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Mondo Beat
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16 ottobre - 19 novembre 1966


Il Movimento Mondo Beat diventa realtà -
Alluvione di Firenze -
Vittorio Di Russo incarcerato.

 
 

La denominazione "Mondo Beat" piacque molto ai giovani del giro, sui quali Vittorio Di Russo esercitava sempre di più il suo ascendente. Quando egli appariva tra di loro, li catalizzava tutti e li trascinava in manifestazioni improvvisate dove si urlavano slogan che facevano tremare le vetrate della Galleria Vittorio Emanuele, o li conduceva in Via San Maurilio alla sezione dei radicali. I radicali di Milano, se si fossero radunati tutti, in 12 non si sarebbero ritrovati, ma quei 2 che ne animavano la sezione, Pietro Stoppani e Roberto Pieraccini, erano intellettuali di vaglia e avevano capito che Mondo Beat sarebbe andato lontano e avevano messo a nostra disposizione le loro strutture. Lo stesso avevano fatto gli anarchici della Sacco e Vanzetti, che erano numerosi, ma la loro sezione era in Via Murillo, troppo lontana per potere essere raggiunta a piedi: venivano a trovarci in centro i due più attivi tra di loro, Pino Pinelli e Pinki Gallieri. Con i radicali e con gli anarchici ci si era messi d'accordo per inscenare assieme la prima manifestazione pubblica appena la si fosse organizzata.
Con gli studenti universitari, e particolarmente con Carlo Masi e Cristiana Fisher, ci si incontrava in feste notturne, alle quali invece Vittorio Di Russo e Umberto Tiboni non erano soliti partecipare. Feste in cui si manifestavano ormai costantemente fenomeni di amore di gruppo o, per meglio dire, di gruppetti che facevano all'amore quà e là, tra l'indifferenza degli altri. Erano le ragazze che attiravano i ragazzi imbranati e li iniziavano al sesso con una sorta di impegno missionario. Penso che ciò avvenga nei cambiamenti epocali, quando le donne si appassionano più al gruppo che non a un singolo compagno.
Prima delle feste ci si recava talvolta a casa di Fernanda Pivano, una traduttrice di scrittori americani che riceveva giovani da cui raccoglieva "testimonianze di protesta", che avrebbero dovuto dare corpo a un libro, ma si sarebbe visto poi che in realtà quell'andirivieni serviva a dare risonanza al lancio editoriale di scrittori della Beat Generation americana di cui la Pivano traduceva e introduceva testi. Fernanda Pivano a Melchiorre Gerbino non piacque dal primo incontro, perchè minimizzava l'importanza dei fenomeni della rivolta giovanile in Europa, e quelli italiani li definiva manifestazioni di sottocultura, mentre drammatizzava l'epopea della Beat Generation americana, di cui vendeva il prodotto. Avendo già vissuto 6 anni on the road, Melchiorre Gerbino aveva potuto costatare come quella generazione di americani, che Fernanda Pivano mitizzava, fosse sessualmente repressa, se la si comparava a quella scandinava, tedesca o olandese, e ciò senza nulla volere togliere alla grandezza letteraria e alla simpatia di certi personaggi della Beat Generation, ma volerla mitizzare tutta e ignorare i Provos era operazione imbastita per alloccare i provinciali italiani e farli rammollire con vane mode d'Oltreoceano, mentre noi di Mondo Beat eravamo chiamati a scioccare i provinciali italiani sul piano esistenziale, per farli uscire dall'ombra dei campanili e dagli steccati parrocchiali e spingerli in Europa. Vittorio Di Russo, cui Melchiorre Gerbino aveva espresso queste sue considerazioni, la pensava come lui, ma credeva che frequentare Fernanda Pivano fosse utile, mentre Melchiorre Gerbino pensava che prima la si fosse mandata al diavolo meglio sarebbe stato.


