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Mondo Beat, Milano - 16 ottobre / 19 novembre 1966

Il Movimento Mondo Beat diventa realtà -

Alluvione di Firenze -

Vittorio Di Russo incarcerato -

Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, s'infiltra in Mondo Beat.



Ai giovani che frequentavano Piazza Duomo e i sottopassaggi della stazione di metropolitana Cordusio piacque la notizia della fondazione del Movimento e il nome "Mondo Beat". Intanto sempre più ragazze andavano affluendo nel gruppo, perché piaceva loro il fair play con cui i ragazzi le trattavano. Quando Vittorio Di Russo appariva in Piazza Duomo, catalizzava tutti i giovani intorno a sé. Egli era solito condurli alla sezione dei radicali, locata in Piazza San Maurilio, poco distante da Piazza Duomo. I radicali di Milano erano allora così pochi che si potevano contare sulle dita delle mani, ma quei due che animavano la loro sezione, Pietro Stoppani e Roberto Pieraccini, erano intellettuali di vaglia, che avevano capito che Mondo Beat avrebbe fatto storia, e avevano messo a disposizione le loro strutture. Lo stesso avevano fatto gli anarchici della Sacco e Vanzetti, che erano molto più numerosi dei radicali, ma la loro sezione era in Via Murillo, troppo lontana da Piazza Duomo per essere raggiunta a piedi, e perciò venivano spesso a trovarci in centro i due più attivi tra di loro, Giuseppe Pino Pinelli e Gian Oberto Pinky Gallieri. Mondo Beat era molto apprezzato da anarchici e radicali, per come una cinquantina dei suoi giovani si radunassero a ogni richiamo e a tempo indeterminato, cosa impossibile per altre organizzazioni giovanili. Coi radicali e con gli anarchici, le cui organizzazioni erano extraparlamentari, i giovani di Mondo Beat legavano bene, e perciò ci si era messi d’accordo per inscenare assieme una manifestazione pubblica non appena si fosse presentata l’occasione.

Con studenti universitari e giovani scappati di casa ci s’incontrava in feste notturne, alle quali Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino erano assidui. In queste feste si manifestavano costantemente fenomeni di amore di gruppo o, per meglio dire, di gruppetti che facevano all’amore qua e là, tra l’indifferenza degli altri. Erano le ragazze che attiravano i ragazzi imbranati e li iniziavano al sesso con una sorta d’impegno missionario. Penso che fenomeni di questo tipo si manifestino durante cambiamenti epocali, quando le donne si appassionano più al gruppo che non a un singolo compagno.

Prima delle feste notturne ci si recava talvolta a casa di Fernanda Pivano, che riceveva giovani per raccogliere testimonianze di protesta con cui dare corpo a un libro. Ma era evidente che quel continuo andirivieni da casa sua, locata in Corso Manzoni, centro di Milano, serviva innanzitutto a dare risonanza al lancio editoriale di scrittori americani della beat generation, di cui Fernanda Pivano traduceva e introduceva testi. Fernanda Pivano a Melchiorre Gerbino non piacque dal primo incontro, perché essa minimizzava l’importanza della rivolta dei provos olandesi, e la rivolta dei giovani italiani definiva manifestazione di sottocultura. E mentre ignorava pure Mario Savio e il Free Speech Movement, Fernanda Pivano drammatizzava l’epopea della beat generation, una generazione più vecchia della nostra e più sessualmente repressa. Senza nulla volere togliere alla grandezza letteraria e alla simpatia di certi personaggi della beat generation (penso particolarmente a William Burroughs) volerla mitizzare, come faceva Fernanda Pivano, era operazione imbastita a irretire provinciali italiani e farli rammollire con vane mode d’Oltreoceano, oltre che sfruttarli economicamente. A Mondo Beat, invece, eravamo chiamati a scioccare i provinciali italiani, innescando una rivoluzione sessuale che li avrebbe scossi e fatti uscire dall'ombra dei campanili e dagli steccati parrocchiali. E ciò perché, finalmente non più sessualmente e culturalmente repressi, avessero a rendersi conto dell'importanza di affermare i diritti civili nel nostro Paese e vi si avessero a impegnare. Vittorio Di Russo, cui Melchiorre Gerbino esprimeva queste sue considerazioni, la pensava come lui, ma credeva che frequentare Fernanda Pivano e il suo salotto letterario fosse utile, mentre Melchiorre Gerbino pensava che, prima la si fosse mandata al diavolo, meglio sarebbe stato.

