Gennaio - Febbraio 1967
Domenica 1 gennaio Melchiorre Gerbino si rimette in azione. Contatta telefonicamente Ezio Chiodini, corrispondente de "Il Giorno", che ha conosciuto a Cinisello Balsamo nella circostanza della morte di Gennaro De Miranda. Lo invita a casa sua e gli presenta Vittorio Di Russo.
Il 2 gennaio Ezio Chiodini contatta il direttore del suo quotidiano, Italo Pietra, che si dice interessato a mandare quanto prima un giornalista per intervistare Vittorio Di Russo.
Vittorio Di Russo intanto ha telefonato a Fernanda Pivano, chiedendole assistenza, fatto che, quando lo dice a Gerbino,a questi lo irrita sommamente. Gerbino ha chiuso la porta di Mondo Beat in faccia alla Pivano, perchè con menate di beat generation americana non faccia rammollire i giovani del Movimento, che sono chiamati a battersi per i diritti civili in Italia.
Il 3 gennaio Melchiorre Gerbino si assenta dal suo lavoro all'Alitalia e si reca alla Camera di commercio e con il versamento di 1000 lire registra a nome suo una società, denominata Mondo Beat, finalizzata a pubblicazioni per le scuole. Col documento che gli rilascia la Camera di commercio e con una copia del n.2 della Rivista si reca poi, in compagnia di Umberto Tiboni, all'Ordine dei giornalisti della Lombardia e chiede l'iscrizione all'Elenco speciale, quale direttore responsabile del quindicinale studentesco "Mondo Beat". Luigi Marinatto, il consigliere dell'Ordine che lo attende e lo osserva incuriosito, sfogliando la rivista chiede quante copie ne sono state stampate. Cinquemmiladuecento. Marinatto salta dalla poltrona. Gli si spiega che siamo un gruppo dinamico in forte crescita. Marinatto fa intendere di avere sentito qualcosa al riguardo. Chiede a Gerbino di compilare una domanda d'scrizione, che egli stesso gentilmente aiuta a formulare. Trattiene la copia di "Mondo Beat", per poterne leggere gli articoli, e fissa a Gerbino un appuntamento telefonico perchè conosca l'esito della sua domanda.
Il 4 gennaio Vittorio Di Russo, tramite Fernanda Pivano, stabilisce cantatto con l'avvocato Alberto Dall'Ora, celebre penalista, che si dice disposto a recarsi in Questura per studiare il suo dossier.
Il 5 gennaio Ezio Chiodini conduce a casa di Gerbino il giornalista Marco Mascardi, per un'intervista a Vittorio Di Russo. Chiodini e Gerbino li lasciano soli.
Il 9 gennaio appare l'articolo
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Il 12 gennaio Melchiorre Gerbino allega alla documentazione dell'Ordine dei giornalisti e a quella della Camera di commercio una domanda che presenta al Tribunale di Milano, con la quale chiede di essere autorizzato a pubblicare il quindicinale studentesco "Mondo Beat" in veste di direttore responsabile e proprietario della testata.
Lo stesso giorno Umberto Tiboni trova un locale in Via Vicenza, angolo Viale Montenero, a pochi passi da Piazza Cinque Giornate, che gli sembra adatto come sede di Mondo Beat. A sera Umberto Tiboni, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino lo vanno a vedere. Il locale é a pianterreno e ha due grandi saracinesche dietro le quali vi sono due vetrate di pari ampiezza, una fissa e una che funge da entrata. Il vano é di circa quaranta metri quadri e da un angolo si scende per una scala in muratura a una cantina ampia circa cento metri quadri, in mattoni di terracotta e a volta, e con due prese d'aria che danno sulla strada in corrispondenza delle saracinesche.Il tutto in perfetto stato di manutenzione. Le condizioni per il contratto sono: pagamento all'atto della stipulazione di lire 175.000, pari a tre mesi di affitto anticipati; poi, allo scadere dei tre mesi, pagamento di lire 175.000 per il rinnovo automatico dell'affitto... E' COSI' BELLO CHE NON SI PUO' CREDERE CHE SIA VERO... Melchiorre Gerbino dice: "Prendiamolo!"... Gunilla Unger e Umberto Tiboni fanno i flemmatici, perchè per una volta si divertono a vederlo eccitato...
