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Mondo Beat
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Mondo Beat


Negli anni '60 tre movimenti di coscienza, animati dai principi della non-violenza e dell'ecologia, condizionarono il potere costituito là dove essi si manifestarono.
1 - La Beat Generation e i movimenti studenteschi americani, che si caratterizzarono per forme di "protesta" contro la guerra nel Vietnam e condizionarono la politica interna degli Stati Uniti.
2 - Il Movimento Provo, olandese, che si caratterizzò per forme di "provocazione". Esplose il giorno in cui la principessa ereditaria Beatrice sposò il tedesco Claus von Amsberg, che aveva militato nella Gioventù hitleriana. Fece traballare il trono in Olanda e sensibilizzò la gioventù europea ai temi del pacifismo e dell'ecologia.
3 - Il Movimento Mondo Beat, che si caratterizzò per la "contestazione", che é "azione non-violenta di massa per l'affermazione dei diritti civili e per la salvaguardia dell'ambiente nell'era nucleare". La Contestazione si propagò in Italia e in Francia e mise in crisi il Vaticano quando una femminista entrò in San Pietro con il cartello 'L'utero é mio e lo gestisco io!'. E fece fuggire dall'Eliseo l'inquinatore nucleare Charles de Gaulle, che per tornare precariamente al potere si compromise coi sovietici e fece uscire la Francia dalla NATO.
Il Movimento Mondo Beat fu di poco più giovane degli altri due e in vario modo prese orientamento da quelli, e fu quello che percorse più in fondo la strada comune, fino ad arrivare ai cantieri del Villaggio Globale e partecipare al suo sviluppo. E' difatti il modello della "contestazione" che si manifesta oggi nel Villaggio Globale e si può ben dire che le sue motivazioni facciano ormai parte della coscienza universale comune.

I Fondatori di Mondo Beat

Vittorio Di Russo partecipava al Movimento Provo olandese
Mondo Beat. Vittorio Di Russo deportato da Amsterdam a Milano
Preso in una retata di provos ad Amsterdam e deportato a Milano, sbarcò all'aeroporto di Linate, il 12 ottobre 1966, Vittorio Di Russo.
Suonò allora una sorta di allarme e l'immagine di Vittorio Di Russo rimbalzò da quotidiano a quotidiano e fu vista da milioni di persone.
Io, che mi trovavo a Milano, corsi il giorno dopo il suo arrivo a cercarlo, e me lo vidi venire incontro, a Piazza del Duomo, circondato da quella ventina di capelloni che si aggiravano allora per il centro, che lui aveva già catalizzati tutti.
Vittorio Di Russo era pazzo. Ma non la sorta di povero pazzo che vive in conflitto con demoni che lo agitano! Egli viveva in simbiosi con i demoni che lo abitavano, se ne compiaceva, all'occorrenza li metteva al suo servizio: un personaggio storico. La sua condizione e la mia ci legavano l'un l'altro con un rapporto di fratellanza, instaurato a Stoccolma anni prima che ci rincontrassimo a Milano. Quando ci rincontrammo a Milano, ci dicemmo di sì col capo, e due giorni dopo fondammo Mondo Beat.
Intanto, in quei due giorni, Vittorio Di Russo allacciò raccordi con Giuseppe Pinelli e gli anarchici, con Pietro Stoppani e i radicali, con Carlo Masi e gli universitari, e creò un movimento di coscienza con i ragazzi scappati di casa e con gli eccentrici e i fannulloni che frequentavano Piazza del Duomo e i sottopassaggi della metropolitana di Cordusio.
E dopo la fondazione di Mondo Beat egli continuò a correre senza soste, con la fiaccola dell'incendio che aveva portato da Amsterdam.
A un certo punto io mi resi conto che Vittorio aveva perso il controllo di sè e presto avrebbe consumato tutte le sue energie nell'incendio che andava propagando, e cercai di frenarlo, ma egli se ne risentì, perchè quello era il suo karma, e allora io me ne stetti in silenzio, mentre egli si sacrificava fino in fondo, e quando il 19 novembre del '66 cadde nelle segrete della Questura di Milano, raccolsi io la fiaccola dell'incendio e la feci correre col mio passo, fino al 12 giugno del '67, quando arse la stessa Tendopoli di Mondo Beat, "Nuova Barbonia", la Fenice de La Contestazione.

Vittorio Di Russo,1 dei 3 fondatori di Mondo Beat. Scultore
Mondo Beat. Vittorio Di Russo
Vittorio Di Russo, nato a Scauri di Minturno (Lazio) il 12 agosto 1936.
Da giovanissimo si era arruolato nella marina militare, poi era espatriato clandestinamente in Francia dove per lunghi mesi aveva fatto survival su impervie montagne, infine aveva ottenuto un regolare passaporto e aveva viaggiato e vissuto in diverse parti d'Europa.
