home page
Mondo Beat
www.melchiorre-mel-gerbino.com

 

 


Gennaio - Febbraio 1967

 
Umberto Tiboni localizza la Cava -
Melchiorre Gerbino riceve dal Tribunale di Milano l'autorizzazione a pubblicare "Mondo Beat" -
Vittorio Di Russo incontra Rosa e si ritira a vita privata.


Domenica 1 gennaio Melchiorre Gerbino si rimette in azione. Contatta telefonicamente Ezio Chiodini, corrispondente de "Il Giorno", che ha conosciuto a Cinisello Balsamo nella circostanza della morte di Gennaro De Miranda. Lo invita a casa sua e gli presenta Vittorio Di Russo.

Il 2 gennaio Ezio Chiodini contatta il direttore del suo quotidiano, Italo Pietra, che si dice interessato a mandare quanto prima un giornalista per intervistare Vittorio Di Russo.
Vittorio Di Russo intanto ha telefonato a Fernanda Pivano, chiedendole assistenza, fatto che, quando lo dice a Gerbino,a questi lo irrita sommamente. Gerbino ha chiuso la porta di Mondo Beat in faccia alla Pivano, perchè con menate di beat generation americana non faccia rammollire i giovani del Movimento, che sono chiamati a battersi per i diritti civili in Italia.
Ma Paolo non mostra a Vittorio la sua irritazione, perchè Vittorio non é più lo stesso dacchè é stato relegato nelle segrete della Questura di Milano, sottoposto a maltrattamenti fisici e torture mentali.

Il 3 gennaio Melchiorre Gerbino si assenta dal suo lavoro all'Alitalia e si reca alla Camera di commercio e con il versamento di 1000 lire registra a nome suo una società, denominata Mondo Beat, finalizzata a pubblicazioni per le scuole. Col documento che gli rilascia la Camera di commercio e con una copia del n.2 della Rivista si reca poi, in compagnia di Umberto Tiboni, all'Ordine dei giornalisti della Lombardia e chiede l'iscrizione all'Elenco speciale, quale direttore responsabile del quindicinale studentesco "Mondo Beat". Luigi Marinatto, il consigliere dell'Ordine che lo attende e lo osserva incuriosito, sfogliando la rivista chiede quante copie ne sono state stampate. Cinquemmiladuecento. Marinatto salta dalla poltrona. Gli si spiega che siamo un gruppo dinamico in forte crescita. Marinatto fa intendere di avere sentito qualcosa al riguardo. Chiede a Gerbino di compilare una domanda d'scrizione, che egli stesso gentilmente aiuta a formulare. Trattiene la copia di "Mondo Beat", per poterne leggere gli articoli, e fissa a Gerbino un appuntamento telefonico perchè conosca l'esito della sua domanda.

Il 4 gennaio Vittorio Di Russo, tramite Fernanda Pivano, stabilisce cantatto con l'avvocato Alberto Dall'Ora, celebre penalista, che si dice disposto a recarsi in Questura per studiare il suo dossier.

Il 5 gennaio Ezio Chiodini conduce a casa di Gerbino il giornalista Marco Mascardi, per un'intervista a Vittorio Di Russo. Chiodini e Gerbino li lasciano soli.

Il 9 gennaio appare l'articolo
 
Vittorio Di Russo chiede che la Questura ritiri la diffida
Mondo Beat. Vittorio Di Russo resta nascosto 3 settimane a casa di Melchiorre Gerbino e Gunilla Unger.
("Il Giorno" 9.1.67)
_____________________________________________________________________________
 