Il 14 gennaio si mettono assieme i soldi. Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino lire 100.000, Umberto Tiboni 75.000. Li mettiamo a fondo perduto, perchè sappiamo bene che non li recupereremo più. Quel giorno Umberto Tiboni, che é residente a Sesto San Giovanni, firma a nome suo il contratto di affitto con la clausola dell'attività commerciale, cosicchè la Questura non potrà diffidarlo da Milano, dove ora ha una "attività" e quello stesso giorno si dimette dalla ditta dove lavora: tanto del ciclostile elettrico non avremo più bisogno, perchè i futuri numeri di "Mondo Beat" li stamperemo in tipografia.
Domenica 15 gennaio si prende possesso delle chiavi della Cava: così viene subito battezzata la sede di Mondo Beat.
Il 16 sera si porta segretamente Vittorio Di Russo alla Cava. Vittorio é stato soggetto a qualche crisi paranoica, durante il tempo in cui é rimasto nascosto, ma Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino sono riusciti a tranquillizzarlo, grazie al legame che li unisce dai tempi di Stoccolma. Ma una volta sceso nello scantinato della Cava, Vittorio Di Russo comincia a sentirsi male e ha un attacco collerico nei confronti di Umberto Tiboni, che Gerbino riesce a sedare in tempo, prima che degeneri in qualcosa di grave. Umberto Tiboni, che non ha mai visto Vittorio Di Russo così, rimane molto scosso.
La sera di martedì 17 e le sere successive si invitano alla Cava le ragazze e i ragazzi più impegnati del gruppo. Le tre condizioni che ognuno esplicitamente accetta, per potere frequentare la Cava, e che obbliga gli altri ad accettare, sono: no alla violenza, no al furto, no alla droga; Le prime due sono dettatte da ragioni di coscienza, la terza da motivi di sicurezza. In questi primi tempi si chiede pure la massima discrezione a chi frequenta la Cava, perchè la polizia non abbia ad arrivarci prima che il Tribunale abbia dato l'autorizzazione a pubblicare "Mondo Beat".
Domenica 22 gennaio, dopo più di tre settimane che é rimasto nascosto, Vittorio Di Russo si decide a lasciare Milano. Melchiorre Gerbino contatta un conoscente comune, col quale lo accompagna in macchina a Genova da Barba. Lì Vittorio potrà circolare liberamente, come del resto può in tutte le città d'Italia, a eccezione di Milano. A Genova Barba lo accoglie con grande calore. Ma si capisce che é un fuoco di paglia e che Vittorio tornerà presto a Milano, perchè é lì il grande incendio, che egli stesso ha attizzato, e ora é suo destino girarci attorno, come una farfalla intorno a un lume... Gerbino si sente frustrato a causa di ciò, perchè non può essergli di aiuto in alcun modo, e anche stanco di doversi adoperare a sostenerlo in una situazione insostenibile.
Quella sera stessa, appena tornato da Genova, Melchiorre Gerbino incontra a Milano i ragazzi di Onda Verde, che si dicono contenti della fusione con Mondo Beat, che piace agli studenti, e soddisfatti del numero "Mondo Beat/Onda Verde", di cui stanno vendendo centinaia di copie nei licei.