Si esprimeva con un linguaggio scarno e lineare. Oltre all'italiano parlava bene il francese e il tedesco. Di professione era scultore.
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C'é stata tendenza, da parte di quanti si sono interessati alla storia di Mondo Beat e ne hanno scritto, a sottovalutare la figura di Umberto Tiboni.
Vero é che Umberto Tiboni non era granchè pazzo, ma piuttosto intellettuale, perchè più affascinato dalla pazzia altrui che preso dalla propria, ma ignorarne la figura é lacuna grave, perchè Mondo Beat non sarebbe esistito senza di lui.
Fu colui che si assunse l'incarico di cercare una sede adeguata per la redazione della Rivista e localizzò quella che sarebbe diventata la celeberrima Cava, senza la quale il Movimento non si sarebbe connotato dei tratti underground coi quali si caratterizzò.
Per sorreggere Mondo Beat nei momenti iniziali della crescita, mise a fondo perduto i pochi soldi che aveva, come pure facemmo Gunilla Unger e io.
Per dedicarsi interamente a Mondo Beat, dove non percepiva soldi, lasciò l'impiego.
Fece la galera a causa di Mondo Beat.
Nè ci furono decisioni che segnarono il percorso del Movimento cui egli non prese parte.
Il fatto che Umberto Tiboni sia stato più riservato di Vittorio Di Russo e di Melchiorre Gerbino, diciamo pure meno esibizionista, non significa che egli sia stato meno determinante nella storia di Mondo Beat!
Umberto Tiboni,1 dei 3 fondatori di  Mondo Beat.Perito ind.
Mondo Beat. Umberto Tiboni
Umberto Tiboni, nato a Sesto San Giovanni (Lombardia) il 19 febbraio 1941.
Umberto Tiboni vestiva casual come quelli della Beat Generation americana, ma lui non lo sapeva, come non lo sapevano quelli. Sapere come vestire é stato sempre un problema di provinciali italiani, che a quei tempi vestivano capi carnaby street su cui spillavano bottoni, con scritte di protesta, editi dalla Feltrinelli.
Ai tempi di Mondo Beat Umberto Tiboni non aveva ancora intrapreso viaggi e non parlava altre lingue che l'italiano.
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Per confondere la memoria di Mondo Beat, su di me, che sono stato a Mondo Beat il leader delle manifestazioni pubbliche e il direttore della rivista, sono state scritte tutta sorta di meschinità (che sono fuggito con la cassa di Mondo Beat!) e per ridicolizzarmi é stato girato un film ("Il Profeta" - con Vittorio Gassmann - regia di Dino Risi) e scritto un libro ("I viaggi di Mel" - di Marco Philopat - edizioni Shake). Dietro tutto ciò le vecchiette della Santa Sede, che hanno pure tentato in tutti i modi di vedermi morto e sepolto.
Piaccia o non piaccia io sono stato (e sono) il leader della Contestazione, e con la Contestazione il Vaticano dovrà fare i conti, fino al giorno prima della sua distruzione.
Melchiorre Gerbino,1 dei 3 fondatori di Mondo Beat.Ideologo
Mondo Beat. Melchiorre Paolo Gerbino
Melchiorre Paolo Gerbino, nato a Calatafimi (Sicilia) il 30 agosto 1939.
La prima ragazza svedese con la quale feci all'amore, mentre lo facevamo mi chiamò col nome di un altro: "Paolo". Io allora, nel 1961, ero esistenzialista e mi tenni il "Paolo". Con questo nome mi conobbe Vittorio Di Russo nell'underground della Città Vecchia di Stoccolma. Quando Vittorio mi rincontrò a Milano, la prima cosa che disse fu "Paolo": e così mi sarei chiamato a Mondo Beat.
Ai tempi di Mondo Beat oltre all'italiano parlavo bene il francese e lo svedese, discretamente l'inglese e lo spagnolo. A scuola avevo studiato 8 anni il latino e 5 il greco classico, ma svogliatamente, perchè odiavo il sistema d'insegnamento della scuola italiana e la contestavo. Ciò mi costò 10 elettrochock, quando avevo 16 anni. Non appena mi ripresi, rincarai la dose. In terza liceo mi presentavo in classe senza libri scolastici ma con quotidiani; avevo interdetto la professoressa di lettere dall'interrogarmi perchè mi irritavano le sue domande per lo stile con cui me le poneva; davo del "tu" al preside che mi dava del "tu"... a un certo punto abbandonai gli studi: con grande rammarico del preside, del corpo docente e degli studenti, che si sentirono orfani della mia presenza e a più riprese mandarono messi perchè io tornassi!... e comunque un pò di latino e di greco mi rimase.