Il 10 gennaio Melchiorre Gerbino si reca nello studio dell'avvocato Alberto Dall'Ora, il quale gli spiega che Vittorio Di Russo s'é fatto malamente incastrare e che la Questura non é disposta a ritirare la diffida che gli ha contestato, ma che fingerà di non vedere circolare Vittorio Di Russo per Milano se egli non farà nulla per farsi notare... Lasciato lo studio dell'avvocato, Gerbino cammina a piedi verso casa, per riflettere, e arriva sempre alle stesse conclusioni. Intanto non succeda che Vittorio Di Russo resti a Milano a strisciare lungo i muri, come vorrebbe la Questura, magari per raggiungere qualche salotto letterario e farci la figura patetica del lei non sa chi sono io!. Allora non gli restano che due opzioni, o se ne va da Milano, o si fa arrestare platealmente e sconta tre mesi di prigione, e poi, scarcerato, si fa arrestare ancora e sconta sei mesi di prigione, e avanti così, finchè, o l'ammazzano in prigione d'infarto, come fecero con Wilhelm Reich in America, o cambia la legge e vengono dichiarati incostituzionali i fogli di via e le diffide... Alla fine della lunga camminata, arrivato a casa, Melchiorre Gerbino si intrattiene con Vittorio Di Russo, mentre Gunilla Unger é al lavoro. Gli riferisce cosa glii ha detto l'avvocato. Gli spiega cosa pensa lui della sua situazione. Vittorio Di Russo lo ascolta attentamente, perchè ha conosciuto Melchiorre Gerbino a Stoccolma , quando di notte faceva l'underground nella Città Vecchia e di giorno il segretario del Consolato d'Italia.
(Di questa mia esperienza "consolare" ne scrivo ora qui perchè, se non l'avessi fatta, non sarei stato in grado di affrontare il sistema italiano e di formulare i modelli della Contestazione. Avvenne dunque a Stoccolma, dove a 23 anni io conducevo una beata vita esistenzialista, che io incontrassi un italiano che mi disse -"Perchè non vai al Consolato a chiedere dei soldi?! Il console Orano 20 corone le dà a tutti!". Con 20 corone io entravo 20 volte al Frid och Fröjd e perciò mi recai dal console Mario Orano. Il quale correva da una stanza all'altra, facendosi largo tra italiani che erano stati fatti cornuti dalle mogli svedesi e telefonava da due postazioni diverse ad avvocati che peroravano la causa di costoro. Quando tutti quei cornuti, ed altri che andavano arrivando, cui io davo la precedenza, se ne furono andati, io esposi il mio modesto caso. Al che il console, con un sospiro di sollievo, disse -"Mi firmi qui una ricevuta, che le do 20 corone. Anzi, me ne firmi due, che gliene do 40". Poi, dopo che io ebbi firmato, il console mi porse una penna Parker col cappuccio d'oro e mi disse -"Me la svita?" ed io, mentre il console esclamava -"Attento! Attento!" la svitai. Compii allora un prodigio, perchè quella penna, che il console chi sa per quale soprapensiero aveva chiuso forzandola, nessun orefice era più riuscito a svitare! E quella era una penna storica, perchè di suo padre, Paolo Orano, il teorico del Fascismo. Ma i miei prodigi non si fermarono lì, perchè il console scoprì che io conoscevo il latino (la buon'anima di mio padre aveva avuto ragione a pretendere che io l'apprendessi a qualunque costo). E il latino lo faceva impazzire al console, perchè il vescovo cattolico di Uppsala, monsignor Taylor, americano, che non conosceva nè lo svedese nè l'italiano, gli mandava in latino i certificati di stato civile degli italiani della sua giurisdizione (in Svezia i preti che amministrano una parrocchia, siano essi luterani o cattolici, fungono da ufficiali di stato civile) e quei certificati il console doveva tradurre in italiano per inoltrarli ai comuni di residenza degli interessati; e poi il console scoprì che conoscevo bene il francese, lingua diplomatica cui egli teneva tantissimo, e che parlavo correttamente e fluentemente lo svedese e sapevo battere a macchina: mi assunse come segretario, essendo egli il gestore di quell'agenzia consolare che era allora il Consolato d'Italia a Stoccolma. E per un anno e mezzo io, durante due ore la mattina feci il console, e due ore il segretario del console, dacchè verso mezzogiorno il console stesso arrivava in ufficio. Nè per recarmi in consolato io cambiavo dalla notte al giorno il mio vestiario esistenzialista, perchè lo tenevo sempre pulito e profumato, come fa uno che fa spesso all'amore. Durante le due ore in cui il console e io lavoravamo assieme, egli mi intratteneva con tutta sorta di storie e retroscena della seconda guerra mondiale e mi parlava della politica mondiale fino a dieci anni prima che scoppiasse la guerra. E me ne parlava da protagonista, perchè da giovane era stato governatore di mezza Somalia, quando suo fratello Marcello era stato governatore dell'altra mezza, poi, durante la guerra, era stato corrispondente sul fronte finlandese con Malaparte e Montanelli, infine aveva trattato la pace separata, per Ciano, recandosi in piena guerra dalla Finlandia all'Inghilterra. E poichò aveva perso la guerra e s'era ridotto a gestire un'agenzia consolare, egli aveva avuto modo di riconsiderare tutto ciò con la mente sgombra da trionfalismi fascisti. E ancora: in quell'anno e mezzo io capii come funzionava la burocrazia italiana, se é vero che rilasciavo visti per l'Italia a stranieri che li richiedevano, vidimavo certificati di ditte svedesi che esportavano in Italia, rinnovavo e rilasciavo passaporti a cittadini italiani in Svezia, traducevo dallo svedese (e dal latino) certificati di stato civile che inoltravo a comuni italiani perchè li registrassero... Vittorio Di Russo aveva avuto modo di conoscermi in questa attività "consolare", oltre che nell'underground della Città Vecchia, perchè egli stesso era passato dal consolato d'Italia per chiedere assistenza legale quando, nella fabbrica dove lavorava, era stato urtato dal braccio di una gru che l'aveva fatto cadere in una vasca d'acido, da cui era uscito a nuoto. Aveva riportato allora disturbi alla vista e il console Orano e io gli avevamo fornito assistenza finchè non gli fu riconosciuto un indennizzo. E perciò ora, a Milano, mentre gli parlavo dello stato di intrappolamento in cui la Questura lo teneva, e di come uscirne, in un modo o in un altro, Vittorio mi ascoltava attentamente.)
 