(foto AGI - Il Giorno)
Vittorio Di Russo creava intorno a sé il primo nucleo di giovani del Movimento Mondo Beat
Mondo Beat. Vittorio Di Russo, Pierluigi Perronace detto Principe, e Cina (di cui non si conoscevano le generalità).

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Intanto il Movimento Mondo Beat s’ingrossava, malgrado fosse falcidiato da continue retate di polizia e carabinieri. Si aveva già notizia di giovani di Mondo Beat che non avevano ottemperato alla diffida di soggiornare in Milano ed erano stati arrestati e condannati a un mese di prigione. Quelli di loro che avevano già compiuto 18 anni stavano scontando la pena nel Carcere di San Vittore; i minorenni maschi nell’Istituto Cesare Beccaria; le minorenni femmine nell’Istituto Maria di Nazareth.
Proprio mentre si faceva più serrata la caccia poliziesca a quelli di Mondo Beat, Vittorio Di Russo cominciava a dare segni di smarrimento, aggirandosi senza meta per il centro di Milano, lui che era così appariscente e conosciuto. E cominciava a dormire la notte dove gli capitava, invece di venire nell’appartamento di Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino, di cui gli erano state fornite le chiavi e messa a disposizione una stanza: appartamento facile da raggiungere, perché poco distante dalla stazione di metropolitana Precotto. Vittorio Di Russo ci aveva dormito fin dal suo arrivo a Milano, ma non più in quello scorcio di fine ottobre, quando più intensa si faceva la caccia a quelli di Mondo Beat. E, come già detto, ad aggravare le preoccupazioni di Melchiorre Gerbino, Vittorio Di Russo non aveva voluto trovarsi una copertura, un certificato fittizio di impiego, per evitare di essere diffidato dal soggiornare in Milano. Melchiorre Gerbino si era invece recato dall'avvocato Pisano, un amico italo-americano di suo padre, nel cui studio legale Gunilla Unger lavorava come segretaria, e aveva chiesto all'avvocato Pisano che lo aiutasse a trovare un impiego, e l'avvocato Pisano, che nulla sapeva di Mondo Beat, gli aveva promesso che se ne sarebbe interessato.

Negli ultimi giorni di ottobre batteva una pioggia ininterrotta e i sottopassaggi della stazione di metropolitana Cordusio erano così intasati di giovani di Mondo Beat che il movimento dei passeggeri vi veniva intralciato. Pochi minuti dopo ch'era stata scattata la foto dell'articolo riprodotto qui a seguire, Vittorio Di Russo scampava a una retata della polizia per puro miracolo.

(Il Giorno)
Maurizio Orioli fu molto attivo nel Movimento ai suoi inizi; poi si sarebbe rammollito nel salotto letterario di Fernanda Pivano
Mondo Beat e i diritti civili. Seduti, con l’ombrello Maurizio Orioli, e sullo sfondo Vittorio Di Russo

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1 novembre 1966. Melchiorre Gerbino è sempre più preoccupato della salute di Vittorio Di Russo. Durante un incontro a casa dell’avvocato Donà a Verona, dove Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino sono andati in compagnia di Fernanda Pivano e Gianni Milano, Vittorio Di Russo ha una grave crisi paranoica. Non è stato assunto alcunché di eccitante, ma solo si è bevuto del buon vino, e Vittorio è abituato a berne. La crisi si acutizza al pronto soccorso dell’ospedale di Verona, dove Melchiorre Gerbino lo accompagna, e manda in paranoia il medico che avrebbe dovuto sedarla, per cui è Melchiorre Gerbino che deve calmare entrambi.