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Gunilla Unger e io c'eravamo conosciuti, tre anni prima della fondazione di Mondo Beat, nell'underground della Città Vecchia di Stoccolma, il giorno che lei compiva 18 anni; io ne avevo allora 23 e vivevo a Stoccolma da 2.
Nei primi anni '60 l'underground nella Città Vecchia di Stoccolma si articolava in sotterranei medievali, gestiti da ragazzi svedesi che avevano accesso legale a qualche piccolo scantinato e di lì avevano aperto varchi abusivi verso scantinati più ampi, granai e ripostigli che erano rimasti murati per secoli, che si trovavano a poche decine di metri dal Palazzo Reale, come il "Frid och Fröjd" di Skottgränd, dove Gunilla Unger e io ci conoscemmo. In questi scantinati si ballava jazz, spesso dal vivo, quando jazzisti afroamericani, che in quel tempo solo in Svezia non incontravano ostilità razziali se si intrattenenvano con una donna bianca, venivano a suonarci per il piacere che procurava loro l'acustica e il giro internazionale di quei sotterranei. Il giro non era di massa, ma di giovani viaggiatori, e tra di loro i primi che intraprendevano giri del mondo, e le ragazze svedesi che lo frequentavano parlavano fluentemente almeno tre lingue. Per entrare in questa sorta di locali si pagava pochissimo, e se si voleva bere una cocacola bisognava uscire e andarsela a cercare in qualche automatico. Vi si allacciavano amicizie e si apriva la mente ad altre culture. Vi si amoreggiava. Poteva succedere, anche se non a tutti, di trovarsi due ragazze, sedute, una su una gamba e l'altra sull'altra, e sbaciucchiarle, un pò l'una un pò l'altra, mentre ci si intratteneva pure a parlare con l'amico australiano ch'era arrivato in Svezia con l'autostop. Così fu il mio underground e quello di Gunilla Unger...
Mondo Beat, per l'imprinting "provo" che gli diede Vittorio Di Russo, fu subito tenuto sotto pressione dai servizi segreti e da carabinieri e polizia, che tendevano retate ai ragazzi e alle ragazze che frequentavano Piazza del Duomo e i sottopassaggi della metropolitana Cordusio: quelli che incappavano nelle retate, se non erano residenti a Milano venivano diffidati per 5 anni dal soggiornarvi, pena un mese di carcere, e venivano avviati con un "foglio di via obbligatorio" ai loro luoghi di residenza. Ciò creava nel gruppo uno stato di tensione, di cui ci si liberava in feste notturne a casa di gente che disponeva di grandi spazi. In una di queste feste, la prima, io mi trovai Gunilla Unger seduta su una gamba e Carmen Russo sull'altra, mentre mi intrattenevo a parlare non ricordo più con chi di che cosa. Avvenne allora che, a un certo punto, tutti i ragazzi e le ragazze si spogliarono, eccentricamente, e parteciparono a una sorta di cerimonia di amore di gruppo, che non fu nè ostentata nè volgare, ma in qualche modo ieratica, alla quale Carmen Russo, Gunilla Unger e io assistemmo con compostezza.
Certo é che se Gunilla Unger, che era mia moglie, si fosse ingelosita di Carmen Russo e si fosse alzata stizzita dalla mia gamba, io non starei a scrivere ora la storia di Mondo Beat, perchè il Movimento si caratterizzò proprio per lo spontaneismo sessuale che caratterizza le rivoluzioni vere.
In un'epoca in cui in Italia imperversava il gallismo, a Mondo Beat non ci sarebbe stato nessuno che "aveva una donna". Nè ci sarebbe stato alcuno che "non aveva una donna", perchè se lo stesso Giacomo Leopardi fosse passato da Mondo Beat, con Silvia ci avrebbe fatto all'amore pure lui, invece di infastidirla con tediose poesie.
Nè a Mondo Beat si ricorda un solo episodio di gelosia, ma sempre storie belle tra giovani, e ciò sa di incredibile, se si pensa all'intreccio delle situazioni umane e al fatto che mai a nessuno fu chiesto di identificarsi, nè da dove venisse, nè dove stesse andando.
Certo é che senza Gunilla Unger, che fu il riferimento delle prime ragazze che aderirono a Mondo Beat, e le ragazze di Mondo Beat sarebbero state numerosissime, il Movimento non si sarebbe caratterizzato con questo stile scandinavo che tanto fascino esercitò sulla gioventù italiana. Nè i ragazzi e le ragazze di Mondo Beat senza questa fratellanza sessuale che li accomunava sarebbero stati capaci di inscenare manifestazioni pubbliche per l'abolizione delle diffide e dei fogli di via obbligatori, manifestazioni che paralizzavano per ore il cuore di Milano, durante le quali si poteva finire in una lettiga con due costole rotte dalla polizia.
