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Mondo Beat

Tre movimenti, animati dai principi della nonviolenza e dell’ecologia, negli Anni 60 s’impegnarono per l’affermazione dei diritti umani universali e misero in crisi il potere costituito là dove essi si manifestarono.

1 - Il Free Speech Movement dell’Università di Berkeley, California, che si caratterizzò per forme di "protesta", massimamente contro l’autoritarismo nel sistema d’insegnamento negli USA e contro la guerra nel Vietnam. Influenzò profondamente la gioventù americana e di conseguenza quelle delle società più avanzate nel mondo.

2 - Il Movimento Provo, olandese, che si caratterizzò per forme di "provocazione". Esplose il giorno in cui la principessa ereditaria Beatrice sposò il tedesco Claus von Amsberg, che aveva militato nella Gioventù hitleriana. Fece traballare il trono in Olanda e sensibilizzò la gioventù europea ai temi del pacifismo e dell’ecologia.

3 - Il Movimento Mondo Beat, che si caratterizzò per la "contestazione", che è "azione nonviolenta di massa per l’affermazione dei diritti civili e per la salvaguardia dell’ambiente nell’era nucleare".
Il Movimento Mondo Beat fu più giovane del Free Speech Movement e del Provo Movement ed è per la dote che ricevette da essi che fu in grado di percorrere più in fondo la strada comune, fino ad arrivare ai cantieri del Villaggio Globale, che stava sorgendo, e innervarci i suoi modelli. Ricordiamo dunque che prima che si formasse il Movimento Mondo Beat, l'americano Free Speech Movement e l'olandese Provo Movement avevano già sensibilizzato le categorie dei giovani e degli intellettuali ai temi dell'affermazione dei diritti umani universali e della salvaguardia dell'ambiente. Ma, per i corsi e i ricorsi della Storia, doveva toccare a un movimento italiano di sensibilizzare e attivare le masse. E difatti la Contestazione sarebbe nata e si sarebbe affermata a Milano negli stessi luoghi dove prima era nato e s'era affermato il Fascismo, e difatti la Contestazione è l'antidoto al Fascismo e a tutte le forme di potere dittatoriale e razzista.

Sollevata dal Movimento Mondo Beat, la prima ondata di Contestazione si sarebbe manifestata in Italia con una tale portata di massa che il potere, per scioccare la massa e arginarla, avrebbe dovuto ricorrere alle bombe nelle banche, nei treni, nelle stazioni ferroviarie, nelle piazze gremite di gente. La Contestazione avrebbe investito in pieno il Vaticano e ne avrebbe incrinato il potere irreversibilmente. Dilagata oltre i confini d'Italia, la Contestazione avrebbe fatto fuggire dall’Eliseo l’inquinatore nucleare Charles de Gaulle. Dopo di allora, la Contestazione si sarebbe manifestata in diverse aree del mondo, più di recente contro i tiranni delle società islamiche, ed è evidente come le sue motivazioni facciano ormai parte della coscienza universale comune.

Fondatori del Movimento e della Rivista "Mondo Beat"

Vittorio Di Russo

Deportato da Amsterdam a Milano, Vittorio Di Russo sbarcò all’aeroporto di Linate il 12 ottobre 1966.
Vittorio Di Russo era personaggio assai pittoresco e il cronista del Corriere della Sera assegnato alla Questura di Milano, dove Vittorio Di Russo sarebbe stato tradotto per le trascrizioni della deportazione, non si sarebbe lasciata sfuggire l'occasione di scrivere di lui e pubblicare una sua foto. Quello che il cronista del Corriere della Sera avrebbe scritto sulla deportazione di Vittorio Di Russo sarebbe stato però alquanto frutto di fantasia, perché Vittorio Di Russo non aveva distrutto il suo passaporto sull'aereo con cui era arrivato, come avrebbe scritto quel cronista, ma l'aveva distrutto al Consolato d'Italia a Amsterdam. Quello che in realtà era avvenuto era stato che Vittorio Di Russo, incappato in una retata di provos tesa dalla polizia a Amsterdam, aveva avuto ingiunto di lasciare l'Olanda nel lasso di 48 ore. Egli si era allora recato al Consolato d'Italia per chiedere assistenza e lì, in un momento di frenesia, aveva strappato il suo passaporto: di conseguenza era stato deportato con un volo Amsterdam-Milano.