(Agenzia Franco Sapi)
Vittorio Di Russo avrebbe sofferto di un grave esaurimento nervoso
Mondo Beat - Milano. Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino a fine ottobre del 1966

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Il 2 novembre Vittorio Di Russo ha un’altra crisi, questa volta a Milano, a casa di Fernanda Pivano, cui era stato chiesto di scrivere l’articolo di fondo per il primo numero della rivista Mondo Beat. Questa idea era venuta a Vittorio Di Russo, e Melchiorre Gerbino l'aveva osteggiata, ma alla fine Melchiorre Gerbino aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco, perché non sembrasse che quell’articolo avrebbe voluto scrivere lui a qualsiasi costo. E perciò egli stesso si era recato a chiedere a Fernanda Pivano che lo scrivesse e lei non ci aveva pensato due volte. Presa carta e penna si era lasciata andare di getto: "Io non conosco questi ragazzi, ma come quando noi a Torino venivamo controllati dalla polizia se arrivava un gerarca fascista...". La tortura cui Melchiorre Gerbino fu sottoposto non sarebbe durata più di dieci minuti, perché Fernanda Pivano era oberata di lavoro e non poteva concedere più di tanto. Appena fuori dall’appartamento, Melchiorre Gerbino appallottolò lo storico documento e sul marciapiede di Corso Manzoni lo cacciò dentro un cestino della spazzatura, proprio mentre arrivava Vittorio Di Russo, che lo raccattò e lo lesse: allora egli s’imbestialì e salite di corsa le scale ed entrato nell’appartamento puntò, tra lo stupore di una mezza dozzina di astanti, verso Fernanda Pivano- "Attenta, Nanda, perché io t’incorno!... Stai attenta, perché io t’incorno!"- e andava facendo col capo una sorta di movimento taurino. Al che si levò dall’ombra di una poltrona la figura massiccia del marito di Fernanda Pivano, l’architetto Ettore Sottsass, che proruppe con alti accenti in un monologo minaccioso, mentre Melchiorre Gerbino si defilava, e finalmente per sempre, dal salotto letterario di Fernanda Pivano.
Quel salotto si sarebbe rivelato una trappola dove giovani di spicco del Movimento prima sarebbero stati fatti rammollire con l’hashish, poi, come cavie, sarebbero stati messi a disposizione della Questura di Milano, così come sarebbe avvenuto a Gianni Scarpelli, del cui caso si scriverà a seguire.

E tornando a Vittorio Di Russo, il 3 novembre notte i carabinieri lo trovano che dorme per terra, assieme a tre beat, in un angolo del sottopassaggio della stazione di metropolitana Duomo.
A Vittorio Di Russo viene ingiunta una diffida dal soggiornare in Milano per un periodo di 5 anni e gli viene imposto un foglio di via obbligatorio perché si rechi nel suo comune di residenza nel Lazio.

(Il Giorno - 4 novembre 1966)
Vittorio Di Russo diffidato dal risiedere a Milano per la durata di 5 anni, con una ingiunzione del 'Codice Rocco', codice emanato durante il Fascismo e ancora viggente ai tempi di Mondo Beat
A Vittorio Di Russo vengono ingiunti "diffida" e "foglio di via obbligatorio".