Gunilla Unger non fu tra i fondatori del Movimento Mondo Beat, perchè la sera del 15 ottobre 1966 non era alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio 4, con Vittorio Di Russo, Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino, ma la sua personalità a Mondo Beat fu così fondante che gioco forza vi sia annoverata.
Gunilla Unger,compagna di Melchiorre Paolo Gerbino.Pittrice
Mondo Beat. Gunilla Unger
Gunilla Unger, nata a Soccolma (Svezia) il 10 marzo 1945.
Nell'aprile del '65, quando nostro figlio Nino aveva 4 mesi, Gunilla Unger e io ci sposammo col rito civile al municipio di Stoccolma. Lo facemmo perchè avevamo deciso di venire in Italia dove allora il Vaticano, con la sua creatura politica la Democrazia Cristiana al potere, aveva dettato legge che vietava di dormire nella stessa camera di albergo a coppie di non sposati.
Gunilla Unger aveva conseguito la maturità classica svedese e conosceva perciò il latino, di cui io stesso le avevo impartito lezioni. Ai tempi di Mondo Beat parlava lo svedese, l'inglese, il tedesco, il francese e l'italiano.

La Fondazione


La sera del 15 ottobre 1966 c'incontrammo in sei alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, a pochi passi dall'Accademia di Brera, una taverna di come ce n'erano in quegli anni a Milano, con entrata ampia quanto la larghezza del locale e due gradini alti da montare per accedere a una sorta di soppalco che la rendeva teatrale: vino rosso dell'Oltrepò Pavese e uova sode per accompagnarlo.
Ci sedemmo a un tavolo io, Vittorio Di Russo e gli altri quattro che erano venuti con lui. Quando Vittorio e io cominciammo a parlare di movimento anarchico e di giovani che con le loro manifestazioni avrebbero scosso Milano, cose che non si erano mai verificate nella storia d'Italia, tre, dei quattro che erano venuti con Vittorio, in vario modo si allontanarono e io, che non li avevo mai visti prima, non li avrei più rivisti dopo: rimase Umberto Tiboni.
Umberto Tiboni aveva 25 anni, era perito industriale, impiegato in una società: aveva un debole per i balordi, ragazzi e ragazze scappati di casa, e ne ospitava una quantità nel suo appartamento di Cinisello Balsamo.
Mentre Vittorio e io alla Crota Piemunteisa profetavamo, Umberto se ne stava attento ad ascoltare e, a richiesta, interveniva, con sentenze dettate dal buon senso che avvaloravano le nostre visioni. Sempre così sarebbe stato Umberto Tiboni a Mondo Beat: non avrebbe mai detto di no a nessuna delle iniziative più inverosimili, ma sempre le avrebbe rielaborato formalmente, in termini di buon senso...
A un certo punto si discusse del nome, delle strategie e delle strutture da dare al Movimento. Trovare il nome fu laborioso. Il termine "provo" non si poteva usare perchè già se lo era attribuito un gruppo di studenti liceali che orbitava intorno alla sezione anarchica "Sacco e Vanzetti". Il termine "beatnik", che a me suonava fuoriluogo, fortunatamente non si poteva usare perchè con esso trafficava Fernanda Pivano, una traduttrice di scrittori americani. Vittorio insisteva per il termine "beat", che a me non entusiasmava. Ma Vittorio era irremovibile! A un certo punto mi venne di buttargli quel "mondo" davanti, e la formula piacque a tutti e tre: il Movimento si sarebbe chiamato "Mondo Beat".
Convenimmo poi che la strategia che avremmo adottato, per attirare a Mondo Beat i giovani anticonformisti e ribelli alla società dei consumi, sarebbe stata quella della provocazione non-violenta: ci saremmo ispirati ai provos olandesi. E convenimmo che per scuotere l'opinione pubblica avremmo inscenato manifestazioni di resistenza passiva e scioperi della fame, ispirandoci al Mahatma Gandhi.
Poi riflettemmo sulle strutture da dare al Movimento e pensammo di dotarlo di una sede e di una rivista. In attesa di potere avere una sede nostra, ci saremmo arrangiati dagli anarchici della Sacco e Vanzetti. La rivista si sarebbe chiamata "Mondo Beat", come il Movimento.
Infine ci assegnammo l'un l'altro le funzioni, e fu presto fatto: Vittorio Di Russo sarebbe stato a capo del Movimento nelle manifestazioni pubbliche e avrebbe tenuto i contatti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extra-parlamentari; Melchiorre Gerbino sarebbe stato l'ideologo del Movimento e il direttore della Rivista; Umberto Tiboni l'amministratore e il tesoriere.
Quando ci alzammo dal tavolo, io avevo la certezza che qualcosa di eccezionale sarebbe successo perchè, se due anarchici s'incontrano, normalmente si lasciano perplessi: se tre anarchici si lasciano convinti di quello che hanno stabilito e devono intraprendere, é che deve succedere qualcosa di storico.