 
  Di Russo, Perronace e 'Cina': inizi di Mondo Beat
Mondo Beat. Vittorio Di Russo, Pierluigi Perronace Principe, Cina.
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Intanto il Movimento si ingrossava, malgrado fosse falcidiato dalle retate di poliziotti in borghese che portavano in Questura quanti vi incappavano e diffidavano quelli non residenti a Milano dal soggiornarvi per 5 anni, pena un mese di carcere, poi tre se recidivi, poi sei... I diffidati dovevano partire per i loro luoghi di residenza e consegnare il "foglio di via obbligatorio" alla locale polizia, poi, se volevano, potevano ripartire, ma non più per Milano, da cui erano stati allontanati per 5 anni. E tutto ciò in ottemperanza alle leggi di pubblica sicurezza, il così detto "Codice Rocco", emanato durante l'epoca fascista e ancora in vigore. Si aveva già notizia dei primi giovani di Mondo Beat che non avevano ottemperato alla diffida ed erano stati arrestati e condannati in pretura a un mese di galera e la stavano scontando, quelli che avevano compiuto 18 anni nel carcere di San Vittore, i minorenni maschi all'Istituto Cesare Beccaria, le minorenni femmine all'Istituto Maria di Nazareth.
Proprio mentre si faceva più serrata la caccia a quelli di Mondo Beat, Vittorio Di Russo cominciava a dare segni di smarrimento, aggirandosi senza meta per il centro di Milano, lui che era così appariscente e conosciuto. E cominciava a dormire la notte dove gli capitava, invece di andare nell'appartamento di Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino, di cui gli erano state date le chiavi e messa a disposizione una stanza. Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino vivevano dacchè erano a Milano, cioè da dodici mesi, in un appartamento comodo e facile da raggiungere, perchè poco distante dalla stazione metro di Precotto. Gunilla Unger stava lavorando da dieci mesi come segretaria in uno studio legale italo-americano, adiacente a Piazza del Duomo, di cui era titolare l' avvocato Pisano, un amico statunitense del padre di Melchiorre Gerbino, mentre questi nello stesso lasso di tempo si era dedicato a srivere "Gamla Stan", libro sul suo underground nella Città Vecchia di Stoccolma, la quale si chiama appunto Gamla Stan. Questo libro Gerbino aveva finito di scrivere, e dieci tomi di Adolphe Thiers sulla Rivoluzione Francese aveva finito di leggere, proprio il giorno in cui Vittorio Di Russo era stato deportato a Milano, e il giorno dopo, avendone letto la notizia, era andato a cercarlo in Questura, dove l'avevano prima schedato e poi gli avevano comunicato che Vittorio Di Russo era stato rilasciato. Allora Gerbino era andato a cercarlo e lo aveva incontrato a Piazza del Duomo. Da quel giorno Vittorio Di Russo aveva dormito a casa sua, ma non più in quello scorcio di fine ottobre, proprio quando più intensa si faceva la caccia a quelli di Mondo Beat. Melchiorre Gerbino aveva anche cercato di persuadere Vittorio Di Russo a trovarsi una copertura, un certificato di lavoro vero o fittizio, per evitare di essere diffidato per "vagabondaggio", ma ogni volta che gliene aveva parlato la reazione di Vittorio Di Russo era stata di stizza, finchè Gerbino desistette, per non contrariarlo, ma con la morte nel cuore, perchè consapevole che Vittorio Di Russo sarebbe andato incontro a una tragedia irreparabile. Egli si era invece recato dall'avvocato Pisano e gli aveva chiesto di aiutarlo a trovare un lavoro, e l'avvocato Pisano, che nulla sapeva di Mondo Beat, gli aveva promesso che lo avrebbe aiutato.

Negli ultimi giorni di ottobre batteva una pioggia ininterrotta e i sottopassaggi della stazione del metro di Cordusio erano così intasati di giovani di Mondo Beat che il transito dei passeggeri del metro veniva ostacolato. Pochi minuti dopo che veniva scattata la foto del trafiletto riprodotto a seguire, Vittorio Di Russo scampava a una retata della polizia per puro miracolo.


 
  L'affermazione dei diritti civili pietra miliare del Movimento.
Mondo Beat e i diritti civili. Maurizio Orioli con l'ombrello; Vittorio Di Russo sullo sfondo
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1 novembre '66. La salute di Vittorio Di Russo preoccupa Melchiorre Gerbino sempre di più. Durante un incontro a casa dell'avvocato Donà a Verona, dove sono andati ad allentare per qualche ora la tensione con cui vivono a Milano, Vittorio Di Russo ha una grave crisi paranoica, forse causata dalla presenza di Fernanda Pivano, che é nel gruppo. Non é stato assunto alcunchè di eccitante, ma solo bevuto buon vino, e Vittorio Di Russo é abituato a berne. La crisi si acutizza al pronto soccorso dell'ospedale di Verona, dove Melchiorre Gerbino lo accompagna, e manda in paranoia il medico che dovrebbe sedarla, per cui é Gerbino che deve calmare entrambi! La sensazione é che Vittorio Di Russo stia crollando. Tre settimane di altissima tensione, durante le quali ha corso senza sosta con la fiaccola dell'incendio che ha portato da Amsterdam, e sta crollando.
 