L'11 gennaio Melchiorre Gerbino chiama al telefono Luigi Marinatto, che gli comunica della sua avvenuta iscrizione all'Elenco speciale dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia. Marinatto si compiace per la linea di "Mondo Beat" e fa complimenti ad Agor, Antonio Pilati, per l'articolo "Le scelte castrate".

Il 12 gennaio Melchiorre Gerbino allega alla documentazione dell'Ordine dei giornalisti e a quella della Camera di commercio una domanda che presenta al Tribunale di Milano, con la quale chiede di essere autorizzato a pubblicare il quindicinale studentesco "Mondo Beat" in veste di direttore responsabile e proprietario della testata.
Lo stesso giorno Umberto Tiboni trova un locale in Via Vicenza, angolo Viale Montenero, a pochi passi da Piazza Cinque Giornate, che gli sembra adatto come sede di Mondo Beat. A sera Umberto Tiboni, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino lo vanno a vedere. Il locale é a pianterreno e ha due grandi saracinesche dietro le quali vi sono due vetrate di pari ampiezza, una fissa e una che funge da entrata. Il vano é di circa quaranta metri quadri e da un angolo si scende per una scala in muratura a una cantina ampia circa cento metri quadri, in mattoni di terracotta e a volta, e con due prese d'aria che danno sulla strada in corrispondenza delle saracinesche.Il tutto in perfetto stato di manutenzione. Le condizioni per il contratto sono: pagamento all'atto della stipulazione di lire 175.000, pari a tre mesi di affitto anticipati; poi, allo scadere dei tre mesi, pagamento di lire 175.000 per il rinnovo automatico dell'affitto... E' COSI' BELLO CHE NON SI PUO' CREDERE CHE SIA VERO... Melchiorre Gerbino dice: "Prendiamolo!"... Gunilla Unger e Umberto Tiboni fanno i flemmatici, perchè per una volta si divertono a vederlo eccitato...

Il 14 gennaio si mettono assieme i soldi. Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino lire 100.000, Umberto Tiboni 75.000. Li mettiamo a fondo perduto, perchè sappiamo bene che non li recupereremo più. Quel giorno Umberto Tiboni, che é residente a Sesto San Giovanni, firma a nome suo il contratto di affitto con la clausola dell'attività commerciale, cosicchè la Questura non potrà diffidarlo da Milano, dove ora ha una "attività" e quello stesso giorno si dimette dalla ditta dove lavora: tanto del ciclostile elettrico non avremo più bisogno, perchè i futuri numeri di "Mondo Beat" li stamperemo in tipografia.