Vittorio Di Russo espulso dall'Olanda perché preso in una retata di provos compiuta dalla polizia in Amsterdam
Mondo Beat. Vittorio Di Russo deportato da Amsterdam a Milano (Corriere della Sera - 13.10.1966)

Dopo la pubblicazione di questo articolo del Corriere della Sera, la foto di Vittorio Di Russo, che era stato fin lì uno sconosciuto, sarebbe rimbalzata da una pubblicazione all'altra e di lui avrebbero saputo centinaia di migliaia di persone!

Melchiorre Gerbino, che si trovava a Milano, il giorno dopo l'arrivo di Vittorio Di Russo si mise a cercarlo, e se lo vide venire incontro, a Piazza del Duomo, circondato da quella ventina di capelloni che si aggiravano allora per il centro della città, che Vittorio Di Russo aveva già catalizzati tutti.
Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino erano legati da un rapporto di fratellanza anarchica, instaurato a Stoccolma alcuni anni prima che si rincontrassero a Milano. Quando si rincontrarono a Milano, si dissero di sì con un cenno del capo, e due giorni dopo avrebbero fondato il Movimento Mondo Beat.
Intanto, in quei due giorni precedenti la fondazione di Mondo Beat, Vittorio Di Russo avrebbe allacciato raccordi con Giuseppe Pinelli e gli anarchici, con Pietro Stoppani e i radicali, con Carlo Masi e gli universitari. E dopo la fondazione di Mondo Beat avrebbe attirato a sé tanti giovani scappati di casa e tanti personaggi vari. Correndo instancabilmente con la fiaccola che aveva portato da Amsterdam, Vittorio Di Russo avrebbe attizzato quello che sarebbe diventato un grande incendio.
E però a un certo punto Melchiorre Gerbino si sarebbe reso conto di come Vittorio Di Russo si stesse muovendo senza avere adeguata conoscenza dei meccanismi di potere del sistema italiano, contro cui stava agendo. E allora Melchiorre Gerbino, che conosceva bene la sistematica del potere italiano e i suoi meccanismi, avrebbe cercato di convincere Vittorio Di Russo a provvedersi di una copertura, vedi un certificato d'impiego fittizio, per evitare di farsi ingiungere dalla Questura una diffida per "vagabondaggio" ed essere costretto a lasciare Milano o, restandoci, di finire in prigione. Ma Melchiorre Gerbino non sarebbe riuscito nel suo intento perché, ogni volta che gliene avrebbe accennato, la reazione di Vittorio Di Russo sarebbe stata di stizza. E così Vittorio Di Russo ben presto avrebbe avuto ingiunta dalla Questura una diffida dal permanere in Milano. E siccome avrebbe disatteso l'ingiunzione e sarebbe rimasto a Milano, sarebbe stato arrestato e rinchiuso nelle segrete della Questura, dove durante una settimana avrebbe subito percosse e torture mentali che gli avrebbero lasciato un trauma profondo; poi sarebbe stato processato e condannato a un mese di carcere. Il pretore che lo condannò avrebbe ribadito la validità della diffida con cui gli si ingiungeva di non permanere in Milano, e perciò alla fine dello sconto della pena Vittorio Di Russo sarebbe stato tradotto sotto scorta militare al suo paese di residenza nel Lazio. Da lì poi altre traversie, che vengono descritte in questa mia ricostruzione della storia di Mondo Beat. Nei fatti, dal momento del suo arrivo da Amsterdam al momento del suo arresto, Vittorio Di Russo sarebbe stato attivo in Milano solo tre settimane, e però quelle tre settimane sarebbero bastate perché il Movimento Mondo Beat fosse fondato e si affermasse.

Vittorio Di Russo, 1 dei 3 fondatori di Mondo Beat, l'incendiario
Mondo Beat. Vittorio Di Russo (AGI - Il Giorno)

Vittorio Di Russo, nato a Scauri di Minturno (Lazio) il 12 agosto 1936.
Sedicenne si era arruolato nella marina militare, poi aveva disertato ed era espatriato clandestinamente in Corsica, dove per alcuni mesi si sarebbe nascosto su impervie montagne. Infine aveva ottenuto un regolare passaporto italiano e aveva viaggiato e vissuto in diverse parti d’Europa.
Vittorio Di Russo aveva carisma di capopopolo. Grande carisma. Talvolta però era impulsivo e si spingeva, e trascinava altri, in situazioni critiche. Ma, se richiamato ai dettami della ragione, egli li attendeva, con candore, perché era uomo onesto e vero anarchico.
Si esprimeva con un linguaggio scarno e lineare. Parlava fluentemente italiano, francese, tedesco. Di formazione era scultore e pittore, ma nell'enciclopedia Wikipedia, che è una sorta di sbrigativa truffa, Vittorio Di Russo è stato classificato "poeta", quando in tutta la sua vita non ha scritto un solo verso, che si sappia.
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Umberto Tiboni