Nota:
Questo genere di ingiunzioni poliziesche (diffida dal soggiornare in un luogo per un certo numero di anni e foglio di via obbligatorio per raggiungere il proprio luogo di residenza) quali furono imposte a Vittorio Di Russo, erano anticostituzionali, perché limitavano la libertà di cittadini che non avevano commesso alcun reato e non erano stati condannati dal giudiziario. Questo genere di ingiunzioni, con cui Mondo Beat veniva falcidiato dei suoi giovani, venivano imposte in forza del "Codice Rocco", ordinamento di polizia emanato durante l'era fascista e ancora in vigore ai tempi di Mondo Beat.
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La mattina del 4 novembre, giorno della celebrazione delle Forze armate italiane, sotto una pioggia battente piccoli gruppi di giovani di Mondo Beat inscenavano qua e là manifestazioni antimilitariste e, per non farsi arrestare dalla polizia, di tanto in tanto si disperdevano tra la folla che assisteva a una parata militare, per poi raggrupparsi ancora e inscenare ancora manifestazioni... Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino stavano vivendo ore nere, a causa di Vittorio Di Russo, di cui avevano appreso la notizia della diffida dai giornali, e a causa della decimazione che stava subendo il Movimento per le continue retate di carabinieri e polizia, quando corse voce che l’Arno aveva rotto gli argini e aveva allagato Firenze.
Questo tragico evento avrebbe offerto ai giovani di Mondo Beat la possibilità di accorrere al salvataggio di un patrimonio d'arte e di cultura di appartenenza universale e di sottrarsi alla caccia all'uomo cui erano soggetti a Milano. E così i giovani di Mondo Beat, che erano allora circa duecento, sarebbero accorsi in gran massa a Firenze, dove sarebbero arrivati tra i primi soccorritori. Per le lunghe chiome e per la generosità con cui si sarebbero prodigati, la stampa li avrebbe battezzati angeli del fango. Nell'ultimo numero della rivista Mondo Beat l'editore Giangiacomo Feltrinelli, che ne scrisse l'articolo di fondo, ne faceva testimonianza. Qui uno stralcio di quell'articolo

Stralcio dell'articolo di fondo, di Giangiacomo Feltrinelli, pubblicato nel n.5, pag.1, della rivista Mondo Beat
da "Lo sciopero é riuscito", di Gigi Effe (pseudonimo di Giangiacomo Feltrinelli)

Giangiacomo Feltrinelli avrebbe fatto testimonianza di come siano stati i giovani di Mondo Beat ad accorrere al soccorso di Firenze e di come si siano prodigati generosamente (e senza paga).

Alla vista delle foto dei giovani di Mondo Beat, riprodotte da quotidiani italiani e d’Oltralpe, centinaia di altri giovani sarebbero accorsi tempestivamente a Firenze, da tutta Italia e da più parti d’Europa

(L'Unità - 11 novembre 1966)                                                      (Pubblicazione di cui sono andati perduti i dati)
Alluvione di Firenze. I giovani di Mondo Beat al soccorso di un patrimonio culturale di appartenenza universale   A soccorso di Firenze, oltre a giovani italiani e europei, sarebbero accorsi anche giovani statunitensi, canadesi, australiani, che stavano visitando il Vecchio Continente
Colonne di giovani a Firenze                                                        Si calano nel buio della melma per amore

Quel 4 novembre 1966, che a Umberto Tiboni e a Melchiorre Gerbino era apparso sotto infausti auspici, sarebbe stato il giorno a partire dal quale Mondo Beat avrebbe scritto la pagina più bella e più nobile della sua storia. E si sarebbe rivelato il giorno fatidico a partire dal quale Mondo Beat si sarebbe sviluppato in un movimento internazionale di vasto respiro. E difatti in quelle settimane in cui tanti giovani di Mondo Beat si sarebbero impegnati a Firenze, essi avrebbero fraternizzato con quelli che sul loro esempio vi sarebbero arrivati da più parti d’Europa e con viaggiatori statunitensi, canadesi e australiani che stavano visitando il Vecchio Continente e sarebbero accorsi pure essi a Firenze (tra di loro, Ted Kennedy). Non pochi di quei giovani stranieri sarebbero poi venuti a Milano e avrebbero partecipato alla storia di Mondo Beat, e tornando nei loro paesi ne avrebbero parlato ad altri giovani, che sarebbero a loro volta venuti a Milano. Perciò Mondo Beat sarebbe stato definito "Movimento di Cittadini del Mondo", e Milano, durante quella stagione, "Capitale d’Europa".
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Ritornando alla cronologia della storia di Mondo Beat, domenica 6 novembre Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino vengono informati di come Vittorio Di Russo si nasconda a Milano. Arriva loro un articolo perché lo si pubblichi nel numero in preparazione della rivista Mondo Beat. L'articolo è di Ivo della Savia, giovane anarchico renitente al servizio militare obbligatorio, il quale vive in clandestinità. Scheletrino, un ragazzo argentino, che ha portato l’articolo, dice che esso viene inviato da Vittorio Di Russo, ma sulla busta che lo contiene è scritto "da parte di Pino" e Pino è Giuseppe Pinelli, il fiduciario della sezione anarchica Sacco e Vanzetti, che così ci fa intendere di come Vittorio Di Russo si nasconda tra gli anarchici, cosiccome lo stesso Ivo della Savia.

