si faceva chiamare Mamma e era tra le più attive di quelle che a Mondo Beat con una sorta di impegno missionario iniziavano al sesso ragazzi timidi e imbranati.

Alla Gazzetta del Popolo diedero importanza all'evento, essendo numerosi i giovani torinesi che facevano parte del Movimento Mondo Beat.
(Articolo dalla Gazzetta del Popolo). Guido Boursier. Una tumultuosa protesta dei capelloni blocca per un'ora il centro di Milano.
Guido Boursier, della Gazzetta del Popolo di Torino, che firmava questo articolo, era arrivato alla Cava assieme a una dozzina di giovani torinesi, venuti a Milano per partecipare alla manifestazione, che poi egli stesso avrebbe seguito.
Vogliamo qui ricordare le ragazze della Base di Mondo Beat che parteciparono alla Manifestazione di Contestazione del Sistema. Nella foto sopra riprodotta, Daniele è colui che solleva una mano e dietro di lui, alla sua sinistra, si nota una ragazza; un'altra ragazza s'intravede alla sua destra, di cui solo mezzo viso è illuminato. Complessivamente, più di venti ragazze hanno partecipato alla manifestazione. All'epoca i movimenti femministi non si erano ancora manifestati, queste eroiche ragazze di Mondo Beat ne sono state precorritrici.

Guido Boursier s'era reso conto del vento storico che stava soffiando da Mondo Beat.
(Articolo dalla Gazzetta del Popolo). Guido Boursier. Milano è la città-guida dei giovani beat italiani.
Di questo secondo articolo di Guido Boursier va notato di come egli facesse testimonianza del fatto che i giovani che avevano partecipato alla manifestazione provenissero da tutta Italia e pure da Francia, Germania e Inghilterra. Guido Boursier era rimasto un paio di ore nella Cava, prima che iniziasse la manifestazione, e aveva avuto modo di intervistare tanti di noi. I giovani francesi, tedeschi e inglesi erano di quelli che erano accorsi a Firenze per l'Alluvione, avevano fraternizzato con i giovani di Mondo Beat e avevano aderito al Movimento. Nella foto sopra riprodotta, Barry McBuir, un ragazzo anglo-italiano, che reggeva il cartello "La violenza è dei deboli".

Manifestazione di Contestazione del Sistema. Melchiorre Paolo Gerbino la volle, la organizzò, la condusse.
Un collage di foto e articoli, di pubblicazioni varie, sulla Manifestazione di Contestazione del Sistema.
Dalla lettura degli articoli si può ben capire come ci fossero due posizioni politiche contrastanti nei confronti del Movimento, quella palesata da L’Unità, che prendeva le difese di Mondo Beat a spada tratta, perché ai comunisti piaceva che il Movimento mettesse in crisi il potere costituito, e quella palesata dal Corriere della Sera, di area reazionaria, che minimizzava sull'evento della manifestazione, e che avrebbe voluto Mondo Beat annientato. Tra queste due posizioni, che erano quelle del blocco sovietico e del blocco capitalista, che si fronteggiavano nella Guerra Fredda, c’era un’esile terra di nessuno che portava verso il Villaggio Globale, che non era ancora visibile, ma di cui si poteva avere percezione intellettuale. Mondo Beat avrebbe avanzato attraverso questa terra di nessuno, senza mai nulla concedere all’uno o all’altro blocco, ma attirando a sé le avanguardie giovanili dei due fronti, ch’erano sveglie, romantiche e contigue al suo corso da posizioni opposte. E sarebbe stato proprio dopo la Manifestazione di Contestazione del Sistema che a Mondo Beat avrebbero cominciato ad avvicinarsi giovani che avrebbero abbandonato le sezioni dei partiti dell’estrema sinistra e dell’estrema destra.
Non meno significativo sarebbe stato il fenomeno di adolescenti che sarebbero fuggiti da casa per unirsi ai beats. Dopo la Manifestazione di Contestazione del Sistema questi adolescenti sarebbero stati così numerosi che gli istituti di correzione minorili non sarebbero stati più in grado di incarcerarli tutti, le loro strutture non essendo preparate a tanto. Il sistema, non potendo porre rimedio a questa situazione, al povero direttore dell'Istituto di correzione minorile Cesare Beccaria di Milano sarebbe toccato dire alla radio che questi adolescenti non andavano messi in carcere, perché non dovevano essere considerati giovani fuggiti da casa ma piuttosto allontanatisi da casa (vedi questi monsignori del Vaticano che distinguo fanno quando devono ingoiare rospi!).

E continuando con la ricostruzione cronologica della storia di Mondo Beat, mercoledì 8 marzo, giorno successivo alla Manifestazione di Contestazione del Sistema, alla Cava sarebbero arrivati meno giovani del solito, non pochi essendo ancora traumatizzati dalle cariche dei militari della sera precedente. Ma quel giorno sarebbero arrivati alla Cava due giovani avvocati, Alessandro Garlatti e Carlo Invernizzi, che avevano lo studio legale non lontano dalla nostra sede. Essi si dicevano interessati a tutelarci, se avessimo accettato il loro patrocinio. Si dicevano disposti a presentare in Tribunale un esposto contro la Questura di Milano per il comportamento incostituzionale con cui agiva nei nostri confronti. Questi due giovani avvocati avevano esercitato nello studio del celebre avvocato Francesco Carnelutti. Non chiedevano soldi, cercavano notorietà e noi avremmo accettato il loro patrocinio.