C’è stata tendenza, da parte di quanti si sono interessati alla storia di Mondo Beat e ne hanno scritto, a sottovalutare la figura di Umberto Tiboni.
Vero é che Umberto Tiboni non era granché pazzo, ma piuttosto intellettuale, perché più affascinato dalla pazzia altrui che preso dalla propria, ma ignorarne la figura è lacuna grave, perché Mondo Beat non sarebbe esistito senza di lui.
Per sorreggere Mondo Beat nei momenti iniziali della crescita, Umberto Tiboni mise a fondo perduto i pochi soldi che aveva, come pure fecero Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino. Per dedicarsi interamente a Mondo Beat, dove non percepiva soldi, lasciò un buon impiego. Fece la galera a causa di Mondo Beat. Né ci furono decisioni, che segnarono il percorso del Movimento, cui egli non avrebbe preso parte risolutiva.
Ma soprattutto Umberto Tiboni fu colui che si assunse l’incarico di cercare una sede adeguata per Mondo Beat e localizzò e gestì quella che sarebbe diventata la celeberrima Cava, senza la quale il Movimento non si sarebbe connotato dei tratti underground con cui si caratterizzò. L’underground di Mondo Beat, con tutti i rischi che comportava, avrebbe dato carisma a quelli che vi avrebbero partecipato. Essi avrebbero scritto ogni giorno una pagina di storia e ogni giorno lo avrebbero potuto costatare sfogliando i quotidiani. L’underground di Mondo Beat avrebbe esercitato un richiamo irresistibile sui giovani italiani, che si sarebbe fatto sentire fin nelle più lontane periferie, e avrebbe richiamato a Mondo Beat giovani di diverse nazionalità.
Il fatto che Umberto Tiboni sia stato più riservato di Vittorio Di Russo e di Melchiorre Gerbino, diciamo pure meno esibizionista, non significa che egli sia stato meno determinante nella storia di Mondo Beat.


Umberto Tiboni, 1 dei 3 fondatori di Mondo Beat, il diplomatico
Mondo Beat. Umberto Tiboni (AGI - Il Giorno)

Umberto Tiboni, nato a Sesto San Giovanni (Lombardia) il 19 febbraio 1941.
Di professione perito industriale, Umberto Tiboni vestiva casual, come William Burroughs e Jack Kerouac, ma lui non lo sapeva, come d’altronde non lo sapevano nemmeno quelli. Sapere come vestire è stato sempre un problema che ha assillato i provinciali italiani, che ai tempi di Mondo Beat vestivano capi carnaby street, su cui spillavano bottoni con scritte di protesta, commercializzati dalla Casa editrice Feltrinelli.
Ai tempi di Mondo Beat, Umberto Tiboni non aveva ancora intrapreso viaggi e non parlava altre lingue che l’italiano.
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Melchiorre Paolo Gerbino