9 novembre. Da oggi Melchiorre Gerbino non avrà più problemi, nel caso lo fermi la polizia, perché è stato assunto al booking telefonico dell’Alitalia all’aeroporto di Linate, grazie all’interessamento dell’avvocato Pisano (potenza degli americani!). Questo impiego, che sarebbe un sogno per altri, per lui è un martirio, ma Melchiorre Gerbino si consola col Profeta: "Le condizioni degne dell’uomo sono la gloria e il martirio".
I pomeriggi, appena tornato dal lavoro, e fino a notte fonda, si dedica alla preparazione del numero di Mondo Beat. Deve selezionare gli articoli da pubblicare, stendere i suoi, ideare il menabò, battere il tutto a macchina da scrivere su matrici di ciclostile. Lavoro che per forza di cose Melchiorre Gerbino deve fare quasi interamente da solo. Poi, il grande evento!

Nel tardo pomeriggio di sabato 12 novembre, nel locale seminterrato della sezione anarchica Sacco e Vanzetti ci si predispone a stampare il primo numero della rivista Mondo Beat.
Giuseppe Pinelli ha approntato risme di carta a un ciclostile a manovella. Apre un tubo e inchiostra il rullo. Applica la prima matrice al rullo e la tende bene, perché non faccia pieghe. Dice: "Vado!".
Gunilla Unger e Carmen Russo, truccate per l’occasione, sorridono nel baccano assordante. Gennaro De Miranda è attento dietro i suoi occhiali. Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino sono ai due lati di Pinelli.
Le matrici sono quattordici, i fogli da stampare settemila, prima da un lato poi dall’altro, per ottenere mille copie della rivista. Ogni foglio, che con la spinta manuale di Pinelli esce di sotto al rullo del ciclostile, va preso al volo e steso da qualche parte ad asciugare.
A notte fonda arriva Vittorio Di Russo, condotto da qualcuno che lo attende in macchina. Resta con noi il tempo di bere un bicchiere di vino... Finiamo il lavoro domenica 13 con il sole alto.

Il 14 sera nel nostro appartamento Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino finiamo di selezionare, collazionare e spillare le copie di Mondo Beat, di cui 860 sono quelle leggibili, e quelle saranno messe in circolazione. Nella stessa serata, 100 copie Melchiorre Gerbino porta alla Sacco e Vanzetti e consegna graziosamente a Giuseppe Pinelli, perché ne distribuisca parte agli anarchici e parte faccia pervenire a Vittorio Di Russo.

Dal 15 novembre le copie di Mondo Beat vengono vendute da giovani che risiedono a Milano, cui la polizia non può ingiungere diffida e foglio di via. La Rivista costa 100 lire, di cui 25 vanno a chi la vende e 75 alla redazione. Dei conti si cura Umberto Tiboni.

Il 19 novembre Vittorio Di Russo abbandona il suo nascondiglio ed esce allo scoperto a distribuire copie di Mondo Beat nei sottopassaggi della stazione di metropolitana Cordusio. Allora viene arrestato da poliziotti in borghese. Come già descritto, Vittorio Di Russo viene rinchiuso durante una settimana nelle segrete della Questura di Milano, dove subisce percosse e torture mentali. Poi viene tradotto in tribunale, condannato a un mese di prigione, rinchiuso nel Carcere di San Vittore.