 
  Di Russo e Gerbino s'erano conosciuti frequentati a Stoccolma  
 
Mondo Beat. Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino ai primi di novembre del 1966
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Il 2 novembre Vittorio Di Russo ha un'altra crisi, questa volta a Milano, a casa di Fernanda Pivano, cui era stato chiesto di scrivere l'articolo di fondo del primo numero della rivista "Mondo Beat". L'idea era stata caldeggiata da Vittorio Di Russo e da Melchiorre Gerbino osteggiata, ma alla fine Gerbino aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco, perchè non sembrasse che quell'articolo voleva scriverlo lui a qualunque costo. E perciò egli stesso si era recato a chiedere a Fernanda Pivano di scriverlo e lei non ci aveva pensato due volte. Presa carta e penna si era lasciata andare di getto: "Io non conosco questi ragazzi, ma come quando noi a Torino venivamo controllati dalla polizia se arrivava un gerarca fascista..." La tortura non durò più di dieci minuti, perchè Fernanda Pivano era oberata di lavoro e non poteva concedere più di tanto. Appena fuori dall'appartamento, Melchiorre Gerbinno appallottolò lo storico documento e uscito sul marciapiede di Corso Manzoni lo cacciò dentro un cestino della spazzatura, proprio mentre arrivava Vittorio Di Russo, che lo raccattò e lo lesse: allora egli si imbestialì e salite di corsa le scale ed entrato nell'appartamento puntò, tra lo stupore di una mezza dozzina di astanti, verso Fernanda Pivano- "Attenta, Nanda, perchè io ti incorno!... Stai attenta, perchè io ti incorno!"- e andava facendo col capo una sorta di movimento taurino. Al che si levò dall'ombra di una poltrona la figura massiccia del marito di Fernanda Pivano, l'architetto Ettore Sottsass, che proruppe con alti accenti in un monologo minaccioso, mentre Melchiorre Gerbino si defilava, finalmente per sempre, dal salotto di Fernanda Pivano.

Il 3 novembre notte i carabinieri trovano Vittorio Di Russo che dorme per terra nel metro di Piazza del Duomo e lo arrestano. La Questura lo diffida dal soggiornare in Milano per un periodo di 5 anni e gli ingiunge un foglio di via obbligatorio per il suo luogo di residenza nel Lazio.

 
'Codice Rocco': regolamenti di Pubblica Sicurezza del Fascismo
Mondo Beat. Vittorio Di Russo ha avuto contestato Foglio di via e Diffida.
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Il 4 novembre, giorno della celebrazione delle Forze armate italiane, sotto una pioggia battente giovani pacifisti, in piccoli gruppi, inscenano quà e là manifestazioni antimilitariste e per non incappare nelle retate della polizia improvvisamente si disperdono tra la folla che assiste alla parata militare. Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino vivono ore nere, a causa di Vittorio Di Russo di cui si é appresa la notizia della diffida dai giornali, e a causa della decimazione che sta subendo il Movimento. Quando corre voce che l'Arno ha rotto gli argini e ha allagato Firenze! Questo evento tragico offre una prospettiva ai giovani di Mondo Beat: accorrere in salvataggio di un patrimonio d'arte e di cultura di appartenenza universale e sottrarsi alla caccia all'uomo che subiscono a Milano, senza che si sfaldi il gruppo. Corre la voce e corrono in gran massa i giovani di Mondo Beat verso Firenze, dove arrivano tra i primi soccorritori. Per le lunghe chiome e per la generosità con cui si prodigheranno, verranno battezzati dalla stampa "angeli del fango" e alla vista delle loro foto, riprodotte dai quotidiani d'Oltralpe, centinaia di altri giovani prontamente accorreranno a Firenze da più parti d'Europa! Quel 4 novembre, che ci era apparso sotto infausti auspici, si sarebbe rivelato il giorno fatidico in cui avremmo trovato gli orientamenti per i due temi di fondo che avrebbero animato il Movimento: la lotta per l'affermazione dei diritti civili, che per noi sarebbe stata innanzitutto lotta per l'abolizione delle diffide e dei fogli di via, e l'impegno per la salvaguardia dell'ambiente. In quelle settimane in cui tanti giovani di Mondo Beat si sarebbero impegnati a Firenze, essi avrebbero fraternizzato con quelli che sul loro esempio vi erano arrivati da più parti d'Europa e con viaggiatori statunitensi, canadesi e australiani che stavano visitando l'Europa ed erano accorsi pure essi a Firenze. Molti di questi giovani stranieri sarebbero passati poi da Mondo Beat, che intanto si sarebbe dotato della Cava e della Tendopoli, e non pochi di loro avrebbero concorso alla storia del Movimento: e quella, e solo quella, sarebbe stata la stagione in cui Milano sarebbe stata definita "capitale d'Europa".
 