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Fin dalle prime ore di apertura della Cava si crea un andirivieni di tutti i giovani del giro di Milano. La voce dell'evento si sparge e già il giorno dopo, venerdì 3, cominciano ad arrivare ragazzi e ragazze dall'hinterland milanese e il sabato da ogni parte d'Italia e massimamente da Torino e Genova. Da Firenze cominciano a tornare molti che vi si erano recati per l'alluvione. Arrivano pure giovani da diverse nazioni europee, massimamente francesi. I ragazzi italiani hanno pseudonimi come Ombra, Grillo, Zafferano, Gesù, Cristo, Roccia, Giuda, Smilzo, Ronni, Principe, Morgan, Pasticca, Ercolino, Ringo... tra le ragazze prevale la tendenza a mantenere il nome di battesimo o il nomignolo, quando non si fanno chiamare italicamente Mamma, ma ce ne sono pure di bizzarre che si fanno chiamarre Sirena e Farfalla... Chiunque può appoggiare le proprie cose al sicuro nel guardaroba dello scantinato, senza dover pagare nè esibire documenti, ma chi vuole restare nel giro della Cava deve osservare e fare osservare i tre principi di Mondo Beat: no alla violenza, no al furto, no alla droga.
Domenica 5 febbraio alla Cava arriva Vittorio Di Russo, che, come previsto, ha lasciato quasi subito Genova per tornare a Milano. Ha con sè Rosa, una ragazza milanese che fa la fioraia, presso cui ora abita. Rosa é minuta, carina, innamorata di Vittorio. Vittorio sta sul chi vive e resta poco, perchè teme, giustamente, che nella Cava ci siano infiltrati informatori di polizia che potrebbero segnalarlo alla Questura.
Nella settimana che segue Vittorio e Rosa fanno fugaci apparizioni alla Cava e Rosa mostra sempre timore per la sorte di Vittorio e fa pressioni su Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino perchè non lo si trattenga, cosa che in loro crea imbarazzo, perchè non fanno nulla per trattenerlo. Vittorio, dal canto suo, per un verso é preoccupato a causa della Questura, per altro verso é nervoso perchè avverte che sta perdendo ascendente sui giovani di Mondo Beat. Sono passati tre mesi da quando egli non é stato più attivo nel Movimento e durante questo tempo sono successi eventi eccezionali, come la Manifestazione delle Manette e la Manifestazione dei Fiori, e ora si può esercitare influenza a Mondo Beat se si intraprendono azioni mirate contro il sistema, e Vittorio non si può muovere, perchè se lo fa la Questura lo arresta e il pretore lo condanna a tre mesi di carcere. Ma la vera tragedia di Vittorio è che egli non capisce il sistema italiano, contro cui si è messo, perchè non ne conosce i meccanismi. Ora che vorrebbe defilarsi dalle azioni di rottura e mettersi nei panni del "padre fondatore", egli cerca il compromesso con la Questura di Milano, che non ha poteri decisionali, perchè "ubbidisce a ordini superiori", quando invece dovrebbe recarsi a Roma, da quei quattro gatti del Partito Repubblicano Italiano, che sono però al governo, che cercano disperatamente ossigeno tra i giovani. I repubblicani gli farebbero ponti d'oro, per farlo passare dalla loro parte! Ma Vittorio non ha cognizione di queste cose.
Domenica 12 mattina, forse mal consigliato da Rosa, Vittorio entra nella Cava, seguito da sei giovani; Rosa aspetta in un bar. Vittorio scende nello scantinato che rigurgita di ragazzi e ragazze e grida: -"Basta! Andiamocene tutti da qui! Questo é un posto marcio! Andiamo a purificarci a Rapallo nella villa di Barry McBuir!" che é un ragazzo anglo-italiano del gruppo, la cui madre ha una villa a Rapallo. Quelli che non conoscono Vittorio restano a chiacchierare dei fatti loro, gli altri restano interdetti. Melchiorre Gerbino dice a gran voce: "Chi vuole, vada a Rapallo! Tanto qui può sempre tornare!"... e Vittorio, con voce imperiosa: "Andiamo!"- e si avvia, seguito da quei sei coi quali é venuto, fuori dalla Cava e dalla storia di Mondo Beat... I sei tornano alla Cava dopo mezz'ora. Vittorio torna il giorno dopo, ma non entra, manda un ragazzo e fa venire Gerbino, che lo invita a rientrare, ma Vittorio non vuole... non sa più cosa vuole.