Domenica 15 gennaio si prende possesso delle chiavi della Cava: così viene subito battezzata la sede di Mondo Beat.

Il 16 sera si porta segretamente Vittorio Di Russo alla Cava. Vittorio é stato soggetto a qualche crisi paranoica, durante il tempo in cui é rimasto nascosto, ma Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino sono riusciti a tranquillizzarlo, grazie al legame che li unisce dai tempi di Stoccolma. Ma una volta sceso nello scantinato della Cava, Vittorio Di Russo comincia a sentirsi male e ha un attacco collerico nei confronti di Umberto Tiboni, che Gerbino riesce a sedare in tempo, prima che degeneri in qualcosa di grave. Umberto Tiboni, che non ha mai visto Vittorio Di Russo così, rimane molto scosso.

La sera di martedì 17 e le sere successive si invitano alla Cava le ragazze e i ragazzi più impegnati del gruppo. Le tre condizioni che ognuno esplicitamente accetta, per potere frequentare la Cava, e che obbliga gli altri ad accettare, sono: no alla violenza, no al furto, no alla droga; Le prime due sono dettatte da ragioni di coscienza, la terza da motivi di sicurezza. In questi primi tempi si chiede pure la massima discrezione a chi frequenta la Cava, perchè la polizia non abbia ad arrivarci prima che il Tribunale abbia dato l'autorizzazione a pubblicare "Mondo Beat".

Domenica 22 gennaio, dopo più di tre settimane che é rimasto nascosto, Vittorio Di Russo si decide a lasciare Milano. Melchiorre Gerbino contatta un conoscente comune, col quale lo accompagna in macchina a Genova da Barba. Lì Vittorio potrà circolare liberamente, come del resto può in tutte le città d'Italia, a eccezione di Milano. A Genova Barba lo accoglie con grande calore. Ma si capisce che é un fuoco di paglia e che Vittorio tornerà presto a Milano, perchè é lì il grande incendio, che egli stesso ha attizzato, e ora é suo destino girarci attorno, come una farfalla intorno a un lume... Gerbino si sente frustrato a causa di ciò, perchè non può essergli di aiuto in alcun modo, e anche stanco di doversi adoperare a sostenerlo in una situazione insostenibile.
Quella sera stessa, appena tornato da Genova, Melchiorre Gerbino incontra a Milano i ragazzi di Onda Verde, che si dicono contenti della fusione con Mondo Beat, che piace agli studenti, e soddisfatti del numero "Mondo Beat/Onda Verde", di cui stanno vendendo centinaia di copie nei licei.

Valcarenghi,Daniele,Sigiani,al Circolo della Stampa,Milano
Onda Verde: Andrea Valcarenghi, Marco Daniele, Marco Maria Sigiani.
_____________________________________________________________________________
 
Sanguinetti celebre per un suo scritto attribuito a Andreotti
Onda Verde. Gianfranco Sanguinetti
_____________________________________________________________________________
 
Due giovani Onda Verde contro il servizio militare obbligatorio
Onda Verde. Due giovani di sera sotto i portici di C.so Vittorio Emanuele.
(AGI)
_____________________________________________________________________________
 
L'ultima settimana di gennaio trascorre tranquilla. Quelli del giro sanno che Gerbino riceverà presto l'autorizzazione del Tribunale a pubblicare "Mondo Beat" e che la Cava diventerà allora un bastione sicuro, e perciò, nell'attesa, si defilano da Milano o vi si rilassano. Nei tardi pomeriggi, dopo che si é tornati dal lavoro, Gunilla Unger e Melchiore Gerbino incontrno Umberto Tiboni e aprono la Cava, dove a sera si intrattengono con i ragazzi e le ragazze più impegnati del Movimento. Giorgio Contini, che era stato tra i primi ad accorrere a Firenze dopo l'alluvione, torna a Milano e assume la direzione dello scantinato della Cava.