Il 9 marzo il giro alla Cava avrebbe ripreso normalmente e Via Vicenza sarebbe stata intasata di curiosi, gente che aveva letto sui giornali della manifestazione. Molte persone sarebbero entrate al piano terra della Cava, dove sempre c'era un'esposizione collettiva di pitture e disegni, e per alcuni ragazzi e ragazze di Mondo Beat quella sarebbe stata una giornata memorabile, perché avrebbero venduto il loro primo lavoro.

Al piano terra della Cava c'era un'esposizione permanente collettiva di disegni e pitture di giovani di Mondo Beat.
I giovani di Mondo Beat si affermavano come artisti. Nella foto, Zafferano, Alfredo, Loredana. (Foto: Agenzia Franco Sapi)
Intanto, quel 9 marzo, nello scantinato della Cava si sarebbe fatto il punto della situazione. Dei quaranta e più incappati nella retata con cui si era conclusa la manifestazione, tutti quelli non residenti a Milano erano stati diffidati dal soggiornarvi. Alcuni di loro avrebbero deciso di mettersi in viaggio; altri di restare a Milano per contestare ancora la Questura, ben consapevoli di finire in carcere.

Le contestazioni individuali

Venerdì 10 marzo, verso le 8 del mattino, uscivano in 6 dalla Cava: Alfio D’Agosta Giuda, diffidato; Pierluigi Perronace Principe, diffidato; Albert Villy Augerau, diffidato; Ivan, un aristocratico di origine russa; Barry McBuir e Melchiorre Gerbino.
I 6 si avviavano verso il Liceo Parini, dove arrivavano pochi minuti prima delle 8,30, quando avrebbe suonato la campana d'ingresso alle classi. Non appena suonò la campana, i 6 salirono di corsa la scalinata d’accesso all’istituto e fecero cordone umano tra due colonne che la delimitavano.
"Non mi direte - gridò Melchiorre Gerbino, tra l’ammutolimento degli studenti - che morite dalla voglia di farvi seviziare dalla professoressa di matematica, vergine cinquantenne coi baffi!".
Allora si fece largo tra gli studenti un giovane prete, aitante, che disse -"Ora basta! Lasciateci entrare! Altrimenti ci rimbocchiamo le maniche!" - e si rimboccò una manica.
Al che Barry McBuir sollevò un ginocchio e glielo diede nell’apparato genitale. Il prete s'inchinò e si ritrasse. Si levarono allora le grida del preside del Liceo Parini, che da uno sportello della facciata dell’istituto si scalmanava.
"Tu! - gli gridò Melchiorre Gerbino- Cerca di essere più serio e responsabile! Non fare crescere questi giovani come pecoroni, come quelli della tua generazione!"- e così avanti, per una decina di minuti, finché si udirono le sirene di due macchine della polizia che stavano arrivando, allora i 6 se la diedero a gambe, mentre il preside, fuori di sé, nei loro riguardi faceva gesti irriferibili.

I 6 che contestarono la scuola italiana al Liceo Parini non sospettavano che stavano inaugurando una stagione di contestazioni della scuola che si sarebbero manifestate in tutta Italia.
STUDENTI, GRIDATELO DAI BANCHI. (Foto: Grand Hotel)
Nel pomeriggio di quello stesso giorno numerosi studenti del Liceo Parini sarebbero arrivati alla Cava. Per dare loro il benvenuto sarebbe stato esposto a una vetrata il poster "STUDENTI, GRIDATELO DAI BANCHI".

Sabato 11 marzo, Alfio D’Agosta Giuda, che aveva partecipato alla Manifestazione di Contestazione del Sistema e alla contestazione della scuola italiana al Liceo Parini, diceva a Melchiorre Gerbino che era deciso a compiere un’ulteriore azione, personale, consapevole che sarebbe stato condannato a un mese di prigione perché diffidato. I due pensavano allora a qualcosa di spettacolare: Alfio D’Agosta avrebbe incollato su un cartello il foglio della diffida che aveva ricevuto, si sarebbe messo il cartello a tracolla e avrebbe contestato la Questura.
Melchiorre Gerbino lo aiutava a preparare il cartello e chiamava al telefono due fotoreporters dell'agenzia Publifoto. Quando i fotoreporters arrivarono alla Cava, Alfio D’Agosta si avviò verso Piazza Duomo, per compiere quella che nella storia di Mondo Beat sarà ricordata l’azione individuale più esemplare. Lo arrestarono, ma in Questura non ebbero il coraggio di farlo incarcerare, perché notizia e immagini della sua azione avevano valicato le Alpi. Lo imbarcarono su un aereo e lo spedirono a casa in Sicilia, ma Alfio D’Agosta non avrebbe tardato molto a ritornare a Mondo Beat.