I beats italiani richiamano a Firenze altri europei
Mondo Beat - Alluvione di Firenze. I giovani di Mondo Beat i primi a soccorrere
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Domenica 6 novembre Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino hanno comunicato che Vittorio Di Russo é a Milano, come essi immaginavano. Arriva loro un articolo di Ivo della Savia, anarchico obiettore di coscienza al servizio militare, perchè lo si pubblichi sul numero di "Mondo Beat" in preparazione. Scheletrino, il ragazzo argentino che lo ha portato, dice che l'articolo viene da parte di Vittorio Di Russo, ma sulla busta che lo contiene c'é scritto "da parte di Pino" e Pino é Giuseppe Pinelli, il fiduciario della Sacco e Vanzetti, che così ci fa intendere che Vittorio si nasconde dagli anarchici.

9 novembre. Da oggi Melchiorre Gerbino non avrà problemi nel caso lo fermi la polizia, perchè é stato assunto al booking telefonico dell'Alitalia, all'aeroporto di Linate. Ciò grazie all'interessamento dell'avvocato Pisano (potenza degli americani!). Questo impiego, che sarebbe un sogno per altri, per lui é un martirio. Ma Melchiorre Gerbino si consola col Profeta: "Le condizioni degne dell'uomo sono la gloria e il martirio".
I pomeriggi, appena tornato dal lavoro, e fino a notte fonda, egli si dedica alla preparazione del numero di "Mondo Beat". Selezione degli articoli da pubblicare, stesura dei suoi, ideazione del menabò, battitura a macchina su matrici di ciclostile. Lavoro che per forza di cose deve fare quasi interamente da solo. Poi il grande evento!

Nel tardo pomeriggio di sabato 12 novembre nel locale seminterrato della sezione anarchica Sacco e Vanzetti di via Murillo si é pronti al lavoro di stampa. Giuseppe Pinelli appronta risme di carta al ciclostile a manovella, apre un tubo e inchiostra. Applica la prima matrice al rullo e la tende bene, perchè non faccia pieghe. "Vado!" dice... Gunilla Unger e Carmen Russo, truccate per l'occasione, sorridono nel baccano assordante. Gennaro De Miranda é attento dietro i suoi occhiali. Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino sono ai due lati di Pinelli. Le matrici sono quattordici. I fogli da stampare settemila, prima da un lato poi dall'altro, per ottenere mille copie della Rivista... Ogni foglio che con la spinta manuale di Pinelli esce di sotto al rullo del ciclostile va preso al volo e steso da qualche parte ad asciugare... A notte fonda arriva Vittorio Di Russo. E' stato accompagnato da qualcuno che lo attende in macchina. Resta con noi il tempo di bere un bicchiere di vino... Finiamo il lavoro domenica 13 con il sole alto.

Il 14 sera nel loro appartamento Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino finiscono di selezionare, collazionare e spillare le copie di "Mondo Beat", di cui 860 sono quelle leggibili. 100 copie le porta Melchiorre Gerbino alla Sacco e Vanzetti e le consegna a Giuseppe Pinelli, perchè le faccia recapitare a Vittorio Di Russo.

Dal 15 novembre le copie di "Mondo Beat" vengono vendute da giovani residenti a Milano, cui la polizia non può contestare diffida e foglio di via. La Rivista costa 100 lire, di cui 25 vanno a chi la vende e 75 alla redazione. Dei conti si cura Umberto Tiboni.

Il 19 novembre Vittorio Di Russo esce allo scoperto e distribuisce copie di "Mondo Beat" nei sottopassaggi del metro di Cordusio, quando viene arrestato da agenti in borghese. Viene allora rinchiuso durante una settimana nelle segrete della Questura di Milano, dove subisce percosse e torture mentali che gli lasceranno un trauma profondo, poi viene tradotto in tribunale e condannato a un mese di prigione e incarcerato a San Vittore.
 
Vittorio Di Russo durante il fermo di polizia subisce percosse
Mondo Beat. Vittorio Di Russo contravviene alla diffida. Viene incarcerato