Stefano 'Mondo' partecipò stampa secondo nr.'Mondo Beat'

Mondo Beat. Cava: Gerbino, Gunilla Unger, Maria e Stefano Mondo
(Ag.Franco Sapi)
 
Nella Cava. A destra, con la sigaretta in bocca Stefano Mondo, il cui contributo alla stampa del n.2 di "Mondo Beat" fu determinante. In basso, con un fiore tra le dita, Maria. In primo piano Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino.
_____________________________________________________________________________
 
Giovedì 2 febbraio Melchiorre Gerbino riceve dal Tribunale di Milano l'autorizzazione a pubblicare "Mondo Beat". Lo stesso giorno tronca il rapporto con l'Alitalia, di cui non é ancora impiegato di ruolo, perchè non ha compiuto i tre mesi di tirocinio. Lo stesso giorno Gunilla Unger, che aveva già avvertito l'avvocato Pisano che si sarebbe licenziata, lascia lo studio dove ha lavorato un anno. Umberto Tiboni applica sulla vetrata d'entrata della Cava l'adesivo "Redazione Mondo Beat" e annuncia che la Cava resterà aperta giorno e notte.
Fin dalle prime ore di apertura della Cava si crea un andirivieni di tutti i giovani del giro di Milano. La voce dell'evento si sparge e già il giorno dopo, venerdì 3, cominciano ad arrivare ragazzi e ragazze dall'hinterland milanese e il sabato da ogni parte d'Italia e massimamente da Torino e Genova. Da Firenze cominciano a tornare molti che vi si erano recati per l'alluvione. Arrivano pure giovani da diverse nazioni europee, massimamente francesi. I ragazzi italiani hanno pseudonimi come Ombra, Grillo, Zafferano, Gesù, Cristo, Roccia, Giuda, Smilzo, Ronni, Principe, Morgan, Pasticca, Ercolino, Ringo... tra le ragazze prevale la tendenza a mantenere il nome di battesimo o il nomignolo, quando non si fanno chiamare italicamente Mamma, ma ce ne sono pure di bizzarre che si fanno chiamarre Sirena e Farfalla... Chiunque può appoggiare le proprie cose al sicuro nel guardaroba dello scantinato, senza dover pagare nè esibire documenti, ma chi vuole restare nel giro della Cava deve osservare e fare osservare i tre principi di Mondo Beat: no alla violenza, no al furto, no alla droga.

Domenica 5 febbraio alla Cava arriva Vittorio Di Russo, che, come previsto, ha lasciato quasi subito Genova per tornare a Milano. Ha con sè Rosa, una ragazza milanese che fa la fioraia, presso cui ora abita. Rosa é minuta, carina, innamorata di Vittorio. Vittorio sta sul chi vive e resta poco, perchè teme, giustamente, che nella Cava ci siano infiltrati informatori di polizia che potrebbero segnalarlo alla Questura.
Nella settimana che segue Vittorio e Rosa fanno fugaci apparizioni alla Cava e Rosa mostra sempre timore per la sorte di Vittorio e fa pressioni su Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino perchè non lo si trattenga, cosa che in loro crea imbarazzo, perchè non fanno nulla per trattenerlo. Vittorio, dal canto suo, per un verso é preoccupato a causa della Questura, per altro verso é nervoso perchè avverte che sta perdendo ascendente sui giovani di Mondo Beat. Sono passati tre mesi da quando egli non é stato più attivo nel Movimento e durante questo tempo sono successi eventi eccezionali, come la Manifestazione delle Manette e la Manifestazione dei Fiori, e ora si può esercitare influenza a Mondo Beat se si intraprendono azioni mirate contro il sistema, e Vittorio non si può muovere, perchè se lo fa la Questura lo arresta e il pretore lo condanna a tre mesi di carcere. Ma la vera tragedia di Vittorio è che egli non capisce il sistema italiano, contro cui si è messo, perchè non ne conosce i meccanismi. Ora che vorrebbe defilarsi dalle azioni di rottura e mettersi nei panni del "padre fondatore", egli cerca il compromesso con la Questura di Milano, che non ha poteri decisionali, perchè "ubbidisce a ordini superiori", quando invece dovrebbe recarsi a Roma, da quei quattro gatti del Partito Repubblicano Italiano, che sono però al governo, che cercano disperatamente ossigeno tra i giovani. I repubblicani gli farebbero ponti d'oro, per farlo passare dalla loro parte! Ma Vittorio non ha cognizione di queste cose.