Vittorio Di Russo rinchiuso illegalmente durante una settimana nelle segrete della Questura di Milano. Il massimo che la legge consentiva, 'per accertamenti', era un fermo di 3 giorni
Vittorio Di Russo arrestato, maltrattato, incarcerato.


NOTA:
Il 19 novembre 1966, nello stesso frangente in cui Vittorio Di Russo vi veniva arrestato, nei sottopassaggi della stazione di metropolitana Cordusio sarebbe apparso Antonio Sottosanti, Nino il Fascista.
Antonio Sottosanti, che dall’attributo "fascista" si sentiva sminuito, ci teneva a dichiararsi "mussoliniano, figlio di martire fascista".
Bene educato, energico, di media statura, 38 anni, aveva vissuto ad Amsterdam nei momenti caldi della rivolta dei provos e amava documentarlo mostrando un quotidiano olandese nella cui prima pagina era riprodotta la foto di una sommossa di piazza dove in primo piano c’era la sua faccia che osservava.
Dire di Antonio Sottosanti che fosse un informatore di polizia sarebbe riduttivo, perché trattava alla pari i commissari di Pubblica Sicurezza che si occupavano della faccenda beat e talvolta sembrava fosse lui a guidarli. Ma anche se era chiaro come la luce del sole che Sottosanti remava contro il Movimento, egli non poteva essere allontanato da Mondo Beat, come chiunque ne rispettasse le regole del non essere violento, non rubare, non drogarsi. Né sarebbe stata buona strategia allontanarlo da Mondo Beat, perché la Questura avrebbe comunque infiltrato a suo piacimento il Movimento, che era aperto a tutti senza controlli di sorta, e poi, a Mondo Beat non avevamo nulla da nascondere ma tutto da pubblicizzare. E dunque, meglio averlo nel giro di Mondo Beat, per poterlo studiare. E perciò tra Melchiorre Gerbino e Antonio Sottosanti si sarebbe instaurato un rapporto di formale correttezza, quando in realtà Nino il Fascista avrebbe cercato di decifrare le intenzioni di Melchiorre Gerbino per riferirne in Questura, mentre Melchiorre Gerbino, ingannandolo, si sarebbe avvalso di lui per bluffare una volta la Questura e un'altra volta la Questura, il Corriere della Sera e la Santa Sede.
E così da quel 19 novembre 1966 la presenza di Nino il Fascista, anche se discreta, sarebbe stata costante nel prosieguo della storia del Movimento Mondo Beat, e purtroppo anche nella storia seguente a quella del Movimento Mondo Beat (che fu disciolto il 15 giugno 1967) perché si sa che il 12 dicembre 1969 fu Nino il Fascista a deporre la valigetta con la bomba nella Banca dell’Agricoltura a Piazza Fontana a Milano. Ciò si sa perché Nino il Fascista, che era omosessuale, pochi giorni prima della strage si era vantato con dei ragazzini di una grande impresa che avrebbe compiuto, di cui avrebbero scritto tutti i giornali del mondo. E alcuni di quei ragazzini, che erano ben presto finiti nell’Istituto di correzione minorile Cesare Beccaria, quando scoppiò la bomba ne avrebbero parlato con gli istitutori. E in quegli stessi giorni, l’editore Giangiacomo Feltrinelli lo avrebbe dichiarato senza mezzi termini in un’intervista a L’Espresso: "Sottosanti mette le bombe e incolpano gli anarchici".
Mai sfiorato da indagini di polizia né da procedimenti giudiziari, avendo avuto concesse delle interviste con cui avrebbe magnificato la sua immagine, Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, sarebbe deceduto di morte naturale nel 2004.

Antonio Sottosanti, Nino il Fascista, colui che avrebbe messo la bomba nella Banca dell'Agricoltura e avrebbe condotto Giuseppe Pinelli in Questura
Antonio Sottosanti, Nino il Fascista,
qualche anno prima della sua morte

Storia di Mondo Beat. Capitolo 3