Durante il periodo di Mondo Beat , Melchiorre Gerbino non lo incontra più. Dopo lo scioglimento del Movimento va due volte a casa sua, e una volta ci dorme un paio di ore su un divano. Poi verso la fine di ottobre del '67 Melchiorre Gerbino parte da Milano per il Nord Africa e da allora non vede più Vittorio Di Russo per nove anni. Nel settembre del '76, mentre sta compiendo un giro del mondo, passando da Milano Melchiorre Gerbino incontra Vittorio nel parco del Castello Sforzesco. Non é più con Rosa. Dice a Gerbino con affetto: "A Milano hai lasciato il ricordo di un gran figlio di puttana!" e lo accompagna alla Stazione Centrale al suo treno per Bruxelles. Da allora Melchiorre Gerbino non l'ha più rivisto. Dal 1980 nessuno sa più nulla di lui. Se é vivo, si é ritirato in una comunità o è espatriato clandestinamente... Chi l'ha conosciuto non può dimenticare il suo sorriso di leone sognatore. Era il più generoso di noi tutti e la sua immagine restò per sempre ad aleggiare sul Movimento.
Vittorio Di Russo in due foto scattate in occasione delle sue fugaci apparizioni alla Cava
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Sabato 18 febbraio la Questura accerchia la Cava, dispiegando nelle strade adiacenti ad essa un gran numero di poliziotti in borghese.
La Questura dai primi di febbraio aveva sospeso le operazioni contro Mondo Beat, aspettando "ordini superiori" da Roma, perchè colta di sorpresa dall'apertura della Cava, sede ufficiale della redazione di un quindicinale con tutti i crismi della legalità: registrato alla Camera di commercio, all'Ordine dei giornalisti, al Tribunale di Milano... Ora il cablogramma da Roma é arrivato ed é "REPRIMERE!" e la Questura ha accerchiato la Cava. Ed é facile ora intercettare i giovani non residenti a Milano: agli agenti in borghese basta fare controlli di documenti nelle strade adiacenti la Cava. Siamo perciò falcidiati da diffide e fogli di via e fra i tanti perdiamo Stefano Mondo che, una volta diffidato, decide di lasciare Milano. E questa delle diffide e dei fogli di via é diventata ormai prassi poliziesca nelle città dove si è propagato il Movimento: Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Padova, Trento... E così, per un verso, partono dalla Cava i diffidati da Milano, per altro verso vi convergono i diffidati da altre città, e tra questi alcuni diffidati da tre, quattro, cinque città!... E a rendere ancora più grottesca la situazione, va sfilando per la Cava una sfilza interminabile di curiosi, e la domanda che tutti pongono, come un ritornello, é: "Ma voi perchè protestate?". Non potendo mandare la gente al diavolo, nè stare a spiegare a ognuno cosa stiamo facendo, nella disperazione
dell'incomunicabilità a un certo punto venne a Gerbino di parafrasare la terminologia burocratica della Questura, che ci contestava diffide e fogli di via, e alla signora col cagnolino disse- "Noi non protestiamo, signora, noi contestiamo!". Gli balenò allora nel cervello lo slogan "l'inserito protesta, il beat contesta" e al curioso che seguì, il droghiere della strada accanto, al cui fratello era scappata la figlia col capellone, che gli chiese: "Ma voi perchè protestate?"- Gerbino disse: "Lei protesta! Per le tasse! Il beat contesta! Perchè non si piega al lavoro salariato, ripudia la famiglia, abbandona la scuola! ".
Lo slogan "l'inserito protesta, il beat contesta" ebbe un esito travolgente, perchè la gente finalmente capiva! E i giovani di Mondo Beat lo adottarono in massa, PERCHE' QUESTO FACEVAMO NOI: CONTESTAVAMO IL SISTEMA!

In prima fila, a gambe incrociate, Daniele; con la chitarra, la sigaretta in bocca, Roccia, cuoco futuro della Tendopoli di Mondo Beat; alla sua sinistra, con la barba, Antonio Di Spagna Papà; con l'altra chitarra, Nicola Paterlini Lino; in alto, con la giacca chiara, sorridente Sisso...