Domenica 12 mattina, forse mal consigliato da Rosa, Vittorio entra nella Cava, seguito da sei giovani; Rosa aspetta in un bar. Vittorio scende nello scantinato che rigurgita di ragazzi e ragazze e grida: -"Basta! Andiamocene tutti da qui! Questo é un posto marcio! Andiamo a purificarci a Rapallo nella villa di Barry McBuir!" che é un ragazzo anglo-italiano del gruppo, la cui madre ha una villa a Rapallo. Quelli che non conoscono Vittorio restano a chiacchierare dei fatti loro, gli altri restano interdetti. Melchiorre Gerbino dice a gran voce: "Chi vuole, vada a Rapallo! Tanto qui può sempre tornare!"... e Vittorio, con voce imperiosa: "Andiamo!"- e si avvia, seguito da quei sei coi quali é venuto, fuori dalla Cava e dalla storia di Mondo Beat... I sei tornano alla Cava dopo mezz'ora. Vittorio torna il giorno dopo, ma non entra, manda un ragazzo e fa venire Gerbino, che lo invita a rientrare, ma Vittorio non vuole... non sa più cosa vuole.
Durante il periodo di Mondo Beat , Melchiorre Gerbino non lo incontra più. Dopo lo scioglimento del Movimento va due volte a casa sua, e una volta ci dorme un paio di ore su un divano. Poi verso la fine di ottobre del '67 Melchiorre Gerbino parte da Milano per il Nord Africa e da allora non vede più Vittorio Di Russo per nove anni. Nel settembre del '76, mentre sta compiendo un giro del mondo, passando da Milano Melchiorre Gerbino incontra Vittorio nel parco del Castello Sforzesco. Non é più con Rosa. Dice a Gerbino con affetto: "A Milano hai lasciato il ricordo di un gran figlio di puttana!" e lo accompagna alla Stazione Centrale al suo treno per Bruxelles. Da allora Melchiorre Gerbino non l'ha più rivisto. Dal 1980 nessuno sa più nulla di lui. Se é vivo, si é ritirato in una comunità o è espatriato clandestinamente... Chi l'ha conosciuto non può dimenticare il suo sorriso di leone sognatore. Era il più generoso di noi tutti e la sua immagine restò per sempre ad aleggiare sul Movimento.

Vittorio Di Russo in due foto scattate in occasione delle sue fugaci apparizioni alla Cava
 
Vittorio Di Russo tra giovani della Base di Mondo Beat
Mondo Beat. Di Russo, Sisso, Principe, Giuda e Augerau nella Cava
(Ag.Franco Sapi)
 
Alla sinistra di Vittorio Di Russo c'é Sisso, alla destra, sulla stessa fila, Pierluigi Perronace Principe, poi Alfio D'Agosta Giuda; in basso a sinistra, col cobalco, che suona la chitarra Willy Augerau
_____________________________________________________________________________
 
Vittorio Di Russo tra giovani della redazione di Mondo Beat
Mondo Beat. Di Russo, Di Spagna, Daniele, Ombra, Adriana, Tella
(Ag.Franco Sapi)
 
Nella Cava, sulla stessa fila da destra: Tella Ferrari, Adriana, Vittorio Di Russo, appoggiato alla parete Giorgio Cavalli Ombra, Daniele e Antonio di Spagna Papà
_____________________________________________________________________________
 
Rosa Di Russo era una fioraia milanese
Rosa protesta per l'arresto di Vittorio
(AGI - "Il Giorno" 10.10.67)
 
I guai di Vittorio Di Russo non sarebbero finiti con Mondo Beat. In questa foto é ritratta Rosa Di Russo davanti al comando dei carabinieri di Via della Moscova a Milano, mentre protesta per l'ennesimo arresto di Vittorio.
_____________________________________________________________________________
 
Vittorio e Rosa Di Russo ebbero due figli
Vittorio e Rosa Di Russo a Natale del 1967
(AGI - "Il Giorno" - 3.1.68)
_____________________________________________________________________________
 