Per confondere la memoria di Mondo Beat, su Melchiorre Paolo Gerbino, che è stato direttore della rivista Mondo Beat, leader delle manifestazioni pubbliche del Movimento, leader della Tendopoli di Mondo Beat, sono state propinate tutta sorta di meschinità (Andrea Valcarenghi nella prima edizione del suo libro "Underground: a pugno chiuso!" ha asserito che Melchiorre Gerbino ha venduto la testata "Mondo Beat" all'editore Giangiacomo Feltrinelli ed è scappato coi soldi!) e per ridicolizzarlo è stato girato un film, che più cretino non si poteva ("Il Profeta" - regia di Dino Risi - con Vittorio Gassmann che interpretava Melchiorre Gerbino che, per sottrarsi al suo percorso di contestatore, nel 1968 apriva un ristorante!) ed è stato scritto un libro ("I viaggi di Mel" - di Marco Philopat - Edizioni Shake - con cui gli si facevano dire e fare cose che non ha mai detto né fatto). Questa persecuzione contro Melchiorre Gerbino continua a tutt'oggi, perché sugli Anni 60 vengono costantemente prodotti scritti, saggi, documentari, dove la figura di Melchiorre Gerbino viene ignorata, o banalizzata e infangata: lo scopo ultimo di questa strategia di disinformazione è di banalizzare, stravolgere, negare, la storia di Mondo Beat e della Contestazione, cui la storia personale di Melchiorre Gerbino è intrinseca. Oltre a quelli già citati, i nomi di quelli che si prestano a tutt'oggi, o si sono prestati in passato, a questa opera di disinformazione: Fernanda Pivano, Matteo Guarnaccia, Silvia Casilio, Gianni De Martino, Marco Grispigni, Walter Pagliero, Felice Pesoli, Nicola del Corno... Dietro a tutto ciò, in ultima istanza i monsignori del Vaticano, che hanno pure tentato in tutti i modi di avere a Melchiorre Gerbino morto ammazzato.
Come mai tanto accanimento?
Giustamente.
Perché a sentire di Melchiorre Gerbino e della Contestazione, ai monsignori del Vaticano vengono soprassalti, palpitazioni, disturbi di stomaco... venendo loro in mente quella femminista che entrò nella Basilica di San Pietro reggendo il cartello "L'utero è mio e lo gestisco io!". E perciò i monsignori del Vaticano si affannano acché le generazioni posteriori a quella degli Anni 60 non conoscano la vera storia di Melchiorre Gerbino e di Mondo Beat, perché, a conoscerla, i giovani di oggi potrebbero esserne ispirati e potrebbero sollevare una nuova ondata di Contestazione, da cui il Vaticano verrebbe travolto.


Melchiorre 'Paolo' Gerbino, 1 dei 3 fondatori di Mondo Beat, l'ideologo

Mondo Beat. Melchiorre Paolo Gerbino (Agenzia Franco Sapi)
Melchiorre Gerbino, nato a Calatafimi (Sicilia) il 30 agosto 1939.

La prima ragazza svedese con la quale feci all’amore, mentre lo facevamo mi chiamò col nome di un altro: "Paolo". Io allora, nel 1961, ero esistenzialista e mi tenni il "Paolo". Con questo nome mi avrebbe conosciuto Vittorio Di Russo a Stoccolma. Quando Vittorio mi rincontrò a Milano, la prima cosa che disse fu "Paolo!" e così mi sarei chiamato a Mondo Beat.
Ai tempi di Mondo Beat, oltre all’italiano parlavo bene il francese e lo svedese, discretamente l’inglese e lo spagnolo. A scuola avevo studiato 8 anni il latino e 5 il greco classico, ma svogliatamente, perché odiavo il sistema d’insegnamento della scuola italiana e la contestavo ante litteram. Ciò mi costò 10 elettroshock, quando avevo 16 anni. Non appena mi ripresi, rincarai la dose. In terza liceo mi presentavo in classe senza libri scolastici ma con quotidiani; avevo interdetto la professoressa di lettere dall’interrogarmi perché mi irritavano le sue domande per lo stile con cui me le poneva; davo del "tu" al preside che mi dava del "tu"... Avendo capito come il mio intento fosse quello di farmi espellere da tutte le scuole della Repubblica, il preside non mi espulse e così, a un certo punto, dovetti abbandonare io stesso gli studi: con grande rammarico del preside, del corpo docente e degli studenti, che si sentirono orfani della mia presenza e a più riprese mandarono messi perché io tornassi!
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Gunilla Unger

Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino s'erano conosciuti, tre anni prima della fondazione di Mondo Beat, nell’underground della Città Vecchia di Stoccolma, il giorno che lei compiva 18 anni; lui ne aveva allora 23 e viveva a Stoccolma da 2.
Nei primi anni 60 l’underground nella Città Vecchia di Stoccolma, Gamla Stan, si articolava in sotterranei medievali, gestiti da ragazzi svedesi che avevano accesso legale a qualche piccolo scantinato, da dove avevano aperto varchi abusivi verso scantinati più ampi, granai e ripostigli ch’erano rimasti murati per secoli, che si trovavano a poche decine di metri dal Palazzo Reale, come il "Frid och Fröjd", il "Bobadilla", il "Gazelle", che Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino frequentavano. In questi scantinati si ballava jazz, spesso dal vivo, quando jazzisti afroamericani, che in quel tempo solo in Svezia non incontravano ostilità razziali se si intrattenevano con una donna bianca, venivano a suonarci per il piacere che procurava loro l’acustica e il giro internazionale di quei locali. Il giro non era di massa, ma di giovani viaggiatori, e tra di loro i primi che intraprendevano giri del mondo, e le ragazze svedesi che lo frequentavano parlavano fluentemente almeno tre lingue. Per entrare in questa sorta di locali si pagava pochissimo, e se si voleva bere una cocacola bisognava uscire e andarsela a cercare in qualche automatico. Vi si allacciavano amicizie e si apriva la mente ad altre culture. Vi si amoreggiava. A uno poteva succedere di trovarsi due ragazze, sedute una su una gamba e l’altra sull’altra, e sbaciucchiarle, un po' l’una un po' l’altra, mentre s’intratteneva a parlare con un amico australiano, professore di storia della filosofia, ch’era arrivato a Stoccolma con l’autostop, tutta la strada da Singapore... Così fu l’underground di Gunilla Unger e di Melchiorre Gerbino.
Mondo Beat, per l’imprinting provo che Vittorio Di Russo gli diede, fu subito tenuto sotto pressione da servizi segreti, carabinieri e polizia, che tendevano retate ai ragazzi e alle ragazze che frequentavano Piazza del Duomo e i sottopassaggi della stazione di metropolitana di Piazza Cordusio. Quanti incappavano nelle retate, se non erano residenti a Milano, venivano diffidati dal soggiornarvi durante 5 anni e avviati con un "foglio di via obbligatorio" ai loro luoghi di residenza, pena un mese di carcere se non ottemperavano all’ingiunzione e venivano arrestati un'altra volta in Milano. Poi tre mesi di carcere, se recidivi; poi sei mesi... Ciò creava nel gruppo uno stato di tensione, di cui ci si liberava in feste notturne a casa di gente che disponeva di grandi spazi. In una di queste feste, la prima, Melchiorre Gerbino si trovò Gunilla Unger seduta su una gamba e Carmen Russo sull’altra, mentre s’intratteneva a parlare con qualcuno di qualcosa di cui non si ricorda più. Avvenne allora che a un certo punto tutti i ragazzi e le ragazze si spogliarono, eccentricamente, e parteciparono a una sorta di cerimonia di amore di gruppo, che non fu né ostentata né volgare, ma in qualche modo ieratica, alla quale Carmen Russo, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino assistettero con compostezza.
Certo è che se Gunilla Unger, che era la moglie di Melchiorre Gerbino, si fosse ingelosita di Carmen Russo e si fosse alzata stizzita dalla gamba su cui sedeva, Melchiorre Gerbino non starebbe ora a scrivere la storia di Mondo Beat, che Mondo Beat non avrebbe fatto storia, dato che il Movimento si caratterizzò proprio dello spontaneismo sessuale che caratterizza le rivoluzioni vere.
In un’epoca in cui in Italia imperversava il gallismo, a Mondo Beat non ci sarebbe stato nessuno che "aveva una donna". Né ci sarebbe stato alcuno che "non aveva una donna", che se lo stesso Giacomo Leopardi fosse passato da Mondo Beat, con Silvia ci avrebbe fatto all’amore pure lui, invece d’infastidirla con tediose poesie.
Né a Mondo Beat si ricorda un solo episodio di gelosia, ma sempre storie belle tra giovani, e ciò sa di incredibile, se si pensa all’intreccio delle situazioni umane e al fatto che mai a nessuno fu chiesto di identificarsi, né di dire da dove venisse, né dove stesse andando.
Certo è che senza Gunilla Unger, che fu il riferimento delle prime ragazze che aderirono a Mondo Beat, e le ragazze di Mondo Beat sarebbero state numerosissime e di tante nazionalità, il Movimento non si sarebbe caratterizzato con quello stile scandinavo che tanto fascino esercitò sulla gioventù italiana. Né i ragazzi e le ragazze di Mondo Beat, senza la fratellanza sessuale che li accomunava, sarebbero stati capaci d’inscenare manifestazioni pubbliche che paralizzavano il cuore di Milano, durante le quali si poteva finire in una lettiga con due costole rotte dalla polizia.
Gunilla Unger non fu tra i fondatori del Movimento Mondo Beat, perché la sera del 15 ottobre 1966 non era alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio 4, con Vittorio Di Russo, Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino, nella circostanza in cui Mondo Beat fu fondato, ma la sua personalità a Mondo Beat fu così fondante che gioco forza vi sia annoverata.

