|
16 ottobre - 19 novembre 1966 |
||
|
La denominazione "Mondo Beat" piacque molto ai giovani del
giro, sui quali Vittorio Di Russo esercitava sempre di più il suo
ascendente. Quando egli appariva tra di loro, li catalizzava tutti e li
trascinava in manifestazioni improvvisate dove si urlavano slogan che
facevano tremare le vetrate della Galleria Vittorio Emanuele, o li conduceva
in Via San Maurilio alla sezione dei radicali. I radicali di Milano, se
si fossero radunati tutti, in 12 non si sarebbero ritrovati, ma quei 2
che ne animavano la sezione, Pietro Stoppani e Roberto Pieraccini, erano
intellettuali di vaglia e avevano capito che Mondo Beat sarebbe andato
lontano e avevano messo a nostra disposizione le loro strutture. Lo stesso
avevano fatto gli anarchici della Sacco e Vanzetti, che erano numerosi,
ma la loro sezione era in Via Murillo, troppo lontana per potere essere
raggiunta a piedi: venivano a trovarci in centro i due più attivi
tra di loro, Pino Pinelli e Pinki Gallieri. Con
i radicali e con gli anarchici ci si era messi d'accordo per inscenare
assieme la prima manifestazione pubblica appena la si fosse organizzata.
|
||
Mondo Beat. Vittorio Di Russo, Pierluigi Perronace Principe, Cina. _____________________________________________________________________________ Intanto il Movimento si ingrossava, malgrado fosse falcidiato dalle
retate di poliziotti in borghese che portavano in Questura quanti vi incappavano
e diffidavano quelli non residenti a Milano dal soggiornarvi per 5 anni,
pena un mese di carcere, poi tre se recidivi, poi sei... I diffidati dovevano
partire per i loro luoghi di residenza e consegnare il "foglio di
via obbligatorio" alla locale polizia, poi, se volevano, potevano
ripartire, ma non più per Milano, da cui erano stati allontanati
per 5 anni. E tutto ciò in ottemperanza alle leggi di pubblica
sicurezza, il così detto "Codice Rocco", emanato durante
l'epoca fascista e ancora in vigore. Si aveva già notizia dei primi
giovani di Mondo Beat che non avevano ottemperato alla diffida ed erano
stati arrestati e condannati in pretura a un mese di galera e la stavano
scontando, quelli che avevano compiuto 18 anni nel carcere di San Vittore,
i minorenni maschi all'Istituto Cesare Beccaria, le minorenni femmine
all'Istituto Maria di Nazareth. Proprio mentre si faceva più serrata la caccia a quelli di Mondo Beat, Vittorio Di Russo cominciava a dare segni di smarrimento, aggirandosi senza meta per il centro di Milano, lui che era così appariscente e conosciuto. E cominciava a dormire la notte dove gli capitava, invece di andare nell'appartamento di Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino, di cui gli erano state date le chiavi e messa a disposizione una stanza. Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino vivevano dacchè erano a Milano, cioè da dodici mesi, in un appartamento comodo e facile da raggiungere, perchè poco distante dalla stazione metro di Precotto. Gunilla Unger stava lavorando da dieci mesi come segretaria in uno studio legale italo-americano, adiacente a Piazza del Duomo, di cui era titolare l' avvocato Pisano, un amico statunitense del padre di Melchiorre Gerbino, mentre questi nello stesso lasso di tempo si era dedicato a srivere "Gamla Stan", libro sul suo underground nella Città Vecchia di Stoccolma, la quale si chiama appunto Gamla Stan. Questo libro Gerbino aveva finito di scrivere, e dieci tomi di Adolphe Thiers sulla Rivoluzione Francese aveva finito di leggere, proprio il giorno in cui Vittorio Di Russo era stato deportato a Milano, e il giorno dopo, avendone letto la notizia, era andato a cercarlo in Questura, dove l'avevano prima schedato e poi gli avevano comunicato che Vittorio Di Russo era stato rilasciato. Allora Gerbino era andato a cercarlo e lo aveva incontrato a Piazza del Duomo. Da quel giorno Vittorio Di Russo aveva dormito a casa sua, ma non più in quello scorcio di fine ottobre, proprio quando più intensa si faceva la caccia a quelli di Mondo Beat. Melchiorre Gerbino aveva anche cercato di persuadere Vittorio Di Russo a trovarsi una copertura, un certificato di lavoro vero o fittizio, per evitare di essere diffidato per "vagabondaggio", ma ogni volta che gliene aveva parlato la reazione di Vittorio Di Russo era stata di stizza, finchè Gerbino desistette, per non contrariarlo, ma con la morte nel cuore, perchè consapevole che Vittorio Di Russo sarebbe andato incontro a una tragedia irreparabile. Egli si era invece recato dall'avvocato Pisano e gli aveva chiesto di aiutarlo a trovare un lavoro, e l'avvocato Pisano, che nulla sapeva di Mondo Beat, gli aveva promesso che lo avrebbe aiutato. Negli ultimi giorni di ottobre batteva una pioggia ininterrotta e i sottopassaggi della stazione del metro di Cordusio erano così intasati di giovani di Mondo Beat che il transito dei passeggeri del metro veniva ostacolato. Pochi minuti dopo che veniva scattata la foto del trafiletto riprodotto a seguire, Vittorio Di Russo scampava a una retata della polizia per puro miracolo.
|
||
Mondo Beat e i diritti civili. Maurizio Orioli con l'ombrello; Vittorio Di Russo sullo sfondo
_____________________________________________________________________________ 1 novembre '66. La salute di Vittorio Di Russo preoccupa Melchiorre Gerbino
sempre di più. Durante un incontro a casa dell'avvocato Donà
a Verona, dove sono andati ad allentare per qualche ora la tensione con
cui vivono a Milano, Vittorio Di Russo ha una grave crisi paranoica, forse causata
dalla presenza di Fernanda Pivano, che é nel gruppo. Non é stato assunto
alcunchè di eccitante, ma solo bevuto buon vino, e Vittorio Di Russo é
abituato a berne. La crisi si acutizza al pronto soccorso dell'ospedale di Verona,
dove Melchiorre Gerbino lo accompagna, e manda in paranoia il medico che dovrebbe sedarla,
per cui é Gerbino che deve calmare entrambi! La sensazione é che
Vittorio Di Russo stia crollando. Tre settimane di altissima tensione, durante le
quali ha corso senza sosta con la fiaccola dell'incendio che ha portato
da Amsterdam, e sta crollando.
|
||
|
||
|