Il 16 febbraio Umberto Tiboni trova una tipografia ubicata vicino alla Cava, disposta a stampare a spron battuto e a prezzo imbattibile un numero di "Mondo Beat", a condizione che lo si paghi anticipato. Umberto Teboni, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino raggranellano i soldi: un pò li hanno dalla vendita di "Mondo Beat" n.2, di cui quattromila copie sono ancora in giacenza, e buona parte li mettono loro tre a fondo perduto. Ma da questo momento si dovrà per forza di cose essere autosufficienti e i soldi per l'affitto della Cava e per la stampa dei numeri di "Mondo Beat" non potranno venire che dalla vendita della Rivista, fermo restando che in essa non si accetteranno mai inserzioni pubblicitarie. Pensano di potercela fare e perciò aprono un conto in banca per prelevare dal quale occorreranno la firma di Tiboni e di Gerbino apposte davanti al cassiere. Lo stesso giorno si recano alla Tecnografica Milanese e consegnano il menabò e l'assegno per la stampa di quattromila copie di un numero che sarà datato 1 marzo 1967.

Sabato 18 febbraio la Questura accerchia la Cava, dispiegando nelle strade adiacenti ad essa un gran numero di poliziotti in borghese.
La Questura dai primi di febbraio aveva sospeso le operazioni contro Mondo Beat, aspettando "ordini superiori" da Roma, perchè colta di sorpresa dall'apertura della Cava, sede ufficiale della redazione di un quindicinale con tutti i crismi della legalità: registrato alla Camera di commercio, all'Ordine dei giornalisti, al Tribunale di Milano... Ora il cablogramma da Roma é arrivato ed é "REPRIMERE!" e la Questura ha accerchiato la Cava. Ed é facile ora intercettare i giovani non residenti a Milano: agli agenti in borghese basta fare controlli di documenti nelle strade adiacenti la Cava. Siamo perciò falcidiati da diffide e fogli di via e fra i tanti perdiamo Stefano Mondo che, una volta diffidato, decide di lasciare Milano. E questa delle diffide e dei fogli di via é diventata ormai prassi poliziesca nelle città dove si è propagato il Movimento: Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Padova, Trento... E così, per un verso, partono dalla Cava i diffidati da Milano, per altro verso vi convergono i diffidati da altre città, e tra questi alcuni diffidati da tre, quattro, cinque città!... E a rendere ancora più grottesca la situazione, va sfilando per la Cava una sfilza interminabile di curiosi, e la domanda che tutti pongono, come un ritornello, é: "Ma voi perchè protestate?". Non potendo mandare la gente al diavolo, nè stare a spiegare a ognuno cosa stiamo facendo, nella disperazione dell'incomunicabilità a un certo punto venne a Gerbino di parafrasare la terminologia burocratica della Questura, che ci contestava diffide e fogli di via, e alla signora col cagnolino disse- "Noi non protestiamo, signora, noi contestiamo!". Gli balenò allora nel cervello lo slogan "l'inserito protesta, il beat contesta" e al curioso che seguì, il droghiere della strada accanto, al cui fratello era scappata la figlia col capellone, che gli chiese: "Ma voi perchè protestate?"- Gerbino disse: "Lei protesta! Per le tasse! Il beat contesta! Perchè non si piega al lavoro salariato, ripudia la famiglia, abbandona la scuola! ".
Lo slogan "l'inserito protesta, il beat contesta" ebbe un esito travolgente, perchè la gente finalmente capiva! E i giovani di Mondo Beat lo adottarono in massa, PERCHE' QUESTO FACEVAMO NOI: CONTESTAVAMO IL SISTEMA!
 
La 'Base' di Mondo Beat era internazionale,circa 400 giovani
Mondo Beat e La Contestazione: la Base a fine febbraio 1967
(Ag.Franco Sapi)
 
Lo scantinato della Cava a fine febbraio.
In prima fila, a gambe incrociate, Daniele; con la chitarra, la sigaretta in bocca, Roccia, cuoco futuro della Tendopoli di Mondo Beat; alla sua sinistra, con la barba, Antonio Di Spagna Papà; con l'altra chitarra, Nicola Paterlini Lino; in alto, con la giacca chiara, sorridente Sisso...