Allontanatevi! Sono un pericolo! La Questura ha diffidato la mia coscienza di uomo libero.
(Testi e foto da: Il Giorno - International Institute of Social History - Corriere della Sera) Alfio D'Agosta Giuda contesta la Questura di Milano.
Allontanatevi! Sono un pericolo! La Questura ha diffidato la mia coscienza di uomo libero
Questo sta scritto su un cartello che porta a tracolla, dove ha incollato il documento di foglio di via e diffida che la Questura gli ha ingiunto.

Alla Questura non ebbero il coraggio di metterlo in prigione perché l'evento di cui era stato protagonista era stato coperto dalla stampa internazionale.
(Testo e foto da L'Unità) Alfio D'Agosta nel momento in cui viene arrestato in Piazza Duomo mentre contesta la Questura perché gli ha ingiunto provvedimenti incostituzionali di foglio di via obbligatorio per la sua città di residenza e diffida di non soggiornare in Milano per la durata di 5 anni.

Domenica 12 marzo, a Piazza Duomo, Eros Alesi Pasticca, Morgan, Cristo di Monza e Ronny contestano la Questura. Non sono diffidati perché residenti a Milano, ma possono lo stesso finire in prigione con l'imputazione pretestuosa di "resistenza a pubblico ufficiale".

< A Piazza Duomo, Eros Alesi <i>Pasticca</i>, Morgan e Cristo di Monza il 12 marzo 1967 contestavano la Questura di Milano. Venivano arrestati e vi venivano condotti.
(Foto da AGI - Il Giorno) In questa foto, una delle più divertenti della storia di Mondo Beat, da sinistra Eros Alesi Pasticca, Morgan e Cristo di Monza, dopo essere stati arrestati. Osservare le loro facce e le facce dei poliziotti.
Cristo di Monza, di cui non si seppe mai il nome e cognome, fu sempre in prima fila in tutte le manifestazioni di Mondo Beat e ne intraprese di individuali come questa. Schivo di carattere, tanto da potere sembrare scostante, nei fatti era solidale e gentile.

A Piazza Duomo, assieme a Eros Alesi, Morgan e Cristo di Monza, Il 12 marzo 1967 Ronny contestava la Questura di Milano.
(Foto da AGI - Il Giorno) A Piazza Duomo, Ronny contesta la Questura. Veniva arrestato e vi veniva condotto.
Non si conosceva il vero nome di Ronny e il cognome. Non era assiduo a Mondo Beat, spesso appariva, poi scompariva. Come si può vedere, era un giovane molto originale. Prima di inscenare questa contestazione individuale, aveva partecipato alla Manifestazione di Contestazione del Sistema assieme agli stessi Eros Alesi Pasticca, Cristo di Monza e Morgan.
Nella foto, nel finestrino di sinistra si vede Ronny, dietro di lui s'intravede Eros Alesi Pasticca.
Ci voleva un grande fegato a contestare la Questura di Milano, perché quando ci si finiva non erano tarallucci e vino.

Mercoledì 15 marzo veniva arrestato Albert Villy Augerau, uno dei giovani più di spicco di Mondo Beat. Lo avremmo appreso il giorno 16 dai giornali.

Albert Villy Augerau, dopo un mese di carcere a San Vittore, fu deportato a Parigi con un volo da Milano.
(Testi e foto da Il Giorno - L’Unità - Corriere della Sera)
Albert Villy Augerau era stato arrestato la prima volta mentre era in compagnia di una ragazza veronese di 16 anni, scappata di casa. Allora era stato scortato dalla polizia fino al confine di Ventimiglia e rimpatriato in Francia.
Ma Villy si annoiava in Francia, dove allora non era ancora arrivata la Contestazione, e perciò era tornato a Mondo Beat. Ma a Milano era stato arrestato nuovamente. Portato in Questura, da lì, come si legge nei giornali, aveva tentato la fuga, a piedi scalzi e con la chitarra a tracolla. Catturato, sarebbe stato prima rinchiuso un mese nel carcere San Vittore, poi deportato con un volo Milano-Parigi.
Albert Villy Augerau era stato uno dei giovani più attivi della Base di Mondo Beat. Partecipò alla Manifestazione di Contestazione del Sistema e fu uno dei 6 che contestarono la scuola italiana al Liceo Parini.


Queste due settimane cruciali del battesimo di fuoco della Contestazione si sarebbero concluse con un ironico poster di Melchiorre Gerbino

I fogli di via e le diffide erano anticostituzionali, perche limitavano la liberta di cittadini che non avevano subito alcuna condanna dal giudiziario.
Arrivi alla Cava e partenze dalla Cava di giovani di Mondo Beat diffidati. (Foto: Lo Specchio)

Dalla Cava sarebbe passata la Storia.
Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino nello scantinato della Cava. (Foto da Il Giorno)


Storia di Mondo Beat. Capitolo 9