Gunilla Unger, il riferimento delle prime ragazze che aderirono al Movimento Mondo Beat
Mondo Beat. Gunilla Unger (AGI - Il Giorno)

Gunilla Unger, nata a Solna (Stoccolma) il 10 marzo 1945.
Nell’aprile del 1965, quando il loro figlio Nino aveva 4 mesi, Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino si sposarono col rito civile nel Municipio di Stoccolma. Lo fecero perché avevano deciso di recarsi in Italia, dove allora il Vaticano, con la sua creatura politica Democrazia Cristiana al potere, aveva dettato legge che vietava di dormire nella stessa camera di albergo a coppie di non sposati.
Gunilla Unger aveva conseguito la maturità classica svedese e conosceva perciò il latino. Ai tempi di Mondo Beat parlava fluentemente svedese, italiano, inglese, francese, tedesco.


Fondazione di Mondo Beat

La sera del 15 ottobre 1966 si incontrarono in sei alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, una taverna a pochi passi dall’Accademia di Belle Arti di Brera.
La Crota Piemunteisa di Via Pontaccio aveva un'entrata ampia quanto la larghezza del locale pianterreno e in un lato del pianterreno due gradini alti da montare se si voleva accedere a un soppalco, su cui ci si sentiva come sul palcoscenico di un teatro.
Si sedettero a un tavolo del soppalco Melchiorre Gerbino, Vittorio Di Russo e altri quattro ch’erano venuti con lui. Ordinarono vino rosso dell’Oltrepò Pavese e uova sode per accompagnarlo.
Quando Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino cominciarono a parlare di movimento anarchico e di giovani che con le loro manifestazioni avrebbero scosso Milano e tutta la nazione, cose che non si erano mai verificate nella storia d'Italia, tre, dei quattro che erano venuti con Vittorio Di Russo, in vario modo si allontanarono, rimase solo Umberto Tiboni.
Umberto Tiboni aveva un debole per i balordi, ragazzi e ragazze scappati di casa, e ne ospitava nel suo appartamento di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano.
Mentre Vittorio Di Russo e Melchiorre Gerbino profetavano, Umberto Tiboni se ne sarebbe stato attento ad ascoltare e, a loro richiesta, sarebbe intervenuto, e lo avrebbe fatto sempre con sentenze elaborate in termini di buon senso con cui avrebbe avvalorato le loro visioni... E sempre così sarebbe stato Umberto Tiboni a Mondo Beat: non avrebbe mai detto di no a nessuna delle iniziative più temerarie, ma prima di avallarle le avrebbe rielaborato in termini di buon senso...
A un certo punto i tre discussero del nome e delle strutture da dare al movimento. Trovare il nome fu laborioso. Il termine "provo", che avrebbero voluto adottare, se lo era già attribuito un gruppo di studenti liceali che orbitava intorno alla sezione anarchica "Sacco e Vanzetti", di cui Giuseppe Pinelli era fiduciario. Il termine "beatnik", che a Melchiorre Gerbino suonava fuoriluogo, fortunatamente non si poteva adottare, perché con esso trafficava Fernanda Pivano, una traduttrice di scrittori americani. Vittorio Di Russo insisteva col termine "beat", che a Melchiorre Gerbino non entusiasmava. Ma Vittorio Di Russo era irremovibile! A un certo punto a Melchiorre Gerbino venne di buttare "mondo" davanti a "beat" e la formula piacque a tutti e tre: il movimento si sarebbe chiamato "Mondo Beat".
Rifletterono poi sulle strutture da dare al movimento e decisero di dotarlo di una rivista e di una sede. Convenirono di chiamare la rivista "Mondo Beat", come il movimento stesso, e decisero che ci sarebbero appoggiati presso gli anarchici della "Sacco e Vanzetti" in attesa di avere una sede loro.
Infine si assegnarono l’un l’altro le funzioni, e fu presto fatto: Vittorio Di Russo sarebbe stato a capo del Movimento nelle manifestazioni pubbliche e avrebbe intrattenuto i contatti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extraparlamentari; Melchiorre Gerbino sarebbe stato l’ideologo del Movimento e il direttore della Rivista; Umberto Tiboni l’amministratore e il tesoriere.
Quando si alzarono dal tavolo, Melchiorre Gerbino aveva la certezza che qualcosa di eccezionale sarebbe successo, e questo perché, se due anarchici s'incontrano, alla fine dell'incontro normalmente si saranno lasciati perplessi: se tre anarchici si lasciano convinti di quanto hanno deciso e devono intraprendere, è che deve succedere qualcosa di storico!

Storia di Mondo Beat. Capitolo 2